25 Gennaio 2022
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UN INGREDIENTE SPECIALE (GIOVANNI 5,1.5-16.39-47) pastore Marcello Salvaggio

20-10-2016 10:55 - TEMPO DELLO SPIRITO

Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. [...]
Là c´era un uomo che da trentotto anni era infermo. Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?» L´infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l´acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». In quell´istante quell´uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare.
Quel giorno era un sabato; perciò i Giudei dissero all´uomo guarito: «È sabato, e non ti è permesso portare il tuo lettuccio». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina"». Essi gli domandarono: «Chi è l´uomo che ti ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina?"» Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, perché in quel luogo c´era molta gente. Più tardi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: «Ecco, tu sei guarito; non peccare più, ché non ti accada di peggio». L´uomo se ne andò, e disse ai Giudei che colui che l´aveva guarito era Gesù. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù e cercavano di ucciderlo; perché faceva quelle cose di sabato. [...] Voi investigate le Scritture, perché pensate d´aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me; eppure non volete venire a me per aver la vita!
Io non prendo gloria dagli uomini; ma so che non avete l´amore di Dio in voi. Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, quello lo riceverete. Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo? Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; c´è chi vi accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. Infatti, se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?». (Giovanni 5,1.5-16.39-47)

Se dovessimo misurare la nostra fede, la nostra capacità di credere, con che cosa la misureremmo? Esiste o no un metro apposito che ci dica se abbiamo fede e quanta ne abbiamo? Prendiamo noi. La nostra spiritualità, la nostra fede proviamo a misurarla nel venire regolarmente al culto, nel partecipare allo studio biblico, nella preghiera e nella lettura biblica personale, nell´azione diaconale. Eppure questo non ci basta! Sentiamo che manca qualcosa. Avvertiamo che la nostra fede spesso vacilla, arranca o si riduce unicamente ad una pietà personale. Lo constatiamo nel fatto che la nostra chiesa cresce poco e a volte decresce, che i nostri figli fanno fatica a seguire la nostra scelta di fede, che il paese, la nazione ci conosce poco o niente. Certo, lo sappiamo, la partecipazione al culto è importante, lo studio e la lettura della Bibbia altrettanto e lo stesso vale per la pietà personale e per la testimonianza pubblica. Ma questo può bastare? Può essere sufficiente per "avere la vita", come dice il vangelo di Giovanni? O tutto ciò non finisce per renderci Dio meno appetitoso o incomprensibile e la fede senza senso e impraticabile? Non manca un ingrediente speciale?
Nel testo che abbiamo letto dal Vangelo di Giovanni, Gesù sembra dirci una cosa molto chiara: la fede, la capacità di credere, dipende dalla capacità che abbiamo di amare. Credere o non credere equivale ad amare o non amare. Cosa vuol dire? Vuol dire che per credere in Dio devi fargli spazio nella tua vita o, per usare l´espressione del testo, devi «accogliere la gloria di Dio» nella tua esistenza. Tale è la caratteristica dell´amore: accogliere nel nostro spazio, tra le nostre braccia l´altra, l´altro. Se non siamo disposti ad amare e quindi accogliere Dio, come potremo credere in lui? Questa parola di Gesù è pronunciata in polemica con i Giudei che cercavano di ucciderlo per avere guarito un uomo infermo in giorno di sabato, fondando così la loro religiosità sulla legge di Mosè che vietava di compiere alcun lavoro in giorno di sabato. Ma quello stesso Mosè, garante della legge, a cui si appellano, diventa improvvisamente il loro accusatore; sono loro che hanno trasgredito, poiché non hanno capito che quella legge parlava di Gesù, che Gesù è il compimento della legge e che l´amore è la chiave di lettura di tutta la legge. Così facendo è come se avessero rifiutato Gesù, non gli hanno lasciato spazio nella loro vita e nella vita degli altri. La loro religiosità non è diventata fede. Proprio nel contesto di questa polemica Gesù ci dà il metro della nostra fede. Se veramente vogliamo misurare la nostra fede per comprendere quanto spazio ha Dio nella nostra vita, non abbiamo che da vivere nel suo amore, amandoci gli uni gli altri. A questa vocazione è stata chiamata la Chiesa e ciascun credente. In questo consiste il comandamento nuovo che Gesù ci ha donato. Di questo parla tutta la scrittura e i profeti. Ecco perché Gesù, alla fine del suo discorso, conclude con quella domanda che è anche un appello: se vuoi credere in Gesù, l´unico e definitivo inviato di Dio, allora devi credere alle scritture di Mosè che gli rendono testimonianza.
Con questa nuova prospettiva, con questo nuovo comandamento, la nostra vita di fede acquista allora una nuova luce: andare al culto, leggere e studiare la Bibbia, pregare e aiutare il prossimo diventano l´espressione del nostro amore verso Dio e verso il prossimo. L´amore e la nostra capacità di amare sono l´unico metro che abbiamo per misurare la nostra fede e la nostra capacità di accogliere Cristo in mezzo a noi. Questo è l´insegnamento di molti passi della Scrittura, dalla parabola del ricco e Lazzaro, al famoso inno all´amore di 1 Corinzi 13. Esaminiamo dunque la nostra vita e la nostra fede alla luce di questa parola e che l´amore che Dio ci ha donato e in cui noi ci fondiamo, si trasformi in quell´amore reciproco che è alla base di ogni relazione e che ci dà la misura della nostra fede.





Fonte: Voce Evangelica
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

D I C E M B R E

Versetto del mese:

«Manda gridi di gioia, rallègrati, figlia di Sion!
Perché ecco, io sto per venire e abiterò in mezzo a te»,
dice il Signore

(Zaccaria 2, 10)


Salmo della settimana: 71
Venerdì 31 Dicembre
I miei giorni sono nelle tue mani (Salmo 31,15)

Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo (Numeri 21, 7)
Abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio (Giuda 22)


Ci è stato donato un medico che è egli stesso la vita; Cristo, morto per noi, ha per noi ottenuto la salvezza. Invochiamo la tua bontà: continua a custodire anche in futuro i grandi e i piccoli, perché tu hai per noi pensieri di pace e non di male.

Ludwig Helmbold


Romani 8, 31b-39; Ecclesiaste 3, 1-15 ; Salmo 46; Matteo 13, 24-30


Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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