17 Ottobre 2018
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Rogate: Pregare per la città

08-05-2018 09:06 - Il Vangelo ci parla
«Così parla il Signore degli eserciti, Dio d´Israele, a tutti i deportati che io ho fatto condurre da Gerusalemme a Babilonia: Costruite case e abitatele; piantate orti e mangiatene il frutto; prendete mogli e generate figli e figlie; prendete mogli per i vostri figli, date marito alle vostre figlie perché facciano figli e figlie; moltiplicate là dove siete e non diminuite. Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare e pregate il Signore per essa; poiché dal bene di questa dipende il vostro bene.» (Geremia 29, 4-7)

Costruire case, piantare alberi e coltivare orti, creare relazioni d´amore e legami di famiglia, sono gesti di speranza, di fiducia nella vita, di coraggio, nonostante tutto.

Nella sua lettera agli esuli in Babilonia il profeta Geremia invita il popolo d´Israele, costretto a rimanere per un lungo periodo in terra straniera, nemica, non soltanto a pregare per essa, ma a compiere questi gesti concreti, che promuovono la vita, che creano condizioni di "shalom", di convivenza pacifica. Nel tempo difficile dell´esilio non bisogna abbandonarsi né all´illusione di un prossimo ritorno, né alla disperazione, ma pregando per un futuro shalom (Geremia 29, 11) abitare pienamente il presente, qui e ora, anche nella sua precarietà.

Con le immagini della casa, dell´orto e del flusso delle generazioni, Geremia non solo esorta gli esuli a fare in modo che la vita continui, ma afferma anche che il futuro promesso comincia già ora, in esilio, in terra straniera, se non viene cercato in modo esclusivo. Nell´invito "Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare e pregate per essa" si apre uno spazio per gli altri, e non soltanto per l´altro del proprio popolo, anche per lo straniero, in questo caso il nemico. Anche in circostanze impossibili - esilio, schiavitù, precarietà - Dio rende possibile nuovi inizi, da chiedere a lui tanto per l´altro quanto per sé.

Noi da questo messaggio del profeta Geremia possiamo sentirci interpellati forse non tanto come "esuli" (anche se qualcuno si riconoscerà in quella condizione), ma più come "abitanti di Babilonia", chiamati a lasciare per i tanti esuli fra noi una spazio di vita nelle nostre preghiere e concretamente nelle nostre città, intese non come luogo chiuso e ostile, ma aperto ed ospitale, come spazio per case, orti, famiglie, luogo da abitare insieme, tutti in qualche modo "esuli", tutti pienamente cittadini.


Fonte: chiesavaldese.org

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UN GIORNO UNA PAROLA

BUONA DOMENICA

DOMENICA 30 SETTEMBRE - 19ª DOPO PENTECOSTE

Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello (I Giovanni 4,21)

Salmo della settimana: 56
Testi per il culto pubblico: Marco 12,28-34; Romani 14,17-19
Predicazione: Giacomo 2,1-13

Testi del giorno:

Nella mia angoscia invocai il Signore; il Signore mi rispose e mi portò in salvo (118,5)

In Cristo Gesù abbiamo la libertà di accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui (Efesini 3,12)

Se ero assillato da una forte angoscia, la tua fedeltà mi è stata promessa. Tu hai sorretto chi inciampava e lo strapperai sempre al precipizio. Anche quando non vedevo la strada, la tua parola me l´ha indicata. La meta era vicina.

Jochen Klepper

PREGHIERA

Signore nostro Dio,
dacci di guardare al mondo in
cui ci hai messi con gratitudine,
come allo spazio che ci hai dato
perché ne gioissimo insieme a
tutti gli umani. Dacci di guardare
al mondo in cui ci hai messi
con responsabilità, e non come
padroni che non conoscono
limiti. Dacci di guardare agli
altri umani come esseri solidali
accomunati a noi dai nostri errori
e dalla tua promessa di vita.
Amen

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