02 Luglio 2020
News

UNA SPERANZA CHE NON DELUDE (ROMANI 5, 5)

08-01-2016 12:29 - Fede e spiritualità
Commento della pastora Maria Bonafede

“La speranza non inganna, perché l´amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato" (Romani 5,5)

La speranza non inganna. Il verbo che l’apostolo Paolo usa si potrebbe tradurre anche con “non delude”. Dunque, care amiche ed amici in ascolto, la speranza non delude e non inganna.
Come a dire, in positivo, che la speranza raggiunge l’obiettivo, cambia, trasforma, apre la vita, dischiude nuovi spiragli, contro ogni evidenza. Non sono parole vane, né parole al vento, anche se appaiono inattuali, e controcorrente. Nel linguaggio corrente la speranza è l’ultima spiaggia, la terra di approdo dei falliti. Chi vive sperando spesso appare come una persona che non ha una vita garantita e sicura ma si barcamena nell’incertezza. La speranza è degli ingenui: sembra infatti che altri criteri, altre parole corrispondano meglio all’attualità della nostra vita. Ad esempio, il sapersi accontentare sapendo che tanto l’esistenza non tarderà a presentare il suo conto di amarezza. Altro che speranza: meglio non fidarsi, meglio non esporsi, meglio non alzare il tiro per non essere delusi. La speranza è per i sognatori, ma la realtà è un’altra cosa, la vita è più dura.
“La speranza non inganna” dice invece l’apostolo Paolo nella sua lettera ai Romani. Subito prima aveva detto che la speranza è addirittura il frutto dell’esperienza, che è l’esatto opposto di quanto si pensa abitualmente e cioè che l’esperienza fa diventare saggi, cioè realisti. Ma l’apostolo va per la sua strada e propone il suo ragionamento pieno di speranza. E questa parola, contro ogni apparenza e a dispetto di ogni realismo, ci raggiunge e ci incoraggia altrimenti: invece di abbatterci la speranza ci consente di provare ad alzare lo sguardo, di guardare lontano. Si prova gusto a sperare, si acquista un po’ per volta coraggio, si comincia a pensare, per noi e per gli altri, che la vita non sia chiusa e abbacchiata, ma aperta e pronta a nuove cose.
E perché la speranza non inganna e non delude? Perché viene da Dio, è fondata in lui. L’apostolo dice questa provenienza che ne è il fondamento in un modo, anche qui, molto particolare: “l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori”. Cosa vuol dire? Io lo capisco così: ti ritrovi dentro, nel cuore, nel profondo di te un amore che è più forte di te. Tu non ce la fai più a sperare ma quell’amore ti costringe a farlo. Tu sei delusa dalla vita e vuoi credere soltanto a quello che vedi, e dentro di te, il tuo cuore non si arrende alla tua ragionevolezza e osa sperare ancora. Tu vorresti chiudere, e nel tuo cuore Dio riapre la speranza, e quella speranza che non delude. L’amore, cioè il dono che in Cristo Dio fa di sé, crea la fiducia di non essere abbandonati a se stessi ma amati tanto, di un amore esagerato, irragionevole, che va oltre quello che umanamente si potrebbe pensare e fare. Nelle righe seguenti Paolo infatti spiega dicendo:
“… per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”
Non ce lo aspettavamo, non ce lo meritavamo, ma Dio in Cristo ci regala amore e speranza. L’amore che sostiene la speranza è un regalo. “Ci è stato dato, è stato sparso nei nostri cuori” dice il testo. Non dipende da noi. E ciò che Dio ci ha dato nessuno ce lo può togliere, nemmeno la preoccupazione più forte, nemmeno la paura per la vita di chi amiamo e per la cui sorte temiamo.
La speranza e l´amore di Dio "sono stati sparsi", non ce li costruiamo, sono un dono che possiamo soltanto ricevere grati e stupite. Non ci preserva dal dolore, la speranza, ma ci impedisce di arrenderci. E quando riesci a rialzare lo sguardo ti accorgi che la vita ha più senso, e nel tuo cuore è custodito il segreto di quell’amore che non fa a meno di te.
Che la speranza che viene da Dio possa consentirci di vivere un anno ricco di benedizioni e all’insegna di questo meraviglioso regalo che l’amore che Dio sparge nei nostri cuori.

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23


Giovedì 2 Luglio

O Signore, Signore nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra! (Salmo 8, 1)
Maria disse:«Grandi cose mi ha fatte il Potente. Santo è il suo nome» (Luca 1, 49)

Rallegratevi e risuoni il vostro canto a Dio, nostro sommo bene, il corno proclami al di sopra di ogni grande opera i suoi prodigi!
Paul Gerhardt

Matteo 18, 14-20; I Re 12, 20-33




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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