25 Novembre 2020
News

Trasformare la nostra vita – commento a Romani 12, 2

08-01-2016 12:43 - Fede e spiritualità
Dissodatevi un campo nuovo, poiché è tempo di cercare il SIGNORE, finché egli non venga, e non spanda su di voi la pioggia della giustizia Osea 10, 12

Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà
Romani 12, 2

Siamo infine giunti al termine di questo nostro breve percorso di inizio anno. Abbiamo chiesto al Signore di esaminarci e di guidarci lungo quella via eterna che non ci è sempre facile discernere, ma che con la fede possiamo provare a intraprendere. Abbiamo domandato all’Unico che può davvero farlo di saziarci con la Sua Parola, una parola che ci permette di vedere con la giusta luce tutta la nostra esistenza. E abbiamo osservato che abbiamo bisogno di questa Luce perché tutto intorno a noi è tenebra e ci sembra che il buio avvolga ogni cosa rendendo impossibile la vita. Ma la Grazia di Dio, che si è manifestata, ci permette non solo di vedere, ma anche di tentare di iniziare una nuova esistenza che sia segnata dalla sequela di Cristo. Infatti, e giungiamo alla conclusione del nostro percorso, la speranza di cui siamo portatori è proprio quella annunciata oggi dall’apostolo Paolo: di essere trasformati mediante il rinnovamento della nostra mente affinché possiamo conoscere per esperienza, cioè realmente, concretamente, quotidianamente, quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.
Perché il Regno di Dio si instaurasse è stato necessario che Gesù non solo venisse sulla terra, ma passasse attraverso la morte e ci conducesse dalla morte alla vita: la giustizia di Dio si manifesta proprio in questo, cioè nel dono che Gesù fa di sé per condurci, insieme a Lui, alla vita eterna. Gesù, che ha condotto un’esistenza pienamente umana e partecipa completamente della vita di Dio, ha portato nel mondo, mortale, pieno di peccato e di odio, l’Amore e quindi la Vita. In questo mondo, che è il nostro, ma che è stato totalmente trasformato e rinnovato, siamo chiamati a vivere e a testimoniare la nostra fede, non conformandoci ad esso, ma mostrando quale dovrebbe essere nel progetto del Creatore. Dobbiamo quindi trasformare la nostra vita in Vita e operare non in vista di un piccolo o grande miglioramento della nostra esistenza, ma per sostenere l’avvento del Regno di Dio.
Iniziamo dunque questo 2016 con la certezza che la speranza su cui ci fondiamo non è un’utopia, né un concetto astratto da ascoltare la domenica, ma è una forza che ci permette di far convergere tutti i nostri sensi e le nostre energie su un obiettivo che è possibile, concreto e raggiungibile attraverso la preghiera, la vigilanza e l’azione. Non si tratta “solo” di dar da bere agli assetati e da mangiare agli affamati, di non rubare, né evadere il fisco, ma si tratta di lavorare attivamente alla trasformazione della nostra storia, sapendo che il Regno di Dio è la nostra forza e la nostra speranza. Amen!
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Martedì 24 Novembre

Tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio (Salmo 98,3)
Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? (Marco 4,21)

Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, là viene annunciata la tua misericordia, e la lode a te risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.
Raymund Weber



I Pietro, 13-21: II Pietro 2, 12-22


Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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