11 Dicembre 2019

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Stefano Giannatempo: vivere in Dio donandomi agli altri

22-07-2017 09:43 - Fede e spiritualità

"Stare" e "predicare": raccontare a tutti e tutte la bellezza di Dio dopo averla gustata personalmente stando all´ascolto della Parola. Così descriverei la mia chiamata al ministero pastorale, come è scritto in Marco 3, 14-15a: «Ne scelse dodici perché stessero con lui e per mandarli a predicare».
Stare e predicare: una voce insistente, che ha sempre accompagnato la mia storia –
prima cattolica, poi riformata – e che a volte ho anche cercato di mettere inutilmente a tacere.
La conversione, come chiamata alla fede evangelica, e la vocazione, come chiamata a consacrare la mia vita all´annuncio della Parola, sono sempre state le due facce di una sola realtà: vivere in Dio donandomi agli altri. Una grande figura della spiritualità cristiana, Charles De Foucauld, scrisse così anche della sua storia, illuminata dal mistero di Nazareth – come lui lo chiamava – cioè il restare in mezzo all´umanità e alla quotidianità senza distinzione alcuna, «come Gesù a Nazareth». In questo senso la consacrazione pastorale rispecchia ciò che desidero, cioè il dedicare la mia vita
alla chiesa restando un laico «nella compagnia degli uomini e delle donne», lavorando con i miei difetti e con i miei doni, in particolare nella catechesi giovanile, nella liturgia e nell´ecumenismo.
Nel periodo di studi presso la Facoltà valdese di Teologia mi colpì molto la frase di un teologo: «Io ricevo l´Evangelo da coloro ai quali lo annuncio». Vorrei quindi ricordare e ringraziare le comunità dalle quali, mettendomi al loro servizio in questi anni, ho ricevuto molto: Torino, Biella, Ariccia-Albano, Roma – Ponte S. Angelo, Torre Pellice, il Princeton Theological Seminary, Livorno-Pisa-Rio Marina, Aosta e Ginevra.
Molte sono le emozioni in questo tratto del mio cammino. Vorrei racchiuderle in una sola parola: gratitudine, in particolare per questa Chiesa valdese che mi ha dimostrato accoglienza e fiducia, offrendomi la possibilità di essere me stesso, dando un avvenire ai miei progetti, insieme alla persona che amo.
Questa mia gratitudine si unisce a quella con cui noi evangelici viviamo in risposta alla grazia che ci è stata donata senza misura. Così vorrei vivere: come credente e come persona libera e liberata, che vive il ministero della Parola come espressione particolare del battesimo e della testimonianza che a
ciascuno e ciascuna è affidata, lì dove siamo, «stando» con il Signore e «predicando» con la nostra vita mediante il variopinto mosaico delle nostre esistenze e delle nostre vocazioni.



Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Martedì 10 Dicembre


Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io farò davanti a tutto il popolo meraviglie, quali non sono state mai fatte su tutta la terra» (Esodo 34, 10)
Gesù andava attorno per tuta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo (Matteo 4, 23)

Fede è quell’uccello che canta nella notte, quando è ancora buio.
Rabindranath Tagore

Isaia 26, 7; Isaia 45, 1- 8


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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