09 Agosto 2020
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Tagli alla Sanità: "Non si batte la crisi riducendo servizi e cure alle persone"

26-08-2013 13:32 - Documenti
A Torre Pellice si è aperto il Sinodo Valdese
ANDREA ROSSI


Sfilano in silenzio. Lentamente. Due cortei che marciano l´uno verso l´altro. S´incontrano, si stringono senza mai fondersi. Di qua mille e più abitanti della Valpellice, che temono di perdere i loro ospedali; di là i pastori e i membri del Sinodo Valdese. Non una parola. Solo un lungo applauso, quando i due cortei s´incrociano sulle soglie del Tempio e il corteo laico cede il passo alla processione, e tanti occhi lucidi: «ci siamo, siamo tanti, difendiamo la nostra terra».

Desolante avvenire
Qualcuno lo scambierà per localismo un po´ vecchia maniera. Ma c´è dell´altro, qualcosa di più profondo, un altro modo di pensare il benessere, lo sviluppo, l´uscita dalla crisi. «Hanno ragione. Un territorio senza trasporti e senza luoghi di cura è destinato a un desolante avvenire», dice un pastore arrivato dalla Svizzera. Lo denuncia il fiume di bandiere (senza simboli politici) dei comitati in marcia per gli ospedali, o questo strano connubio di uomini di fede e laici che è la comunità valdese. L´apertura del Sinodo si sviluppa intorno alla crisi e alle sue mille facce, in osmosi tra dentro e fuori, tra il Tempio e la protesta. Fuori viene esposto uno striscione: «Valpellice meno tre, Valsusa più due», dove meno tre sta per ospedali, ferrovia e scuola, azzoppate dai tagli, e più due sta per Tav e Frejus, grandi opere di cui, secondo loro, si potrebbe fare a meno.

Le due strade
Dentro non si respira la stessa animosità, risuonano citazioni delle sacre scritture, altrettanto chiare, più esplicite ancora. «Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione», recita il vangelo di Matteo. E sono le parole che la pastora Maria Bonafede sceglie per tracciare la sua predicazione che apre la settimana del Sinodo.
La porta stretta, vista da qui, è l´uscita dalla crisi che investe mezzo mondo e anche l´Italia, e di cui «la vicenda degli ospedali è emblematica, visto che si vorrebbe costringere le persone a percorrere decine di chilometri per potersi curare al solo scopo di risparmiare». Ma soprattutto è il rifiuto di visioni semplificate e modelli già sperimentati e fallimentari.

L´egoismo
«Sarà ancora dura, questa crisi», dice Maria Bonafede. «Ancora un sacco di gente verrà stritolata anche se ogni due giorni qualcuno prova a farla passare come un fenomeno passeggero, quasi risolto, in via di soluzione. Invece è il risultato carico di conseguenze gravi e durature della via larga imboccata tanto tempo fa, del pensare solo a se stessi, dell´uso scriteriato e illimitato delle risorse, della terra, dell´acqua, della disattenzione sul terreno del lavoro e dei servizi alle persone».
Come uscirne? Dal popolo valdese arriva una risposta quasi politica: un muro eretto nei confronti delle parole d´ordine che inondano il dibattito pubblico italiano. Niente spazi «all´illusione del finale felice, della ripresa dietro l´angolo, della via larga e spaziosa». La via stretta predicata a Torre Pellice guarda altrove: «Siamo costretti a domandarci, personalmente e collettivamente, come uscirne, con quale speranza, con quali criteri, con quali parole nuove che sappiano reggere lo spavento nel quale siamo sprofondati». Le parole proveranno a trovarle questa settimana, nelle sessioni di lavoro, nelle discussioni e nei confronti pubblici - a cominciare da quello di stasera, su religioni e integrazione, con il ministro Cécile Kyenge, durante i quali la comunità valdese deciderà la propria traiettoria.

Fonte: La Stampa

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

A G O S T O
Versetto del mese:
“Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo.
Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene”
(Salmo 139,14)




Salmo della settimana : 139

Sabato 8 Agosto

I miei occhi sono sempre rivolti al Signore, perché sarà lui a trarre i miei piedi dalla rete (Salmo 25,15)
Paolo scrive:«Pregate per noi perché la parola del Signore si spanda e sia glorificata come lo è tra di voi, e perché noi siamo liberati dagli uomini molesti e malvagi perché non tutti hanno la fede. Ma il Signore è fedele ed egli vi renderà saldi e vi guarderà dal maligno» (II Tessalonicesi 3,1-3)

Il tuo amore e la tua fedeltà vengono prima di tutto, nessuna cosa sulla terra è così solida; devo riconoscerlo liberamente. Per questo né morte, né angoscia, né bisogno mi possono separare dal tuo amore.
Johannes Eccard

Filippesi 2, 12-18; Marco 5, 35-43





Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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