14 Agosto 2018
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I VALDESI A LUCCA - Una breve storia per conoscere una feconda comunità cristiana lucchese

E’ ben nota la diffusione che ebbe il messaggio riformato a Lucca nel 500 e che ha la sua più completa descrizione nella monumentale opera di Simonetta Adorni Braccesi, “Una città infetta” edita da Olscki nel 1994.
Si può affermare che nei primi anni del seicento a Lucca fosse scomparsa ogni traccia protestante, a parte la persistenza sotterranea di rapporti tra gli emigrati per ragioni religiose e le famiglie rimaste a Lucca. In realtà continuò ad esistere fino all’ottocento inoltrato, il “Refuge Italieu à Génève” di cui gli oriundi lucchesi costituivano il nucleo più numeroso e a cui, tra l’altro, apparteneva quella Matilde Calandrini che opererà in Toscana, nel campo pedagogico, a partire dal 1830.
D’ altra parte, poco dopo la sua fondazione, nel 1804, La Società Biblica Britannica e Forestiera cercherà di diffondere la Bibbia in Italia, appoggiandosi alla base britannica esistente a Malta ed utilizzando, come emissario, un calabrese, Giuseppe Tartaro che, tra il 1818 ed il 1822, visitò molte città italiane come Napoli, Livorno,Milano e Trieste, finendo spesso in carcere e rifugiandosi poi a Lucca presso un suo amico molto favorevole alla diffusione delle Scritture, il prete Landucci che tentava di aprire scuole di mutuo insegnamento.
Lo stesso progetto fu accarezzato, negli anni trenta dell’ottocento, dal duca Carlo Ludovico, di cui sono note le amicizie con personaggi evangelici di Ginevra, Germania ed Inghilterra e che la nostra amica Francesca Pozzi ha dimostrato essere stato anglicano per alcuni anni dal 41 al 45, come testimoniano bozze di un testamento da lui lasciato. Del resto, Carlo Ludovico aveva autorizzato la nascita di una chiesa anglicana a Bagni di Lucca ed aveva esentato, nel 1844, il suo pastore dalla censura dei libri da lui ricevuti e che spesso erano opuscoli di propaganda evangelica o Bibbie, la cui diffusione era allora proibita.
Durante il periodo 1848-49 un noto predicatore protestante, Luigi De Sanctis, un ex prete allora residente a Malta, fu invitato a Livorno dal pastore scozzese Stewart e venne a Lucca in una villa di proprietà di uno scozzese, tale Henderson, dove predicò a 42 italiani.
Restaurato il regime granducale, vi furono alcuni processi contro inglesi residenti a Bagni di Lucca, rei di avere distribuito opuscoli protestanti ed una certa miss Cuningham, per simile reato fu incarcerata e poi espulsa dopo l’ intervento del governo inglese. Nel 1856 un J.P. Luquet tentò di aprire una scuola in lucchesia, ma non ne ebbe il permesso e lo troveremo poi come pastore evangelico, prima ad Arcola e poi a Carrara.
Dopo l’annessione della Toscana al Regno d’Italia, nel 1862-63 la Facoltà Teologica Valdese di Firenze mandò un gruppo di studenti nel tentativo di aprire una chiesa evangelica, ma vennero accolti con una ostilità molto accentuata anche se non si ebbero fatti di violenza. Fu necessario affittare, in un solo anno, quattro diversi locali, finché nel marzo 1864 fu comprata una stalla in via S. Pellegrino n. 766 ed in seguito i due appartamenti sovrastanti, di proprietà di due diverse persone, un a delle quali, tale Kaprets, era un evangelico proveniente dal cantone dei Grigioni. Sappiamo che il locale fu comprato grazie ad un aiuto della Chiesa Libera di Scoziascozia e che fu molto difficile ottenere il permesso, ma finalmente, nel novembre, il pastore Matteo Prochet potè presiedere un culto in cui predicò sul testo di II Corinzi 3, 17: “Ora il Signore è lo Spirito e dove è lo Spirito del Signore, quivi è libertà”.
• Gli inizi della Comunità
Oltre alla letteratura evangelica in generale, è necessario citare qui l’unica opera specifica esistente che è il saggio di Paola Frateschi, “Evangelismo Valdese in Lucchesia” in “Rivista e di archeologia, storia, costume” anno XI, n. 2 pp. 23-34, che è un estratto della sua tesi di laurea discussa a Firenze con il prof. Giorgio Spini e me stesso.
La comunità era formata da qualche lucchese e da alcuni svizzeri, di solito del Canton Grigioni, che esercitavano il mestiere di droghiere o pasticciere a Lucca. Le principali famiglie erano Capretz, Iuon, Luzzi, Pult. Tra gli italiani si ricorda un Michele Micheloni, di professione orologiaio, e un Lazzaro Biagi che abitava al secondo piano dello stabile dove era il tempio.
Il primo pastore di Lucca fu il presidente del Comitato d’Evangelizzazione della Chiesa Valdese, Matteo Prochet (1864-1865), seguito dal giovane G. Daniele Reavel (1865-1867); ma fu molto importante il pastorato di Augusto Meille (1867-1869) che, pur risiedendo a Pisa, valorizzò molto la comunità lucchese.
In primo luogo aprì, a fianco della scuola domenicale per i bimbi delle famiglie evangeliche, una scuola elementare diurna in cui potevano essere accolti bambini cattolici ed evangelici in un’Italia dove la maggioranza della popolazione era analfabeta. La scuola fu aperta il 6 gennaio 1868 con 8 bambini svizzeri ed 8 italiani, curati da una giovane insegnante, Margherita Bianchi che concordava il programma didattico con la scuola evangelica di Livorno, molto più frequentata. La scuola continuò ad esistere fino al 1894, ma rimase sempre limitata a pochi alunni, nonostante l’aumento del numero dei membri di chiesa.
In secondo luogo, il Meille riuscì a risolvere un problema che nell’ottocento costituiva una difficoltà per le comunità evangeliche. Dal momento che i cimiteri, allora gestiti dal clero, non accoglievano eretici in terra consacrata, gli evangelici non sapevano dove seppellire i propri defunti. Il Meille ottenne, dal Comune, una zona fuori dal cimitero, che ancora oggi costituisce la zona evangelica del cimitero.
L’iniziativa del pastore Meille, che fece più clamore fu, però, l’avere invitato a Lucca per delle conferenze, due importanti personaggi del protestantesimo italiano dell’ottocento: il già citato Luigi De Sanctis, allora direttore del periodico valdese “L’Eco della Verità” e Alessandro Gavazzi, già cappellano di Garibaldi, noto per la sua facondia e per la violenta polemica anticlericale. Mentre De Sanctis si rivelò un oratore dal tono pacato e convincente, il Gavazzi con la sua vis polemica raggiunse toni molto pesanti tanto da provocare una serie di controversie tra i giornali, l’ “Eco della Verità” e l’ “Unità Cattolica”, così che la seconda conferenza, già fissata per il mese successivo, non si poté svolgere per la presenza di un folto gruppo di provocatori cattolici.
Un nuovo periodo di forte attività della Chiesa si ebbe durante il pastorato di Mardocheo De Vita che corrispose, in Italia, al passaggio dalla Destra alla Sinistra Storica (1874-1882).
Il De Vita promosse, fin dall’inizio della sua attività pastorale, molte campagne di evangelizzazione basate soprattutto sulla distribuzione di Bibbie e Nuovi Testamenti e finanziate dai lucchesi di Ginevra. Questi seguivano con interesse l’attività della Chiesa, indirizzata più al’annuncio della salvezza che a fare una polemica destinata ad essere sterile. Tra l’altro, nel 1878 si trasferì a Lucca, come consigliere della Corte d’Appello, una notevole personalità evangelica, Vincenzo Albarella d’Afflitto. Si trattava di un giudice napoletano, fuggito dalla città dopo il 1848 per aver partecipato ai moti rivoluzionari. Da esule in Piemonte, si era convertito alla fede evangelica ed aveva diretto giornali evangelici come la “Luce Evangelica” e “La Coscienza”. Dopo l’unità d’Italia, tornato a Napoli per un breve periodo, aveva fondato lì una Chiesa Libera e la prima associazione di mutuo soccorso operaio nell’Italia Meridionale. Fu poi nominato giudice a Parma, dove aveva collaborato con la chiesa metodista. A Lucca egli partecipò con entusiasmo e con tutta la sua famiglia, alla vita della comunità, organizzando un coro ed offrendo serate musicali in casa sua. La sua figura attirò l’ambiente democratico della città, aumentando il numero degli uditori. Si ebbe così un incremento della comunità che poté fruire di una serena, ma vivace presenza nella città.
Nel 1880 Lucca aveva 50 membri comunicanti, 11 catecumeni, 9 scolari nelle scuola diurna. Nell’81 morì l’Albarella e nell’82 cambiò il pastore, ma la linea della comunità non cambiò, anche se diminuì molto il numero dei simpatizzanti, mentre si conservò quello dei membri di chiesa.
Nel 1879 iniziò l’opera di evangelizzazione a Barga con la conversione dell’ottantenne Giovanni Gasperi e di suo figlio. Si creò un gruppo abbastanza numeroso che diffuse l’ Evangelo anche nelle zone limitrofe. Quando nella frazione di Tiglio scoppiò una lite tra i paesani ed il parroco, gli evangelici di Barga convinsero il pastore Gesan a recarsi in quella località ed a portare una parola di pace. La testimonianza evangelica si diffuse così nella zona tanto che nel 1881 sembrava che si potesse creare una biblioteca ove tenere riunioni di culto ed un deposito di Bibbie per diffondere l’Evangelo in Garfagnana; ma ben presto, specie a causa dell’emigrazione, il gruppo si disperse.
Frattanto la Chiesa di Lucca continuava la sua vita con pastori residenti a Pisa. Il nucleo dei membri comunicanti rimase fedele, ma diminuirono molto i simpatizzanti. Nella chiesa di Lucca aveva avuto la sua formazione spirituale il giovane Giovanni Luzzi, che era nato nei Grigioni, Egli si iscrisse alla Facoltà Valdese di Teologia ove, però, incontrò qualche difficoltà; allora si impegnò come collaboratore dell’Istituto Professionale Evangelico creato dal Prof. Comandi e dal grande pastore valdese Paolo Geymonat, pioniere dell’evangelizzazione in Italia. Il giovane Luzzi portò poi a termine i suoi studi teologici coltivando un interesse particolare per le lingue bibliche, tanto che realizzò una nuova traduzione della Scrittura, destinata a sostituire, tra le comunità evangeliche, la Bibbia del Diodati, scritta nell’italiano del seicento e che non poteva tener conto delle ultime acquisizioni sui testi biblici. Egli aveva uno spirito molto aperto e, con il pastore Ugo Ianni, fu uno dei fondatori del movimento pancristiano, precursore del moderno ecumenismo. Aveva rapporti fraterni con il cardinale di Pisa Maffi,e, in piena guerra mondiale, fece distribuire il Nuovo Testamento nelle trincee, con il tacito assenso del papa Benedetto XV.
A Lucca, intanto, era stato nominato, finalmente, un pastore residente in città, Giovanni Rochat, proveniente da Firenze dove era stato collega di Luzzi, sia nell’Istituto Professionale Evangelico, che come assistente del pastore Geymonat. Il suo pastorato fu caratterizzato da una notevole attività culturale e sociale.. Tenne parecchie conferenze nella sala dei concerti dell’Istituto Pacini; in particolare ebbe notevole successo di pubblico quella dedicata al socialismo. Dedicò molti sforzi alla lotta contro la bestemmia e contro il lavoro domenicale. Curò anche alcuni particolari formali come l’uso della toga pastorale durante i culti e la sistemazione di una croce in marmo sulla facciata del tempio. Il suo pastorato a Lucca durò cinque anni ed ebbe notevoli risultati. Alla sua partenza la comunità aveva 37 membri di cui 27 residenti nella città o nella immediata periferia.
Sia sotto la guida del Rochat che dei pastori che lo seguirono, negli ultimi anni del secolo la comunità si impegnò in un’opera di evangelizzazione cui partecipò attivamente un certo Naldi, convertitosi in America che aveva portato nella nostra città una nuova sensibilità spirituale che dava una spinta ulteriore ad una testimonianza incisiva.
A cavallo tra i due secoli (1898-1902) fu pastore di Lucca Giuseppe Silva, ex frate cappuccino ed eloquente predicatore di cui abbiamo tracce in articoli polemici dell’ “Esare” (il Serchio), giornale cattolico del tempo.
Nel 1901 la chiesa contava 56 membri comunicanti, 18 allievi della scuola domenicale e 9 catecumeni.
Dopo la prima guerra mondiale la vita della chiesa continuò senza più grandi slanci e rimase sempre legata a Pisa dove risiedevano i pastori. Tra questi citeremo Arturo Muston (1926-27) che era stato l’ultimo presidente del Comitato di Evangelizzazione. Suo figlio, Aldo Muston fu un membro stimato della comunità, ed apprezzato .professore di lettere all’Istituto Magistrale Paladini. Noto antifascista, fu arrestato e seppe reagire con molta dignità. Scarcerato, partecipò al comitato di liberazione nazionale e fu Provveditore agli Studi nell’immediato dopoguerra.
A Barga, intanto, negli ultimi anni dell’ottocento si era ricostituita una nuova comunità dovuta al ritorno in patria di un gruppo di emigrati nel Regno Unito e quivi convertiti al protestantesimo. Ne facevano parte alcune famiglie tra cui distinguiamo i Marchi ed i Gonnella. Un Giuseppe Gonnella che aveva sposato una scozzese, fu il principale diffusore del protestantesimo nella zona. Nel 1901 vi erano già 11 membri comunicanti, 9 allievi della scuola domenicale e 2 catecumeni.
Mentre la chiesa di Lucca continuava a vivere la sua vita dignitosa ma senza gli entusiasmi ottocenteschi, nonostante gli sforzi dei pastori di Pisa, nelle zone attorno a Barga cresceva la comunità che aveva uno dei gruppi più importanti nel villaggio del Renaio a 1000 m di altezza ed in altri piccoli centri del comune di Barga e di quello di Coreglia, oltre che in altri comuni limitrofi come Castelnuovo e Bagni di Lucca.
La chiesa che si riuniva nelle case accoglieva con gioia i pastori provenienti da Pisa, organizzava agapi molto frequentate e veniva considerata come un’oasi montana del protestantesimo toscano.
Dal luglio 1944 alll’aprile 1945, il fronte passava proprio per Renaio ed un giovane Marchi perse la vita combattendo contro i tedeschi. Poi, dopo la fine delle guerra, cominciò la dissolvenza della comunità, nonostante le testimonianza tenace di alcuni fratelli tra cui ricorderò, in particolare, Enrico Marchi, gestore di un bar-ristorante a Renaio e molto noto nella zona.
Un tentativo, fatto negli ultimi anni, di aprire un piccolo locale di culto, si rivelava tardivo. Purtroppo la zona ha risentito molto della mancanza di un pastore residente e di un tempio. Sentiamo la responsabilità per questa situazione, anche se vi è ancora una sorella della vecchia comunità e il Signore ci ha dato ildono di due nuovi, preziosi fratelli, provenienti da quelle zone.
• La chiesa valdese di Lucca dopo il Concilio Vaticano II
Il Concilio Vaticano II faceva giungere i suoi effetti in Lucchesia fin dagli anni 60 con l’indimenticato Enrico Bartoletti e dal 1973 al 1990 con Ggiuliano Agresti, molto impegnato nella realizzazione dei deliberati del Concilio e nell’ecumenismo, tanto da essere per lunghi anni presidente della Commissione per l’ecumenismo della CEI.
Immediatamente la Chiesa Valdese, con i suoi pastori, cominciò ad aprirsi al dialogo. La sorella Milena Ciafrei offrì alla Chiesa di San Paolino il suo servizio di organista e direttrice del coro ed il pastore Colucci partecipò a studi biblici con i parroci di San Paolinoi ed in particolare con Don Sirio Valoriani. Pur ridotta a pochi membri, la chiesa valdese organizzò studi biblici ben frequentati da esterni e partecipò alla settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Le sorelle Ciafrei, che avevano operato a fianco dei partigiani, furono apprezzate insegnanti, rispettivamente di musica e di lettere, nelle scuole medie. A loro si affiancava l’azione silenziosa, ma non meno costruttiva di Enrica Bernardini che aveva aderito alla chiesa nel 1945 e che, ancora oggi, decana della comunità, è molto apprezzata per la sua apertura verso tutti, per la sua dolcezza e per un’intelligenza non comune. Le tre sorelle, appena citate, pur essendovi qualche altro membro, rimasero di fatto le uniche frequentatrici abituali, fermamente convinte che la chiesa non andava chiusa.
Nel settembre del 1980 cominciava un nuovo periodo nella storia di questa chiesa ultracentenaria. La Tavola Valdese approfittava del mio trasferimento a Lucca per incaricarmi della cura della chiesa avviando così l’ultimo periodo fino ad oggi.
Fin dall’inizio si cercò di seguire quattro direttrici; la prima fu l’evangelizzazione intesa non come proselitismo, ma come annuncio della buona notizia della liberazione di Gesù. La presenza di insegnanti evangeliche, cui si aggiunse mia moglie, permisero un contatto diretto con insegnanti ed allievi di scuole medie e superiori ed, in genere con persone del ceto medio, oltre, naturalmente i miei studenti lucchesi all’Università di Firenze. Fu presto possibile avere riunioni di studio biblico molto frequentate cui partecipavano anche anziani professori ed alcune suore. Assieme all’attività di studio biblico si cercò di aprire l’ambiente lucchese alla conoscenza della cultura protestante attraverso conferenze del pastore locale e di alcune personalità del mondo evangelico come gli storici Giovanni Goannet e Giorgio Sspioni, i pastori Giuseppe Platone, Luciano Deodato, i teologi Paolo Ricca, Sergio Rostagno, Daniele Garrone, il futuro moderatore Gianni GTenre, il giurista Giorgio Peyrot. Per molti anni vi fu una conferenza al mese.
La seconda direttrice fu l’ecumenismo, favorito dalla personalità del Vescovo Agresti e dall’apertura del responsabile per l’ecumenismo, don Piero Raffaelli. Fu possibile una intensa collaborazione sia nella settimana per l’unità dei cristiani che nella preparazione alla Pentecoste. Da una parte fu distribuito ai cattolici il commento di Lutero al Magnificat, dall’altra furono fatte collette per l’opera missionaria ed anche per l’Istituto Evangelico “Il Gignoro” di Firenze. Don Raffaelli ed il predicatore evangelico Franco Bono collaborarono intensamente per dotare gli alberghi di Lucca di Sacre Scritture. Si studiò la storia della Riforma a Lucca nel ‘500. Particolare intensità ebbe la collaborazione tra la chiesa valdese e la parrocchia di San Paolino sotto la guida di Sirio Valoriani, e di Giuseppe Andreozzi. Durante le missioni dei due preti in Brasile vi fu uno scambio di preghiere e di doni. Particolare valore assunse il dono al Vescovo Agresti della Bibbia Diodati. Intensa e continua fu anche la collaborazione e l’unità con la Chiesa Pentecostale di Altopascio con studi biblici in comune e che divenne anche collaborazione fattiva per l’opera svolta dalla chiesa di Altopascio a favore dei bambini ed adolescenti di Cernobyl. Nel corso degli anni si sono aggiunte altre chiese evangeliche con cui abbiamo rapporti fraterni.
La terza direttrice operativa è stata la prosecuzione della lotta per la laicità dello Stato, la libertà religiosa ed i diritti civili, con alcuni interventi, nel tempo, di persone esperte nei diversi settori, come Sergio Rostagno sulla bioetica, Peppino Englaro sulle direttive di fine vita, ecc. Dal giugno 2011 abbiamo aperto, come in altre chiese valdesi, uno sportello per il testamento biologico.
La quarta direttrice è stata l’accoglienza di comitive evangeliche in visita in Toscana con agapi in comune, o anche l’accoglienza di stranieri evangelici in passaggio a Lucca o immigrati per lavoro. Particolare importanza per la vita della comunità ha avuto l’abituale soggiorno estivo dell’ex ambasciatore olandese Eduardo Kortal Altes e signora che sono stati parte integrante della nostra chiesa e che hanno dedicato la vita alla battaglia per la pace, rinunciando, per questo, ad una grande carriera diplomatica.
Interessante fu anche la partecipazione agli studi biblici di un dottore ebreo, Sciloni, che portò un forte contributo alla comìnoscenza del primo testamento e che, dopo la mia improvvisa e non premeditata elezione alla Camera, continuò a collaborare agli studi biblici, spesso sostituendomi. La parentesi politica non causò nessuna assenza nel servizio domenicale ed ebbe il carattere di un servizio alla città-
La prontezza con cui le fondazioni bancarie lucchesi hanno aiutato i lavori per lo stabile ha mostrato come la chiesa evangelica Valdese di Lucca si sia era inserita nel tessuto della città.
Negli ultimi anni, mentre la collaborazione ecumenica è ancora aumentata grazie agli ultimi due vescovi ed al delegato per l’ecumenismo, don Mauro Lucchesi, ed anche con altre parrocchie, tra cui Sant’Anna, è diminuita molto l’affluenza agli studi biblici ed anche alle conferenze e si puo’ò pensare che la città si sia allontanata per colpa di una crisi che, prima che economica e politica, è morale ed è necessario che tutti i cristiani riprendano una autentica evangelizzazione, anche se è difficile individuare i mezzi che si dovranno e potranno usare.
Dopo avere ospitato una chiesa evangelica filippina per oltre cinque anni ed una apostolica, vediamo degli immigrati tornare alle loro case ed altri avere pochissimo tempo per una vita comunitaria. Tuttavia la chiesa è forse oggi più unita che nel passato.
Non abbiamo dimenticato i legami con i lucchesi di Ginevra anche se non abbiamo potuto realizzare il sogno cullato con il Vescovo Agresti, di un centro ecumenico Lucca-Ginevra, ma abbiamo partecipato alle varie attività legate alla cittadinanza conferita dal sindaco Lazzarini ad un Turrettini e ad un Micheli, ed ho avuto con don Piero Raffaelli, il piacere di celebrare il matrimonio del più giovane Turrettini. Quest’anno abbiamo ricevuto la visita dell’Associazione del Museo della Riforma di Ginevra. E’ stato un incontro fraterno ed affettuoso cui ha fatto seguito anche un rapporto epistolare ed un invito al Museo di Ginevra.
Prima di concludere, devo ringraziare il Signore per avermi dato tanti validi collaboratori. Alcuni ci hanno preceduto nel riposo con il Signore ed in particolare ricorderò i già citati Franco Bono ed Erina Ciafrei , ma l’attuale chiesa è costituita da un piccolo nucleo molto unito in cui ognuno ha il suo posto e la sua funzione. Sono rappresentate tutte le età e tutti gli strati sociali; è una comunità di diaspora perché costituita da persone provenienti da diverse località della lucchesia e non solo.
Desideriamo ricordare che la generosità delle Fondazioni della Banca del Monte, della Cassa di Risparmio e del Monte dei Paschi di Siena ci hanno permesso di mettere in sicurezza la sede, rinforzando la scala, mettendo un montacarichi, un adeguato riscaldamento ed il restauro della facciata. Questo ringraziamento si estende agli architetti Avanzinelli e Vecci.
Il periodo che attraversiamo appare molto oscuro per il tipo di crisi cui abbiamo fatto cenno prima. Riteniamo, pertanto, di dover partecipare con forza alla settimana di evangelizzazione indetta per maggio dalla Tavola Valdese, sapendo che solo un rinnovamento spirituale può salvare il nostro popolo, conviti che su questa strada potremo contare sulla vicinanza degli altri cristiani e degli uomini di buona volontà, convinti, come 150 anni fa, che “dove è lo Spirito del Signore, quivi è libertà” e se Cristo ci fa liberi, saremo veramente liberi.
Un pò di storia
Il Passato

I POVERI DI LIONE
I valdesi prendono nome da un mercante lionese di nome Valdo che intorno all´anno 1170 vendette i suoi beni e si mise a predicare l´Evangelo ai suoi concittadini con l´ideale di rinnovare la chiesa: la gerarchia cattolica reagì invece in modo critico e lo scomunicò. Più tardi Francesco d´Assisi visse la stessa esperienza, ma la Curia lo mantenne nell´ambito della Chiesa. I « poveri di Lione », cioè i seguaci di Valdo, proseguirono la loro predicazione malgrado la scomunica formando piccole comunità costrette, a motivo della repressione, a condurre una esistenza clandestina. La loro fede si ispirava al Sermone sul Monte e sulle sue esigenze fondamentali: rifiuto della violenza, del giuramento, dei compromessi della chiesa col potere politico. Malgrado le violente persecuzioni e l´opera spietata dell´inquisizione, i valdesi mantennero viva la loro presenza di fede in tutto il Medio Evo. Le zone in cui si impiantarono con maggior consistenza furono le Alpi Cozie, la Provenza, la Calabria e la Germania meridionale. I loro predicatori itineranti erano detti « barba » (in dialetto « zio ») da cui « barbetti », appellativo con cui vennero comunemente designati sino in tempi recenti i valdesi stessi.
PROTESTANTI
Quando sorse in Europa la Riforma protestante di Lutero, i valdesi vi aderirono nel 1532, organizzandosi in comunità alternative a quella di Roma, con locali per il culto e la celebrazione dei sacramenti, e predicatori.
La presenza protestante toccò molte altre città del Piemonte e d´Italia in quel periodo e soltanto ad opera della Controriforma il cattolicesimo mantenne il suo predominio assoluto.
Per 150 anni (dal 1550 al 1700) le valli valdesi furono un avamposto del protestantesimo europeo e perciò sottoposte ad attacchi da parte del governo sabaudo deciso a riconquistarle alla fede cattolica.
Uno dei più tristemente famosi nel 1655, conosciuto come le « Pasque Piemontesi », sollevò l´indignata protesta del mondo europeo e l´intervento dell´inghilterra di Cromwell. Ad organizzare la guerriglia valdese fu il contadino Giosué Gianavello.
Nel 1686, quando Luigi XIV re di Francia vietò ai protestanti la professione della loro religione, anche le chiese valdesi del Piemonte furono distrutte e solo poche migliaia di superstiti si salvarono in Svizzera. Rientrati dopo 3 anni con una memorabile marcia conosciuta come il « Glorioso Rimpatrio » dovettero ancora affrontare decenni di emarginazione nel loro « ghetto » alpino.
EVANGELIZZAZIONE
I loro diritti civili e politici vennero riconosciuti dall´editto promulgato da Carlo Alberto il 17 febbraio 1848 (in ricordo del quale i valdesi festeggiano a tutt´oggi quella data) ma non la libertà religiosa: la religione cattolica restava religione dello Stato. Né la chiesa cattolica né la società italiana erano pronte ad accogliere l´idea della separazione fra Stato e Chiesa ed il principio della libertà di coscienza.
Alla difesa di questi diritti i valdesi si impegnarono attivamente convinti delle loro importanza per il rinnovamento civile e politico del paese.
A questo impegno nel Risorgimento ed in tutte le battaglie ideali che si sono combattute per rendere la società più moderna e democratica i valdesi hanno partecipato attivamente. Parlando di « evangelizzazione » non hanno inteso fondare una nuova setta ma, come Valdo, rendere attuale il messaggio dell´evangelo: diffondendo la Bibbia, stimolando la riflessione teologica per un rinnovamento della fede cristiana.
L´opera di testimonianza non fu effettuata unicamente a livello di predicazione con l´apertura di una sala di conferenze, di locali di culti, ma si espresse anche nei campo dell´assistenza e con particolare impegno in quello dell´educazione. Una diffusa rete di scuole elementari venne creata e si può dire che ogni comunità evangelica ebbe una sede scolastica; il maestro insieme al venditore di bibbie fu il personaggio tipico dell´evangelismo italiano. Ed accanto alle scuole, convitti, orfanotrofi, scuole di artigianato. Altrettanto intenso fu l´impegno nel campo sanitario ed assistenziale con fondazione di ospedali, ricoveri per anziani, asili.
Questa attiva presenza e l´emigrazione ha condotto nel corso degli ultimi decenni, alla formazione di comunità valdesi in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia. I valdesi emigrati all´estero si sono integrati invece nelle chiese protestanti dei paesi dove si stabilivano; con la sola eccezione dell´Uruguay ed Argentina dove hanno mantenuto una propria organizzazione. In un primo tempo fecero parte integrante della Chiesa valdese italiana. Nel dopoguerra si sono costituite in area autonoma mantenendo però l´unità operativa con l´area italiana.

Il Presente
CHIESA DEMOCRATICA

In Italia sono oggi presenti circa 30.000 (la metà dei quali nelle valli valdesi in Piemonte) che si richiamano alla tradizione valdese. Dal 1979 le Chiese valdesi e quelle metodiste hanno stretto un patto di unione procedendo ad una integrazione operativa che si realizza nel sinodo unito. La cura pastorale è affidata a un centinaio di pastori teologi preparati presso la facoltà di teologia a Roma.
Nella predicazione sono impegnati anche predicatori locali. I diaconi sono in numero di 25. Si avvale per il lavoro culturale di centri giovanili e di formazione, fra cui quello di Agape, noto a livello internazionale, numerosi centri di cultura, il settimanale « La Luce-Eco delle Valli Valdesi » una rivista teologica « Protestantesimo », una di carattere storico edita dalla Società di Studi Valdesi e la casa editrice Claudiana con sede a Torino.
L´organizzazione delle chiese valdesi è di tipo presbiteriano sinodale non episcopale. Ogni chiesa è cioè retta dall´assemblea dei suoi membri; alla assemblea generale, detta « Sinodo » partecipano i rappresentanti delle assemblee locali, I Consigli direttivi a tutti i livelli sono composti da pastori e laici.
A queste attività propriamente ecclesiastiche sì aggiungono quelle assistenziali che costituiscono tuttora un aspetto considerevole dell´impegno evangelistico: i 5 ospedali di cui 2 (Genova e Napoli) in collaborazione con altre chiese evangeliche, 9 case per anziani, 3 opere per giovani, nel campo dell´ìstruzione il Liceo sperimentale a Torre Pellice, il complesso scolastico la Noce a Palermo, le scuole elementari a Riesi, sono poca cosa in sé ma considerevoli rapportate all´esigua entità dei fedeli stessi.
SOLO L´EVANGELO
I valdesi sono cristiani appartenenti alle chiese riformate, sorte cioè con la riforma protestante, il loro principio fondamentale è vivere la fede cristiana attenendosi al solo Evangelo. Essi considerano perciò che a costituire il fondamento della religione cristiana, è soltanto la Sacra Scrittura e che soltanto per grazia di Dio e per merito di Cristo ci è data la salvezza e l´essere figli di Dio è dono che riceviamo solo per fede e non premio delle nostre opere.
La vita cristiana ha senso, dicono gli evangelici, perché è vissuta come un impegno responsabile dei singoli credenti. La chiesa non è una organizzazione clericale ma una comunità di fratelli, non ha perciò da dare direttive specifiche concernenti le scelte politiche, l´etica sessuale, l´organizzazione sociale.
L´impegno fattivo dei valdesi in organismi quali Croce rossa, Amnesty International, il movimento della Riconciliazione, il Federalismo europeo è diretta conseguenza di questa visione della vita cristiana come impegno di fede personale e responsabile, restando fermo il principio che la regola di comportamento cristiano è l´evangelo.
Anche per i valdesi la figura del sacerdote non ha più ragion d´essere perché Gesù ha compiuto con la sua morte in croce l´unico sacrificio possibile, il credente non ha dunque bisogno di mediazione umana né per ricevere il perdono divino né per ottenere grazia. I pastori hanno un ruolo importante nella vita della comunità come guide nella riflessione biblica e nella predicazione, ma non sono distinti dai credenti, ne consegue che hanno famiglia e che le donne possono accedere al pastorato.
L´ecumenismo è sempre stato rilevante nella vita delle chiese valdesi. Intense sono sempre state le relazioni con le chiese protestanti; le chiese valdesi sono membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese e della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, che oggi rappresenta l´evangelismo italiano ed è responsabile delle emissioni alla radio e alla TV.
I rapporti con la Chiesa cattolica romana si sono fatti più liberi e rispettosi dopo il Vaticano II, da quando cioè si è fatta strada l´idea di un pluralismo religioso.
Il Sinodo valdese ha incoraggiato le attività ecumeniche privilegiando però gli incontri a livello di comunità locali rispetto a manifestazioni liturgiche e chiedendo che venissero tenuti sempre presenti nei dibattiti i problemi teologici. La fedeltà all´evangelo è più importante dell´unità e l´ecumenismo non può essere un generico e sentimentale accostamento di credenti senza porre i problemi della fede oggi.
Le chiese valdesi hanno da sempre sostenuto la netta separazione delle chiese dallo Stato rifiutando ogni tipo di Concordato e giudicando criticamente l´esistenza di un partito politico confessionale; l´Intesa che hanno stipulato con lo Stato nel 1984 (divenuta legge n. 449) definisce i rapporti reciproci senza sancire però alcun privilegio per la chiesa.

Le Valli Valdesi della Toscana
Fu Giorgio Spini che iniziò a chiamarle ´Le Valli Valdesi della Toscana´, come le ben più grandi, sia per estensione che per popolazione, valli piemontesi.
Il professor Spini vi trovò rifugio nel periodo della guerra, e successivamente, nel dopoguerra, furono molti i suoi soggiorni estivi col figlio Valdo e tutta la sua famiglia.
Renaio, Tiglio e Piastroso sono oggi rispettivamente le frazioni montane dei comuni di Barga e Coreglia Antelminelli, divise dai torrenti Ania, Loppora e Corsonna dall´altro lato. Erano i centri più importanti dove vivevano molte famiglie valdesi.
La presenza documentata lungo queste valli risale al 1879. In quell´anno alcune famiglie, soprattutto di figurinai di origine lucchese, di ritorno dalla Francia decisero di stabilirsi su queste montagne.
A seguire anche altre famiglie di emigranti di ritorno dal Regno Unito, in particolar modo dalle miniere del Galles, si stabilirono fra queste montagne.
In entrambi i casi tutti questi nuclei familiari erano entrati in contatto con la realtà protestante di quelle terre e decisero di seguirne le orme anche una volta giunti a casa propria.
Tutta la montagna alle spalle di Barga contava decine e decine di famiglie appartenenti alla Chiesa Evangelica Valdese. Nei primi anni del ´900 i suoi esponenti appartenevano ad un ristretto nucleo medio-borghese, fatto di piccoli commercianti ed intellettuali, che si ritrovavano in località Il Fondamento, presso l´abitazione messa a disposizione della Sig.ra Diversi. Il massimo splendore della comunità valdese risale al periodo fra le due guerre mondiali, dove si arrivò a contare qualche centinaio di praticanti. Ecco alcune frazioni col numero dei fedeli valdesi (fonte: Archivio Storico Valdese di Torre Pellice, Torino) Renaio: 7 (qui si trova anche il cimitero). Attoia: 17 Piazzana: 14 Piereta: 6. Bebbio: 4
Nonostante ciò non fu mai aperta una vera e propria chiesa dove i fedeli potessero andare a seguire il culto, e mai fu affidato alla comunità di Barga un pastore che rimanesse in maniera stabile.
I fedeli si ritrovavano in abitazioni messe a disposizione da privati cittadini, ed il pastore giungeva da Lucca, Pisa o Livorno, città in cui si trovavano le Chiese Valdesi più vicine.
Nel dopoguerra tutta la comunità protestante pagò per il generale spopolamento delle zone di montagna. Piano piano la locale comunità valdese si assottigliò sempre più a causa dell´emigrazione da un lato, e a causa dei matrimoni misti dall´altro.
Nonostante ciò due centri rimasero importanti per i valdesi della zona e non solo. A Renaio il ristorante di Enrico Marchi, detto il Mostrico, che univa la militanza comunista alla fede protestante, ed a Piastroso il ristorante Santi. Furono loro che iniziarono a raccogliere quello che rimaneva dell´esperienza valdese nelle valli, e a fungere da importanti e frequentati luoghi di ritrovo.
La montagna nel corso dei secoli è diventata come una sorta di sinonimo per la Chiesa Valdese. La ragione di ciò me la spiega il Professor Domenico Maselli, pastore della Chiesa Evangelica Valdese di Lucca e figura di riferimento della comunità della zona. ´Il motivo di tale diffusione nelle zone montuose - sostiene Maselli - è dovuta alla Pace di Cavour, del 1561, che può essere considerato il primo esempio di libertà religiosa in Europa. L´accordo fu stipulato fra i rappresentanti valdesi e i rappresentati del regno sabaudo. In realtà, questo accordo non faceva altro che tollerare la religione valdese nelle zone di montagna, infatti al di sopra dei 700 metri d´altitudine i valdesi erano ´liberi´ di professare la loro religione´.
Maselli già docente di storia del Cristianesimo, storia Medievale e storia delle Religioni presso l´Università di Firenze, già presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, ed oggi pastore della Chiesa Evangelica Valdese di Lucca, è profondo conoscitore della realtà della zona e storico frequentatore delle ´valli´ rimane da tutti considerato un punto fermo per la locale comunità valdese, ridotta oggi, a pochi fedeli che si contano sulle dita di una mano.


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Storia della chiesa Valdese di Lucca
Premettiamo, alla storia della attuale comunità Valdese, un cenno alla presenza a Lucca nel 500 di molti riformati. I primi libri di Lutero furono scoperti a Lucca nel 1528 e le idee della riforma si diffusero tra la popolazione. Negli anni 40-42 con prudenza, erano centri della Riforma, la chiesa di San Frediano, il cui priore era Pietro Martire Vermigli e la chiesa di San Agostino. Nacque così in segreto a Lucca una comunità evangelica che rimase anche quando nel 1542 il Vermigli lasciò l’Italia e la Chiesa Cattolica. Per tutto il Cinquecento si ebbero a Lucca conversioni al protestantesimo che si concludevano con una fuga all’estero in città protestanti anglicane come Londra oppure Strasburgo, Amsterdam, Zurigo e soprattutto Ginevra, dove nacque un “rifugio italiano” che durò fini a metà Ottocento. Si contano più di 70 famiglie Lucchesi nella Chiesa Italiana di Ginevra e tra queste citeremo le più famose, Diodati e Turrettini. Alla prima apparteneva il traduttore della Bibbia Giovanni Diodati, alla seconda il pastore Francesco Turrettini, che alla fine del Seicento preparò l’accoglienza agli Ugonotti francesi ed ai Valdesi dopo la revoca dell’Editto di Nantes.

L’attuale Chiesa Valdese nacque nel 1863, centocinquanta ani fa, per opera di alcuni studenti della facoltà teologica Valdese di Firenze, guidati dal pastore G.P. Revel, presidente del Comitato di Evangelizzazione. Costituiva il gruppo un certo numero di evangelici dei Grigioni, impegnati nel settore pasticceria e drogheria ed alcuni lucchesi spesso in contati con Matilde Calandrini, pedagogista svizzero discendente da evangelici lucchesi fuggiti in Svizzera nel 500. Durante il periodo granducale (1846-1860) era stato arrestato G. P. Luquet, che dopo l’Unità d’Italia ritroveremo a Carrara come maestro e predicatore delle Chiese Libere. Inoltre a Bagni di Lucca esisteva una chiesa anglicana e spesso questi inglesi distribuivano in lucchesia opuscoli evangelici.
Nel 1864 si aprì una cappella, ricavata da una stalla, che è ancora il nostro locale di culto. Il primo pastore fu Matteo Prochet 1864-65 e poi ne seguirono altri. Spesso però non ci fu a Lucca un pastore residente, ma venivano da Pisa o da Livorno. Fu aperta una scuola elementare in cui fu educato il futuro traduttore della Bibbia, Giovanni Luzzi. Esiste ancora un banco della scuola del Ottocento. Fece parte della comunità Vincenzo Allorella D’Afflitto, primo fondatore della Chiesa Libera di Napoli e giudice della Corte d’Appello di Lucca. La moglie Carolina Ten Albarella, d’origine svizzera regalò alla chiesa l’armonium. Nel 1904 la comunità di Lucca aveva 56 membri, mentre 9 ne contava la neonata chiesa di Barga formata da ex emigrati in G. Bretagna, che stavano evangelizzando le loro famiglie. Nonostante abitassero in località distante tra loro, i credenti di Barga avevano una grande vitalità, ma non ebbero mai un pastore residente. A Lucca, in quegli anni, la città era molto ostile agli evangelici, tanto che una guida della città, a proposito della nostra chiesa scriveva “ al numero 50 di Via Galli Tassi, c’è il male che non si nomina. I pastori di Lucca erano molto attratti dalla chiesa di Barga, che non ebbe mai un locale stabile, né un pastore proprio. Era membro della Chiesa di Lucca il professore Muston che negli anni di guerra era presidente del Comitato di Liberazione Nazionale, mentre le sorelle Ciafrei erano giovanissime staffette partigiane.
Nel dopo guerra i pastori venivano da Pisa, li ricordiamo: Abert Ribet, Bertin, Colucci e Naso. Intanto anche per effetto del II Concilio del Vaticano, i rapporti tra la chiesa cattolica locale e gli evangelici erano migliorati molto, tanto che Milena Ciafrei dirigeva il coro della vicina chiesa di San Paolino e vi erano interessanti incontri ecumenici durante il pastorato di Colucci. Negli ultimi anni 70 spesso la riunione era svolta tra le sorelle Ciafrei e Enrica Bernardini, che non avrebbero mai accettato che la chiesa si chiudesse.
Nel 1980 arrivò il pastore Domenico Maselli e fino al 1994 vi furono riunioni settimanali molto frequentati di studio biblico, con la presenza di suore del vicino convento di Santa Zita, e di allievi del pastore Maselli dell’Università di Firenze e di un pubblico molto vario, tra cui molte insegnanti. Vi erano anche conferenze di esponenti evangelici. Si tentarono gruppi femminili, ma non riuscirono.
Dopo il 1994, con il pastore deputato alla Camera, i culti domenicali furono sempre presieduti dal pastore, ma gli studi biblici furono meno frequentati, nonostante il contributo di Franco Bono, Missionario di Agape Italia e di un dotto Ebreo, di nome Sciloni. Si ebbe invece la nascita di una piccola scuola biblica in comune tra la nostra chiesa e quella pentecostale di Altopascio. La scuola domenicale negli ultimi trent’anni è stata tenuta da Rosella Tuccini, Flora Curto, Liliana Mariti. Nel 2011 su iniziativa della sorella Jole Affuso si è aperto un ufficio per il testamento biologico.

La storia della chiesa di Lucca e Barga viene adesso raccontata attraverso la testimonianza di alcune nostre sorelle.

La prima testimonianza è di Ciafrei Milena, che fino a pochi anni fa ha portato avanti l’impegno di organista della chiesa valdese di Lucca con continuità e ardore. Milena, nata e cresciuta in una famiglia valdese, è sempre stata membro della chiesa di Lucca. Il padre cattolico, cambia fede in seguito alla conoscenza di una valdese che poi sposa, da questo matrimonio nascono 2 bambine, Irina e nel 1923 Milena Ciafrei, battezzata entrambe all’età di un anno. Milena ricorda la sua confermazione all’età di 16 anni, insieme alla sorella. Prima del pastore Maselli, la celebrazione del culto variava a seconda delle possibilità dei vari pastori presenti sul territorio locale. Di solito però, la prima e la terza domenica del mese c’era il culto presieduto dal pastore, mentre la seconda e la quarta domenica veniva un predicatore laico. Questa situazione di difficoltà era dovuta principalmente al fatto che la chiesa di Pisa, di Viareggio e di Lucca (compresa Barga) avevano un unico pastore. Il primo pastore che Milena ricorda è Furhman. Vi furono poi anni nei quali i rapporti con la chiesa di Pisa si raffreddarono, perdendo così quella comunione che le sorelle Ciafrei avevano instaurato con Pisa, infatti partecipavano ai recital di natale e al coro nei più importanti eventi dell’anno. Nel periodo prima della guerra i parenti provenienti dalla Svizzera della famiglia Ciafrei partecipavano attivamente alla vita della chiesa di Lucca, ma con l’arrivo della guerra essi dovettero riscappare dall’Italia. Gli anni della guerra se da una parte sono ricordati con rammarico, dall’altro sono ricordati con orgoglio, per essere riusciti a nascondere nella propria casa il figlio del professor Muston; il padre infatti, insegnante dell’istituto magistrale, ha ricevuto la medaglia per la resistenza. Di questo personaggio la chiesa conserva, nella propria loggia, il certificato del conferimento della medaglia. Con il Concilio Vaticano II, la chiesa a fine degli anni 60 instaura buoni e vivaci rapporti con i cattolici, in particolare con la vicina chiesa di San Paolino. Di tale chiesa infatti, Milena dirigeva il coro. Inoltre il loro parroco, Don Silrio Valeriani, uomo di grande apertura, partecipava ai nostri culti e agli studi biblici. L’unione delle chiese metodiste e valdesi nel 1975, segna invece un importante passo di crescita e compartecipazione delle chiese evangeliche. Lucca con la partecipazione di Milena al consiglio di circuito e ai diversi sinodi è presente in ogni occasione alla vita e alle esperienze di agape della nascente unione. Uno dei momento, tra i più significativi, che Milena ricorda per la vita della chiesa è stato quando, con il pastore Colucci, la chiesa decise di fare la santa cena non solo per le solennità, ma in tutte le domeniche, lasciando a ognuno la libertà di partecipare o meno.
La seconda testimonianza della chiesa valdese di Lucca è di Enrica Bernardini. Enrica, è nata nel 1920, figlia unica di una famiglia cattolica, rimase orfana all’età di 12 anni del padre e all’età di 19 della madre, poco dopo si trasferisce per lavoro presso la famiglia Vitozzi, nel centro storico di Lucca. Grazie a questa famiglia, parzialmente valdese, viene in contatto con la chiesa di Lucca, in quanto la domenica mattina portava le bambine alla scuola domenicale. Nel giorno di Natale del 1948 viene confermata dal pastore Ribet e da allora la partecipazione di Enrica alla vita della chiesa è sempre stata costante e intensa. Infatti lei e le due sorelle Ciafrei sono state i tre capisaldi della chiesa, grazie ai quali la chiesa non è mai stata chiusa, pur essendo loro le sole partecipanti alla vita della chiesa. Enrica in particolare, con la fine del suo lavoro presso la famiglia Vitozzi e il suo trasferimento dalla famiglia Pera, che abitano nel palazzo adiacente a quello della chiesa, è diventata il guardiano della nostra chiesa. Di fatto ella ricorda di aver aperto sempre la chiesa, anche quando le sorelle Ciafrei nel periodo estivo, ogni tanto, avrebbero preferito chiuderla. Il merito della chiesa come attualmente la vediamo, ci dice la nostra sorella, va a Bertin: sarà lui a cambiare il pavimento e a fare diversi lavori per migliore le condizioni di umidità della chiesa, come ad esempio mettere il perlinato alle pareti. La chiesa prima dell’arrivo del attuale pastore, Domenico Maselli, oltre al culto, non è mai riuscita a mantenere in modo costante altre iniziative di incontri e di studio biblico, in quanto i pastori di prima non hanno mai scelto Lucca come città di residenza, cosa che invece ha fatto il pastore Maselli. E secondo il ricordo di Enrica, sembra che egli abbia detto: “Scelgo la chiesa di Lucca, perché a Lucca anche le pietre parlano.” E infatti da allora Lucca è attiva sia spiritualmente che concretamente nel panorama evangelico italiano.
La testimonianza di Bruna Marchi riguarda invece la chiesa di Barga. Nel 1880 lo zio e il padre di Bruna vanno in Francia come venditori ambulanti per vendere alcune figurine e lì qualcuno offrì loro la bibbia e così diventarono evangelici, tornando a casa portano a Barga la Bibbia e tutta la famiglia diventerà evangelica. Bruna è stata battezzata all’età di un anno nel 1930 e confermata con Ribet nel 1948. La presenza dei valdesi era costituita principalmente da alcune famiglie nelle piccole località sopra Barga, un esempio ne è Renaio a mille metri di altezza. Il culto veniva fatto una volta al mese, perché non era facile raggiungere queste località, in quanto una volta arrivato a Barga con il pullman, il pastore doveva continuare per alcune ore a piedi. La maggior parte degli incontri avvenivano nella casa di qualche fedele e non sono mai riusciti ad avere un proprio locale stabile. Bruna si ricorda quasi perfettamente tutti i pastori che la chiesa di Barga e quindi di Lucca hanno avuto: tra i primi che lei ha conosciuto e ricorda, nomina Furhman, pastore nel 1934-37, poi Monet, Groneil, Arian, Ribet, Calcò, Comba, Cipriano Tourn, Colucci e ultimo Briante. Un ricordo di Enrica Bernardini, che qui incontrano quelli di Bruna, riguarda i tempi di Colucci, quando le domeniche che non c’era il culto a Barga, Bruna raggiungeva con sua sorella alle 7 di mattina la chiesa di Lucca e dopo il culto passavano l’intero pomeriggio a Lucca insieme a Enrica Bernardini. Attualmente, degli evangelici che una volta erano a Barga sono rimasti pochissimi e avanti con l’età, ma il loro vivo ricordo e la loro presenza con la nostra sorella Bruna continua a preservarsi.
L’ultima testimonianza è di Marin Raluca Persida. Raluca è arrivata nella chiesa di Lucca nel 1999 all’età di 12 anni, insieme alla sua famiglia. Figlia di emigrati rumeni, la famiglia scelse di frequentare la chiesa valdese per l’accoglienza che qui trovò, pur essendo loro di sensibilità religiosa pentecostale. Raluca insieme alla sorella Melania e il fratello Sergiu hanno partecipato tutte le domeniche alla scuola domenicale, che allora veniva svolta principalmente dalla sorella Rosella Tuccini. Dopo alcuni anni, in cui la famiglia, veniva raramente in chiesa, Raluca e la sorella Melania, hanno ripreso i contatti stretti che fino ad alloro avevano avuto con la chiesa, iniziando a partecipare alla scuola biblica che il sabato pomeriggio, il pastore, due volte al mese, svolgeva e che tutt’ora svolge. Raluca è stata battezzata all’età di 21 anni dal pastore Maselli, nel 2008. Oggi quello che Raluca ci racconta della chiesa di Lucca, riguarda la sua fisionomia. “La chiesa di Lucca nel suo piccolo racchiude in sé una realtà evangelica vasta e articolata. La chiesa attualmente ha molti membri, si aggirano intorno ai 70, ma gli effettivi partecipanti sono poco più della metà, ciò è dovuto al fatto che molte famiglie abitano lontane da Lucca, come ad esempio vicino alla Garfagnana, oppure a Pisa, a Firenze, o ad Altopascio. Ciò è anche testimonianza di come la chiesa di Lucca rappresenta un centro di riferimento per tutto il territorio locale. In più la chiesa è arricchita dalla testimonianza di molte persone rumene, principalmente sono 3 le famiglie rumene che vi partecipano e che sono membri attivi della chiesa e grazie al loro contributo la chiesa oggi è un organismo sempre in crescita. Infatti la scuola domenicale con la sua presenza di molti bambini rumeni e italiani ce lo conferma, tutti insiemi i bambini partecipanti sono una decina. Inoltre i giovani, con l’arrivo del pastore Maselli, è sempre stata una componente essenziale e nevralgica della chiesa: Salvoni Andrea, oggi organista della chiesa, ha continuato con umiltà e dedizione quel servizio che la sorella Milena Ciafrei, a causa dell’età non ha più potuto sostenere; Del Carlo Samuele, grazie ai suoi studi in lettere antiche e alla preparazione fatta dal pastore Maselli, è diventato un valido predicatore locale; Marin Raluca, cresciuta nella chiesa di Lucca, rende un umile servizio di assistenza ed aiuto ad una delle tre colonne portanti della chiesa di Lucca, Enrica Bernardini; Perna Luisa, cresciuta in un’esperienza cattolica, è da qualche anno arrivata nella chiesa e oggi si sente pienamente parte della chiesa valdese di Lucca. Questi sono alcuni nomi di un gruppo di giovani che è parte attiva della vita della chiesa e che purtroppo non sono mai riusciti ad organizzarsi per formare un gruppo giovanile proprio, e ciò è dovuto principalmente ad una fase di precariato che oggi i giovani nella società italiana si trovano ad affrontare. Infine i rapporti che la chiesa ha instaurato con l’esterno, in questi ultimi anni del pastorato Maselli, sono positivi e aperti verso nuove vie di ecumenismo e testimonianze: tutti gli anni ricorre l’incontro ecumenico che il pastore Domenico Maselli, organizza con l’arcivescovo di Lucca, Benvenuto Italo Castellani e con il parroco della diocesi Ortodossa rumena di Lucca, Liviu Marina; l’anno scorso invece una diversa via di testimonianza valdese sul territorio è stata sperimentata con l’apertura dello sportello per il testamento biologico e che tutt’ora è in funzione.”

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 14 AGOSTO:

Solo in Dio trova riposo l´anima mia; da lui proviene la mia salvezza (Salmo 62,1)

Dice Gesù: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell´età presente» (Matteo 28,20)

Talvolta mi fermo un attimo, in mezzo alla confusione del giorno, chiudo i miei occhi e le mie orecchie e sono felice per un momento. Non sono sola, tu ci sei, mio Dio! In mezzo a tutto.

Christa Weiss

I Samuele 17,38-51; Giovanni 10,22-30

PREGHIERA

Signore nostro Dio,
dacci di guardare al mondo in
cui ci hai messi con gratitudine,
come allo spazio che ci hai dato
perché ne gioissimo insieme a
tutti gli umani. Dacci di guardare
al mondo in cui ci hai messi
con responsabilità, e non come
padroni che non conoscono
limiti. Dacci di guardare agli
altri umani come esseri solidali
accomunati a noi dai nostri errori
e dalla tua promessa di vita.
Amen

IL SERMONE DI STEFANO

Marco 1,14-20

domenica 21 gennaio 2018 - Omelia presso la Cattedrale di Lucca durante la SPUC

"Convertitevi e credete al Vangelo". Care sorelle e cari fratelli, convertirsi significa cambiare rotta decisamente, in modo drastico, come sanno bene i navigatori che oggi usiamo nelle nostre auto e che insistono quando sbagliamo strada: "fare inversione di marcia appena possibile".

E spesso consideriamo questa conversione in relazione ad una cattiva abitudine, che chiamiamo peccato.
Ma qui l´vangelo di Marco presenta un cambiamento di rotta per andare verso qualcosa di bello, anzi di bellissimo, che attrae e che che conquista:
La persona di Gesù.

Queste sono le prime parole della predicazione di Gesù in Marco.
Giovanni il battista è fermo, prigioniero: Gesù al contrario cammina, inizia il suo movimento e il suo ministero. Dicendo: il tempo è compiuto, il regno è vicino.
Convertitevi, e credete al vangelo, cioè alla buona notizia, una buona notizia che si capisce subito, ha molto a che fare con questo giovane uomo che predica, anzi, lui è la buona notizia. Se ne accorgono ben presto le persone che lo seguono.
Tra queste persone ci sono i primi quattro discepoli, che lui chiama mentre sono immersi nella loro normale vita quotidiana di pescatori della Galilea.
Interessante che un simile invito ci venga rivolto in questa domenica nella settimana di preghiera per l´unità dei cristiani: occasione per cui mi trovo qui, in questa chiesa che è il cuore della Diocesi di Lucca: grazie vescovo Italo, grazie don Mauro Lucchesi per l´invito e per l´accoglienza.
Che cosa può dirci questo vangelo di oggi a livello ecumenico? Vi propongo tre percorsi di riflessione.

Il primo: cosa vuol dire convertirsi in senso ecumenico? il nostro ecumenismo ha bisogno di conversione? Qualcuno ha detto - don Mauro me lo ha ricordato ieri sera - che noi cristiani delle diverse chiese siamo come i raggi di una ruota, e al centro c´è Cristo. Più ci convertiamo insieme, e più andiamo verso il centro della ruota.
La conversione non è un movimento disordinato o a zig-zag che ci porta in direzioni diverse, come le nostre divisioni hanno fatto nei secoli: la conversione è un´esperienza tanto spirituale quanto umana che ci porta per forza verso il centro della nostra comune fede, che è Cristo.
E quel vangelo, quella buona notizia a cui Cristo ci invita a credere, è la stessa buona notizia per noi tutti e tutte: la buona notizia di un Dio follemente innamorato dell´umanità che ci cerca, ci perdona, ci ama, ci salva.
In senso ecumenico convertirsi significa fare la stessa strada verso Dio, rinunciare insieme a ciò che ci rallenta in questo cammino, come i pregiudizi, la scarsa conoscenza tra di noi, la paura infondata di contaminarci. Convertitevi e credete all buona notizia.

La seconda riflessione: cosa vuol dire seguire Cristo in senso ecumenico?
in che modo lo seguiamo? facciamo a gara per vedere quale chiese sia la più brava? lo seguiamo perché nessuno in fondo è bravo a seguirlo come noi? o come due amici seduti in riva al lago, cerchiamo di pescare più uomini dell´altra chiesa, di convertire più fedeli degli altri?
O non è in fondo anche questo un segno di unità? seguire Cristo: quante storie di vita e di fede sono presenti qui oggi in ciascuno e ciascuna di noi. Storie vere, vissute, fatte di certezze e di dubbi, di gioie e di dolori, tutte accomunate dall´esperienza di aver voluto un giorno seguire questo Gesù.
In senso ecumenico seguire Cristo significa di nuovo caminare insieme, anche se per sentieri diversi, dietro alla stessa identica persona. Dietro, e non davanti, antica tentazione di tutti, specie dei ministri delle chiese. A ragione le nuove traduzioni della Bibbia preferiscono tradurre "venite dietro a me" invece del classico "seguimi". Non si sa mai.

Terza riflessione: è curioso che la chiamata sia rivolta ai primi quattro discepoli mentre si trovano su due barche diverse, anche se in fondo si fa la stessa cosa, lo stesso mestiere di famiglia.
La barca è un antico simbolo della chiesa. Forse mi azzardo forzando il testo, ma penso alle nostre barche, alle nostre chiese.
E poi, altra curiosità o coincidenza, su queste barche si trovano Simon-Pietro, Andrea, Giovanni, grandi protagonisti nella compagnia dei dodici, e per alcuni teologi simbolo Simon-Pietro dei cattolici, Andrea degli ortodossi, Giovanni dei protestanti (anche se altri giustamente propongono Paolo piuttosto che Giovanni). Può suonare strano, ma per seguire Cristo devono lasciare la loro barca. Non fraintendermi: non è un invito a lasciare le nostre chiese, ma piuttosto questo lasciare la barca sembra dirci di non fare della propria chiesa una realtà assoluta e dominante, l´unica vera barca che esista, quella più barca delle altre barche, più chiesa delle altre chiese.
E´ un´altra la barca alla quale Gesù li chiama, una barca che attraverserà i secoli, fatta da diversi ambienti, con diverse vele, pronta ad accogliere uomini e donne di ogni lingua, popolo e nazione, in ogni tempo, con il miracolo più grande di tutti: al governo della barca ha lasciato noi, che rispetto a Dio è come lasciare il timone in mano a certi capitani della Costa Concordia. Eppure siamo arrivati fino ad oggi, perché in fondo al timone c´è sempre stato lui, a soffiare sulle vele c´è sempre stato lo Spirito, nonostante i nostri calcoli e i nostri errori di navigazione.
Più abbandoniamo la presunzione di essere nella vera barca, e più diventiamo insieme equipaggio dell´avventura più straordinaria della storia: quella di un Dio che si fa uomo, e che facendosi uomo ci apre l´orizzonte della salvezza e della speranza. A questo servono le nostre barche, le nostre chiese: ad essere il luogo, le comunità dove gustiamo e condividiamo questa avventura.

Care sorelle, cari fratelli,

insieme riconosciamo che il tempo è compiuto, perché quel tempo ha cambiato le nostre vite e trasfigura ancora oggi il nostro tempo. Sul piano ecumenico resta ancora qualcosa di incompiuto: noi oggi abbiamo condiviso l´ascolto e l´annuncio della Parola, ma non possiamo celebrare insieme l´eucaristia. Questo segno incompiuto ci sprona a lavorare e pregare ancora perché un giorno sia possibile.
Insieme ci convertiamo ancora, giorno dopo giorno, e il nostro conoscerci e camminare insieme è un aiuto importante per la nostra conversione: proprio in questa settimana verrà definito l´atto fondativo di un centro Ecumenico qui a Lucca, che porterà il nome di due testimoni del vangelo: il vescovo Giuliano Agresti e il pastore Domenico Maselli.
Insieme riconosciamo che il regno è vicino, e insieme siamo mandati a dirlo al mondo, al quale in un certo senso dobbiamo restituire e raccontare il nostro cammino verso l´unità come garanzia e testimonianza della nostra fede: unità a partire dalle nostre differenze, o meglio nonostante le nostre differenze.
Insieme lasciamo le nostre barche e riconosciamo di far parte di una barca più grande, che annuncia la buona notizia di un Dio che abbatte i pregiudizi e le separazioni della storia per fare di noi, parti diverse di una sola realtà, il corpo di Cristo presente oggi nel mondo e nella storia.

Amen!

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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