18 Agosto 2019

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SE IL PAPA CITA I VALDESI di Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola Valdese

19-07-2014 10:37 - appunti del moderatore
"...Con i valdesi che trovo religiosi di prim´ordine, con i Pentecostali e naturalmente con i nostri fratelli ebrei". E´ questa la frase che papa Francesco ha pronunciato verso la conclusione di una lunga intervista a Eugenio Scalfari (Repubblica del 13 luglio 2014), largamente dedicata al tema della pedofilia nella Chiesa di Roma, quando il decano laico del giornalismo italiano ha cambiato argomento chiedendogli delle prospettive dell´ecumenismo citando ortodossi e anglicani. Il papa lo ha interrotto aggiungendo il riferimento anche ai valdesi, pentecostali e, in senso diverso, agli ebrei. Un´integrazione di papa Francesco che Scalfari ha correttamente riportato.

Come altri tra i suoi predecessori - non tutti, però, secondo quello che mi raccontano alcuni moderatori che mi hanno preceduto - papa Francesco conosce e stima i valdesi e questo ci fa piacere ma non ci deve stupire. Se non altro per il nome che Bergoglio si è voluto dare da papa e per le frequentazioni che aveva in Argentina dove, come noto, esiste il ramo sudamericano della Chiesa valdese, ben radicata e attiva sul piano sociale ed ecumenico.

Quello che stupisce è che papa Bergoglio abbia voluto citare i valdesi insieme agli ortodossi, agli anglicani, ai pentecostali e agli ebrei, ovvero a comunità di fede infinitamente più grandi della nostra piccola chiesa. Non è una citazione di poco conto: negli equilibri globali delle relazioni vaticane contano le famiglie denominazionali e non le singole chiese, e quindi nella geografia ecumenica della Chiesa cattolica da sempre i valdesi sono un "puntino" eccentrico della galassia riformata.

Papa Bergoglio, invece, si ricorda di questo "puntino" e lo cita insieme alle grandi comunità di fede. Non è una rivoluzione ma un segnale di attenzione, di rispetto e di fraternità che non possiamo non raccogliere e per il quale ringraziamo. Ma forse, a partire da questa rapida menzione, possiamo spingerci anche più avanti. Con Francesco i tempi della Chiesa di Roma sembrano correre più rapidi e veloci. Le analisi invecchiano in fretta. Nuove domande arrivano sul tappeto. E ci interrogano non solo come cristiani appartenenti alla famiglia riformata ma anche come piccola chiesa che si fa interprete di una tradizione teologica e spirituale molto specifica. E´ un´opportunità nuova che ci affida grandi responsabilità ecumeniche.

14 luglio 2014

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 4

Sabato 17 Agosto

Così dice il Signore: «Fino a quando rifiuterai di umiliarti davanti a me?» (Esodo 10, 3)
Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi (Giacomo 4,7)

Dio immenso ed irraggiungibile, a volte guidi la nostra vita a grandi altezze, doni successo, salute, benessere. Fa che non diventiamo presuntuosi. A volte precipitiamo, sprofondiamo, soffriamo sotto il peso della malattia, della sconfitta e della tristezza. Fa che non disperiamo. Manda il tuo Spirito per poter fare ciò che ascoltiamo, e che perda potere su di noi, tutto ciò che ti resiste.
Jochen Denker

Filippesi 2, 12-18; Matteo 10, 5-15


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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