26 Novembre 2020
News
percorso: Home > News > Documenti

SCHWEITZER, SAN FRANCESCO LUTERANO  di Paolo Ricca

02-10-2016 14:01 - Documenti
Il principio del rispetto per la vita è il cuore del pensiero e della vita di Albert Schweitzer

Nato in Alsazia nel 1875, morto a 90 anni nel 1965, Albert Schweitzer fu insignito del premio Nobel per la pace nel 1954. Pur avendo davanti a sé una brillante carriera universitaria (era un teologo di rango), vi rinunciò e nel 1913 parti per l´Africa equatoriale (di allora! Molto diversa da quella di oggi! È passato più di un secolo) e fondò un ospedale a Lambaréné, dove trascorse tutta la vita curando gli africani. Perciò fu chiamato "medico della giungla". In realtà fu e potrebbe ancora essere "medico della coscienza europea", per guarirla da una sua antica, oscura e temibile malattia mortale: la malattia del colonialismo, della violenza e della guerra, a cominciare dalla guerra agli animali, e insegnarle appunto il "rispetto per la vita" degli altri.

Rispetto e timore
Albert Schweitzer era figlio di un pastore protestante (luterano), fu egli stesso pastore luterano e, pur diventando medico ed esercitando questa professione per tutta la vita, restò sempre pastore e predicatore evangelico. Ma che cosa c´è dietro questo suo programma del "rispetto per la vita"? Diciamo anzitutto che questa espressione traduce solo in parte l´espressione tedesca che ne è alla base: "Ehrfurcht vor dem Leben", letteralmente: "timore sacro (o reverenziale) davanti alla vita", che è qualcosa di diverso e di più del semplice "rispetto" (che comunque è già molto).
L´idea è che davanti alla vita ti devi fermare, non la puoi violare, non le puoi mettere le mani addosso, non puoi disporne a tuo piacimento, non ti appartiene, è qualcosa di infinitamente più grande di te, un mistero che ti trascende, di cui ignori il significato e il valore.

Radice cristiana e indiana
Da dove nasce il "rispetto per la vita"? Nasce da una doppia radice, una cristiana, l´altra indiana. Quella cristiana ha a che fare con Gesù e la sua attesa del Regno di Dio vicino (così lo chiama) che egli pensava sarebbe giunto ancora nella sua generazione. Il Regno non è venuto e in questo Gesù si è sbagliato, ma l´etica del Regno che egli ha messo in moto ed ha lui per primo messo in pratica è, secondo Schweitzer, valida in ogni tempo e per tutte le generazioni, più che mai per la nostra. Questa etica è scritta nel Sermone sulla Montagna dell´evangelista Matteo, nei capitoli da 5 a 7. Essa comporta la scelta nonviolenta e addirittura l´amore per i nemici.
Su questa matrice cristiana s´innesta quella indiana, che Schweitzer scoprì studiando da vicino i grandi pensatori dell´India. Fu però in Africa che l´idea gli venne, quasi come una folgorazione, durante un viaggio sul fiume, com´egli stesso raccontò in seguito più volte.

Contenuti etici
Quali sono i contenuti essenziali del "rispetto per la vita", nel quale si fondono l´etica e la religione, e che nasce dalla consapevolezza elementare che ciascuno di noi è innanzitutto "vita che vuole vivere, in mezzo ad altre vite che anch´esse vogliono vivere"?
La vita è sacra. Dono supremo (noi la possiamo trasmettere, non la possiamo creare; siamo creature, non creatori), ma anche estremamente vulnerabile, che è affidato alle nostre mani. Somma responsabilità che deve suscitare in noi un "timore sacro (o reverenziale)" davanti allo straordinario e inviolabile fenomeno della vita.
Ogni vita è sacra. "L´uomo è morale - dice Schweitzer - soltanto quando considera sacra la vita in sé, quella delle piante e degli animali, tanto quanto quella degli esseri umani, e si sforza di soccorrere ogni vita che si trovi in difficoltà, nella misura del possibile". Schweitzer si pone in tutto e per tutto nella linea di Francesco d´Assisi, che egli molto ammirava.
Una forza interiore. "Rispetto per la vita" non è un atteggiamento contemplativo, ma una forza interiore che motiva l´agire etico e mobilita la volontà a porsi al servizio della vita degli altri. "Come l´elica vorticosa spinge la nave attraverso le acque, così il rispetto per la vita spinge l´uomo ad agire".
Rispetto e responsabilità. Il "rispetto per la vita" non solo responsabilizza l´uomo in vista dell´azione, ma lo pone in un rapporto spirituale con il mondo. "Solo un´etica dai vasti orizzonti che ci imponga di rivolgere la nostra attenzione operosa a tutti gli esseri viventi ci pone davvero in un rapporto interiore con l´universo e con la volontà che in esso si manifesta". La natura non conosce il rispetto per la vita: la legge, in natura, è: mors tua vita mea. Solo l´uomo eticamente motivato è capace di praticare il rispetto per la vita, in modo che la legge diventi: vita tua vita mea.
Vocazione dell´essere umano. Il "rispetto per la vita" è l´unico atteggiamento che corrisponde pienamente all´essere dell´uomo e alla sua vocazione nel creato. Vivendo l´etica del rispetto per la vita l´uomo realizza la sua umanità, raggiunge veramente la sua statura di uomo, si umanizza compiutamente. Non umanizza dunque solo la natura, ma umanizza in primo luogo se stesso. Tutto questo - Schweitzer lo dice e ripete innumerevoli volte nei suoi interventi - vale anche e particolarmente per la vita degli animali, i più vicini a noi tra tutti gli esseri viventi, dei quali, come voleva Francesco d´Assisi, dobbiamo diventare fratelli, e non essere padroni. (in "Corriere della Sera" del 30 settembre 2016)


Fonte: Voce Evangelica
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Eventi
[<<] [Novembre 2020] [>>]
LMMGVSD
      1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30      
Foto gallery

Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it