26 Luglio 2021
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«Sola lectura»: un sacerdozio universale di tutti i credenti?

21-12-2016 17:13 - News
Svizzera: uno studio dell´Istituto di teologia ed Etica

Non c´è niente di provocatorio nel testo che con questo titolo* è stato pubblicato sotto l´egida della Federazione delle Chiese protestanti in Svizzera, redatto dall´Istituto di Teologia e di Etica. Non si tratta di aggiungere una nuova voce ai sola che conosciamo dai tempi della Riforma. Si tratta di capire che il riferimento a uno di essi (Sola Scriptura) presuppone anche un movimento inverso, creativo, che dura nei secoli e che vede il coinvolgimento dei credenti in una sorta di comunità invisibile e infinita.

La pubblicazione, primo testo dell´Istituto, è scaricabile e consta di una trentina di pagine e di una bibliografia di grande sostanza. Il testo comincia con il ridimensionare l´idea che il cristianesimo sia (da sempre) una «religione del libro». Tale definizione si trova nel Corano (Sura 29, 46), che definisce anche ebrei e cristiani, oltre ai musulmani, come «genti del libro». In realtà sappiamo bene che «la Parola si è fatta carne» (Giovanni 1, 14) e la verità risiede nella persona di Gesù Cristo. Si può dire anzi che a posteriori, una volta affermate le tecniche di stampa di fine 400, solo in quel tempo il cristianesimo si sia volto indietro a considerare il proprio legame con la parola scritta. Devozione e vita spirituale hanno trovato, allora, un mezzo particolarmente adeguato per alimentare l´edificazione del popolo di Dio: e naturalmente ciò ben si accordava con la visione della Riforma di una Parola disponibile per i credenti e non per una cerchia ristretta di suoi funzionari. La sua fruizione non è più limitata alla presenza e all´audizione dell´officium (e – aggiungiamo – la sua rielaborazione anche in termini di traduzione arriva fino all´affascinante esperimento francese della «Bibbia degli scrittori» che, uscita nel 2001 per Bayard, ha riunito diverse decine di autori contemporanei non necessariamente credenti, affiancati da un buon numero di studiosi accreditati: un nome su tutti fra gli scrittori-traduttori, Emmanuel Carrère; fra i commentatori, Daniel Marguerat).

La cultura cristiana della lettura è quindi non un´idea astratta ma un prodotto di circostanze storiche, e soprattutto non è di per sé fonte di salvezza. Come strumento, invece, è stata fondamentale nelle terre di missione, permettendo di stabilire lingue nazionali moderne in casa europea e di alfabetizzare sia le popolazioni lontane, a cui si voleva (a torto o a ragione) portare il messaggio cristiano, sia le popolazioni già diffusamente cristiane, ma in larga parte illetterate. Certamente codificare sulla pagina scritta e poi stampata il messaggio ricevuto dall´audizione di un profeta significava fare un passo ulteriore: ammettere e sancire collettivamente che quella voce non grida solo più nel deserto, ma viene accettata da una collettività come testimonianza resa a Dio, dotata di un valore duraturo, esemplare, condiviso, aggregante, ciò che la rende aggiornabile a tutte le più recenti tecniche di diffusione.

La Bibbia tuttavia non è solo la raccolta dei libri sancita da un canone che risolve il proprio compito nel custodire un´eredità del passato. La Bibbia mette in questione il proprio lettore e la propria lettrice sempre e a tutte le latitudini perché la sua lettura rappresenta essenzialmente un continuo, implacabile e ininterrotto dialogo con l´Altro. Di fronte al testo biblico chi legge – scrivono i redattori del documento – «non è mai totalmente padrone del testo» (ovviamente il portato della Riforma e dell´accesso al testo fa la sua parte in questa dinamica). E qui le conseguenze si susseguono a cascata, sempre nuove e più profonde nella vita del popolo credente: leggere un testo biblico significa avere accesso, ogni volta, «a una nuova comprensione di sé». Dicevano i Padri della Chiesa che la Bibbia è uno specchio, ma la Bibbia è anche «spaesamento», e il continuo lavorìo dell´interpretazione (quanto è stato importante che fosse protestante Paul Ricoeur, uno dei massimi filosofi del ´900!) non serve solo a capire il mondo, alla luce delle Scritture, con lo sguardo «all´indietro», ma anche e soprattutto a vederne la proiezione nel futuro.

Leggere tuttavia – e qui siamo nella seconda parte del testo – non è un´esperienza che «va da sé», che affrontiamo naturalmente; è comparata dagli autori a una lotta, similare a quella di Giacobbe con l´Angelo. Inoltre non siamo i primi a compierla, è stata preceduta da tanti: e l´esperienza della lettura quotidiana condotta sui Lezionari va proprio in questa direzione: si sa di leggere lo stesso giorno gli stessi testi insieme a fratelli e sorelle che ne sono altrettanto coinvolti. La lettura comunitaria è manifestazione dello Spirito di Dio.

E ancora, il rapporto della lettura con la tradizione protestante ha a che fare con l´affermazione della democrazia: la regolazione della vita di una collettività ha cominciato ad affermarsi allorché i principi regolatori sono stati messi per scritto, leggere significa anche avere accesso alla vita di una comunità che si riconosce delle regole: «lettura e scrittura – dice il testo – sono tecniche per agire e interagire nella società». Per i credenti questo significa anche far parte del racconto che Dio ha voluto stabilire con il suo popolo eletto e poi nella Chiesa.

La conclusione si riferisce al nostro rapporto con il mondo: la lettura è costitutiva della modernità, perché contribuisce a desacralizzare il mondo, rendendocelo leggibile (più di una volta ricorrono nel testo i termini «leggibile» e «visibile», ravvicinati in un gioco di parole francese – lisible/visible). E un mondo reso trasparente perde gran parte del proprio carattere arcano, cede gran parte del proprio potere occulto, viene insomma relativizzato. Si riducono parecchio i rischi di farne un idolo alternativo o contrapposto a Dio. Ma non può essere Dio a fare tutto: qui e adesso tocca a ognuno e ognuna di noi fare la propria parte, in un mondo reso più accessibile, più spiegabile, banco di prova su cui misurare la nostra capacità di credere e di vivere con gli altri.

* Institut de Théologie et d´Ethique (ITE), Sola lectura? Enjeux actuels de la lecture dans une perspective protestante. Sek/Feps, 2016.


Fonte: Riforma.it
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Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 11


Domenica 25 Luglio
Ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità (Efesini 5, 8-9)


Difendete la causa del debole e dell’orfano, fate giustizia all afflitto e al povero! (Salmo 82, 3)
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità (I Giovanni 3, 18)

In primissimo ordine dovremmo volgere il nostro zelo all amore in sé, che è il fine di ogni comandamento divino e l adempimento di tutta la legge. La chiesa, gli ordinamenti, le opere esteriori di ogni genere, perfino tutte le sante disposizioni dell animo sono inferiori a esso, e crescono di valore solo a mano a mano che si avvicinano; questo è dunque il nobile oggetto dello zelo cristiano. Che ogni sincero credente lo dedichi al Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo con tutto il fervore dello spirito, affinché il suo cuore possa espandersi nell amore di Dio e per tutto il genere umano, e tutto il suo agire sia solo questo correre verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.
John Wesley


Matteo 5, 13-16; Efesini 5, 8b-14; Isaia 2, 1-5














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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