20 Settembre 2021
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Un contributo cattolico ad una lettura ecumenica della giustificazione per fede

15-02-2017 08:59 - Ecumenismo
Alla Facoltà valdese di Roma una lezione del cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell´unità dei cristiani, "Sull´attualità della dottrina cristiana della giustificazione per fede"

Vent´anni dopo il dibattito tra l´allora cardinale Joseph Ratzinger e il professor Paolo Ricca, la Facoltà valdese di teologia di Roma torna ad ospitare un alto esponente vaticano, il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell´unità dei cristiani. Un evento per l´ateneo valdese la cui aula magna, lo scorso 13 ottobre, si è riempita di un pubblico qualificato per competenze e rappresentanza sia del mondo cattolico sia di quello protestante – tra gli altri, erano presenti il vice direttore de "La civiltà cattolica" Giancarlo Pani, la presidente dell´Opera per le chiese metodiste in Italia pastora Mirella Manocchio, il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini. Ad introdurre Koch è stato il professor Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese.

Quella del cardinale Koch è stata una lezione – che non ha previsto dibattito – molto densa e argomentata "Sull´attualità della dottrina cristiana della giustificazione". Un titolo più che mai significativo perché intende situare la dottrina che sta alla base della Riforma del XVI secolo non in un ambito confessionale, bensì cristiano, patrimonio ecumenico tanto della chiesa cattolica quanto di quelle protestanti. D´altra parte, non si tratta di un tema inesplorato: nell´ottobre del 1999 luterani e cattolici hanno infatti sottoscritto la Dichiarazione congiunta sulla giustificazione per fede, "una pietra miliare – ha ricordato Koch – senza la quale non sarebbe stato possibile in questo 2017 pensare a una commemorazione congiunta della Riforma protestante".

Attingendo alla riflessione del card. Joseph Ratzinger – successivamente Benedetto XVI – e citando ampiamente il Nuovo Testamento, Koch ha mostrato come cattolici e protestanti condividano il carattere incondizionato e incommensurabile della grazia divina. L´essere umano, ha detto Koch, è caratterizzato da una "ricettività creaturale": come nessuno può crearsi da sé, allo stesso modo nessuno può redimersi da se stesso, affidandosi per la salvezza alle proprie opere. "L´essere umano non è in grado di giustificarsi davanti a Dio, ma è Dio che lo giustifica, cioè lo accoglie". Da parte sua, l´essere umano deve semplicemente accogliere nella fede ciò che Dio compie.

Koch ha quindi evidenziato alcune questioni problematiche, alcuni nodi ancora tutti da verificare. Affermata la preminenza della grazia divina sull´operare umano, è possibile considerare una collaborazione dell´essere umano all´agire di Dio?, si è chiesto Koch. "La croce di Cristo – ha affermato il cardinale – non è solo il dono di Dio all´umanità, ma è anche il donarsi dell´uomo Gesù a Dio". Se Dio è relazione, questa relazione deve prevedere un doppio movimento – da Dio verso l´essere umano, ma anche dal basso dell´essere umano verso Dio. Questioni, queste ultime, che nella comprensione del relatore allargherebbero il dibattito alla ricerca di un consenso sull´antropologia, sull´ecclesiologia e addirittura sulla mariologia.

Koch ha quindi concluso affermando che "la dottrina della giustificazione per fede non divide i cristiani, li unisce", anche se storicamente è successo il contrario. E a sostegno di questa convinzione ha citato una preghiera di Santa Teresa di Lisieux: "Non voglio ammassare meriti per il cielo; voglio lavorare solo per il tuo Amore ...Al tramonto di questa vita, mi presenterò a Te, o Signore, con le mani vuote, perché non voglio domandarti di cantare le mie opere...voglio rivestirmi della tua Giustizia".


Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
S E T T E M B R E
Versetto del mese:

Avete seminato molto e avete raccolto poco;
voi mangiate ma senza saziarvi;
bevete ma senza soddisfare la vostra sete
vi vestite, ma non vi è chi si riscaldi;
chi guadagna un salario
mette il suo salario in una borsa bucata

(Aggeo 1, 6 )



Salmo della settimana: 119,153-160

Lunedì 20 Settembre


Io non morirò, anzi vivrò, e racconterò le opere del Signore (Salmo 118,17)
Sono stato crocifisso con cristo non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! (Galati 2,20)

Non ci si dovrebbe domandare con ansia: «Che cosa ancora potrà accaderci?», ma piuttosto dire «Non vedo l’ora di conoscere ciò che Dio ha ancora in serbo per me».

Romani 6, 18-23; Ebrei 4, 1-13
































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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