23 Gennaio 2021
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"Siamo fratelli", l´appello all´accoglienza dei cristiani di Venezia

02-12-2015 10:53 - Bibbia e attualità

Il testo del documento letto pubblicamente sul Ponte della Paglia
Roma (NEV), 25 novembre 2015 - Si sono ritrovati lunedì pomeriggio sul Ponte della Paglia. C´erano il patriarca di Venezia mons. Francesco Moraglia, l´archimadrita Evangelos Yfantidis della Sacra arcidiocesi ortodossa d´Italia e di Malta, la pastora valdese Caterina Griffante, i pastori luterano e avventista Bernd Prigge e Davide Mozzato, e i rappresentanti di altre quattro chiese - ortodossa russa, anglicana, ortodossa romena, copta apostolica - per leggere a turno, sullo sfondo del Ponte dei sospiri, nelle proprie lingue d´origine, l´appello congiunto intitolato "Siamo fratelli". Fratelli non solo gli uni degli altri, in quanto cristiani di confessioni diverse che si ritrovano insieme, ma fratelli soprattutto di coloro che sono costretti a lasciare le loro terre per guerre e povertà. E´ un appello all´accoglienza quello dei cristiani di Venezia che ritengono di "non potere rimanere in silenzio davanti all´evento epocale delle migrazioni di popoli nel mondo, migrazioni che arrivano fino alle nostre terre". Pensato prima dei fatti di Parigi, l´appello diventa ancora più pressante per le ripercussione negative che gli attentati nella capitale francese possono avere sul destino dei profughi che cercano di raggiungere l´Europa.

Il documento - che domenica 29 novembre verrà letto nei luoghi di culto delle chiese firmatarie - ribadisce la dignità di ogni persona umana indipendentemente dalle appartenenze etniche, culturali e religiose e ricorda come l´intero insegnamento biblico, tanto nell´Antico quanto nel Nuovo Testamento, sia orientato all´accoglienza dello straniero. Gesù stesso ha affermato "Ero straniero e mi accoglieste". Per questo "come cristiani, noi crediamo che nello straniero che arriva nella nostra terra, il nostro Signore Gesù Cristo ci fa il grande onore di venirci a visitare. Esortiamo perciò le nostre comunità cristiane ad accogliere gli immigrati come una visita speciale di Gesù Signore". Lo straniero che viene in mezzo a noi non deve dunque essere fonte di paura e di chiusura, bensì "annuncio di speranza, di fecondità, di futuro".

Dalla stesura e presentazione dell´appello è nata la proposta di istituire nella città un tavolo di dialogo interreligioso. Il documento si può scaricare a questa pagina web: http://www.ortodossia.it/w/media/com_form2content/documents/c17/a1734/f255/23.11italiano.pdf.

Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO E INA PAROLA
2021
VERSETTO DELL'ANNO
" Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro "
Luca ( 6 36 )

GENNAIO

Versetto del mese :
Molti van dicendo : " chi ci farà vedere il bene, se da noi , Signore, è fuggita la luce del tuo volto?"
Salmo ( 4 , 6

Salmo della settimana : 40
Sabato 23 Gennaio


Così parla il Signore: «Metterò la mia gioia nel far loro del bene» (Geremia 32, 41)
Il Figlio dell uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto (Luca 19,10)


L amore di Cristo non conosce limiti, non finisce mai, non si ritrae davanti a bruttezza e sporcizia. Egli è venuto per i peccatori e non per i giusti, e se l amore di Cristo vive in noi dobbiamo fare come lui e metterci alla ricerca della pecorella smarrita.

Edith Stein


Deuteronomio 33, 1-16; Luca 6, 27-35





Preghiera


Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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