28 Gennaio 2020

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Un ecumenismo che si sviluppa nella concretezza della testimonianza

08-03-2016 09:13 - Ecumenismo
La visita di una delegazione valdese-metodista in Vaticano

Un dono che non può essere fatto passare di mano in mano: una cassetta di legno, di dimensioni ragguardevoli, è stato il segno della fraternità che i componenti la delegazione valdese-metodista in visita da papa Bergoglio hanno voluto consegnare al pontefice. Ma l´oggetto non poteva che essere posto su un tavolo. È una cassa di legno, ricavata dal fasciame di alcune imbarcazioni arrivate in pezzi sulle coste di Lampedusa: l´ha costruita un falegname dell´isola; all´interno, i disegni di Francesco Piobbichi, operatore di Mediterranean Hope, che raccontano il dramma di chi lascia il proprio paese perché perseguitato e a rischio della propria vita.

Sabato 5 marzo, dunque, papa Francesco ha ricambiato l´invito ricevuto nel giugno dell´anno scorso, quando aveva visitato il tempio valdese di Torino; il moderatore della Tavola valdese, Eugenio Bernardini, è stato accolto in un´udienza privata in Vaticano, accompagnato da altri membri della Tavola valdese, con il vicepresidente Raul Matta e Claudio Paravati per l´Opera delle chiese metodiste in Italia (Opcemi), il prof. Lothar Vogel, la pastora Maria Bonafede, già moderatora, e Paolo Naso. Una presenza significativa, oltre che fraterna, anche quella del vescovo di Pinerolo Pier Giorgio Debernardi.

«Sia nella nostra delegazione sia da parte del papa – dice il moderatore Bernardini – c´è stata la consapevolezza che quello di giugno è un ricordo positivo, per l´atmosfera che ci fu allora e per i messaggi che vennero dati. Due mesi dopo il Sinodo di Torre Pellice, e poi il Sinodo del Rio de la Plata, hanno favorevolmente accolto la “richiesta di perdono” espressa dal pontefice, impegnandosi insieme a scrivere pagine nuove nella storia dei nostri rapporti. E quello di sabato scorso è stato un incontro improntato ai medesimi accenti: fraternità, semplicità e franchezza».

Anche per Raul Matta, vicepresidente del Comitato permanente dell´Opera per le chiese metodiste in Italia (Opcemi), il clima è stato di grande fraternità e amicizia. «Abbiamo parlato e discusso fra noi, in maniera informale – dice – su diversi temi che riguardano la vita delle nostre rispettive Chiese e il compito di testimonianza a cui esse sono chiamate, con grande sincerità e disponibilità all’ascolto reciproco. Un altro bel momento, è stato quello poco prima del commiato, quando insieme abbiamo pregato con le parole del Padre Nostro: non poteva esserci modo migliore di concludere l’incontro. Rappresentando le chiese metodiste in Italia, mi sono sentito un po’nella duplice veste di chi appartiene a una Chiesa che è di minoranza nell’universo cristiano, ma con numeri piuttosto ampi, e nello stesso tempo di appartenente a una “minoranza della minoranza”, con i numeri molto piccoli che caratterizzano la nostra realtà italiana. È stato indubbiamente un incontro positivo e benedetto».

«In questa bella occasione – conferma il vescovo di Pinerolo Pier Giorgio Debernardi – ho presentato al papa e al card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell´unità dei cristiani, un promemoria sotto forma di riflessioni personali, ma che riflette anche il pensiero della Commissione diocesana per l´ecumenismo, che riguarda dei punti fondamentali per il nostro cammino, in particolare l´ospitalità eucaristica e la possibilità di arrivare a formulare un rito comune del battesimo; sono riflessioni che naturalmente devono essere sottoposte alle nostre Chiese. Abbiamo parlato di quello che stiamo facendo concretamente: in primo luogo la pastorale per le coppie interconfessionali; in collegamento a questo tema, ci interroghiamo sulle modalità per far crescere i figli nella vita cristiana: è importante capire come, al di là delle divisioni fra le Chiese, si possa trasmettere la fede in Gesù Cristo ai bambini. Dal papa abbiamo ricevuto l´incoraggiamento a proseguire nel cammino ecumenico, prestando attenzione – ci ha detto – alle sorprese che ci può riservare lo Spirito Santo: è quest´ultimo infatti che, al di là della nostra buona volontà, può farci progredire».

Il prof. Lothar Vogel, vicedecano della Facoltà valdese di Teologia, sottolinea il costante riferimento alla Scrittura che è emerso da ogni discorso con il papa. Nel corso dell´udienza privata non è stato affrontato direttamente il tema del Cinquecentenario della Riforma protestante, ma – dice il prof. Vogel – «ho potuto dire quanto siamo lieti che diverse istituzioni accademiche cattoliche si siano rivolte a noi in questo periodo. Il cardinale Koch ha in animo una visita alla nostra Facoltà di Teologia nel corso dell´anno prossimo, ed è già avviato da un anno un ciclo di studi triennale che realizziamo con scambio di professori con la Pontificia Università Lateranense sul tema generale della spiritualità nella Riforma. In particolare abbiamo iniziato in un primo anno partendo dalla teologia della croce, e l´anno prossimo affronteremo il tema del simul iustus et peccator».

Naturalmente non poteva mancare il riferimento all´attualità più concreta di cui si diceva all´inizio, cioè quella dell´accoglienza ai profughi: «È questo un imperativo per le Chiese – dice il moderatore Bernardini –, quello che il papa chiama l´ecumenismo della carità. Per l´Europa si tratta di dar vita a una missione cristiana per chi arriva da noi, che dovrebbe comprendere anche la capacità di esercitare pressione sui governi perché esperienze come quella dei “corridoi umanitari” si possano estendere: un´importante iniziativa di per sé, ma il fatto che la si sia potuta realizzare ecumenicamente, la rende ancor più significativa».

Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 86


Martedì 28 Gennaio

Egli abbatte, e nessuno può ricostruire. Chiude un uomo in prigione, e non c’è più chi gli apra. (Giobbe 12,14)
Queste cose dice il Santo, il Veritiero, colui che ha la chiave di Davide, colui che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre: « Io conosco le tue opere. Ecco, io ti ho posto davanti una porta aperta, che nessuno può chiudere» (Apocalisse 3, 7-8)

Chi può comprenderti, Signore,chi avvicinarsi alla tua luce? Chi può vedere la fine del cammino lungo il quale ci conduci? Tu sciogli ciò che ci lega; abbatti ciò che costruiamo. Non possiamo comprenderlo, possiamo solo affidarci.
Lipsia 1844

Romani 15, 7-13; I Corinzi 3, 9-17

Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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