26 Novembre 2020
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Torre Pellice. Si apre il 21 agosto il Sinodo metodista e valdese

02-08-2016 08:56 - News
A fine agosto si svolgerà a Torre Pellice (TO) l´annuale Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, significativo appuntamento nell´ambito del protestantesimo storico italiano. Quest´anno i 180 deputati, per metà pastori e per metà "laici", si riuniranno dal 21 al 26 agosto. Tra i temi più caldi si prevedono le migrazioni e l´accoglienza, la diaconia, il Cinquecentenario della Riforma protestante, l´ecumenismo e l´otto per mille.Il Sinodo si aprirà con un culto solenne nel tempio di Torre Pellice, non prima però che si sia svolto il "corteo" che vede sfilare i "sinodali" al suono delle campane dall´attigua "Casa valdese", luogo delle deliberazioni, fin dentro la chiesa risalente al 1852, eretta a soli 4 anni dall´emancipazione dei valdesi. A guidare il "corteo" il pastore cui è stata affidata la predicazione, quest´anno Gianni Genre.Sono attesi numerosi ospiti che come ogni anno giungono da diversi continenti. In particolare sarà presente il presidente della Chiesa metodista unita della Costa D´Avorio, Benjamin Boni; il presidente della Chiesa protestante unita di Francia (EPUdF), Laurent Schlumberger; il presidente della Chiesa evangelica della Renania Manfred Rekowski; e non mancherà la "moderadora" della "Mesa Valdense", Carola Tron, in rappresentanza delle chiese valdesi del Rio de la Plata (Uruguay e Argentina).Per la CEI saranno presenti mons. Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l´ecumenismo e il dialogo, e don Cristiano Bettega, direttore dell´Ufficio nazionale ecumenismo e dialogo interreligioso (UNEDI). Il Sinodo sarà un´occasione per fare il punto sul dialogo con la chiesa cattolica, considerato anche che lo scorso 5 marzo per la prima volta nella storia una delegazione ufficiale delle chiese metodiste e valdesi è stata invitata dal papa in Vaticano.Particolare attenzione sarà dedicata al progetto-pilota dei "corridoi umanitari" promossi dalla Tavola valdese, dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e dalla Comunità di Sant´Egidio, e che hanno portato in Italia, attraverso un regolare volo di linea da Beirut, quasi 300 profughi in larga parte siriani. La consueta "serata pubblica del lunedì" in agenda il 22 agosto sarà incentrata proprio su questa "buona pratica", che i promotori vorrebbero veder replicata anche negli altri paesi dell´area Schengen. Nel corso della serata interverranno il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese; Paolo Naso, coordinatore del progetto FCEI "Mediterranean Hope"; Daniela Pompei della Comunità di Sant´Egidio; il giornalista Gad Lerner; nonché il deputato PD Luigi Lacquaniti, membro della chiesa valdese.

Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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