18 Ottobre 2021
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Ricchezza e povertà interrogano le Chiese

31-07-2018 08:37 - News
Si apre domenica 29 la 55a sessione di formazione del Segretariato attività ecumeniche

Prende il via domenica 29 luglio ad Assisi, per concludersi sabato 4 agosto, la 55a sessione di formazione ecumenica del Sae – Segretariato attività ecumeniche –, che ha per titolo «Le Chiese di fronte alla ricchezza, alla povertà e ai beni della terra», in riferimento al versetto dell´epistola ai Filippesi (4, 12) che dice «So essere nell´indigenza, so essere nell´abbondanza». Della sessione, che vedrà alternarsi relatori e relatrici delle chiese cattolica, protestanti e ortodosse, parliamo con il presidente del Sae, il biblista Piero Stefani.

– Perché, dunque, questo titolo e questo riferimento biblico?

«La ragione principale di questa scelta è la presenza dei due termini antitetici, indigenza e abbondanza, e il fatto di saper vivere nell´una e nell´altra: in questo nostro mondo a volte ci si trova in una condizione, a volte nell´altra, o anche in una situazione intermedia, e non è detto che sia possibile vivere con tranquillità da una parte e non dall´altra...: la fede ci chiede di vivere là dove siamo. Ma nello specifico del passo biblico è molto interessante il fatto che questo versetto Paolo lo inserisca alla fine, nei saluti, ringraziando i Filippesi per l´aiuto che gli hanno dato. Però Paolo tiene anche a ribadire un fatto, come sempre nelle sue Lettere, e cioè che egli rivendica a sé la propria capacità di lavoro, la propria autosussistenza: non ha cioè bisogno di dipendere dalla vita altrui, e questo è importante perché la gratitudine, sia verso Dio sia verso gli altri, la si ha non quando si è nel bisogno estremo, ma quando si è liberi. Questo è un impegno che noi dobbiamo affrontare per cercare una società in cui la gratitudine si possa manifestare, là dove non ci sono bisogni assillanti e impellenti».

– Il 2018 viene dopo l´anno fatidico del 500° della Riforma e per tutte le Chiese riprende un anno «normale» per la pratica e il cammino ecumenico: ma che cosa è «normalità» per l´ecumenismo che è un processo da costruire passo dopo passo?

«Certo, quella dell´ecumenismo non è una "normalità statica", ma in proposito farei questa considerazione sull´eredità di questo anno di celebrazioni: tra i vari aspetti, c´è stato quello di mettere in evidenza l´importanza del fattore storico di quella data; l´ecumenismo deriva da una serie di componenti che sono radicate in una storia largamente occidentale ed europea; e allora bisogna mantenere il tema e riprenderlo, non esaltando la storia come un assoluto e tantomeno come una fonte di identità compatte e non dialoganti, ma al contrario, per dire come la conoscenza storica sia un elemento fondamentale per relativizzare certe differenze, per pensare come certe differenze non derivino soltanto da diverse interpretazioni della Parola e della tradizione (che pure sono elementi fondamentali), ma anche da una serie di vicende storiche che non vanno trascurate. E questo è un elemento importante in un´epoca come la nostra, in cui la conoscenza storia è francamente poco considerata anche nell´ambito di molte esperienze religiose, che vivono la dimensione del presente e dell´esperienza senza tener conto di questo apporto culturale che non va assolutizzato, ma che va considerato come un apporto fondamentale, anche se "esterno", per avere una coscienza di fede più matura».

– Le Chiese, oggi, sembrano ripiegate su se stesse, di fronte anche alla loro consistenza che va calando e sembrano timide nel dire agli altri le ragioni della loro fede. Può essere utile lavorare insieme per cercare di superare questa impasse?

«Come dicevamo prima, queste chiese sono come un po´ "appesantite" da una serie di questioni secolari che non possono essere dimenticate, ma che non possono neanche essere chiamate in causa per sostenere identità "compatte" ormai quasi tramontate – se non in alcune frange – nella loro compattezza. Io direi così: le chiese storiche cristiane devono cominciare a pensarsi, almeno all´interno del mondo occidentale, come minoranze. Naturalmente, minoranze non settarie, non chiuse ma capaci di dialogare tra loro e di annunciare l´Evangelo. Ma annunciare l´Evangelo significa annunciare qualcosa che è più grande delle Chiese stesse, sicuramente, e che mette in luce anche le insufficienze delle chiese: annunciare l´Evangelo non significa annunciare se stessi, ma annunciare una speranza che trascende se stessi e consente proprio di ammettere le proprie insufficienze: se poi le Chiese lo faranno guardandosi reciprocamente, aiutandosi reciprocamente e perdonandosi reciprocamente, la testimonianza sarà più sincera e più efficace».

Fra i relatori nei vari momenti della sessione, e alla conduzione di momenti di preghiera e meditazione, oltre a Piero Stefani, Enzo Pace, Anna Urbani, Rony Mamaui, Hans Gutierrez, Sarah Kaminski, Simone Morandini, Leonid Sevastianov, Peter Ciaccio (che cura una serata cinematografica), Letizia Tomassone, Paolo Ricca, Sandro Ventura. All´interno del programma un culto di Santa Cena condotto dal pastore Pawel Gajewski (giovedì 2) e una tavola rotonda sul finanziamento delle Chiese, con partecipazione di Paolo Cortellessa (Cei), del pastore Bruno Bellion e del prete ortodosso Ionut Radu.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
O T T O B R E
Versetto del mese:
Facciamo attenzione gli uni agli altri
per incitarci all’amore e alle buone opere

(Ebrei 10, 24)



Salmo della settimana: 62

Domenica 17 Ottobre
O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustixzia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio? (Michea 6,8)


Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l agnello condotto al mattatoio, egli non aprì la bocca (Isaia 53,7)
Oltraggiato, Gesù non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente (I Pietro 2,23)


Tu sai cosa è la sofferenza, tu sai cosa è il dolore, perché sei mio fratello, figlio dell uomo e di Dio
Otmar Schulz


Marco 10, 2-16; II Corinzi 3, 3-9; Genesi 8, 18-22; 9,12-17























































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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