10 Aprile 2020
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Sinodo valdese-metodista 2018. Intervista al moderatore Eugenio Bernardini

21-08-2018 07:42 - Sinodo
Bilanci e prospettive future saranno fra i temi all´ordine del giorno dei lavori del Sinodo, che aprirà domenica 26 agosto a Torre Pellice (TO). Bernardini: "L´eredità della Riforma: una sfida per il presente; la collaborazione tra le chiese: una buona notizia"

Nel cuore delle "Valli valdesi" fervono i preparativi per il consueto Sinodo, appuntamento nodale delle chiese valdesi e metodiste. Dal 26 al 31 agosto a Torre Pellice, in provincia di Torino, 180 delegati (pastori e laici) stabiliranno le strategie e le cariche elettive dell´anno a venire. Per saperne di più, l´Agenzia stampa NEV ha raggiunto il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini.

Pastore Bernardini, che bilancio fa, alla vigilia del Sinodo valdese metodista 2018, di quest´anno di lavoro?

Vorrei partire dalle celebrazioni nel 2017 dei 500 anni della Riforma protestante che hanno avuto ancora un seguito nei primi mesi del 2018. In Italia non si è mai parlato così tanto della Riforma e dei suoi protagonisti, Lutero in testa, ma soprattutto se ne è parlato meglio, non addebitando più a questo movimento tutti i mali della società moderna – come la secolarizzazione, l´individualismo e il relativismo etico – ma ricercando nuove e più positive interpretazioni. Merito anche della chiesa cattolica, e di papa Francesco in particolare, che ha assunto la "sfida" delle celebrazioni, accettando di partecipare e contribuire attivamente a vari eventi e soprattutto deponendo la tesi dello scisma e della divisione per confrontarsi sulle prospettive del cammino comune anche con le chiese figlie della Riforma. La recente visita di papa Francesco a Ginevra, in occasione del 70° della fondazione del Consiglio ecumenico delle chiese, è stata la conferma di un´attenzione non effimera, non diplomatica, ma impegnativa per tutti. Insomma, l´eredità della Riforma protestante non riguarda solo la riscoperta del passato, grande e spesso sofferto, ma soprattutto è una sfida per il presente, la sfida di comprendere e vivere l´Evangelo nella libertà, nella responsabilità e nella comunione.


Come pensa che le chiese metodiste e valdesi debbano/possano rapportarsi alla politica, in questo momento storico?

Certo è un periodo difficile per le chiese cristiane europee che hanno fatto della responsabilità sociale un loro tratto caratteristico. Dopo anni di crisi economica, sono aumentate incertezze e paure e il "sovranismo" nazionale (o nazionalistico) è diventata la parola magica della politica. Io penso invece che l´Europa abbia bisogno di maggiore unità, maggiore collaborazione reciproca e maggiore solidarietà interna ed esterna ai confini europei. Per le chiese cristiane c´è molto da fare sia sul piano del servizio a coloro che sono più fragili socialmente sia sul piano dell´educazione e predicazione: aggredire rabbiosamente il prossimo non ha niente a che vedere col dire la verità e brandire i simboli religiosi della tradizione cristiana non ha niente a che vedere con l´insegnamento del Vangelo.

Quali criticità stanno affrontando le chiese del terzo millennio? Quali sono secondo lei le soluzioni possibili a queste criticità?

In Europa le chiese della grande tradizione occidentale sembrano non intercettare più il bisogno religioso di massa e stanno diventando (se non lo sono già) chiese di minoranza. Questo riporta le chiese all´origine della loro missione apostolica, che è quella di essere sale della terra e luce del mondo, e quindi inevitabilmente chiese di minoranza la cui sola forza sta nel messaggio di cui sono portatrici e non nel sostegno politico che possono avere. Ma non possiamo consolarci con questo pensiero, dobbiamo pensare che la situazione di crisi in cui ci troviamo sia anche un segno della nostra infedeltà e pochezza di fede. Infatti, c´è poco da essere orgogliosi se non si riesce a testimoniare al prossimo la gioia del discepolo cristiano e la speranza che dona incontrare la grazia di Gesù Cristo. Credo che l´unica via sia quella di coltivare meglio la spiritualità cristiana radicata nella Scrittura e nel servizio, cercando di essere più accoglienti e disponibili all´ascolto.

I percorsi di giustizia, pace e integrità del creato, quindi la tutela dei diritti umani e dell´ambiente, sono da tanti anni nell´agenda protestante. Pensa che questo momento di particolare fervore ecumenico possa portare un´accelerazione su questi obiettivi e una maggiore attenzione alle strategie che i protestanti nel mondo hanno perseguito in questi anni?

Al primo posto dell´agenda protestante c´è l´annuncio dell´evangelo della grazia, che comprende anche la responsabilità sociale e quindi l´impegno per la giustizia, la pace e l´integrità del creato. Il movimento ecumenico, nato in ambito protestante già all´inizio del Novecento, ha sempre dato molta importanza alla crescita della fiducia e della comunione reciproca delle chiese proprio a partire dal loro servizio per il mondo. E quindi sì, l´ecumenismo non è solo una buona notizia per le chiese perché è una forte terapia di cura delle sofferenze patite per la divisione polemica, soprattutto del passato, ma è una buona notizia anche per chi non è interessato a un percorso di fede cristiana perché la collaborazione tra le chiese rende più efficace il loro servizio.


Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Giovedì 9 Aprile - Giovedì Santo
“Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso” (Salmo 111, 4)

Andiamo, andiamo a implorare il favore del Signore e a cercare il Signore degli eserciti! Anch’io voglio andare! (Zaccaria 8, 21)
Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi (Marco 14,26)

Ognuno di noi può venire, per avere la sua parte con te. Noi tutti qui riuniti, siamo stati tutti accolti, lieti e tristi, forti e deboli, tiepidi o vivi nella fede.
Detlev Block

Giovanni 13, 1-15; 34-35; I Corinzi 11, 17-34a; Marco15, 16-23


Il servizio vissuto nell’amore
commento a: Marco 14, 26
“Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi”

Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono. Così termina, in Matteo ed in Marco, il racconto della cena pasquale che Gesù consuma con i suoi amici nel giorno che noi chiamiamo il giovedì santo. L’ultima Cena, quando Gesù accennò alla sua morte offrendo il pane e il vino come simboli del suo corpo e del suo sangue.
“La notte in cui fu tradito” esordisce l’apostolo Paolo nel racconto di quella cena.
Che inno cantarono a conclusione della prima parte di quella notte che si svolse nel chiuso di una casa di Gerusalemme?
È il salmo di lode, il 136, il cosiddetto grande Hallel (Hallelu-Ja = Lode a Dio) che chiudeva il banchetto pasquale. Nel salmo ogni versetto consta di una prima parte che celebra un grande intervento di Dio e di una seconda parte che dice: “perché la sua bontà dura in eterno”.
Avete notato che quella drammatica notte inizia e finisce in modo simbolicamente forte con una semplice e comune bacinella piena d’acqua?
All’inizio – racconta Giovanni – Gesù, prima della cena, prese una bacinella e lavò i piedi ai suoi discepoli. Invitandoli al servizio, alla responsabilità esercitata nell’amore. Il mattino seguente, alla fine di quella notte, Matteo racconta che Pilato si fece portare una bacinella per lavarsi pubblicamente le mani, dichiarando di non sentirsi responsabile nell’abbandonare un uomo innocente alla violenza e alla morte.
Due gesti di grande significato. Il Messia, il Signore, si spoglia di se stesso, prendendo forma di servo – come scriverà Paolo ai Filippesi – indicando che questa è la salvezza dell’umanità: la responsabilità del servizio vissuta nell’amore. Pilato, il rappresentante di Cesare, della massima autorità terrena, bada solo alla salvezza di sé e del proprio potere: per questo è disposto a calpestare la verità con la violenza.
Nel corso della storia la Chiesa e i cristiani hanno spesso scelto Pilato e non Gesù. Oggi diciamo che è un momento cruciale per il nostro pianeta e per la vita su di esso. Gesù e non Pilato ci insegnano come affrontarlo.

Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
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MONTE dei PASCHI di SIENA
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