25 Novembre 2020
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Una breve storia di Casa Cares - Domenico Maselli

19-08-2015 14:52 - News
Tra le molte decisioni che dovrà prendere il Sinodo 2015, vi è quella relativa all'avvenire di Casa Cares. Qualcuno può chiedersi di che cosa si tratti.

Sono passati oltre 50 anni da quando il caro e compianto pastore Luigi Santini offriva di ospitare provvisoriamente, nei locali dell'ex casa di riposo per anziani, i bambini usciti dall'Istituto Comandi, con il loro direttore Robert Mc Connell. Si formò allora un Comitato composto da persone di diverse denominazioni evangeliche, che si chiamò «Comitato di Accoglienza Ragazzi e Studenti», in sigla Cares, che decise di aprire una nuova casa di accoglienza per ragazzi abbandonati o appartenenti a famiglie davvero povere. Facevano parte di questo gruppo di amici, membri della Chiesa dei Fratelli come Cesarina Targetti di Firenze, Carmelo Ruffa di Canelli, Luigi Lenti di Valenza Po, Felice Platone di Alessandria; battisti come il geometra Vai e le sorelle Giolitto di Torino; metodisti come Sauro Gottardi e la sorella Nuzzi; un ruolo di particolare stimolo e di guida spettò a evangelici liberi come il dr. Lello Mauri, il prof. Ugo Gastaldi, già redattore del Libero Evangelo e storico degli anabattisti, e il sottoscritto. Accanto a loro vi erano le persone che avevano aiutato Mc Connell durante la direzione del «Comandi» e persino giovani evangelici che frequentavano le scuole americane di Firenze. L'Opera si avviò affittando prima una villa a Rovezzano e poi la Villa Strozzi non lontana dall'Isolotto e continuò regolarmente anche durante l'alluvione di Firenze del 1966. Dopo che la famiglia Mc Connell era tornata definitivamente negli Usa, si pensò di dare stabilità alla Casa comprando una piccola fattoria a Reggello, sulla strada per la Vallombrosa in cui Milton ritrovava il «paradiso perduto». La nuova tenuta Villa «I Graffi» era composta da una villa padronale, una casa colonica, un discreto uliveto, un vasto orto e permise di continuare l'assistenza a bambini, in maggioranza meridionali, incentivando anche l'accoglienza di gruppi di amici e l'interesse per la campagna. Vi è stato, fin da allora, un ottimo rapporto con il comune di Reggello.

Quando entrarono in funzione i Consigli regionali, la Toscana proibì che si continuasse l'aiuto a ragazzi provenienti da altre regioni. Che fare? Il Comitato pensò di continuare l'opera attraverso l'accoglienza a singoli gruppi per periodi di riposo e utilizzare la casa per avviare gruppi e chiese evangeliche alla riflessione spirituale e all'amore per la natura e contattando altre persone che avessero quelle finalità. Per dare stabilità all'opera, il Comitato decise di regalarla alla Tavola valdese, che creò un nuovo Comitato di gestione mentre veniva nominato direttore Paul Krieg, lo stesso giovane americano che aveva diretto il Cares nel primissimo periodo di vita. Accanto a lui e alla splendida Antoinette, sua moglie, rimanevano alcuni dei primi collaboratori; ne ricorderò due che, negli anni, hanno rappresentato la casa: Ginevra Rotatori,detta Gina, e Gioele Mongiovetto. Con la loro ospitalità, un po' rozza, popolana, ma sincera e spontanea, talora commovente, rappresentavano l'autentico spirito della casa accogliente, senza fronzoli, in cui si sentiva qualcosa di speciale.

Da un punto di vista spirituale, Casa Cares in questi anni, è stata per le nostre chiese toscane e per tanti gruppi religiosi e laici italiani e stranieri, un luogo di riposo e un'oasi di pace e di fratellanza, in altre parole, una testimonianza cristiana. Indipendentemente dall'utile economico, l'accoglienza e l'ospitalità hanno un ruolo primario nella testimonianza dei credenti; l'ospitalità cristiana è cosa preziosa come si dice nell'Epistola agli Ebrei (13, 2). In un momento in cui la salvaguardia del creato ha un ruolo fondamentale nel mondo e ancor più nella Chiesa, dobbiamo rinunciare a dare in questo settore un esempio piccolo ma molto significativo?

A nome dei fondatori di Casa Cares, ringrazio la Chiesa valdese per ciò che ha fatto e fa direttamente o attraverso i suoi organi come la Commissione sinodale per la diaconia. Auspico che il Sinodo, pur perseguendo la necessaria ricerca di una missio del Cares che sia adeguata alle possibilità economiche, consenta una pausa di riflessione per identificare gli scopi da perseguire nell'immediato e il modo più celere per farlo. Continuo a sperare che in uno degli angoli più belli della Toscana, resti aperta e viva una casa di accoglienza in cui si avverta la presenza dello Spirito santo in un rinnovato amore per gli umani e per la natura, mentre, se possibile, si dia un aiuto concreto a qualche giovane, apparentemente meno dotato, mettendolo a contatto con il lavoro dei campi.


Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Martedì 24 Novembre

Tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio (Salmo 98,3)
Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? (Marco 4,21)

Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, là viene annunciata la tua misericordia, e la lode a te risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.
Raymund Weber



I Pietro, 13-21: II Pietro 2, 12-22


Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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