09 Maggio 2021
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Una breve storia di Casa Cares - Domenico Maselli

19-08-2015 14:52 - News
Tra le molte decisioni che dovrà prendere il Sinodo 2015, vi è quella relativa all'avvenire di Casa Cares. Qualcuno può chiedersi di che cosa si tratti.

Sono passati oltre 50 anni da quando il caro e compianto pastore Luigi Santini offriva di ospitare provvisoriamente, nei locali dell'ex casa di riposo per anziani, i bambini usciti dall'Istituto Comandi, con il loro direttore Robert Mc Connell. Si formò allora un Comitato composto da persone di diverse denominazioni evangeliche, che si chiamò «Comitato di Accoglienza Ragazzi e Studenti», in sigla Cares, che decise di aprire una nuova casa di accoglienza per ragazzi abbandonati o appartenenti a famiglie davvero povere. Facevano parte di questo gruppo di amici, membri della Chiesa dei Fratelli come Cesarina Targetti di Firenze, Carmelo Ruffa di Canelli, Luigi Lenti di Valenza Po, Felice Platone di Alessandria; battisti come il geometra Vai e le sorelle Giolitto di Torino; metodisti come Sauro Gottardi e la sorella Nuzzi; un ruolo di particolare stimolo e di guida spettò a evangelici liberi come il dr. Lello Mauri, il prof. Ugo Gastaldi, già redattore del Libero Evangelo e storico degli anabattisti, e il sottoscritto. Accanto a loro vi erano le persone che avevano aiutato Mc Connell durante la direzione del «Comandi» e persino giovani evangelici che frequentavano le scuole americane di Firenze. L'Opera si avviò affittando prima una villa a Rovezzano e poi la Villa Strozzi non lontana dall'Isolotto e continuò regolarmente anche durante l'alluvione di Firenze del 1966. Dopo che la famiglia Mc Connell era tornata definitivamente negli Usa, si pensò di dare stabilità alla Casa comprando una piccola fattoria a Reggello, sulla strada per la Vallombrosa in cui Milton ritrovava il «paradiso perduto». La nuova tenuta Villa «I Graffi» era composta da una villa padronale, una casa colonica, un discreto uliveto, un vasto orto e permise di continuare l'assistenza a bambini, in maggioranza meridionali, incentivando anche l'accoglienza di gruppi di amici e l'interesse per la campagna. Vi è stato, fin da allora, un ottimo rapporto con il comune di Reggello.

Quando entrarono in funzione i Consigli regionali, la Toscana proibì che si continuasse l'aiuto a ragazzi provenienti da altre regioni. Che fare? Il Comitato pensò di continuare l'opera attraverso l'accoglienza a singoli gruppi per periodi di riposo e utilizzare la casa per avviare gruppi e chiese evangeliche alla riflessione spirituale e all'amore per la natura e contattando altre persone che avessero quelle finalità. Per dare stabilità all'opera, il Comitato decise di regalarla alla Tavola valdese, che creò un nuovo Comitato di gestione mentre veniva nominato direttore Paul Krieg, lo stesso giovane americano che aveva diretto il Cares nel primissimo periodo di vita. Accanto a lui e alla splendida Antoinette, sua moglie, rimanevano alcuni dei primi collaboratori; ne ricorderò due che, negli anni, hanno rappresentato la casa: Ginevra Rotatori,detta Gina, e Gioele Mongiovetto. Con la loro ospitalità, un po' rozza, popolana, ma sincera e spontanea, talora commovente, rappresentavano l'autentico spirito della casa accogliente, senza fronzoli, in cui si sentiva qualcosa di speciale.

Da un punto di vista spirituale, Casa Cares in questi anni, è stata per le nostre chiese toscane e per tanti gruppi religiosi e laici italiani e stranieri, un luogo di riposo e un'oasi di pace e di fratellanza, in altre parole, una testimonianza cristiana. Indipendentemente dall'utile economico, l'accoglienza e l'ospitalità hanno un ruolo primario nella testimonianza dei credenti; l'ospitalità cristiana è cosa preziosa come si dice nell'Epistola agli Ebrei (13, 2). In un momento in cui la salvaguardia del creato ha un ruolo fondamentale nel mondo e ancor più nella Chiesa, dobbiamo rinunciare a dare in questo settore un esempio piccolo ma molto significativo?

A nome dei fondatori di Casa Cares, ringrazio la Chiesa valdese per ciò che ha fatto e fa direttamente o attraverso i suoi organi come la Commissione sinodale per la diaconia. Auspico che il Sinodo, pur perseguendo la necessaria ricerca di una missio del Cares che sia adeguata alle possibilità economiche, consenta una pausa di riflessione per identificare gli scopi da perseguire nell'immediato e il modo più celere per farlo. Continuo a sperare che in uno degli angoli più belli della Toscana, resti aperta e viva una casa di accoglienza in cui si avverta la presenza dello Spirito santo in un rinnovato amore per gli umani e per la natura, mentre, se possibile, si dia un aiuto concreto a qualche giovane, apparentemente meno dotato, mettendolo a contatto con il lavoro dei campi.


Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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