26 Novembre 2020
News

Robinson Crusoe mito protestante

10-08-2018 18:48 - Bibbia e attualità
Il racconto di un uomo naufragato su un´isola deserta, è diventato un mito della nascente società industriale

Nel romanzo I noci dell´Altenburg, André Malraux sostiene che per chi ha visto le prigioni e i campi di concentramento soltanto tre libri conservano la loro verità: Robinson Crusoe, Don Chisciotte e L´idiota. Il primo lotta per il lavoro, il secondo per il sogno e il terzo per la santità.
Robinson Crusoe di Daniel Defoe narra le avventure di un uomo solo che sulla base dei principi dell´individualismo riesce a ricostruirsi un´identità. Il racconto descrive la fondazione di un mondo di prosperità e di libertà con la benedizione della provvidenza. A far emergere il protestantesimo puritano dell´opera sono in particolare tre temi.

La conversione
Abbandonato sulla sua isola deserta, Robinson si domanda perché Dio lo abbia trattato in quel modo. Mentre cerca un po´ di tabacco in un baule scampato al naufragio, scopre una Bibbia. L´apre a caso e l´occhio gli cade sul versetto del Salmo 50 che dice: "Invocami nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai". Colpito da quella promessa, implora Gesù e viene visitato dalla grazia. Due modelli biblici illustrano la sua conversione: Giona, che viene vomitato sulla spiaggia, e il figlio prodigo, il quale fugge dalla casa paterna alla quale però finisce per fare ritorno.

La provvidenza
Accanto alla Bibbia, Robinson trova carta e matita. Ciò gli permette di intraprendere un processo di rilettura per comprendere dov´è Dio nella sua prova. Traccia due colonne, una per il male e una per il bene. A sinistra scrive: "Sono gettato su un´isola orribile e deserta, senza alcuna speranza di liberazione". A destra, continua: "Ma sono vivo; non sono annegato come tutti i miei compagni di viaggio". Presto riempie la pagina e ogni volta che scrive qualcosa di doloroso, nell´altra colonna scrive un elemento positivo. Questo costante esercizio trasforma il suo modo di vedere la situazione e lo porta a confidare nella provvidenza di un Dio che è al suo fianco nella prova.

L´etica del lavoro
Robinson non si lascia abbattere né vincere dall´indolenza o dalla pigrizia, e non smette di lavorare per migliorare la sua condizione. Tramite il suo lavoro, raggiunge una relativa prosperità. Novello Adamo, Robinson adempie la missione che Dio affidò al primo uomo di custodire e coltivare il giardino. Per condurre a buon fine la sua impresa, il naufrago non ha bisogno di intermediari: a fungergli da guida è la relazione personale con il suo Creatore.

(da Réforme; trad. it G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)



Fonte: voceevangelica.ch
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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