05 Luglio 2020
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Una breve storia di Casa Cares - Domenico Maselli

19-08-2015 14:52 - News
Tra le molte decisioni che dovrà prendere il Sinodo 2015, vi è quella relativa all'avvenire di Casa Cares. Qualcuno può chiedersi di che cosa si tratti.

Sono passati oltre 50 anni da quando il caro e compianto pastore Luigi Santini offriva di ospitare provvisoriamente, nei locali dell'ex casa di riposo per anziani, i bambini usciti dall'Istituto Comandi, con il loro direttore Robert Mc Connell. Si formò allora un Comitato composto da persone di diverse denominazioni evangeliche, che si chiamò «Comitato di Accoglienza Ragazzi e Studenti», in sigla Cares, che decise di aprire una nuova casa di accoglienza per ragazzi abbandonati o appartenenti a famiglie davvero povere. Facevano parte di questo gruppo di amici, membri della Chiesa dei Fratelli come Cesarina Targetti di Firenze, Carmelo Ruffa di Canelli, Luigi Lenti di Valenza Po, Felice Platone di Alessandria; battisti come il geometra Vai e le sorelle Giolitto di Torino; metodisti come Sauro Gottardi e la sorella Nuzzi; un ruolo di particolare stimolo e di guida spettò a evangelici liberi come il dr. Lello Mauri, il prof. Ugo Gastaldi, già redattore del Libero Evangelo e storico degli anabattisti, e il sottoscritto. Accanto a loro vi erano le persone che avevano aiutato Mc Connell durante la direzione del «Comandi» e persino giovani evangelici che frequentavano le scuole americane di Firenze. L'Opera si avviò affittando prima una villa a Rovezzano e poi la Villa Strozzi non lontana dall'Isolotto e continuò regolarmente anche durante l'alluvione di Firenze del 1966. Dopo che la famiglia Mc Connell era tornata definitivamente negli Usa, si pensò di dare stabilità alla Casa comprando una piccola fattoria a Reggello, sulla strada per la Vallombrosa in cui Milton ritrovava il «paradiso perduto». La nuova tenuta Villa «I Graffi» era composta da una villa padronale, una casa colonica, un discreto uliveto, un vasto orto e permise di continuare l'assistenza a bambini, in maggioranza meridionali, incentivando anche l'accoglienza di gruppi di amici e l'interesse per la campagna. Vi è stato, fin da allora, un ottimo rapporto con il comune di Reggello.

Quando entrarono in funzione i Consigli regionali, la Toscana proibì che si continuasse l'aiuto a ragazzi provenienti da altre regioni. Che fare? Il Comitato pensò di continuare l'opera attraverso l'accoglienza a singoli gruppi per periodi di riposo e utilizzare la casa per avviare gruppi e chiese evangeliche alla riflessione spirituale e all'amore per la natura e contattando altre persone che avessero quelle finalità. Per dare stabilità all'opera, il Comitato decise di regalarla alla Tavola valdese, che creò un nuovo Comitato di gestione mentre veniva nominato direttore Paul Krieg, lo stesso giovane americano che aveva diretto il Cares nel primissimo periodo di vita. Accanto a lui e alla splendida Antoinette, sua moglie, rimanevano alcuni dei primi collaboratori; ne ricorderò due che, negli anni, hanno rappresentato la casa: Ginevra Rotatori,detta Gina, e Gioele Mongiovetto. Con la loro ospitalità, un po' rozza, popolana, ma sincera e spontanea, talora commovente, rappresentavano l'autentico spirito della casa accogliente, senza fronzoli, in cui si sentiva qualcosa di speciale.

Da un punto di vista spirituale, Casa Cares in questi anni, è stata per le nostre chiese toscane e per tanti gruppi religiosi e laici italiani e stranieri, un luogo di riposo e un'oasi di pace e di fratellanza, in altre parole, una testimonianza cristiana. Indipendentemente dall'utile economico, l'accoglienza e l'ospitalità hanno un ruolo primario nella testimonianza dei credenti; l'ospitalità cristiana è cosa preziosa come si dice nell'Epistola agli Ebrei (13, 2). In un momento in cui la salvaguardia del creato ha un ruolo fondamentale nel mondo e ancor più nella Chiesa, dobbiamo rinunciare a dare in questo settore un esempio piccolo ma molto significativo?

A nome dei fondatori di Casa Cares, ringrazio la Chiesa valdese per ciò che ha fatto e fa direttamente o attraverso i suoi organi come la Commissione sinodale per la diaconia. Auspico che il Sinodo, pur perseguendo la necessaria ricerca di una missio del Cares che sia adeguata alle possibilità economiche, consenta una pausa di riflessione per identificare gli scopi da perseguire nell'immediato e il modo più celere per farlo. Continuo a sperare che in uno degli angoli più belli della Toscana, resti aperta e viva una casa di accoglienza in cui si avverta la presenza dello Spirito santo in un rinnovato amore per gli umani e per la natura, mentre, se possibile, si dia un aiuto concreto a qualche giovane, apparentemente meno dotato, mettendolo a contatto con il lavoro dei campi.


Fonte: Riforma

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 24-48

Domenica 5 Luglio
Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete così la legge di Cristo (Galati 6,2)


Gioite, rallegratevi nel Signore, vostro Dio (Gioele 2, 23)
In cristo Gesù abbiamo la libertà di accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui (Efesini 3,12)

Questo è il primo messaggio di Gesù. Nei più svariati modi Gesù ha liberato la gente che gemeva, oppressa dai pesi e dalle angosce della vita. Gesù l’ha fatto per indicare l’azione di Dio. Ogni sua azione voleva rendere evidente l’azione di Dio. E Dio agisce oggi come allora. Abbi fiducia! Dio vuole donne e uomini gioiosi, sollevati, liberi dalle ansie, dagli affanni e dalle angosce. Dio vuole questo anche per noi. Lascia che l’azione di Dio si compia in te secondo il suo volere. E poi apri gli occhi: intorno a tre ci sono persone preoccupate e angosciate. Aiutale a portare i loro pesi fin dove arriveranno le tue forze. E insegna loro ad aiutare gli altri/le altre, a portare i pesi e le angosce delle altre/degli altri.

Genesi 50, 15-21; Luca 6, 36-42: Giacomo 3, 13-18




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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