25 Gennaio 2020

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Sinodo valdese-metodista 2018. Intervista al moderatore Eugenio Bernardini

21-08-2018 07:42 - Sinodo
Bilanci e prospettive future saranno fra i temi all´ordine del giorno dei lavori del Sinodo, che aprirà domenica 26 agosto a Torre Pellice (TO). Bernardini: "L´eredità della Riforma: una sfida per il presente; la collaborazione tra le chiese: una buona notizia"

Nel cuore delle "Valli valdesi" fervono i preparativi per il consueto Sinodo, appuntamento nodale delle chiese valdesi e metodiste. Dal 26 al 31 agosto a Torre Pellice, in provincia di Torino, 180 delegati (pastori e laici) stabiliranno le strategie e le cariche elettive dell´anno a venire. Per saperne di più, l´Agenzia stampa NEV ha raggiunto il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini.

Pastore Bernardini, che bilancio fa, alla vigilia del Sinodo valdese metodista 2018, di quest´anno di lavoro?

Vorrei partire dalle celebrazioni nel 2017 dei 500 anni della Riforma protestante che hanno avuto ancora un seguito nei primi mesi del 2018. In Italia non si è mai parlato così tanto della Riforma e dei suoi protagonisti, Lutero in testa, ma soprattutto se ne è parlato meglio, non addebitando più a questo movimento tutti i mali della società moderna – come la secolarizzazione, l´individualismo e il relativismo etico – ma ricercando nuove e più positive interpretazioni. Merito anche della chiesa cattolica, e di papa Francesco in particolare, che ha assunto la "sfida" delle celebrazioni, accettando di partecipare e contribuire attivamente a vari eventi e soprattutto deponendo la tesi dello scisma e della divisione per confrontarsi sulle prospettive del cammino comune anche con le chiese figlie della Riforma. La recente visita di papa Francesco a Ginevra, in occasione del 70° della fondazione del Consiglio ecumenico delle chiese, è stata la conferma di un´attenzione non effimera, non diplomatica, ma impegnativa per tutti. Insomma, l´eredità della Riforma protestante non riguarda solo la riscoperta del passato, grande e spesso sofferto, ma soprattutto è una sfida per il presente, la sfida di comprendere e vivere l´Evangelo nella libertà, nella responsabilità e nella comunione.


Come pensa che le chiese metodiste e valdesi debbano/possano rapportarsi alla politica, in questo momento storico?

Certo è un periodo difficile per le chiese cristiane europee che hanno fatto della responsabilità sociale un loro tratto caratteristico. Dopo anni di crisi economica, sono aumentate incertezze e paure e il "sovranismo" nazionale (o nazionalistico) è diventata la parola magica della politica. Io penso invece che l´Europa abbia bisogno di maggiore unità, maggiore collaborazione reciproca e maggiore solidarietà interna ed esterna ai confini europei. Per le chiese cristiane c´è molto da fare sia sul piano del servizio a coloro che sono più fragili socialmente sia sul piano dell´educazione e predicazione: aggredire rabbiosamente il prossimo non ha niente a che vedere col dire la verità e brandire i simboli religiosi della tradizione cristiana non ha niente a che vedere con l´insegnamento del Vangelo.

Quali criticità stanno affrontando le chiese del terzo millennio? Quali sono secondo lei le soluzioni possibili a queste criticità?

In Europa le chiese della grande tradizione occidentale sembrano non intercettare più il bisogno religioso di massa e stanno diventando (se non lo sono già) chiese di minoranza. Questo riporta le chiese all´origine della loro missione apostolica, che è quella di essere sale della terra e luce del mondo, e quindi inevitabilmente chiese di minoranza la cui sola forza sta nel messaggio di cui sono portatrici e non nel sostegno politico che possono avere. Ma non possiamo consolarci con questo pensiero, dobbiamo pensare che la situazione di crisi in cui ci troviamo sia anche un segno della nostra infedeltà e pochezza di fede. Infatti, c´è poco da essere orgogliosi se non si riesce a testimoniare al prossimo la gioia del discepolo cristiano e la speranza che dona incontrare la grazia di Gesù Cristo. Credo che l´unica via sia quella di coltivare meglio la spiritualità cristiana radicata nella Scrittura e nel servizio, cercando di essere più accoglienti e disponibili all´ascolto.

I percorsi di giustizia, pace e integrità del creato, quindi la tutela dei diritti umani e dell´ambiente, sono da tanti anni nell´agenda protestante. Pensa che questo momento di particolare fervore ecumenico possa portare un´accelerazione su questi obiettivi e una maggiore attenzione alle strategie che i protestanti nel mondo hanno perseguito in questi anni?

Al primo posto dell´agenda protestante c´è l´annuncio dell´evangelo della grazia, che comprende anche la responsabilità sociale e quindi l´impegno per la giustizia, la pace e l´integrità del creato. Il movimento ecumenico, nato in ambito protestante già all´inizio del Novecento, ha sempre dato molta importanza alla crescita della fiducia e della comunione reciproca delle chiese proprio a partire dal loro servizio per il mondo. E quindi sì, l´ecumenismo non è solo una buona notizia per le chiese perché è una forte terapia di cura delle sofferenze patite per la divisione polemica, soprattutto del passato, ma è una buona notizia anche per chi non è interessato a un percorso di fede cristiana perché la collaborazione tra le chiese rende più efficace il loro servizio.


Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133


Sabato 25 Gennaio

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile (Isaia 40, 28)
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (Romani 15, 30)

Non potremo mai comprendere a fondo il giorno, la vita, la morte, la notte, possiamo solo annunciare colui che su tutto vigila, possiamo solamente onorarlo raccontando le meraviglie compiute dal Signore del mondo e affidarci a colui che sorregge terra e cielo
Arno Pötzsch

Deuteronomio 33, 1-16; I Corinzi 2, 10-16


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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