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Un patto di cittadinanza urgente e necessario

20-06-2017 07:18 - News
La discussione al Senato sullo «ius soli» e il riferimento alla tradizione americana

Il riconoscimento della cittadinanza a giovani figli di immigrati è uno dei temi più importanti che si possa discutere in un Parlamento. Si tratta, infatti, di decidere «chi è italiano» o, per dirla in termini più solenni, quali siano le condizioni per condividere il patto di cittadinanza che sta alla base di ogni comunità politica. Non è un semplice contratto civile: è un accordo che implica reciproca fiducia e che formalizza l´adesione ai principi fondamentali della Repubblica e ai destini di una comunità nazionale. Molto di più, quindi, che l´ovvio impegno a rispettare le leggi e le norme. La questione è quindi filosofica nel senso che rimanda ai fondamenti ideali che definiscono una comunità civile: chi la compone? Che cosa la unisce? Può aprirsi a nuovi soggetti? In che misura e a quali no?

Nella storia dell´Occidente democratico le risposte a questi interrogativi possono ricondursi a due modelli giuridici: quello del «sangue» e quello del «suolo» o – come preferiremmo definirlo – del «patto». Nel primo caso è cittadino chi è figlio di altri cittadini dello stesso paese e pertanto ne condivide il sangue, l´etnia, la tradizione. Nella storia europea è stato il modello prevalente, perpetuato per secoli, radicalizzato nelle ideologie del razzismo, della superiorità ariana e nella discriminazione nei confronti delle minoranze, prima tra tutte quelle religiose. La limpieza de sangre, purezza del sangue, fu l´argomento ideologico e teologico che nel 1492 determinò l´espulsione degli ebrei e dei musulmani dai territori al tempo di Isabella di Castiglia, detta «la Cattolica». Un presupposto falso e puramente ideologico che però nei secoli avrebbe generato i mostri che ben conosciamo.

In tempi più recenti e spostandoci verso l´Est europeo, la radicalizzazione del principio e la cultura dello ius sanguinis hanno sconvolto i tentativi di creare Stati federali o pluralisti. Le guerre nei territori balcanici dell´ex-Jugoslavia sono state alimentate da una ideologia del sangue che ha determinato il fallimento di ogni modello «federale» di convivenza tra etnie, culture e religioni diverse.

Si obietterà che quei conflitti sono stati il frutto di nazionalismi violenti ed estremi. Vero, ma è proprio lo ius sanguinis a determinare comunità «chiuse» sulla base di un falso presupposto etnico che non regge di fronte ai processi indotti dai nuovi pluralismi che si affermano in ogni società. E infatti, col tempo, vari Stati europei in cui vigeva lo ius sanguinis hanno approvato leggi che riconoscono la cittadinanza a coloro che da un certo numero di anni risiedono nel territorio nazionale: lo ius soli, appunto, sia pure «temperato» da alcuni requisiti quali la permanenza da un certo numero di anni o la frequenza di un ciclo scolastico nel paese di accoglienza.

È accaduto, ad esempio, in Germania, in Francia, nel Regno Unito, che così si sono avvicinati all´altro modello, quello tipicamente americano dello ius soli. Puro, senza aggettivi: è statunitense chi nasce negli Usa, sia pure da genitori «clandestini» o «irregolari». Questa norma è il frutto maturo di un ideale inclusivo, della convinzione che un «patto» contratto con «nuovi cittadini» che entrano nella comunità nazionale crea un vincolo civico più solido e più solido del «sangue»; che la pluralità è una ricchezza e non un pericolo. E pluribus unum, dai molti uno, come recita il motto ufficiale degli Usa. Non deve stupire che una società di «emigranti» si «racconti» con questa formula. Così come era naturale che l´originale tradizione puritana centrata sull´idea di un patto verticale tra i credenti e Dio producesse anche l´idea politica di un altro patto orizzontale che unisce e vincola uomini e donne di diversa tradizione.

Al netto delle gazzarre parlamentari, è di questo che oggi si dibatte in Italia. Che società vogliamo essere e se siamo pronti a costruire una comunità nazionale basata su di un patto democratico che afferma diritti e doveri, pluralismo e coesione civile.


Fonte: Riforma.it
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Versetto del mese:
Il Signore diriga i vostri cuori all amore di Dio
e alla paziente attesa di Cristo

(Tessalonicesi 3,5)



Salmo della settimana: 24


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I miei giorni sono nelle tue mani ( Salmo 31, 15)
Chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un ora sola alla durata della sua vita? (Luca 12, 25)

Non ti preoccupare di ciò che verrà, non piangere per ciò che passa. Preoccupati piuttosto di non perderti, e piangi quando galleggi nel fiume del tempo senza portare in te il cielo.
Friedrich Schleiermacheer


Ebrei 10, 32-38; Zaccaria 1, 7-17








































































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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