23 Luglio 2021
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Tre segnali da Wittenberg

22-07-2017 09:00 - News
Dal 29 giugno al 7 luglio si è svolta in Germania, a Lipsia e a Wittenberg, l´Assemblea generale della Comunione mondiale di chiese riformate, l´organismo che raccoglie oltre 225 chiese appartenenti all´ala calvinista-zwingliana della Riforma; chiese che nei vari paesi assumono denominazioni diverse: riformati, presbiteriani, congregazionalisti; in Italia ne fanno parte i valdesi.

Circa mille persone provenienti da più di 100 paesi hanno partecipato a questo incontro settennale, che cadeva proprio in occasione del 500° anniversario della Riforma protestante. Da esso sono emersi molti segnali forti per il cammino di unità dei cristiani: ne vorrei segnalare tre.

Anzitutto, l´adozione di una «Dichiarazione di fede sull´ordinazione delle donne», che recita così: «Dio, attraverso lo Spirito Santo, chiama sia le donne che gli uomini a partecipare pienamente a tutti i ministeri della chiesa». Circa un quinto delle chiese della Comunione non consacrano ancora le donne al pastorato; intanto l´Assemblea ha eletto come presidente dei riformati del mondo una donna pastore: la libanese Najla Kassab, che, predicando dal pulpito della chiesa luterana di Wittenberg ha detto: «Oggi, sul pulpito di Lutero, c´è una donna. Se Lutero lo avesse immaginato avrebbe aggiunto alle sue 95 tesi una 96esima domanda alla chiesa. E la domanda non sarebbe stata: "Perché c´è una donna sul pulpito?" bensì: "Perché ci è voluto tanto tempo?"».

Secondo segnale: la sottoscrizione, avvenuta il 5 luglio, della «Testimonianza di Wittenberg», una dichiarazione comune della Comunione mondiale di chiese riformate e della Federazione luterana mondiale, che ribadisce la ritrovata unità tra le due principali anime della Riforma protestante, quella luterana e quella riformata, appunto, riconosce la chiamata di Dio a una riforma continua, invoca una «rinnovata immaginazione» e passi concreti per approfondire l´unità, un´unità che deve diventare più visibile anche sul piano locale.

Terzo segnale: sempre nella città di Lutero, i riformati hanno aderito alla «Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione» sottoscritta nel 1999 da cattolici e luterani, un documento che afferma che, nell´attuale situazione, la dottrina della giustificazione per grazia mediante la fede, che fu alla base della Riforma, non divide più i cattolici dai protestanti. Il Consiglio mondiale metodista l´aveva sottoscritta nel 2006; i riformati hanno voluto aderire sottolineando in particolare la relazione inscindibile tra la dottrina della giustificazione e l´impegno dei cristiani per la giustizia nel mondo.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 9


Venerdì 23 Luglio

Gli occhi miei prevengono le veglie della notte, per meditare la tua parola (Salmo 119, 148)
Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo (Luca 2,19)

La parola giusta viene dal silenzio e il silenzio giusto viene dalla Parola
Dietrich Bonhoeffer


Luca 22, 14-20; Atti degli apostoli 23, 1-11














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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