08 Aprile 2020
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SINODO RIOPLATENSE a cura di Sabina Baral

26-02-2014 09:43 - Fede e spiritualità
Dall´8 al 10 febbraio si sono svolti, nella bella cornice del Parque 17 de Febrero, a 15 km da Colonia Valdense (Uruguay), i lavori del sinodo della Chiesa evangelica valdese del Rio de la Plata. Quest´anno il sinodo sudamericano ha adottato una nuova formula di lavoro che rappresenta un esperimento: tre giorni di confronto (invece di cinque) incentrati su un solo argomento oltre all´analisi dei compiti amministrativi che, secondo il regolamento ecclesiastico, devono essere affrontati annualmente. L´area italiana è stata rappresentata dal pastore Claudio Pasquet cui abbiamo rivolto alcune domande.

Qual era il tema del sinodo e quali i contenuti emersi?
Il tema scelto per questo sinodo era la missione: "Formazione in vista della missione. Tradizione e rinnovamento nei ministeri della chiesa". Ho subito trovato singolare che i due rami della nostra chiesa affrontino, quasi contemporaneamente, temi come missione ed evangelizzazione. il pastore Claudio Pasquet partecipa a sinodo rioplatenseNon penso sia un caso: credo invece che lo Spirito guidi la Chiesa, anche in tempi difficili, dandole visioni e progetti. Ed è quello che ho visto avverarsi in questi giorni: non sono emerse formule magiche o ricette miracolose che trasformino i membri di chiesa in missionari dediti completamente al compito dell´evangelizzazione. Ho avvertito però l´urgenza, tra i nostri fratelli e le nostre sorelle impegnati, di far sì che ogni membro di chiesa si faccia carico della vocazione ricevuta al momento del battesimo o della confermazione: annunciare la sua fede in Cristo alle persone che incontra nella vita quotidiana.

Quali le strategie adottate in materia di evangelizzazione?
Si cerca di lavorare a un modello di evangelizzazione che non sia moralistico o colpevolizzante, ma che, partendo dalla teologia riformata, avverta comunque l´esigenza di annunciare a chiare lettere che Gesù Cristo è il Signore e il Salvatore.
Sinodo rioplatenseTra i progetti che hanno attratto maggiormente la mia attenzione c´è quello che riguarda il lavoro svolto con le donne contadine della regione di Entre Rios, in Argentina. E´ un tentativo riuscito di sostenere queste donne spesso schiavizzate dal lavoro nei campi. Il progetto, che è gestito da animatrici della Chiesa valdese, prevede iniziative di alfabetizzazione, nutrizione e autosostentamento ma, soprattutto, regala a queste donne uno spazio importante di incontro e di scambio.

Ci sono elementi di novità che potrebbero ispirare anche il lavoro della Chiesa valdese italiana?
Sì, un aspetto in particolare mi ha colpito: la musica. Innanzitutto i canti che corrispondono alla musicalità e alla cultura contemporanea; ho visto giovani e anziani cantare di cuore, e a memoria, inni accompagnati dalla chitarra. Questo conferisce al sinodo, più informale del nostro, un carattere gioioso anche in mezzo a momenti di tensione.

14 febbraio 2014

Fonte: ChiesaValdese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Mercoledì 8 Aprile


Rendimi la gioia della mia salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga (Salmo 51,12)
La vostra tristezza sarà cambiata in gioia (Giovanni 16,20)

Voglio cantare notte e giorno la tua amabilità e, per quanto potrò, donarti me stesso come offerta gioiosa. La mia vita possa trascorrere nel Tuo nome in perenne gratitudine. E il bene che Tu mi hai fatto voglio imprimerlo, più profondamente possibile, nella mia mente.
Paul Gerhardt

Luca 22, 1-6; Marco 15, 1-15



Perché siete così paurosi?
commento a: Marco 4, 40
“Egli disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”


Gesù chiede ai discepoli di attraversare il lago e si addormenta. Mentre i discepoli remano, sopraggiunge la burrasca ed essi colti dalla paura lo svegliano gridando. Di qui il rimprovero di Gesù, che avviene dopo aver calmato la tempesta.
Questa narrazione è una metafora. L’esperienza umana è un viaggio sul mare della vita, in cui, a periodi di tranquillità e di facile navigazione, si alternano correnti contrarie, venti violenti, burrasche.
La sensazione – per molti oggi – è che, nonostante le nostre grida il Signore non si svegli.
Ci si sente stretti tra due immagini di Dio. Quella deista, rafforzata dalle grandi scoperte delle scienze astronomiche, di un Dio grande orologiaio che ha costruito un meccanismo meraviglioso, ma non ha interesse per gli umani, e il Dio di Gesù che conosce perfino il numero dei capelli del nostro capo (Matteo 10, 30).
E ci vengono in mente le parole di Elia ai profeti di Baal: “Gridate forte, poiche Egli è dio, ma sta meditando, oppure è indaffarato o è in viaggio, può anche darsi che si è addormentato e si risveglierà” (I Re 18, 27).
Ma dimentichiamo le nostre responsabilità. Ci siamo sottratti al nostro compito di custodi della natura e questa si è ribellata. Dov'è Dio al tempo del virus, ci chiediamo. Ma Dio ci ha preceduto nelle domande: “Dove sei?”, chiede ad Adamo, “Dov'è tuo fratello” chiede a Caino. A queste domande dobbiamo ancora oggi rispondere, prima di accusare Dio di non ascoltarci.
Uniamo i due aspetti di Dio che abbiamo indicato e assumiamoci le nostre responsabilità. Molte calamità naturali ci colpiscono per la nostra insipienza nell'abitare, nel costruire, nel coltivare, nel vivere. Abbiamo le capacità per approfondire le nostre conoscenze nel campo della salute e dobbiamo capire finalmente dove impegnarci, dove investire invece di buttare energie, idee, denaro nelle guerre, nelle sopraffazioni, negli attentati al nostro pianeta.
Gridiamo, sì, ma remiamo più forte e nella direzione giusta.

Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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