23 Febbraio 2020

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Storico affascinante, cittadino esemplare, testimone dell’Evangelo

11-03-2016 21:26 - News
Un ricordo di Domenico Maselli, scomparso il 4 marzo

Il 4 marzo Domenico Maselli è tornato alla casa del Padre: è morto, com’era vissuto, nella pienezza della fede evangelica e nella coerente accettazione del discepolato cristiano: questo orientamento, lo aveva ricevuto da ragazzo, in una di quelle «Chiese dei Fratelli» che abbondavano nel Piemonte orientale (e in quasi tutta Italia): membro dell’Assemblea dei Fratelli era anche suo padre, valoroso partigiano nelle brigate autonome.

Nell’assemblea locale, presto tutti si resero conto che questo ragazzino, pio commentatore delle Sacre Scritture, disponeva di una intelligenza superiore: perciò lo sostennero fraternamente, ma gli consigliarono di iscriversi presto all’Università (nel caso, di Pavia): Domenico accettò, vinse un concorso per una borsa di studio al Collegio universitario «Ghislieri», e cominciò a prendere una lunga sfilza di «30» agli esami. Ma il successo non sbiadì la sua fede, anzi la stimolò: non solo studiava la Storia: trovava anche il tempo (e l’energia) per predicare l’Evangelo ai suoi compagni; così, tutta l’Università di Pavia cominciò a chiamarlo «il protestante».

Questa definizione non lo danneggiò, anche perché egli non ricorreva mai a delle polemiche ingiustificate. Dopo aver passato brillantemente l’esame di laurea, Maselli decise però di allargare e approfondire le sue qualità di storico: vinse un’altra borsa di studio, ma questa volta a Napoli, nell’«Istituto per gli studi storici» che era stato fondato da Benedetto Croce; il soggiorno a Napoli fece dunque di Maselli uno storico di altissima qualità: per rendersene conto bastava ascoltare una delle sue conferenze o leggere uno dei suoi libri.

Ma Napoli non è stata decisiva per lui solo sul piano della ricerca storica: lo fu anche sul piano spirituale e (last but not least) sul piano dell’amore. Sul piano spirituale Domenico scoprì il profondo significato e valore della spiritualità evangelica meridionale (battista, pentecostale, avventista, ecc.). Alcune comunità indipendenti (il «rione Berlingieri», Avellino, Volla, Torre del Greco) autodefinitesi «chiese cristiane libere» chiesero a Domenico di far loro da pastore: egli accettò, anche perché era convinto che l’evangelizzazione fosse il compito più importante che il Signore aveva affidato alle chiese protestanti d’Italia (valdesi compresi...), e che questo incarico non poteva essere trascurato. Nel frattempo però Domenico si era innamorato di una simpatica napoletana, sorella di un pastore: la sposò e per anni visse con lei proprio a Napoli, la fascinosa «Partenope».

Intanto, egli aveva ricevuto una chiamata dall’Università di Firenze: molti amici (compreso Giorgio Spini) lo esortavano ad accettare questa proposta, che rendeva possibile non solo un serio lavoro storiografico, ma anche una presenza attiva nelle pieghe di quell’evangelismo italiano che egli voleva spingere all’evangelizzazione.

Maselli accettò e i suoi corsi universitari furono uno straordinario successo: aule piene, molte tesi di laurea, ecc. Naturalmente, viaggiava molto: sempre di notte, mai con il vagone-letto, ma sempre con grande freschezza. Egli venne infatti cooptato in numerosi gruppi di lavoro evangelico: primo fra tutti, il Consiglio della federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), dove Maselli si comportò da par suo, cioè da genio e (soprattutto) da profeta.

Ho avuto il privilegio di presiedere alcuni di questi comitati, e c’è un dettaglio che ricorderò anche in punto di morte: con pochi minuti di ritardo, Maselli arrivava (da Napoli o da Lucca) scortato da qualche studente; passava mezz’ora a valutare criticamente (ma efficacemente) le tesi di laurea, ascoltava ben bene anche i nostri discorsi e poi interveniva nel dibattito: io avevo la sensazione di essere travolto (anzi: conquistato) da una ondata di spiritualità e di intelligenza. Le parole erano sempre le stesse: dialogo, evangelizzazione, ma i riferimenti erano alla storia, e alle contraddizioni della società italiana: quella società in cui Domenico, eletto deputato proprio al momento della sconfitta delle sinistre italiane (1994) conduceva (con Valdo Spini) una singolare battaglia a favore della laicità dello Stato e di una futura legge sulla libertà religiosa, che venne abilmente boicottata dai conservatori. Ciò non impedì a Domenico di impegnarsi nelle chiese come «pastore locale» a Lucca come a Napoli.

Riforma ha pubblicato il 4 marzo un articolo in cui Domenico narra appassionatamente la storia delle comunità evangeliche di Firenze; l’11 marzo (pp. 1 e 12) la redazione ha riassunto gli aspetti più importanti della vita e del lavoro di Domenico. Una vita ispirata e benedetta: voglia il Signore donare alle nostre chiese (e all’Italia tanto bisognosa di evangelizzazione) dei servitori come lui.

Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

F E B B R A I O
Versetto del mese:
“Siete stati riscattati a caro prezzo; non diventate schiavi degli uomini”
(I Corinzi 7, 23)


Salmo della Settimana: 31

Domenica 23 Febbraio
"Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e saranno compiute riguardo al figlio dell’uomo tutte le cose scritte dai profeti” (Luca 18,31)

La sua comunità sarà stabilita davanti a me (Geremia 30,20)
E’ Cristo Gesù stesso la pietra angolare sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore (Efesini 2, 20-21)

Eterno Dio, portiamo il nome tuo, il tuo sigillo, il Figlio tuo, tua immagine che ci hai dato a esempio, noi apparteniamo a Te: Noi ti preghiamo affinché noi, da uomo a uomo, possiamo assomigliargli e che la nostra convivenza rispecchi la tua esistenza e la tua grazia, come lo ha fatto Lui, Gesù nostro fratello, a servizio di questo nostro mondo una volta e per sempre.
Huub Oosterhuis

Proverbi 1, 20-28; I Corinzi 13, 1-13


Questione di priorità
commento a: Matteo 6, 26
“Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro?”

Fra le parole di Gesù, questa è una fra quelle che preferisco. La delicatezza delle immagini, qui gli uccelli del cielo, poi saranno i gigli della campagna, insieme alla profondità del messaggio mi toccano nell’intimo. Nel contempo questa parola mi lascia perplesso: non è forse una scelta così radicale da non poter essere per tutti. Possiamo davvero immaginare di tornare ad uno stato di natura, rinunciando anche al tanto di buono che la civilizzazione ci ha dato? Non è un rinnegare noi stessi in quanto esseri che, innalzandosi oltre l’istinto, si organizzano per ovviare alla fame, al freddo e ai mille problemi che l’esistenza presenta? Una malattia banale, un infortunio da poco, evenienze cui oggi si pone facilmente rimedio, potevano anche solo cent’anni fa causare conseguenze irreparabili. Il buon tempo andato, spesso evocato e rimpianto nella calda o fresca comodità delle nostre case, non è tutto rose e fiori. Se poi si voglia motivare a partire da queste parole di Gesù la scelta di vivere da mendicanti, come avveniva nel Medioevo, andando ad elemosinare o a chiedere la questua, non è difficile ribattere che non si può mendicare, se tutti sono mendicanti. Non credo che sia questo che Gesù ci chiede. Quello che egli raccomanda è di evitare ansia e preoccupazioni morbose, che si risolvano nell’impulso ad accumulare oltre il ragionevole e oltre il lecito. Non solo non si può cercare un’autentica sicurezza nell’abbondanza di mezzi, non solo il possedere il superfluo di alcuni è spesso a scapito del possedere il necessario di molti, ma, come dice Gesù, Mammona e Dio non possono stare insieme. Si tratta di priorità: quando l’interesse materiale prevale, fino a soffocarle, sulle esigenze spirituali, esso diventa dannoso, anzi, mortale. L’esortazione, rivolta poco dopo da parte di Gesù ai discepoli, è a cercare come priorità il Regno e la giustizia di Dio. Nel riprendere, però l’esortazione del divino Maestro per rivolgerla agli altri, badiamo bene di non parlare con la pancia piena e ben coperti a chi ha fame e freddo, per non essere, piuttosto che testimoni credibili, campioni di falsità e ipocrisia. Amen.
Stanislao Calati


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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