24 Ottobre 2020
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Rogate: Pregare per la città

08-05-2018 09:06 - Il Vangelo ci parla
«Così parla il Signore degli eserciti, Dio d´Israele, a tutti i deportati che io ho fatto condurre da Gerusalemme a Babilonia: Costruite case e abitatele; piantate orti e mangiatene il frutto; prendete mogli e generate figli e figlie; prendete mogli per i vostri figli, date marito alle vostre figlie perché facciano figli e figlie; moltiplicate là dove siete e non diminuite. Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare e pregate il Signore per essa; poiché dal bene di questa dipende il vostro bene.» (Geremia 29, 4-7)

Costruire case, piantare alberi e coltivare orti, creare relazioni d´amore e legami di famiglia, sono gesti di speranza, di fiducia nella vita, di coraggio, nonostante tutto.

Nella sua lettera agli esuli in Babilonia il profeta Geremia invita il popolo d´Israele, costretto a rimanere per un lungo periodo in terra straniera, nemica, non soltanto a pregare per essa, ma a compiere questi gesti concreti, che promuovono la vita, che creano condizioni di "shalom", di convivenza pacifica. Nel tempo difficile dell´esilio non bisogna abbandonarsi né all´illusione di un prossimo ritorno, né alla disperazione, ma pregando per un futuro shalom (Geremia 29, 11) abitare pienamente il presente, qui e ora, anche nella sua precarietà.

Con le immagini della casa, dell´orto e del flusso delle generazioni, Geremia non solo esorta gli esuli a fare in modo che la vita continui, ma afferma anche che il futuro promesso comincia già ora, in esilio, in terra straniera, se non viene cercato in modo esclusivo. Nell´invito "Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare e pregate per essa" si apre uno spazio per gli altri, e non soltanto per l´altro del proprio popolo, anche per lo straniero, in questo caso il nemico. Anche in circostanze impossibili - esilio, schiavitù, precarietà - Dio rende possibile nuovi inizi, da chiedere a lui tanto per l´altro quanto per sé.

Noi da questo messaggio del profeta Geremia possiamo sentirci interpellati forse non tanto come "esuli" (anche se qualcuno si riconoscerà in quella condizione), ma più come "abitanti di Babilonia", chiamati a lasciare per i tanti esuli fra noi una spazio di vita nelle nostre preghiere e concretamente nelle nostre città, intese non come luogo chiuso e ostile, ma aperto ed ospitale, come spazio per case, orti, famiglie, luogo da abitare insieme, tutti in qualche modo "esuli", tutti pienamente cittadini.


Fonte: chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 119,121-128

Sabato 24 Ottobre

Il Signore risvegliò lo spirito di tutto il popolo; essi vennero e cominciarono a lavorare nella casa del Signore degli eserciti, loro Dio (Aggeo 1, 14)
Non trascurare il dono che è in te e che ti fu dato (I Timoteo 4, 14)

Vieni Creatore, Spirito Santo! Tu crei il mondo. Continua a creare! Rinnova ciò che ha formato. Ricollega ciò che si scolla. Risveglia ciò che è sterile. Ringiovanisci ciò che è vecchio. Dacci degli occhi che vedono la luce , il creato e il non creato. Dacci la forza di portare frutto e di rallegrarci, corpo e anima.
Jörg Zink

Atti degli apostoli 14, 8-18; Geremia 23,1-8


Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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