20 Novembre 2019

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#Sinodovaldese – Culto di apertura: chi si uniforma alla barbarie del proprio tempo non ha il diritto di pregare

27-08-2018 07:36 - Sinodo
E´ una predicazione contro il peccato culturale di chi si uniforma e si lascia plasmare dallo spirito del tempo, quello pronunciato oggi pomeriggio dal pastore Emanuele Fiume durante il culto che ha aperto a Torre Pellice (To) il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. Partendo dall´intenso brano profetico di Isaia 59, Fiume ha spiegato come questo peccato culturale diventi cultuale e poi sociale.

Il primo riferimento è al teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer, morto nel 1945 in un campo di prigionia nazista che diceva: "Chi non alza la voce in favore degli ebrei, non ha diritto di cantare il gregoriano!": cioè chi con il proprio silenzio si uniforma alla barbarie del proprio tempo "non ha il diritto di pregare. Il peccato culturale diventa peccato cultuale", tanto che "il mio canto irrita le orecchie del Signore".

Non c´è però bisogno di spingersi indietro nel tempo per trovare esempi calzanti di questo peccato culturale, perché anche il nostro presente né è pieno. "All´inizio – ha affermato il predicatore – c´è il peccato culturale: egoismo, menzogna e demonizzazione dell´avversario" che echeggiano in affermazioni come "La gente è stufa – condividi se sei indignato – se a te interessa degli altri, perché non te li prendi a casa tua?´. "Poi – ha proseguito Fiume – il peccato cultuale, con vangelini – ben chiusi – esibiti in campagna elettorale con ben altri intenti che la propria edificazione spirituale e, più in generale, con la religione degradata a simbolo identitario orgoglioso ed escludente. E infine il peccato sociale: la minaccia di chiusura dei porti agli immigrati da parte di settori del governo italiano al fine di esercitare una pressione internazionale".


Il testo di Isaia ci conduce a confessare il nostro peccato culturale, da cui nessuno può dirsi immune, ma anche ci rassicura della presenza del Signore anche in questo tempo con il suo patto e la sua promessa che " le mie parole che ho messe nella tua bocca non si allontaneranno mai dalla tua bocca, né dalla bocca della tua discendenza, né dalla bocca della discendenza della tua discendenza". Una Parola libera, critica, che non si conforma allo spirito del tempo, ma è animata dallo Spirito di Dio.

Durante il culto è stata raccolta una colletta a favore degli sfollati del ponte Morandi di Genova.

I lavori del Sinodo sono proseguiti con l´elezione del seggio dell´Assemblea, presidente il pastore Daniele Bouchard e vice presidente Patrizia Bertesi, ed entreranno nel vivo domani con un fitto programma che comprende la presentazione della Ricerca Sociologica su Rispondenza e Statistiche Ecclesiastiche "Ri.So.R.S.E.", il Bilancio sociale 2017 delle Chiese metodiste e valdesi e la consegna del "World Methodist Peace Award" all´Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI).


Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Ma io so che il mio Redentore vive”
(Giobbe 19,25)

Salmo della settimana: 115

Mercoledì 20 Novembre

Le mie labbra esulteranno, quando salmeggerò a te, e così l’anima mia che tu hai riscattata
(Salmo 71, 23)
Siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali (Efesini 5, 18-19)

Signore, di fronte a te sono un peccatore, ma tu sei la mia giustizia. Perciò io sono sereno e canto. Infatti la tua giustizia è inattaccabile dal mio peccato e mi impedisce di rimanere un peccatore. Sia tu lodato, Signore, mio fedele, misericordioso e liberatore!
Martin Lutero

Luca 13, 1-9; Matteo 24, 45-51


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Dio ci proteggerà da ogni nemico

commento a :
«Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti», dice il Signore (Geremia 1, 19)

Un filo conduttore lega i versi di questa settimana: la potenza di Dio che si esprime nella certezza della sua presenza a fianco di coloro che Egli chiama. Non una panacea, non l’esenzione da qualsiasi problema, ma un modo per affrontare i pericoli che si pongono innanzi la strada.
Geremia viene chiamato da Dio in tenera età: spaventato dal compito affidatogli da Dio, vorrebbe scappare; vorrebbe rifugiarsi dietro a plausibili giustificazioni, come quella di essere troppo giovane per poter sopportare il peso che Dio gli ha messo davanti. Geremia ha paura di non essere all’altezza, pensando di dover affrontare tutto da solo. Ma Dio lo conosce, lo conosce fin da prima che entrasse nel grembo di sua madre; ha visto più lontano di quanto abbia potuto vedere Geremia di se stesso e sa di aver scelto bene. La debolezza di Geremia diventa la soluzione ai suoi problemi: nella sua debolezza, Dio potrà esprimere la sua potenza, nelle catene che proverà su di sé, Geremia sperimenterà la forza liberatrice del Signore che lo chiama.
Il cammino col Signore non è mai una passeggiata di salute: è ricco di sorprese, irto di impedimenti, disseminato di pericoli, e non occorre affrontarlo con falso coraggio. Lì, proprio nella debolezza dei momenti peggiori, lì, proprio nel desiderio di arrendersi, lì proprio nel bisogno di evadere da un peso quasi soffocante, c’è Dio che abbatte i nemici. Proprio lì, mentre le catene ne cingono i polsi Geremia potrà testimoniare l’amore di un Dio che l’ha scelto per condividere con Lui il peso prodotto dall’amore. Proprio lì, nella paura di non riuscire, Dio ha già vinto i nemici che incontreremo, perché non sarà la spada a liberarci la strada, ma l’ala di Dio che ci proteggerà da ogni nemico.
Luca Reina
19 novembre 2019


Preghiera


Anche quando scende il buio sui nostri occhi e non scorgiamo più il tuo volto, donaci, o Signore, di continuare a credere in te; donaci una fede incrollabile per superare anche la notte. E quando saremo al termine del nostro lungo viaggio, riposeremo senza fine in te, che sei la radice della nostra speranza e della nostra vita.
Da Ravasi…. dopo il salmo 17



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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