16 Ottobre 2019

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Un bilancio aperto

27-10-2017 09:34 - Ecumenismo
Il direttore dell´Ufficio Cei, Cristiano Bettega, per l´ecumenismo riflette sul nuovo modo di intendere i rapporti ecumenici

Il 2017 ha visto molti appuntamenti di diverso taglio, che hanno contribuito ad approfondire un avvenimento storico, trasformandolo però in una occasione di confronto tra le chiese. Così l´attenzione è passata dalla oggettività del fatto alla soggettiva presa di coscienza di quella riforma costante, alla quale tutti siamo chiamati. Tutte le chiese, non solo quelle più direttamente legate alla Riforma del XVI secolo, hanno capito che riflettere ancora oggi sulla vicenda di Lutero risponde a quella esigenza di coerenza evangelica che riguarda ogni cristiano. Anche grazie a questo anniversario, quindi, ha preso corpo una convinzione trasversale a tutti i discepoli del Risorto: l´unità dei cristiani non è qualcosa a cui «tornare»; essa piuttosto sta «davanti» a noi come un fatto mai sperimentato prima. E così siamo tutti un po´ più consapevoli che lavorare insieme, come cristiani di diverse chiese, non è un optional, bensì un must.

Desidero condividere quindi alcune considerazioni di bilancio di quest´anno di grazia e allo stesso tempo di sguardo al domani: per evitare che vada tutto a finire tristemente in archivio.

Molte volte durante il 2017 abbiamo lavorato e pregato insieme, consapevoli del fatto che Lutero è partito dalla necessità di un ritorno alla Scrittura. L´attualità di tale appello credo non possa mai tramontare nella coscienza della Chiesa. Ciò significa che in quanto cristiani anche di diverse tradizioni abbiamo sempre qualcosa da imparare reciprocamente su come ascoltare la Scrittura, senza mai dare per scontato che una certa interpretazione sia l´unica possibile: un confronto a più voci sui testi biblici produce sempre una grande ricchezza e apre orizzonti mai scontati. Mi chiedo quindi se non si possa pensare a una pubblicazione «ufficialmente ecumenica» di commenti alla Scrittura. Non sarebbe un modo concreto per dar valore al pensiero dell´altro? La tradizione di pensiero protestante come la equivalente cattolica sono di tutto rispetto e già vengono abbondantemente utilizzate da ciascuno di noi; forse si potrebbe pensare a una forma comune e ufficiale di reciproco riconoscimento. E se a questo progetto aderissero anche le chiese ortodosse e apostoliche e la chiesa anglicana, ciò si tradurrebbe in un grande segnale di ecumenismo concreto.

Una tale proposta potrebbe essere consolidata dalla costituzione di un tavolo permanente di incontro tra le chiese cristiane presenti in Italia. Cosa chiaramente imparentata con la Riforma: gli storici affermano infatti che i Riformatori, almeno inizialmente, non volevano una spaccatura della Chiesa, ma piuttosto un confronto che portasse ad un autentico rinnovamento. Lavorare insieme per far sì che si verifichi sempre più questo rinnovamento alla luce del Vangelo credo sia un punto di non-ritorno: far marcia indietro non equivarrebbe a tradire il Vangelo?

Come cristiani poi condividiamo una responsabilità verso il mondo in cui viviamo. Se è necessario essere «in-culturati» nella società e stare al passo con essa, dall´altra parte però mi pare necessario anche essere «contro-culturali»: saper mettere in dubbio certe convinzioni dell´uomo di oggi, aiutandolo a rileggere le proprie scelte alla luce del Vangelo. La capacità di porre anche domande difficili e di esercitare la critica costruttiva, credo sia parte della vocazione cristiana. Più lo faremo insieme e più lo faremo anche tra noi, reciprocamente, anche su quelle questioni che ancora ci dividono, più tutto questo sarà credibile.

E così saremo aiutati a riscoprire «la» Chiesa come comune chiamata a essere universali e ad accogliere una molteplicità di volti. Non più semplicemente ospiti l´uno dell´altro, reciprocamente vicini o uno accanto all´altro, ma chiamati a vivere l´uno con l´altro e ad andare l´uno incontro all´altro.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

O T T O B R E
Versetto del mese:
Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo;
non di mala voglia, né per forza,
perché Dio ama un donatore allegro.
(II Corinzi 9,7)

Salmo della settimana: 25

Martedì 15 Ottobre

Dio dice: «Voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra» (Isaia 49,6)
Dio ha sovranamente innalzato Cristo Gesù e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome (Filippesi 2,9)

Stendiamo le braccia verso di te, da cui sorge la vita. Ci affidiamo a te, da cui sgorga la misericordia. Tu sei come sei: belli sono i tuoi nomi. Alleluia. Amen.
Friedrich Karl Barth

Giacomo 1, 1-13; Matteo 22, 23-33



Preghiera


Guardo il vaso che sono,
le mie forme non seguono le linee della tua
volontà,
e il decoro non corrisponde ai colori della tua
gioia.
Guardo il vaso che sono, fragile creta,
non del tutto rappresa dal calore del tuo
amore.
Guardo il vaso che sono, e mi prende
lo sconforto.
Perché, Signore, dovresti aver cura di me?
Perché insistere con tanta premura verso
un’opera tanto ribelle?

Poi smetto di guardare al vaso e osservo le tue
Mani
Le stesse con le quali mi modellasti
Nel giorno della creazione.
Mani agili e possenti, delicate ed esperte.
Allora torna in me la speranza:Nelle tue mani rimetto la mia vita. Tu puoi
Cambiarla. Tu puoi nuovamente modellarmi.
Tu puoi ridare senso ai miei giorni che
Trascorrono spesso stanchi e vuoti.
Non lasciare che io cada. Mi sento già a pezzi.
Raccogli ogni cosa di me.
Donami l’integrità che non ho ancora
Assaporato.
Custodiscimi, per amore del tuo Figlio,
primogenito di ogni creatura, tra le
opere delle tue mani.
Da Diaspora anno XLIX n. 2-3 marzo-aprile 2016





Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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