19 Gennaio 2018
News
percorso: Home > News > News

Re-immaginare la Riforma: a Birmingham un incontro promosso dai riformati britannici

20-12-2017 07:44 - News
"Una immaginazione che Riforma". É questo il titolo dell´incontro che si è tenuto dal 14 al 16 dicembre scorsi a Birmingham (Gran Bretagna). Venti partecipanti di diverse chiese protestanti e di diversa nazionalità, si sono ritrovati alla Queens Foundation for Ecumenical Theological Education su invito del Dipartimento dei ministeri globali e interculturali (GIM) della britannica Chiesa riformata unita (URC).

"Come ogni anno ha spiegato il pastore Michael Jagessar, responsabile del GIM il nostro Dipartimento ha organizzato un incontro per raccogliere voci molto diverse tra loro per riflettere in modo non convenzionale su un tema specifico, quest´anno l´eredità della Riforma protestante".

Quali sono le tesi che oggi un novello Lutero dovrebbe affiggere alle porte delle chiese e dei luoghi significativi della nostra società? I quattro "Sola" della Riforma Sola Gratia, Sola Fide, Sola Sciptura, Solus Christus sono ancora affermazioni liberanti? Della tradizione protestante cosa va de-costruito, ricostruito o rigettato? Cosa rimane delle voci dissenzienti e delle minoranze della Riforma?

"Abbiamo chiesto ai nostri oratori e oratrici di affrontare queste domande nel modo più aperto, coraggioso e radicale possibile, per superare quell´´analfabetismo dell´immaginazione´ che contraddistingue la vita di molte chiese cristiane", ha aggiunto Jagessar.

I punti di vista offerti alla discussione sono stati molti: da quello della black-theology americana alle teologie Dalit della liberazione provenienti dall´India; dalle espressioni sia liberatrici sia oppressive presenti negli inni ancor oggi cantati nelle chiese, alle nuove espressioni artistiche nel culto; dai nuovi modi di intendere la missione cristiana alla controcultura economica e ambientale che emana dalla fede cristiana; dall´esperienza di fede delle persone transgender alla testimonianza di chi appartiene a gruppi religiosi minoritari.

"Pur nella diversità degli interventi afferma il pastore Luca Baratto della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), tra i partecipanti all´incontro sono emersi alcuni snodi principali. Per esempio, il binomio ´ospitalità/appartenenza´ che ha sottolineato la necessità di una più ampia e radicale capacità inclusiva delle chiese, oggi (così è emerso da più interventi) più preoccupate di preservare le loro traballanti strutture piuttosto che del loro mandato ad essere voci profetiche nella società".

"Il mio intervento ha aggiunto Baratto ha avuto un taglio storico: ho seguito il percorso europeo di Pier Martire Vermigli (1499-1562), riformatore italiano attivo a Strasburgo, Oxford e Zurigo. Questo mi ha permesso di affermare l´importanza di una teologia dallo sguardo europeo, sia che questo sguardo si levi dal lato dell´Unione o dal lato della Brexit".

"Un altro elemento originale del pensiero di Vermigli è la sua teorizzazione del diritto alla fuga in tempi di persecuzione, un tema che egli tematizza teologicamente ma che rimane significativo in un mondo che vede milioni di persone in fuga. Oggi infatti riflettiamo molto sul dovere dell´accoglienza, per affermarla o negarla, ma molto poco sul diritto a fuggire dal proprio paese".


Fonte: NEV-Notizie Evangeliche.it

Eventi

[<<] [Gennaio 2018] [>>]
LMMGVSD
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031    

UN GIORNO UNA PAROLA

VENERDÌ 19 GENNAIO

Le parole del Signore non sono parole pure, sono argento raffinato in un crogiuolo di terra, purificato sette volte
(Salmo 12,6)

Risplendete come astri nel mondo, 16 tenendo alta la parola di vita (Filippesi 2,15-16)

O Signore, possa la tua parola essere ovunque la lampada ai nostri piedi; conservala per noi chiara e pura; donaci di gustare in essa forza, consiglio, consolazione nella difficoltà, così da affidarci a essa in vita e in morte con perseveranza.

David Denicke


Geremia 14,1-9; Deuteronomio 4,25-40

PREGHIERA

Signore, quando al re Salomone
fu concesso di chiederti una cosa,
ti chiese di essere un sovrano
illuminato dalla tua sapienza.
Quella sapienza oggi noi ti
chiediamo.
Illuminaci. Donami di
comprendere il mondo che
sta intorno a me, donami di
comprendere ciò che tu hai
preparato per me.
Donaci, o Signore, di capire le
difficoltà e di sciogliere i nodi,
in modo da poter aiutare il
prossimo ad affrontare e risolvere
conflitti, ad affrontare momenti di
sconforto e scoprire la tua gioia.
Donaci di credere con intelligenza.
Nel nome di Gesù, Parola e
Sapienza di Dio noi ti preghiamo.
Amen

Il Vangelo ci parla

Maria, madre incerta

di Yann Redalié

«Sua madre teneva tutti questi fatti nel suo cuore» (Luca 2,51b)

Nel racconto di Luca, in contrasto con il racconto di Matteo, Maria parla, commenta, risponde ai messaggi che le sono rivolti. Se in Luca 1,38 – “Ecco, sono la serva del Signore. Mi accada secondo la tua parola” - Maria appare decisa, prima discepola, invece nell’episodio che conclude il racconto dell’infanzia di Gesù, confrontata col suo figlio dodicenne, Maria è meno determinata.

Maria e Giuseppe sono andati a Gerusalemme con Gesù per la celebrazione della Pasqua. Nel cammino di ritorno a casa, i genitori si accorgono che Gesù non è con loro. Tornati a Gerusalemme, lo ritrovano in dialogo con i dottori della legge, meravigliati della sua saggezza. All’espressione della preoccupazione e dell’angoscia di sua madre, Gesù risponde in modo tale - “Non sapevate che io devo stare nella dimora di mio Padre?” (Luca 2,49) – che, dice Luca, non capirono. L’intero racconto dell’infanzia di Gesù si conclude su questa incertezza di Maria e Giuseppe, che contrasta con la sicurezza della prima risposta data all’angelo dell’Annunciazione.

Di ritorno a Nazareth: “Sua madre teneva tutti questi fatti nel suo cuore” (Luca 2,51b). Le traduzioni dicono anche “conservava”, “serbava”. Non si tratta solo di tesaurizzare dei ricordi, ma anche di valutare, riflettere, preoccuparsi. Se questo “meditare” fosse stato detto a proposito di una figura maschile, Pietro o Giovanni Battista per esempio, i commentatori, dice Beverly Gaventa(1), avrebbero identificato una prima riflessione teologica in atto. Trattandosi di Maria, madre di un figlio dodicenne, l’interpretazione è riferita ai sentimenti e agli affetti. Eppure questo momento di fermo riflessivo, per meglio focalizzare il significato degli avvenimenti, è ripetuto due volte. Già dopo la venuta e la proclamazione del “Gloria” dei pastori nella notte di Natale, Luca ci dice che “Maria conservava tutte queste parole meditandole in cuor suo” (Luca 2,19). In questo modo Luca introduce un bisogno di riflessione e anche un’incertezza in Maria e nel suo uditore/lettore. Che cosa e come capisce? Che cosa farà? Persisterà nel suo discepolato? Oppure come altri abbandonerà? Se per Maria la domanda rimane aperta fino all’inizio del libro degli Atti (1,14) dove la ritroviamo con gli apostoli poco prima della Pentecoste, per l’uditore della storia di Natale, l’invito ad una pausa di riflessione, alla meditazione sul senso per la vita degli avvenimenti raccontati rimane aperto e sempre attuale.

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

Foto gallery

[]

[Realizzazione siti web www.sitoper.it]