09 Maggio 2021
News
percorso: Home > News > News

Se il granello di frumento non muore

10-04-2018 09:54 - News
Il 4 aprile 1968 moriva assassinato il pastore battista Martin Luther King Jr. apostolo della nonviolenza, difensore dei diritti, oltre che premio Nobel per la Pace

«Non so ora che cosa accadrà. Abbiamo dei giorni difficili davanti a noi. Ma ora non importa. Perché sono stato sulla cima della montagna. E non mi interessa. [...] Voglio solo fare il volere di Dio. E Dio mi ha permesso di salire sulla montagna. E di là ho guardato. E ho visto la Terra Promessa. Forse non ci arriverò insieme a voi. Ma voglio che questa sera voi sappiate che noi, come popolo, arriveremo alla Terra Promessa. E questa sera sono felice. Non ho paura di nulla. Non ho paura di alcun uomo, i miei occhi hanno visto la gloria del Signore che viene». Non si può prescindere da queste parole rievocando l´assassino del pastore Martin Luther King Jr. Sono state le sue ultime. Rese profetiche perché poche ore dopo – la sera del 4 aprile 1968 – egli veniva ucciso sul ballatoio del Motel Lorraine di Memphis, Tennessee, da alcuni colpi di arma da fuoco. La morte di Martin Luther King ci conduce subito ad affrontare il tema del significato di questa vita. Da un lato si deve dire che la storia e la cronaca non hanno registrato la vittoria della sua lotta. Il problema razziale – la contraddizione di fondo della democrazia americana, il peccato originale della società nordamericana, il vulnus della cultura bianca statunitense – non è risolto e il cammino da fare appare ancora lungo. D´altro canto, si deve anche affermare che la democrazia, la società, la cultura americane sono profondamente cambiate, tanto da essere in grado di eleggere un afroamericano alla presidenza della Repubblica (le immagini di quel giorno ci mostrarono le lacrime di Jesse Jackson, colui aveva sorretto con le sue braccia la caduta del corpo di King). Tanto da riservare a King l´unica festività civile americana dedicata ad una persona, onore che non è stato concesso né a Washington, né a Lincoln. Tanto da dedicargli un monumento accanto all´obelisco della Mall di Washington davanti alla Casa Bianca.

Da dove proviene Martin Luther King? Alcune risposte a questa domanda potrebbero apparire ovvie: una radice fondamentale è la negritudine. Anzi, la negritudine nel Sud razzista. Lui stesso racconta lo shock per come venne a contatto con questa realtà – e quanto fu dolorosa – quando a otto anni dovette incomprensibilmente rinunciare all´amicizia di un bambino bianco vicino di casa. La loro età non permetteva più una amicizia che cominciava a diventare socialmente sconveniente. Fu il padre, pastore battista anche lui, che dovette non solo consolarlo, ma anche svezzarlo a questa nuova realtà del suo futuro: la segregazione. Non si può omettere di citare, tra le radici di King, la chiesa. Certo, la chiesa "evangelica", la sua dottrina della grazia, la centralità della Bibbia, ma soprattutto la chiesa "nera", lo Spiritual, quel connubio di fede e di anelito alla libertà che aveva creato comunità dove si predica, si prega e si canta, ma anche dove ci si incontra per affrontare le questioni che riguardano la vita della comunità sociale, il ragazzo arrestato, la polizia violenta, il datore di lavoro prepotente. È lì che nacque il campione dei diritti civili. Quando Rosa Parks si rifiutò di lasciare il posto riservato ai bianchi sull´autobus, furono le chiese che affidarono a King il compito di guidare il movimento, e furono le chiese ad ospitare gli incontri organizzativi delle azioni di protesta, tra cui uno sciopero che durò un intero anno, durante il quale nessun nero, e nessun bianco solidale, salì più su un autobus, determinando il fallimento della compagnia di trasporti e la ribalta mediatica del movimento e del suo leader. Un´ulteriore radice è la formazione culturale che King ha ricevuto. Martin Luther King Jr. era un pastore battista, con una formazione culturale e teologica d´eccellenza, compreso un dottorato. Il ministero pastorale, nella comunità afroamericana, include, implica, la leadership. Questo è vero per ogni pastore, che non è solo un predicatore, ma è soprattutto il portavoce della comunità nera, è conosciuto in questura, in tribunale e nelle redazioni. Però la formazione culturale media del pastore afroamericano negli anni ´50 era spesso non solo limitata, ma anche teologicamente conservatrice. Martin Luther King Jr. ricevette una formazione non solo d´eccellenza, ma anche liberale, aggiornata, progressista, conseguita all´Università di Boston, nel Nord liberale. King aveva la formazione per diventare un leader nazionale e una capacità di riflessione filosofica fuori del comune. Il suo discorso più noto, «I Have A Dream» – Io ho un sogno – è considerato il discorso più influente del XX secolo, è parte del programma scolastico e ogni studente deve conoscerlo a memoria.

Ci sono tre persone che non è possibile non nominare quando si parla di Martin Luther King Jr. La prima è Mohandas Gandhi. Gandhi era Hindu, leader della lotta pacifica di liberazione dell´India dal colonialismo britannico. King volle conoscerlo personalmente e disse apertamente che nella lotta per i diritti civili, la motivazione veniva da Cristo e il metodo da Gandhi. La seconda persona è Malcom X, convertito all´Islam, che all´inizio sembrava un personaggio lontano da King, critico verso il cristianesimo, giudicato complice del segregazionismo, e critico del metodo pacifista al quale contrapponeva il metodo dei Black Panther. La lotta per i diritti civili ha in seguito avvicinato i due leader, specialmente quando King sollevò i problemi strutturali della società americana che creavano non solo la segregazione, ma anche la povertà di milioni di neri e bianchi, o la contraddizione della guerra del Vietnam. King venne progressivamente abbandonato dai bianchi che erano stati solidali con il movimento dei diritti civili, i quali cominciavano a considerarlo un radicale. Per questi King scrisse una «Lettera dal carcere di Birmingham» dove spiegava perché i neri non potevano aspettare per ottenere i loro diritti. Questo isolamento può essere considerato la motivazione principale dell´assassinio di King. La terza persona è Coretta Scott, moglie di Martin. Coretta era lei stessa un´attivista del movimento e colei che raccolse la leadership del movimento dopo la morte del marito. Sono vere le notizie che Martin, in più occasioni, tradì la moglie con altre donne.

Martin Luther King Jr. ricevette il Premio Nobel per la pace nel 1964. A cinquant´anni dalla morte possiamo dire di aver imparato almeno questa lezione da lui, cioè che lo scontro sociale può avere un profondo valore spirituale se viene affrontato con la «Forza d´Amare». Ma, come parola conclusiva, vorrei ricordare il suo concetto di «Beloved Community», di Comunità prediletta, che trovo l´idea più straordinaria e utile di King. La desegrazione per King non era un fine, ma un passo intermedio verso una visione più grande: «Il fine non è la riconciliazione; il fine non è la liberazione; il fine è la creazione della Comunità prediletta». Si tratta di una comunità civile nella quale persone di diverse provenienze si riconoscono come interconnessi e comprendono che il benessere individuale è inestricabilmente connesso al benessere degli altri. Il fine di ogni cambiamento sociale non è solamente la tolleranza, e neppure il riconoscimento dei diritti umani e civili, o il progresso delle condizioni economiche; questi sono passi necessari, ma non sufficienti al progresso umano. Non ci si può fermare finché non si supera il pregiudizio e la diffidenza che dominano la natura umana. La strada verso la Comunità prediletta è la riconciliazione di persone che sono state in conflitto ed è fondata su un profondo senso di interconnessione umana, di armonia trascendente e di amore tra tutte le persone umane.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Eventi
[<<] [Maggio 2021] [>>]
LMMGVSD
     12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31      
Foto gallery

Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it