11 Dicembre 2019

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State comodi, siete in chiesa!

16-12-2017 13:01 - News
Nell´ottica di un ripensamento del momento del culto e del luogo-chiesa, diverse comunità stanno sperimentando nuove soluzioni: due esempi dalla Svizzera e dal Regno Unito

Chi può definire confortevoli e rilassanti i propri luoghi di culto? Pensando alle panche di legno della maggior parte delle chiese, «comodità» non è il primo termine che viene in mente... Ma se la sostanza passa anche attraverso la forma, forse il confort avvolgente di un divano potrebbe rendere più accattivante il momento del culto... Questo deve essere stato il pensiero delle comunità che, in diversi paesi europei, stanno sperimentando nuove modalità di vivere il momento del culto e il luogo-chiesa. Anche all´estero infatti è in atto la riflessione su come riavvicinare le persone alle chiese (e viceversa!), come rendere i linguaggi, i momenti della vita ecclesiastica più familiari (soprattutto alle nuove generazioni), come sta accadendo nelle chiese protestanti italiane, dove il desiderio di sentirsi accolti, a proprio agio, è stato espresso da molti membri (giovani e meno giovani, praticanti e non) per esempio nei recenti incontri tenutisi nelle chiese valdesi del primo distretto (ne avevamo parlato qui http://www.riforma.it/it/articolo/2017/12/05/chiese-che-vogliono-ancora-confrontarsi).

In Svizzera, nella comunità riformata di La Sallaz-Les Croisettes (Losanna e Epalinges), un ambizioso progetto ha portato alla trasformazione radicale degli spazi di uno dei tre luoghi di culto, quello di Vennes. Lo scopo? Trovare nuovo slancio, essere un luogo dove l´Evangelo può essere vissuto in modi nuovi, riaffermare la propria presenza sul territorio...

All´inizio di settembre è cominciato il «nuovo corso»: non più dure panche di legno, ma divani, poltrone, tappeti, donati dai parrocchiani. Dal locale austero e un po´ freddo si è passati a un locale accogliente, con un simpatico assemblaggio di stili e colori. Dove ciascuno può sentirsi a proprio agio.

Il culto della domenica mattina comincia alle 10,30 ma prima c´è una tazza di caffè da condividere, mentre i bambini trovano uno spazio per giocare. La chiesa diventa un luogo accogliente per le famiglie con bambini, in cui gli adulti possono seguire il culto, alzarsi e muoversi liberamente buttando un occhio a ciò che fanno i più piccoli... Un buon modo di rivisitare insieme alla comunità, senza stravolgere la liturgia tradizionale, alcune pratiche all´interno di uno spazio nuovo.

Questo progetto non è però frutto di un entusiasmo momentaneo: è cominciato una decina di anni fa, quando è stata prospettata una completa ridefinizione dell´utilizzo dei locali di culto: ne hanno discusso i pastori, il consiglio di chiesa... le parole chiave erano: «osare il cambiamento» e «riappropriarsi degli spazi». Una libertà d´azione, bisogna dirlo, possibile anche perché questo edificio degli anni Trenta del Novecento non è sottoposto a vincoli storico-architettonici...

Sembra un paradosso, ma lo è solo in apparenza: secondo questa comunità è proprio trasformando questo luogo che si tiene fede e si valorizza il proprio patrimonio. Generazioni di parrocchiani hanno fatto vivere questi luoghi, vi si sono riuniti per condividere e ascoltare la Parola, cantare, pregare, riflettere, secondo le modalità corrispondenti al tempo. Così deve essere anche oggi, in un´epoca in cui però le relazioni, le modalità di espressione, le abitudini sono cambiate e volenti o nolenti, la «fluidità» ci pervade.

A proposito di fluidità, è proprio sull´immagine dell´acqua, del bagno serale rilassante che la chiesa metodista inglese di Rhyddings, Oswaldtwistle (circa 12.000 abitanti a nord di Manchester) ha avviato una serie di momenti aperti a tutti, che si tengono mensilmente tra le 18 e l 19. Il Sunday Soak, così viene chiamato, è un momento di incontro alla presenza di Dio «in chiave contemporanea», che non ha nulla delle tradizionali forme liturgiche. Sedie comode, luci soffuse, creano un´atmosfera tranquilla e riflessiva. Si comincia e si finisce con la preghiera, ma il momento centrale è aperto alla musica contemporanea, alla creatività. I passi delle Scritture possono essere letti, meditati, discussi liberamente. La caratteristica di offrire una pausa, nelle occupazioni frenetiche di ogni giorno, in cui «non è necessario fare qualcosa, ma semplicemente essere», come commenta la pastora Louise Makin presentando l´iniziativa, «al di fuori degli schemi tradizionali, in un modo liberatorio, ma anche sfidante». Al successo di questa iniziativa ha contribuito molto Internet, in particolare Facebook e un servizio di studio biblico quotidiano online.

Non pensiamo però a un momento di sorrisi stampati: l´incontro di dicembre, previsto per domenica 17, s´intitola Blue Christmas e fa riferimento al blue feeling, il sentirsi giù di corda senza un motivo preciso. Il Natale non è sempre un periodo facile, e la pretesa (quasi l´obblico) che sia sempre felice e perfetto è irrealistica: Blue Christmas sarà, spiega il programma sul sito della chiesa, «un momento per riflettere sul vero nucleo del messaggio del Natale: la speranza racchiusa nel nome di Gesù, Emmanuele, Dio è con noi. Questa è la Buona Notizia che brilla nelle nostre tenebre...».


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Mercoledì 11 Dicembre

Noè trovò grazia agli occhi del Signore (Genesi 6, 8)
Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede (Colossesi 2, 6-7)

Dio donaci un cuore che arda di amore per te fino alla fine della vita e che nulla mai ci separi da Te.
Charles Wesley

Apocalisse 2, 1-7; Isaia 45, 9-17


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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