29 Settembre 2020
News
percorso: Home > News > News

Quando Lutero era cattolico - di Massimo Firpo

07-06-2017 21:10 - News
Libri, convegni, seminari, conferenze commemorano ovunque in questo 2017 il quinto centenario delle tesi di Wittenberg, con cui Lutero diede avvio alla Riforma protestante. Fresco di stampa è questo poderoso Lutero di Adriano Prosperi, una biografia del monaco sassone che ne segue l´esperienza religiosa fino alle grandi scelte del 1520-21, alla scomunica di Leone X, alla messa al bando dell´Impero, al ritiro nel castello della Wartburg e all´avvio dell´immane impresa della traduzione della Bibbia in tedesco. Una biografia che si arresta nel momento in cui, consumata la rottura con Roma, Lutero affronta temi politici e organizzativi e si impegna in inesauribili controversie, fino a diventare il venerato padre fondatore di una nuova Chiesa. Restano quindi fuori dal quadro vicende importanti quali la discussione con Erasmo sulla libertà dell´arbitrio del 1524-25, la durissima presa di posizione contro i contadini in rivolta del ´25, la dieta d´Augusta del 1530 in cui fu formalmente presentata la definitiva confessio fidei detta appunto augustana, il consolidarsi del luteranesimo in tutta l´Europa settentrionale fino alla morte del riformatore sassone nel ´47.

Non una biografia completa ed esaustiva, dunque, ma la narrazione dell´esperienza spirituale di un monaco travagliato da angosciose inquietudini sul proprio destino ultraterreno e il suo maturare con tale forza e determinazione da sfociare infine in una profonda frattura della christianitas europea. Il Lutero ancora cattolico, insomma, nonostante i suoi libri di fuoco, il Lutero che intende riformare la fede ben più che la Chiesa, lontanissimo dal volerla abbattere, che vorrebbe anzi salvare dagli errori di coloro che ne sono diventati gli illegittimi tiranni. «Lutero non fu e non si sentì mai né eretico né ribelle... Fu un riformatore, non un eretico», scrive Prosperi, nel delineare un suggestivo profilo del giovane Lutero, come già aveva fatto nel 1928 il grande storico francese Lucien Febvre in un piccolo libro diventato un classico, e nel 1946 il valdese italiano Giovanni Miegge in un´opera poi rimasta incompiuta.

Lo stesso sottotitolo del libro chiarisce che ad essere indagati sono «gli anni della fede e della libertà», gli anni della scoperta della giustificazione per sola fede nel valore salvifico del sacrificio di Cristo, che libera il cristiano da ogni vana fiducia nei propri meriti, e con essa dalle inutili pratiche devozionali sulle quali la Chiesa basava il suo potere. Era l´esito del fallimento della sua illusione che a portarlo alla salvezza eterna potesse essere la via dell´ascesi monastica, pur percorsa con rigorosa tenacia e serietà. Ne scaturì una crisi umana e religiosa approdata infine alla scoperta del Vangelo, con il suo annuncio di un Dio misericordioso che non per giustizia ma per grazia giudica l´umanità corrotta dal peccato originale. Per liberarsi dal peso opprimente della minaccia che facevano gravare su di lui parole come peccato, colpa, dannazione Lutero dovette passare attraverso un´«inaudita, intollerabile sofferenza», scrive Prosperi, superata solo «interrogando con i mezzi di una straordinaria intelligenza e cultura la fonte dove proprio Dio aveva dato la sua legge», la Bibbia, per coglierne il significato autentico.

Ma il suo appassionato impegno pastorale, i suoi doveri di confessore e professore, la sua convinzione che la fine dei tempi fosse ormai imminente gli imposero di non rinchiudere nel suo cuore quella scoperta, ma di comunicarla al mondo, di farne partecipe «l´uomo comune» e di perseverare in questa battaglia fino in fondo, a qualunque costo: anche se la sua riflessione teologica e le polemiche controversistiche lo avrebbero portato in breve tempo a un conflitto sempre più aspro contro la prassi pastorale e il magistero della Chiesa, fino a negarne l´autorità e la struttura gerarchica, fino alla denuncia del papa Anticristo. In quei primi anni Lutero si dedicò anima e corpo a diffondere il suo messaggio di fede e di speranza, non a costruire una nuova Chiesa; ma quando i contadini si ribellarono, non esitò a esortare i principi a una durissima repressione, stringendo con loro un´allenza destinata ad avere un ruolo decisivo nell´imprimere sulla storia tedesca il marchio di un primato dell´obbedienza che avrebbe consegnato le Chiese luterane a una lunga subalternità al potere politico, come si sarebbe constatato anche durante il nazismo.

Sintesi di grande respiro anche dal punto di vista narrativo, il libro ricostruisce il quindicennio in cui Lutero venne scoprendo la libertà del cristiano, l´autentico significato della parola di Dio rivelata nella Bibbia (sola Scriptura), la grazia divina come unica fonte di redenzione e quindi la giustificazione per fede (sola fides). Tutt´altro che mera raccolta di «appunti e racconti tratti da una lettura cursoria dei suoi scritti» queste pagine ariose e al tempo stesso dense gettano uno sguardo penetrante sul primo Lutero, sulla «terribile serietà» con cui – dopo la conversione e il voto di farsi monaco – affrontò gli studi teologici e l´obbedienza alla regola agostiniana che la sua scelta implicava, nonché i compiti pastorali e di insegnamento affidatigli dai superiori. E lo fanno tenendo conto dei contesti in cui la sua esperienza si svolse, della realtà politica e sociale della Sassonia elettorale di Federico il Saggio, della crisi profonda dell´istituzione ecclesiastica in capite et in membris tra i pontificati rovereschi e quelli medicei, dello sfaldarsi della tarda scolastica sotto i colpi della cultura umanistica, del ritorno ad fontes che essa proponeva, della riscoperta della Bibbia che ne conseguiva. A ciò si aggiunga la nuova e rapidissima circolazione delle idee consentita dalla diffusione della stampa, che in breve tempo trasformò l´intensa esperienza di fede e riflessione teologica di Lutero in un messaggio destinato a estendersi a tutta l´Europa. Non a caso egli stesso vide nell´arte tipografica una manifestazione della provvidenza di Dio, affinché la riforma della fede cristiana potesse affermarsi e consolidarsi.

Da quella frattura, iniziata con le 95 tesi del 1517, sarebbero nate due Europe contrapposte, scrive Prosperi, destinate a combattersi per secoli, fondata l´una sul «governo esterno della condotta morale» e l´altra sulla «coscienza morale come guida». E sarebbero nate due immagini contrapposte di Lutero: quella del padre di tutti gli altri riformatori cinquecenteschi, «l´oceano» dal quale avevano tratto alimento «tutti li altri heretici non altrimente che li fiumi recevano l´acque dal mare,... zwingliani, calviniani, anabattisti et altri», secondo la definizione di un suo seguace italiano; e quella del progenitore di tutte le rivoluzioni dei secoli seguenti, dal quale – come scrisse un cardinale dell´Ottocento – erano nati «come parti titanici il Voltaire, il Rousseau, il d´Holbach, il d´Alembert, il Diderot, il Mirabeau, il Turgot, il Danton, il Robespierre», e infine «tutti i socialisti e comunisti» e «tutti i focosi liberali dei nostri tempi». Fantasie paranoiche dell´integralismo cattolico ottocentesco, senza dubbio, ma anche oggi, quando molta acqua è passata sotto i ponti, quando papa Francesco si incontra con la pastora di Lundt, in Svezia, e parla della comune fede cristiana, le differenze restano profonde. La rocciosa realtà della storia si sottrae alle ardite acrobazie esegetiche dei teologi, sempre solerti nell´adeguare alle esigenze del presente le immutabili verità di ieri. Né si può dimenticare – come ha sottolineato Hans Schilling in un´altra biografia – quali e quanti mutamenti furono indotti nella Chiesa cattolica dall´esigenza di reagire alla sfida luterana, senza la quale non ci sarebbe stata una Controriforma destinata a durare ben oltre le invettive del cardinale Alimonda. Per molti e non trascurabili aspetti della sua storia, insomma, conclude Prosperi, «Roma può ringraziare Lutero, anzi lo sta già facendo».



Fonte: www.ilsole24ore.com
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Lunedì 28 Settembre

Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: «Io non ci ho più alcun piacere» (Ecclesiaste 12,3)
Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, figlio di Giuseppe», Natanaele gli disse: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere» (Giovanni 1,45-46)

O Dio, Creatore e Signore dell’universo, anima del mondo e fonte della vita, ti lodiamo e ti ringraziamo per tutto ciò che esiste. Tutto è un segno della tua grandezza, della tua potenza, di una genialità che l’uomo può solo completare stupito. Veramente, Signore, tutto è molto bello e noi ci sentiamo avvolti nel mistero infinito della tua presenza.
Sergio Carrarini

Romani 6, 16-23; II Corinzi 10, 12-18




Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




Eventi
[<<] [Settembre 2020] [>>]
LMMGVSD
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930    
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Foto gallery

Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it