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#Sinodovaldese – Culto di apertura: chi si uniforma alla barbarie del proprio tempo non ha il diritto di pregare

27-08-2018 07:36 - Sinodo
E´ una predicazione contro il peccato culturale di chi si uniforma e si lascia plasmare dallo spirito del tempo, quello pronunciato oggi pomeriggio dal pastore Emanuele Fiume durante il culto che ha aperto a Torre Pellice (To) il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. Partendo dall´intenso brano profetico di Isaia 59, Fiume ha spiegato come questo peccato culturale diventi cultuale e poi sociale.

Il primo riferimento è al teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer, morto nel 1945 in un campo di prigionia nazista che diceva: "Chi non alza la voce in favore degli ebrei, non ha diritto di cantare il gregoriano!": cioè chi con il proprio silenzio si uniforma alla barbarie del proprio tempo "non ha il diritto di pregare. Il peccato culturale diventa peccato cultuale", tanto che "il mio canto irrita le orecchie del Signore".

Non c´è però bisogno di spingersi indietro nel tempo per trovare esempi calzanti di questo peccato culturale, perché anche il nostro presente né è pieno. "All´inizio – ha affermato il predicatore – c´è il peccato culturale: egoismo, menzogna e demonizzazione dell´avversario" che echeggiano in affermazioni come "La gente è stufa – condividi se sei indignato – se a te interessa degli altri, perché non te li prendi a casa tua?´. "Poi – ha proseguito Fiume – il peccato cultuale, con vangelini – ben chiusi – esibiti in campagna elettorale con ben altri intenti che la propria edificazione spirituale e, più in generale, con la religione degradata a simbolo identitario orgoglioso ed escludente. E infine il peccato sociale: la minaccia di chiusura dei porti agli immigrati da parte di settori del governo italiano al fine di esercitare una pressione internazionale".


Il testo di Isaia ci conduce a confessare il nostro peccato culturale, da cui nessuno può dirsi immune, ma anche ci rassicura della presenza del Signore anche in questo tempo con il suo patto e la sua promessa che " le mie parole che ho messe nella tua bocca non si allontaneranno mai dalla tua bocca, né dalla bocca della tua discendenza, né dalla bocca della discendenza della tua discendenza". Una Parola libera, critica, che non si conforma allo spirito del tempo, ma è animata dallo Spirito di Dio.

Durante il culto è stata raccolta una colletta a favore degli sfollati del ponte Morandi di Genova.

I lavori del Sinodo sono proseguiti con l´elezione del seggio dell´Assemblea, presidente il pastore Daniele Bouchard e vice presidente Patrizia Bertesi, ed entreranno nel vivo domani con un fitto programma che comprende la presentazione della Ricerca Sociologica su Rispondenza e Statistiche Ecclesiastiche "Ri.So.R.S.E.", il Bilancio sociale 2017 delle Chiese metodiste e valdesi e la consegna del "World Methodist Peace Award" all´Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI).


Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Domenica 1° Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12,48)

Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze (Deuteronomio 6,5)
Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo (I Giovanni 4,19)


E’ possibile amare Dio con mezzo cuore? E’ possibile provare un sentimento con solo un pezzo di cuore? Si può immaginare che il cuore sia composito. Effettivamente la tradizione rabbinica dà un suggerimento per certi versi sconcertante: si deve amare Dio sia con l isinto del bene, sia con l istinto del male. Infatti nell’uomo vi è una natura doppia, nel profondo, che lo costringere perennemente a scegliere. Ora, se è chiaro che cosa vuol dire amare Dio con la componente positiva, bisogna capire che cosa significhi amare Dio con quella negativa. Suggerisco che io pratico una forma di amore verso Dio nel momento in cui domino l’istinto del male, indirizzando verso Dio la capacità di dominare la tendenza malvagia.
Benedetto Carucci Viterbi


Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14; Geremia 1, 4-10









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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