07 Maggio 2021
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Rivoluzionario per caso

16-01-2017 19:14 - Documenti
di Massimo Firpo

Qando affisse le sue 95 tesi sulla porta della Schlosskirche di Wittenberg il 31 ottobre 1517, vigilia di Ognissanti, Martin Lutero non aveva nessuna intenzione di provocare lo sconquasso che ne sarebbe seguito. Era un pio monaco agostiniano, educato a una fede e immerso in una teologia ancora tutte medievali. Era entrato in monastero per onorare un voto pronunciato in un momento di paura e smarrimento, e aveva studiato sui testi della tarda scolastica la dottrina che insegnava dalla sua cattedra universitaria. Lontanissime da lui erano le raffinatezze letterarie e filologiche della grande cultura umanistica che dall´Italia irradiava in tutta Europa e trovava in Erasmo il suo più illustre maestro. Sempre più però quella fede e quella teologia gli erano apparse inadeguate a rispondere alle sue inquietudini religiose, alla devastante convinzione che mai e poi mai, per quanto si impegnasse nella più severa disciplina ascetica e penitenziale, egli avrebbe potuto essere degno della giustizia di Dio e quindi conseguire l´eterna salvezza. Per anni Lutero si tormentò su questo nodo cruciale, finché trovò la risposta nelle lettere di san Paolo che leggeva nei suoi corsi: «Iustus ex fide vivit» ( Rom. I, 17; Gal. III, 11), «il giusto vivrà per la fede». Nulla che l´uomo possa fare è in grado di renderlo giusto agli occhi di Dio, ma nella sua infinita misericordia Dio dona («imputa») la sua giustizia agli uomini, purché essi credano nel valore salvifico del sacrificio di Cristo sulla croce. Nessuna opera buona, nessuna penitenza può diventare un merito agli occhi di Dio, e anzi illudersi di conquistare il regno dei cieli con le proprie forze è una sicura strada di perdizione. Non sono le opere buone a rendere giusto l´uomo, ma è l´uomo reso giusto dalla fede a compiere opere buone.

Si comprende quindi l´indignazione di Lutero per la brutale rozzezza con cui il domenicano Johann Tetzel predicava le indulgenze, di fatto mettendo in vendita pezzi di carta che – grazie all´inesauribile patrimonio dei meriti di Cristo custodito dalla Chiesa – avrebbero consentito ai fedeli di conquistarsi il perdono di Dio o di liberare i propri cari dalle pene del purgatorio. Uno sconcio mercimonio simoniaco, insomma, a sua volta frutto di una complicata operazione finanziaria tra la curia romana e l´arcivescovo di Magonza, Alberto di Hohenzollern, i cui frutti erano destinati a rimpinguare l´insaziabile scarsella di papa Leone X e a finanziare la costruzione della basilica di San Pietro. Fu la sua esperienza di pastore e confessore a fargli capire il pericolo in cui tante anime ignare venivano gettate da quelle spregiudicate menzogne. «Su tutto questo io non potevo tacere più oltre», ebbe il coraggio di scrivere allo stesso arcivescovo, ammonendolo severamente per quanto avveniva nella sua diocesi: «Di ciò dovrai rendere duramente conto e il conto sale ogni giorno». Per questo decise di affiggere le tesi, che tuttavia non intendevano incendiare il mondo, ma solo sfidare i teologi alla discussione accademica e mettere un argine dottrinale agli eccessi del Tetzel, anche se vi si potevano leggere affermazioni dirompenti. Per esempio che «qualunque vero cristiano, sia vivo che morto, ha la parte datagli da Dio a tutti i beni di Cristo e della Chiesa, anche senza lettere di indulgenza» (37); che «chi vede un bisognoso, e trascurandolo dà per le indulgenze, si merita non l´indulgenza del papa ma l´indignazione di Dio» (45); che «se il papa conoscesse le esazioni dei predicatori di indulgenze, preferirebbe che la basilica di San Pietro andasse in cenere piuttosto che essere edificata sulla pelle, la carne e le ossa delle sue pecorelle» (50); che «chi si oppone alla cupidigia e alla licenza del parlare del predicatore di indulgenze, sia benedetto» (72).

Lo stesso monaco sassone fu ben lungi dal percepire subito tutte le conseguenze della giustificazione per fede. Se solo quest´ultima, infatti, è in grado di salvare gli uomini ed essi non sono in grado di fare alcunché per ottenerla, ne consegue che solo Dio donando la fede decide, o per meglio dire ha deciso ab aeterno, chi si salva e chi no: con tutti gli inesorabili labirinti e le antinomie in cui sfocia la dottrina della predestinazione. E se solo la fede è in grado di salvare gli uomini, si esaurisce ogni funzione della Chiesa visibile come mediatrice carismatica tra il popolo cristiano e Dio. Non più istituzione gerarchica, la Chiesa diventa solo la comunità dei credenti, senza più un clero distinto dal laicato in virtù dell´unzione sacerdotale, e quindi non più vincolato all´obbligo del celibato, e la sua tradizione magisteriale perde ogni legittimazione, perché la dottrina cristiana è affidata esclusivamente alla parola di Dio. Sola fides e sola Scriptura diventeranno così i due fondamenti della Chiesa luterana. Ne conseguiranno l´abolizione della messa, la riduzione dei sacramenti a battesimo ed eucarestia, il rifiuto dei voti monastici, del purgatorio, del culto dei santi, della venerazione delle immagini, dei digiuni.

Insinuandosi tra i molteplici conflitti interni di una Germania immensa e frammentata, dove debolissima era l´autorità imperiale, la parola infiammata di Lutero non tardò a diffondersi con la straordinaria rapidità garantita dalla nuova arte della stampa. I conventi e i monasteri cominciarono a svuotarsi, mentre diffuse tensioni profetiche e millenariste sarebbero poi sfociata nella sanguinosa guerra dei contadini del 1524-25.

Lo stesso Lutero intorno al 1519 si convinse che la fine dei tempi era ormai imminente e che pertanto il papa romano, invenzione di Satana, era né più né meno che l´Anticristo che la annunciava. In breve tempo gli spazi di accordo e di mediazione si esaurirono. I grandi trattati di Lutero apparsi nel ´20, veri e propri testi fondativi della Riforma, La libertà del cristiano, La cattività babilonese della Chiesa di Roma e Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca accompagnarono la coeva scomunica proclamata da Leone X con la bolla Exsurge Domine, che il riformatore sassone diede alle fiamme insieme con il codice di diritto canonico sulla piazza di Wittenberg.

Convocato alla dieta di Worms, al cospetto del giovane Carlo V d´Asburgo, re di Spagna, principe di Borgogna e sacro romano imperatore, Lutero si rifiutò di ritrattare una sola parola dei suoi scritti se non gli fosse stato dimostrato Bibbia alla mano dove e perché sbagliava. Messo al bando dall´Impero, si rifugiò in una castello dell´elettore di Sassonia, dove tradusse la Bibbia in tedesco, offrendo così a tutta la Germania la lingua comune in cui veniva predicata la parola di Dio.

È bene tener presente che abolire il clero e la Chiesa papale significava cancellare il pilastro più solido e antico dell´ordine politico e sociale, un formidabile potere materiale e morale, fondato sulla sacralità della religione, dei suoi riti, delle sue parole, delle sue gerarchie, su enormi risorse fondiarie e finanziarie, su un prestigio radicato in un millennio e mezzo di cristianesimo, diventato modo di essere e sentire, di capire e giudicare, di temere e sperare. Non stupisce dunque che le città e i principi tedeschi fossero rapidamente coinvolti nelle vicende della Riforma, impadronendosi di quel messaggio religioso e di quelle ricchezze per liberarsi per sempre dal potere imperiale. È bene ricordare che il lungo e faticoso processo storico che nell´Ottocento avrebbe dato vita a uno Stato unitario tedesco non si sviluppò intorno agli Asburgo, eredi di Carlo Magno e di Carlo V, ma intorno a uno dei principali beneficiari della secolarizzazione dei beni ecclesiastici, quel margravio del Brandeburgo di casa Hohenzollern, che con il tempo sarebbe diventato duca e poi re di Prussia e infine Kaiser del Reich. Del resto, fu solo dove principi e sovrani aderirono alla Riforma che essa ebbe duraturo successo, come in Danimarca, in Svezia, in Inghilterra, mentre ciò non avvenne in Francia e in Spagna, dove un forte potere sovrano era già riuscito ad assumere il controllo della Chiesa e delle sue risorse economiche.

Tra le molte battaglie che Lutero dovette affrontare, particolarmente insidiosa fu quella con Erasmo che, dopo aver taciuto per anni lasciando che Eleutherium audacem combattesse la sua battaglia contro una curia romana corrotta e una fede oggettualizzata e superstiziosa, lo attaccò in difesa del libero arbitrio, fondamento della responsabilità morale di ogni uomo, costringendolo a difendere la tesi contraria e con essa la predestinazione, a contrapporre a un cristianesimo etico tutto fondato sull´ispirazione di fratellanza e carità del vangelo, il suo cristianesimo teologico tutto fondato sulla lettera della parola di Dio. Negli anni seguenti egli potrà infine vedere il successo in tutta l´Europa del Nord delle nuove Chiese scaturite dal suo magistero, tutte sottoposte al potere dei principi e fondate sul testo della confessione presentata nel ´30 alla dieta di Augusta (la confessio Augustana, appunto) che per secoli avrebbe costituito il fondamento della dottrina luterana. Sarebbe morto il 18 febbraio 1546, a 63 anni, circondato dall´affetto della moglie, Katharina von Bora, sposata nel ´25, dei numerosi figli avuti da lei, da nugoli di discepoli adoranti, compiaciuto di quanto aveva fatto, ma attribuendone il merito solo al volere di Dio: «Io mi sono schierato contro tutti i papisti; mi sono costituito oppositore implacabile del papa e delle indulgenze. Ma io non ho fatto appello alla forza, alla persecuzione, alla ribellione. Io non ho fatto altro che diffondere, predicare, inculcare la parola di Dio: altro non ho fatto. Di modo che quando io dormivo e quando bevevo la birra a Wittenberg [...] la parola di Dio ha operato di cotali cose che il papato è caduto, come nessun principe e nessun imperatore avrebbero potuto farlo cadere. Nulla io feci: la parola di Dio ha determinato il successo della mia predicazione». Tutto in lui era fede, o meglio la sua fede, anche la dirompente violenza con cui seppe proporla, lasciando una traccia indelebile sull´intera storia europea.

Con la nascita della Chiesa luterana si esauriva definitivamente la respublica christiana, sempre più frammentata dai processi di confessionalizzazione che a fianco e dopo Lutero videro affacciarsi sulla storia europea altri e ancor più radicali riformatori, Zwingli, Calvino, le Chiese svizzere e olandesi, gli anabattisti e gli antitrinitari poi diventati sociniani, i puritani, i quaccheri, l´irriducibile mondo settario e radicale che durante la rivoluzione inglese avrebbe indotto qualcuno a denunciare la Gangraena delle mille eresie che avevano invaso la Chiesa anglicana. Nato da una ribellione, insomma, il mondo protestante non avrebbe potuto impedire nuove ribellioni al suo interno e sarebbe diventato, anche a dispetto dei suoi padri fondatori, un mondo plurale in cui convinzioni e pratiche religiose sono libere e in cui gli uomini hanno via via imparato a convivere anche se hanno opinioni diverse su Dio e i suoi precetti e lo onorano in modo differente, o magari non credono in alcun Dio. Quella che nel 1688 Jacques Benigne Bossuet denunciava come l´eterna condanna del mondo riformato a dividersi e frantumarsi, una volta venuto meno il fondamento ultimo dell´autorità papale, in una perenne Histoire de variations des Églises protestantes, sarebbe diventata col tempo una ricchezza e una risorsa. Eterogenesi dei fini, come sempre nella storia.

Oggi i teologi cattolici e luterani si armano di nuove utopie ecumeniche per sottoscrivere formule di concordia sulle questioni religiose che mezzo millennio fa divisero l´Europa lungo aspri confini religiosi e politici segnati da guerre, stragi, persecuzioni e violenze d´ogni sorta. Vivaddio, meglio la pace della guerra, la tolleranza che l´intolleranza, ma è bene non dimenticare quelle persecuzioni e violenze, anche per non trattare la storia (e la teologia) come un´ondivaga bandierina che ogni volta si ridipinge per adattarla alle esigenze del presente.



Fonte: IlSole24Ore
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Venerdì 7 Maggio

Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (Salmo 25,5)
Sappiamo che egli ci esaudisce (I Giovanni 5, 15)


Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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