29 Maggio 2020
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Un bilancio aperto

27-10-2017 09:34 - Ecumenismo
Il direttore dell´Ufficio Cei, Cristiano Bettega, per l´ecumenismo riflette sul nuovo modo di intendere i rapporti ecumenici

Il 2017 ha visto molti appuntamenti di diverso taglio, che hanno contribuito ad approfondire un avvenimento storico, trasformandolo però in una occasione di confronto tra le chiese. Così l´attenzione è passata dalla oggettività del fatto alla soggettiva presa di coscienza di quella riforma costante, alla quale tutti siamo chiamati. Tutte le chiese, non solo quelle più direttamente legate alla Riforma del XVI secolo, hanno capito che riflettere ancora oggi sulla vicenda di Lutero risponde a quella esigenza di coerenza evangelica che riguarda ogni cristiano. Anche grazie a questo anniversario, quindi, ha preso corpo una convinzione trasversale a tutti i discepoli del Risorto: l´unità dei cristiani non è qualcosa a cui «tornare»; essa piuttosto sta «davanti» a noi come un fatto mai sperimentato prima. E così siamo tutti un po´ più consapevoli che lavorare insieme, come cristiani di diverse chiese, non è un optional, bensì un must.

Desidero condividere quindi alcune considerazioni di bilancio di quest´anno di grazia e allo stesso tempo di sguardo al domani: per evitare che vada tutto a finire tristemente in archivio.

Molte volte durante il 2017 abbiamo lavorato e pregato insieme, consapevoli del fatto che Lutero è partito dalla necessità di un ritorno alla Scrittura. L´attualità di tale appello credo non possa mai tramontare nella coscienza della Chiesa. Ciò significa che in quanto cristiani anche di diverse tradizioni abbiamo sempre qualcosa da imparare reciprocamente su come ascoltare la Scrittura, senza mai dare per scontato che una certa interpretazione sia l´unica possibile: un confronto a più voci sui testi biblici produce sempre una grande ricchezza e apre orizzonti mai scontati. Mi chiedo quindi se non si possa pensare a una pubblicazione «ufficialmente ecumenica» di commenti alla Scrittura. Non sarebbe un modo concreto per dar valore al pensiero dell´altro? La tradizione di pensiero protestante come la equivalente cattolica sono di tutto rispetto e già vengono abbondantemente utilizzate da ciascuno di noi; forse si potrebbe pensare a una forma comune e ufficiale di reciproco riconoscimento. E se a questo progetto aderissero anche le chiese ortodosse e apostoliche e la chiesa anglicana, ciò si tradurrebbe in un grande segnale di ecumenismo concreto.

Una tale proposta potrebbe essere consolidata dalla costituzione di un tavolo permanente di incontro tra le chiese cristiane presenti in Italia. Cosa chiaramente imparentata con la Riforma: gli storici affermano infatti che i Riformatori, almeno inizialmente, non volevano una spaccatura della Chiesa, ma piuttosto un confronto che portasse ad un autentico rinnovamento. Lavorare insieme per far sì che si verifichi sempre più questo rinnovamento alla luce del Vangelo credo sia un punto di non-ritorno: far marcia indietro non equivarrebbe a tradire il Vangelo?

Come cristiani poi condividiamo una responsabilità verso il mondo in cui viviamo. Se è necessario essere «in-culturati» nella società e stare al passo con essa, dall´altra parte però mi pare necessario anche essere «contro-culturali»: saper mettere in dubbio certe convinzioni dell´uomo di oggi, aiutandolo a rileggere le proprie scelte alla luce del Vangelo. La capacità di porre anche domande difficili e di esercitare la critica costruttiva, credo sia parte della vocazione cristiana. Più lo faremo insieme e più lo faremo anche tra noi, reciprocamente, anche su quelle questioni che ancora ci dividono, più tutto questo sarà credibile.

E così saremo aiutati a riscoprire «la» Chiesa come comune chiamata a essere universali e ad accogliere una molteplicità di volti. Non più semplicemente ospiti l´uno dell´altro, reciprocamente vicini o uno accanto all´altro, ma chiamati a vivere l´uno con l´altro e ad andare l´uno incontro all´altro.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

M A G G I O
Versetto del mese:
“Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio,
ciascuno secondo il dono che ha ricevuto,
lo metta al servizio degli altri”
(I Pietro 4,10)


Salmo della Settimana 131

Venerdì 29 Maggio

La mia lingua celebrerà la tua giustizia, esprimerà la tua lode per sempre (Salmo 45, 28)
I discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio (Luca 24, 52-53)

Non guardiamo noi stessi le nostre opere, la gioia che abbiamo in te, Signore, è la nostra forza. Non farci diventare oziosi nella nostra via: fa che condividiamo la nostra gioia con tanti.
Lindolfo Weingärtner

Efesini 1, 15-23; II Timoteo 2,1-13


















Preghiera


Signore non ti prego di avere una vita serena,
sazia e gradevole, priva di scosse e di affanni.

Ti prego invece di rimanere sulla mia barca.

> l'altra sponda si avvicina <
e con lei anche la tempesta e la paura.
Paul Roth





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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