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Tagli alla Sanità: "Non si batte la crisi riducendo servizi e cure alle persone"

26-08-2013 13:32 - Documenti
A Torre Pellice si è aperto il Sinodo Valdese
ANDREA ROSSI


Sfilano in silenzio. Lentamente. Due cortei che marciano l´uno verso l´altro. S´incontrano, si stringono senza mai fondersi. Di qua mille e più abitanti della Valpellice, che temono di perdere i loro ospedali; di là i pastori e i membri del Sinodo Valdese. Non una parola. Solo un lungo applauso, quando i due cortei s´incrociano sulle soglie del Tempio e il corteo laico cede il passo alla processione, e tanti occhi lucidi: «ci siamo, siamo tanti, difendiamo la nostra terra».

Desolante avvenire
Qualcuno lo scambierà per localismo un po´ vecchia maniera. Ma c´è dell´altro, qualcosa di più profondo, un altro modo di pensare il benessere, lo sviluppo, l´uscita dalla crisi. «Hanno ragione. Un territorio senza trasporti e senza luoghi di cura è destinato a un desolante avvenire», dice un pastore arrivato dalla Svizzera. Lo denuncia il fiume di bandiere (senza simboli politici) dei comitati in marcia per gli ospedali, o questo strano connubio di uomini di fede e laici che è la comunità valdese. L´apertura del Sinodo si sviluppa intorno alla crisi e alle sue mille facce, in osmosi tra dentro e fuori, tra il Tempio e la protesta. Fuori viene esposto uno striscione: «Valpellice meno tre, Valsusa più due», dove meno tre sta per ospedali, ferrovia e scuola, azzoppate dai tagli, e più due sta per Tav e Frejus, grandi opere di cui, secondo loro, si potrebbe fare a meno.

Le due strade
Dentro non si respira la stessa animosità, risuonano citazioni delle sacre scritture, altrettanto chiare, più esplicite ancora. «Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione», recita il vangelo di Matteo. E sono le parole che la pastora Maria Bonafede sceglie per tracciare la sua predicazione che apre la settimana del Sinodo.
La porta stretta, vista da qui, è l´uscita dalla crisi che investe mezzo mondo e anche l´Italia, e di cui «la vicenda degli ospedali è emblematica, visto che si vorrebbe costringere le persone a percorrere decine di chilometri per potersi curare al solo scopo di risparmiare». Ma soprattutto è il rifiuto di visioni semplificate e modelli già sperimentati e fallimentari.

L´egoismo
«Sarà ancora dura, questa crisi», dice Maria Bonafede. «Ancora un sacco di gente verrà stritolata anche se ogni due giorni qualcuno prova a farla passare come un fenomeno passeggero, quasi risolto, in via di soluzione. Invece è il risultato carico di conseguenze gravi e durature della via larga imboccata tanto tempo fa, del pensare solo a se stessi, dell´uso scriteriato e illimitato delle risorse, della terra, dell´acqua, della disattenzione sul terreno del lavoro e dei servizi alle persone».
Come uscirne? Dal popolo valdese arriva una risposta quasi politica: un muro eretto nei confronti delle parole d´ordine che inondano il dibattito pubblico italiano. Niente spazi «all´illusione del finale felice, della ripresa dietro l´angolo, della via larga e spaziosa». La via stretta predicata a Torre Pellice guarda altrove: «Siamo costretti a domandarci, personalmente e collettivamente, come uscirne, con quale speranza, con quali criteri, con quali parole nuove che sappiano reggere lo spavento nel quale siamo sprofondati». Le parole proveranno a trovarle questa settimana, nelle sessioni di lavoro, nelle discussioni e nei confronti pubblici - a cominciare da quello di stasera, su religioni e integrazione, con il ministro Cécile Kyenge, durante i quali la comunità valdese deciderà la propria traiettoria.

Fonte: La Stampa
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

D I C E M B R E

Versetto del mese:

«Manda gridi di gioia, rallègrati, figlia di Sion!
Perché ecco, io sto per venire e abiterò in mezzo a te»,
dice il Signore

(Zaccaria 2, 10)


Salmo della settimana: 71
Venerdì 31 Dicembre
I miei giorni sono nelle tue mani (Salmo 31,15)

Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo (Numeri 21, 7)
Abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio (Giuda 22)


Ci è stato donato un medico che è egli stesso la vita; Cristo, morto per noi, ha per noi ottenuto la salvezza. Invochiamo la tua bontà: continua a custodire anche in futuro i grandi e i piccoli, perché tu hai per noi pensieri di pace e non di male.

Ludwig Helmbold


Romani 8, 31b-39; Ecclesiaste 3, 1-15 ; Salmo 46; Matteo 13, 24-30


Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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