23 Novembre 2020
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TUTTO APPARTIENE A DIO! (DEUTERONOMIO 6,4-9)

09-08-2016 14:10 - TEMPO DELLO SPIRITO
Ascolta, Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l´unico Signore.
Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l´anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città. (Deuteronomio 6,4-9)


Questo testo è lo "Schemà Izrael", il testamento di Mosè al popolo ebraico prima di entrare nella terra promessa dopo quarant´anni di vita nel deserto.
Il testo afferma che il comandamento dell´amore è da conservare nel cuore, da avere sempre davanti agli occhi. È da imparare a memoria, da insegnare e da mettere in pratica.
È questa confessione di fede che caratterizza il popolo e lo tiene unito, perché Dio è uno, Dio è unico! Non esistono altre divinità. Non esistono cose nella natura divinizzate. Tutto appartiene a Dio!
Questo comandamento è da tenere nel cuore, da prendere a cuore, da avere nel cuore. Quando in francese si conosce qualcosa "par coeur", la si sa a memoria.
Forse oggi sono in voga altri metodi per insegnare, magari anche metodi ludici, imparare divertendosi. Si usa molto meno inculcare, forse solo le tabelline si imparano ancora a memoria. Eppure quante cose sentiamo ripetutamente?
Gli esperti della pubblicità televisiva dicono che per far entrare qualcosa nella mente delle persone ci vogliono sette messaggi uguali.
Tra i bambini si nota un fenomeno strano: alcune cose le apprendono subito (magari quelle che non dovrebbero), altre bisogna loro ripeterle tante volte.
Tu amerai il Signore, è la base della fede che non basta ripetere, perché bisogna tradurla in atto.
Tutto ciò che studiamo a scuola, o frequentando dei corsi di aggiornamento, ha un valore economico, si può magari quantificare con la promozione.
Si studia per diventare qualcuno, si prendono diplomi che danno diritto di esercitare un tipo di lavoro, un impiego particolare.
Mi domando: si può imparare, studiare, approfondire la fede? Non con criteri di utilità e di efficienza!
A che serve la fede? - È una domanda sbagliata!
Così si riduce la fede a semplice ruota di scorta, da usare in caso di emergenza o di bisogno. Imparare la fede, è imparare a credere, è scoprire che cosa sia scritto nel nostro cuore. Dio non è da definire, non è da provarne l´esistenza, non è da averne paura: è da amare! Imparare a credere è scoprire l´amore, l´amore di Dio:
per amarlo con tutto il cuore, con tutta l´anima e con tutta la forza.
Nel suo amore, Dio ha liberato il suo popolo dalla schiavitù d´Egitto. Nel suo amore, ci ha riscattati e liberati in Gesù Cristo, suo figlio morto in croce e risorto.
Gesù Cristo traduce questa confessione di fede in azione, in gesti, in parole. Ci invita ad amare Dio e il prossimo con il doppio comandamento di amore:
Amatevi gli uni gli altri!
Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. (Giovanni 3,16)
Amare Dio soltanto è la fede vissuta. A questo Gesù ci chiama, ci invita, ci parla del Regno di Dio, ci è vicino.
Ci chiama alla vita di perdono, di gioia, di pace nella vita di fede.
Se non è inculcato da piccolo, è Gesù Cristo che lo scrive nel nostro cuore.
La fede quindi non è riservata al tempo libero, non è la ruota di scorta, non è da usare solo in caso di necessità, come la cassetta del pronto soccorso,
ma è vita.
Perciò è da nutrire con il "pane di vita", la Parola di Dio, per essere vissuta in tutti i momenti della vita. Che questo rimanga scritto nel nostro cuore!

Fonte: Voce Evangelica
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Lunedì 23 Novembre

Così parla Colui che è l Alto, l eccelso, che abita l eternità, e che si chiama il Santo. «Io dimoro in luogo eccelso e santo, ma sto vicino a chi è oppresso e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli umili per ravvivare il cuore degli oppressi» (Isaia 57,15)
Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose (Marco 6,34)

Quando, nelle dimostrazioni che il mondo sa dare, vengono a mancare il conforto e l aiuto, in abbondanza viene in aiuto lui, il Creatore stesso, e inclina i suoi occhi paterni verso coloro che altrimenti non trovano riposo. Date al nostro Dio la gloria!
Johann Jakob Schutz

Ebrei 12, 18-25; II Pietro 2, 1-11




Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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