07 Maggio 2021
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Tutte per uno, uno per tutte

26-04-2013 09:33 - Bibbia e attualità
Nell´avventura delle diverse chiese nel loro cammino, diversificato e faticoso, di fedeltà al Cristo, il riferimento chiave sono le fonti bibliche. Su quest´ultimo terreno ogni tradizione ecclesiastica è chiamata a misurare se stessa
Giuseppe Platoneone

La costruzione della chiesa cattolica romana regge su alcuni pilastri. Il primo è questo testo biblico che legittimerebbe la nascita del papato grazie a una particolare potestà giuridica conferita direttamente a Pietro da Cristo. Accanto c´è un secondo pilastro: la successione apostolica, secondo la quale i vescovi sarebbero i successori degli apostoli, inaugurando una sorta di successione dinastica. Terzo pilastro: la pretesa certezza che Pietro morì martire a Roma e che la basilica a lui dedicata sia costruita sulla tomba di Pietro martire. Pilastri che non reggono sul terreno delle fonti bibliche ma reggono benissimo sul terreno dei bisogni religiosi.

Il controverso testo di Matteo - il famoso «Tu es Petrus» - è un´aggiunta posteriore

Il controverso testo di Matteo - il famoso «Tu es Petrus» - è un´aggiunta posteriore per giustificare la prima organizzazione ecclesiastica, mentre sul terzo non esiste neppure una documentazione biblica per affermare che il pescatore della Galilea venne a Roma. Ma importante è crederci. In effetti nel cattolicesimo la tradizione può valere quanto la Scrittura. Nel testo biblico dal quale siamo partiti la chiesa sembra essere una realtà univoca, monolitica. Ma è così? «Gesù ha annunciato il regno ed è la chiesa che è venuta»: la nota espressione di Alfred Loisy rende bene l´idea che un conto è stato il tempo della predicazione e della presenza fisica di Cristo, altro conto è stato il tempo dopo la sua risurrezione. Fin da subito questo tempo significativo, tra ciò che è stato e ciò che sarà, è caratterizzato dal pluralismo. Il canone del Nuovo Testamento accoglie un´evidente pluralità. Gli stessi evangeli sinottici veicolano una loro specifica prospettiva, mentre il quarto segue una strada tutta sua dove l´aspetto sinottico è sfumato. Tutti gli evangeli sono più preoccupati della prospettiva teologica che di quella storica. Nel ripercorrere la strada del Gesù storico e del Cristo della fede incontriamo discordanze, vuoti biografici, divergenze insieme a tante assonanze. Gli eventi vengono letti in funzione del presente e del futuro che sta davanti. E il futuro sono le chiese che si stanno via via costituendo e strutturando.

Quel movimento laico suscitato da Gesù con il tempo diventerà istituzione

Quel movimento laico suscitato da Gesù con il tempo diventerà istituzione che realizzerà vari modelli di chiesa. Le tante immagini di chiesa che incontriamo nel Nuovo Testamento ci manifestano questa insopprimibile pluralità originaria. C´è l´immagine della chiesa come corpo umano (I Corinzi 12, 12sgg) o quella della vite e dei tralci di Giovanni (15, 1-7) o quella bellissima delle pietre viventi della I Lettera di Pietro (2, 5), per non dire della barca nella tempesta (Matteo 8, 23-27), oppure quella della chiesa che serve e che non parla di povertà ma diventa povera attraverso i poveri (Matteo 25, 31-40)... e l´elenco non è completo. Pretendere di ridurre la varietà delle espressioni con cui le fonti neotestamentarie definiscono la chiesa a una sola tipologia costituirebbe una forzatura. Così come sarebbe atto di pura arroganza se una delle chiese pretendesse l´esclusiva di essere la vera, unica chiesa di Cristo. Oppure pretendesse di imporsi sulle altre. La storia dimostra ampiamente che cosa abbia significato l´imposizione (anche violenta) di un unico modello ecclesiastico. Occorre invece, al di là di ogni pretesa omologazione, che ogni chiesa riconosca di avere bisogno per vivere dell´apporto anche di altre tradizioni ecclesiastiche oltre la propria. Per dar vita a una testimonianza che, pur partendo dall´unico centro (qui sì che non c´è pluralità), nel suo sviluppo trovi una propria strada. Questa pluralità è già ab origine. Se così non fosse, per il canone neotestamentario sarebbe stato sufficiente accogliere un solo evangelo anziché quattro oppure si poteva (c´è chi ci ha provato) armonizzarli tutti in uno solo. Il canone ospita una pluralità di modelli di chiese, tutti considerati mezzi (e non fini) per l´unico scopo che è quello di riconciliare l´umanità e l´universo con Dio in Gesù Cristo. Non c´è quindi un unico modello, un´unica tradizione, ma una pluralità di percorsi che nascono da un unico centro e che tendono a un unico scopo.

Le chiese nascono diverse: c´è quella di Gerusalemme, quella di Antiochia, di Efeso, di Corinto

Le chiese nascono diverse: c´è quella di Gerusalemme, quella di Antiochia, di Efeso, di Corinto, di Roma e via dicendo. Ognuna di esse ha un profilo ben delineato. L´unità nella diversità non è rappresentata tanto dal come viviamo la fede, ma su che cosa essa è fondata. La fede infatti è radicata, fondata sulla persona di Cristo, che ha detto di sé ai credenti: «Sono con voi sino alla fine dell´età presente». La chiesa, a qualunque latitudine essa si trovi, nel momento in cui si richiama, per il suo stesso divenire, all´azione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è partecipe della grande e multiforme famiglia della chiesa cristiana. Era già così all´inizio, quando i contatti tra le varie chiese che sorgevano non erano facilmente praticabili, e i modelli si evolvevano anche in autonomia. Da qui la necessità di stabilire gerarchie, istituzionalizzare, collegare, organizzare. Ma quando l´organizzazione, l´istituzione prevale sul messaggio, sulla conversione, sull´evento determinato dall´annuncio della Parola nascono i problemi. Del resto tutta l´avventura di Gesù con i suoi discepoli è stata un continuo dibattito, un incalzare di ri-orientamenti, precisazioni, scontri, incomprensioni, polemiche, conflitti. Se la religione viene incontro dolcemente ai bisogni spirituali, l´Evangelo spinge al cambiamento. Le tensioni nascono dal confronto con i testi biblici. Essi sprigionano infiniti orizzonti interpretativi, una pluralità di riflessioni. Ogni tradizione confessionale porta la propria pietra alla costruzione di quella chiesa che solo Dio conosce e che si fonda, come afferma appunto Pietro (Atti 4, 11), su: «Gesù Cristo che è la pietra che è stata da voi costruttori rifiutata ed è diventata la pietra angolare».

Ma che cosa può tenere insieme queste chiese diverse tra loro?

Ma che cosa può tenere insieme queste chiese diverse tra loro? Un dato che le sovrasta, che permetta loro una piena libertà nell´ambito di linee teologiche e regole comportamentali. Affiorano così, storicamente, la struttura sinodale, quella congregazionalista, quella cattolico-romana, quella carismatica che si affida totalmente allo Spirito... ma l´unità nella diversità è assicurata dalla presenza di Cristo. Nell´avventura delle diverse chiese nel loro cammino, diversificato e faticoso, di fedeltà al Cristo, il riferimento chiave sono le fonti bibliche. Su quest´ultimo terreno ogni tradizione ecclesiastica è chiamata a misurare se stessa, sapendo che l´identità della chiesa locale che, nel suo piccolo, esprime anche un orizzonte universale, è saldamente tenuta in mano da Dio stesso. Ogni chiesa ha bisogno dell´altra diversa da sé, per ricomprendere il proprio ruolo di stru­mento nella grande sinfonia della vita. Chi «dirige» la sinfonia, per nostra fortuna, si trova oltre le nostre umane realizzazioni, Chiese comprese che, sino alla fine di questo tempo d´attesa, sono chiamate a un serrato confronto dentro e fuori loro stesse.

(Ultima di una serie di tre meditazioni)

(23 aprile 2013)


Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Venerdì 7 Maggio

Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (Salmo 25,5)
Sappiamo che egli ci esaudisce (I Giovanni 5, 15)


Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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