12 Dicembre 2019

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Romani 12,21 di Fulvio Ferrario

28-10-2015 09:15 - Bibbia e attualità
«Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene»

Il linguaggio di questo versetto (e, a maggior ragione, quello del testo suggerito per la predicazione nella 22a domenica dopo Pentecoste) pone da duemila anni lo stesso problema: come conciliarlo con la «realtà»? Quest´ultima, a quanto pare, è il regno dei rapporti di forza e spesso della vera e propria violenza. L´evangelo propone, per contro, una sorta di ideale, bello da proclamare, ma praticamente impossibile da vivere. Di qui le due classiche opzioni: quella che vorrebbe essere radicale, e sventola la bandiera dell´ideale, con sovrana indifferenza nei confronti della realtà; e quella, appunto, «realista», che riserva tutt´al più alla domenica il rispetto per queste parole, nella consapevolezza che, durante la settimana, le regole sono altre. Le due possibilità sembrano opposte, ma hanno in comune il punto decisivo, cioè l´idea di realtà: entrambe considerano Cristo e la sua parola come «ideali», mentre la «realtà» sarebbe qualcos´altro.

La Bibbia, invece, ritiene che il «bene» (cioè Gesù Cristo) sia eminentemente reale. Esso è impegnato in uno scontro con ciò che bene non è; chi crede è coinvolto in tale combattimento che, anch´esso, si svolge nella «realtà» (e dove, se no?). Sia il falso radicalismo, sia il falso realismo conducono alla sconfitta dell´evangelo perché, in modi diversi, lo rinchiudono nel mondo della fantasia. La fede, al contrario, è chiamata a combattere per l´evangelo nella realtà. Ciò richiede strategia e tattica, cervello e passione, a volte anche capacità di compromesso, ma vigile coscienza dell´obiettivo. Secondo i racconti biblici, Gesù è più realista dei farisei, dei sadducei, degli erodiani, degli stessi discepoli. Egli ama il mondo, senza idolatrarlo, e sa abitarlo; sa anche che, in esso, vi è una battaglia in corso e l´affronta. A questo punto, poi, l´evangelo osa l´affermazione decisiva: proprio nel giorno dell´apparente vittoria del «male», Dio si rivela come la realtà più reale, che opera il «bene» sulla croce di Gesù. Il combattimento del quale parla il testo comincia probabilmente da questa domanda: come apparirebbe il mondo, e che cosa sarebbero il «bene», il «male» e la vittoria dell´uno sull´altro, se questa storia dicesse la verità? Più semplicemente: come apparirebbe, in tal caso, la nostra vita?

Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Giovedì 12 Dicembre

Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di Dio e avvicinati per ascoltare (Ecclesiaste 5,1)
Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole (Matteo 6, 7)

Fa’ che la tua bocca sia in silenzio, allora parlerà il tuo cuore. Sia in silenzio il tuo cuore, allora parlerà Dio.
Dalla Chiesa Copta

II Corinzi 5, 1-10; Isaia 45, 18-25


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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