26 Novembre 2020
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Una chiesa fragile ma con una testimonianza viva

29-08-2018 07:56 - Sinodo
L´esito della ricerca sociologica sullo stato di salute delle Chiese valdesi e metodiste

"La ricerca RI.SO.R.S.E., che è stata presentata ieri al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, rappresenta principalmente una grande avventura, un viaggio nel quale il gruppo di esperti che ha raccolto le rilevazioni ha avuto la possibilità di visitare le nostre chiese e conoscere il loro lavoro su tutto il territorio italiano". Così si è espresso il politologo Paolo Naso durante la conferenza stampa odierna al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi.

La ricerca RI.SO.R.S.E. (Rilevazione Sociologica sulle Risorse e Statistiche Ecclesiastiche), curata da un gruppo di lavoro tecnico costituitosi attorno al Centro Studi Confronti, ha presentato dati interessanti, tra luci ed ombre, per comprendere più a fondo lo stato di salute delle chiese metodiste e valdesi. Un approccio quantitativo e qualitativo, con l´utilizzo di focus group e comunità campione che, come lo stesso Naso ha riferito, ha restituito l´immagine di una chiesa in trasformazione. I dati in questione mostrano una chiesa in "stabile decrescita", con evidenti fragilità interne, ma anche con una riconosciuta visibilità esterna, capace di esprimersi su questioni pubbliche.

Tra i dati essenziali della ricerca c´è quello della partecipazione ai culto domenicali che riguarda mediamente il 27% di valdesi e metodisti: circa 5000 partecipanti in una domenica ideale, dei quali il 25% è rappresentato da persone che non sono membri di chiesa; tra questi ultimi il 5% entra in una chiesa valdese o metodista per la prima volta. Altro fenomeno degno di nota registrato negli ultimi 5 anni è quello relativo alla percentuale di nuovi membri ammessi, che è pari al 7%; di questi solo il 2% non proviene da meccanismi interni.

La pastora della chiesa valdese di Milano, Daniela Di Carlo, ha raccontato l´esperienza della sua chiesa e i nuovi ingressi di "adulti che decidono di vivere la propria spiritualità non in solitudine, ma accanto a persone che vogliono lavorare con un orizzonte di trasformazione e di costruzione di un mondo più giusto. Questi nuovi ingressi provocano dei cambiamenti interessanti, e l´assunzione di maggiori responsabilità e maggiore attivismo delle nostre chiese".

"La formula della ´stabile decrescita´ - dal 1985 al 2016 le chiese metodiste e valdesi hanno perso poco più di 5000 membri, pari al 24% della popolazione evangelica del 1985 - suggerisce tre tipi di reazione da parte delle nostre chiese - ha detto Paolo Naso -: una forma di realismo che accetta il ridimensionamento; una resistenza, determinata dalla passione e della volontà conservativa; il movimentismo, che riconosce le difficoltà ma cerca di mettere in campo dinamiche e strategie nuove che trasformano la chiesa e che potrebbero anche rafforzarci".

L´aumento dei ´simpatizzanti´, che si evidenzia soprattutto nelle firme 8 per mille, dove a fronte di circa 22.000 metodisti e valdesi, si raggiungono mediamente 600.000 firme, è "un punto di forza e riconoscibilità del brand valdese - ha sottolineato Naso - ma anche se la minoranza valdese viene percepita come una comunità molto viva sui temi sociali, spesso non corrisponde un uguale interesse per la sua dimensione spirituale e religiosa"

Sullo stesso tema la pastora Di Carlo ha evidenziato che nella sua esperienza "malgrado l´approccio alla chiesa non sia sempre spirituale ma spesso dettato da un bisogno di lavoro sociale, è altresì vero che per alcuni c´è stata una trasformazione che ha portato a coniugare la parola attiva sul lavoro sociale alla parola dell´evangelo".

Concludendo l´incontro i due ospiti hanno ragionato sul fenomeno della secolarizzazione che "è vero ma parziale, e rischia di essere usato come un placebo" ha detto Naso. "Oggi si parla molto di religione e spiritualità e siamo di fronte ad un consumo di pratiche che coniugano religione e ricerca di senso. Il mercato religioso è quindi molto ricco. Dobbiamo quindi essere capaci di riflettere su questo fenomeno".


Fonte: chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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