12 Dicembre 2019

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Storico affascinante, cittadino esemplare, testimone dell’Evangelo

11-03-2016 21:26 - News
Un ricordo di Domenico Maselli, scomparso il 4 marzo

Il 4 marzo Domenico Maselli è tornato alla casa del Padre: è morto, com’era vissuto, nella pienezza della fede evangelica e nella coerente accettazione del discepolato cristiano: questo orientamento, lo aveva ricevuto da ragazzo, in una di quelle «Chiese dei Fratelli» che abbondavano nel Piemonte orientale (e in quasi tutta Italia): membro dell’Assemblea dei Fratelli era anche suo padre, valoroso partigiano nelle brigate autonome.

Nell’assemblea locale, presto tutti si resero conto che questo ragazzino, pio commentatore delle Sacre Scritture, disponeva di una intelligenza superiore: perciò lo sostennero fraternamente, ma gli consigliarono di iscriversi presto all’Università (nel caso, di Pavia): Domenico accettò, vinse un concorso per una borsa di studio al Collegio universitario «Ghislieri», e cominciò a prendere una lunga sfilza di «30» agli esami. Ma il successo non sbiadì la sua fede, anzi la stimolò: non solo studiava la Storia: trovava anche il tempo (e l’energia) per predicare l’Evangelo ai suoi compagni; così, tutta l’Università di Pavia cominciò a chiamarlo «il protestante».

Questa definizione non lo danneggiò, anche perché egli non ricorreva mai a delle polemiche ingiustificate. Dopo aver passato brillantemente l’esame di laurea, Maselli decise però di allargare e approfondire le sue qualità di storico: vinse un’altra borsa di studio, ma questa volta a Napoli, nell’«Istituto per gli studi storici» che era stato fondato da Benedetto Croce; il soggiorno a Napoli fece dunque di Maselli uno storico di altissima qualità: per rendersene conto bastava ascoltare una delle sue conferenze o leggere uno dei suoi libri.

Ma Napoli non è stata decisiva per lui solo sul piano della ricerca storica: lo fu anche sul piano spirituale e (last but not least) sul piano dell’amore. Sul piano spirituale Domenico scoprì il profondo significato e valore della spiritualità evangelica meridionale (battista, pentecostale, avventista, ecc.). Alcune comunità indipendenti (il «rione Berlingieri», Avellino, Volla, Torre del Greco) autodefinitesi «chiese cristiane libere» chiesero a Domenico di far loro da pastore: egli accettò, anche perché era convinto che l’evangelizzazione fosse il compito più importante che il Signore aveva affidato alle chiese protestanti d’Italia (valdesi compresi...), e che questo incarico non poteva essere trascurato. Nel frattempo però Domenico si era innamorato di una simpatica napoletana, sorella di un pastore: la sposò e per anni visse con lei proprio a Napoli, la fascinosa «Partenope».

Intanto, egli aveva ricevuto una chiamata dall’Università di Firenze: molti amici (compreso Giorgio Spini) lo esortavano ad accettare questa proposta, che rendeva possibile non solo un serio lavoro storiografico, ma anche una presenza attiva nelle pieghe di quell’evangelismo italiano che egli voleva spingere all’evangelizzazione.

Maselli accettò e i suoi corsi universitari furono uno straordinario successo: aule piene, molte tesi di laurea, ecc. Naturalmente, viaggiava molto: sempre di notte, mai con il vagone-letto, ma sempre con grande freschezza. Egli venne infatti cooptato in numerosi gruppi di lavoro evangelico: primo fra tutti, il Consiglio della federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), dove Maselli si comportò da par suo, cioè da genio e (soprattutto) da profeta.

Ho avuto il privilegio di presiedere alcuni di questi comitati, e c’è un dettaglio che ricorderò anche in punto di morte: con pochi minuti di ritardo, Maselli arrivava (da Napoli o da Lucca) scortato da qualche studente; passava mezz’ora a valutare criticamente (ma efficacemente) le tesi di laurea, ascoltava ben bene anche i nostri discorsi e poi interveniva nel dibattito: io avevo la sensazione di essere travolto (anzi: conquistato) da una ondata di spiritualità e di intelligenza. Le parole erano sempre le stesse: dialogo, evangelizzazione, ma i riferimenti erano alla storia, e alle contraddizioni della società italiana: quella società in cui Domenico, eletto deputato proprio al momento della sconfitta delle sinistre italiane (1994) conduceva (con Valdo Spini) una singolare battaglia a favore della laicità dello Stato e di una futura legge sulla libertà religiosa, che venne abilmente boicottata dai conservatori. Ciò non impedì a Domenico di impegnarsi nelle chiese come «pastore locale» a Lucca come a Napoli.

Riforma ha pubblicato il 4 marzo un articolo in cui Domenico narra appassionatamente la storia delle comunità evangeliche di Firenze; l’11 marzo (pp. 1 e 12) la redazione ha riassunto gli aspetti più importanti della vita e del lavoro di Domenico. Una vita ispirata e benedetta: voglia il Signore donare alle nostre chiese (e all’Italia tanto bisognosa di evangelizzazione) dei servitori come lui.

Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Giovedì 12 Dicembre

Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di Dio e avvicinati per ascoltare (Ecclesiaste 5,1)
Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole (Matteo 6, 7)

Fa’ che la tua bocca sia in silenzio, allora parlerà il tuo cuore. Sia in silenzio il tuo cuore, allora parlerà Dio.
Dalla Chiesa Copta

II Corinzi 5, 1-10; Isaia 45, 18-25


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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