09 Maggio 2021
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Ricchezza e povertà interrogano le Chiese

31-07-2018 08:37 - News
Si apre domenica 29 la 55a sessione di formazione del Segretariato attività ecumeniche

Prende il via domenica 29 luglio ad Assisi, per concludersi sabato 4 agosto, la 55a sessione di formazione ecumenica del Sae – Segretariato attività ecumeniche –, che ha per titolo «Le Chiese di fronte alla ricchezza, alla povertà e ai beni della terra», in riferimento al versetto dell´epistola ai Filippesi (4, 12) che dice «So essere nell´indigenza, so essere nell´abbondanza». Della sessione, che vedrà alternarsi relatori e relatrici delle chiese cattolica, protestanti e ortodosse, parliamo con il presidente del Sae, il biblista Piero Stefani.

– Perché, dunque, questo titolo e questo riferimento biblico?

«La ragione principale di questa scelta è la presenza dei due termini antitetici, indigenza e abbondanza, e il fatto di saper vivere nell´una e nell´altra: in questo nostro mondo a volte ci si trova in una condizione, a volte nell´altra, o anche in una situazione intermedia, e non è detto che sia possibile vivere con tranquillità da una parte e non dall´altra...: la fede ci chiede di vivere là dove siamo. Ma nello specifico del passo biblico è molto interessante il fatto che questo versetto Paolo lo inserisca alla fine, nei saluti, ringraziando i Filippesi per l´aiuto che gli hanno dato. Però Paolo tiene anche a ribadire un fatto, come sempre nelle sue Lettere, e cioè che egli rivendica a sé la propria capacità di lavoro, la propria autosussistenza: non ha cioè bisogno di dipendere dalla vita altrui, e questo è importante perché la gratitudine, sia verso Dio sia verso gli altri, la si ha non quando si è nel bisogno estremo, ma quando si è liberi. Questo è un impegno che noi dobbiamo affrontare per cercare una società in cui la gratitudine si possa manifestare, là dove non ci sono bisogni assillanti e impellenti».

– Il 2018 viene dopo l´anno fatidico del 500° della Riforma e per tutte le Chiese riprende un anno «normale» per la pratica e il cammino ecumenico: ma che cosa è «normalità» per l´ecumenismo che è un processo da costruire passo dopo passo?

«Certo, quella dell´ecumenismo non è una "normalità statica", ma in proposito farei questa considerazione sull´eredità di questo anno di celebrazioni: tra i vari aspetti, c´è stato quello di mettere in evidenza l´importanza del fattore storico di quella data; l´ecumenismo deriva da una serie di componenti che sono radicate in una storia largamente occidentale ed europea; e allora bisogna mantenere il tema e riprenderlo, non esaltando la storia come un assoluto e tantomeno come una fonte di identità compatte e non dialoganti, ma al contrario, per dire come la conoscenza storica sia un elemento fondamentale per relativizzare certe differenze, per pensare come certe differenze non derivino soltanto da diverse interpretazioni della Parola e della tradizione (che pure sono elementi fondamentali), ma anche da una serie di vicende storiche che non vanno trascurate. E questo è un elemento importante in un´epoca come la nostra, in cui la conoscenza storia è francamente poco considerata anche nell´ambito di molte esperienze religiose, che vivono la dimensione del presente e dell´esperienza senza tener conto di questo apporto culturale che non va assolutizzato, ma che va considerato come un apporto fondamentale, anche se "esterno", per avere una coscienza di fede più matura».

– Le Chiese, oggi, sembrano ripiegate su se stesse, di fronte anche alla loro consistenza che va calando e sembrano timide nel dire agli altri le ragioni della loro fede. Può essere utile lavorare insieme per cercare di superare questa impasse?

«Come dicevamo prima, queste chiese sono come un po´ "appesantite" da una serie di questioni secolari che non possono essere dimenticate, ma che non possono neanche essere chiamate in causa per sostenere identità "compatte" ormai quasi tramontate – se non in alcune frange – nella loro compattezza. Io direi così: le chiese storiche cristiane devono cominciare a pensarsi, almeno all´interno del mondo occidentale, come minoranze. Naturalmente, minoranze non settarie, non chiuse ma capaci di dialogare tra loro e di annunciare l´Evangelo. Ma annunciare l´Evangelo significa annunciare qualcosa che è più grande delle Chiese stesse, sicuramente, e che mette in luce anche le insufficienze delle chiese: annunciare l´Evangelo non significa annunciare se stessi, ma annunciare una speranza che trascende se stessi e consente proprio di ammettere le proprie insufficienze: se poi le Chiese lo faranno guardandosi reciprocamente, aiutandosi reciprocamente e perdonandosi reciprocamente, la testimonianza sarà più sincera e più efficace».

Fra i relatori nei vari momenti della sessione, e alla conduzione di momenti di preghiera e meditazione, oltre a Piero Stefani, Enzo Pace, Anna Urbani, Rony Mamaui, Hans Gutierrez, Sarah Kaminski, Simone Morandini, Leonid Sevastianov, Peter Ciaccio (che cura una serata cinematografica), Letizia Tomassone, Paolo Ricca, Sandro Ventura. All´interno del programma un culto di Santa Cena condotto dal pastore Pawel Gajewski (giovedì 2) e una tavola rotonda sul finanziamento delle Chiese, con partecipazione di Paolo Cortellessa (Cei), del pastore Bruno Bellion e del prete ortodosso Ionut Radu.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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