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Quando Lutero era cattolico - di Massimo Firpo

07-06-2017 21:10 - News
Libri, convegni, seminari, conferenze commemorano ovunque in questo 2017 il quinto centenario delle tesi di Wittenberg, con cui Lutero diede avvio alla Riforma protestante. Fresco di stampa è questo poderoso Lutero di Adriano Prosperi, una biografia del monaco sassone che ne segue l´esperienza religiosa fino alle grandi scelte del 1520-21, alla scomunica di Leone X, alla messa al bando dell´Impero, al ritiro nel castello della Wartburg e all´avvio dell´immane impresa della traduzione della Bibbia in tedesco. Una biografia che si arresta nel momento in cui, consumata la rottura con Roma, Lutero affronta temi politici e organizzativi e si impegna in inesauribili controversie, fino a diventare il venerato padre fondatore di una nuova Chiesa. Restano quindi fuori dal quadro vicende importanti quali la discussione con Erasmo sulla libertà dell´arbitrio del 1524-25, la durissima presa di posizione contro i contadini in rivolta del ´25, la dieta d´Augusta del 1530 in cui fu formalmente presentata la definitiva confessio fidei detta appunto augustana, il consolidarsi del luteranesimo in tutta l´Europa settentrionale fino alla morte del riformatore sassone nel ´47.

Non una biografia completa ed esaustiva, dunque, ma la narrazione dell´esperienza spirituale di un monaco travagliato da angosciose inquietudini sul proprio destino ultraterreno e il suo maturare con tale forza e determinazione da sfociare infine in una profonda frattura della christianitas europea. Il Lutero ancora cattolico, insomma, nonostante i suoi libri di fuoco, il Lutero che intende riformare la fede ben più che la Chiesa, lontanissimo dal volerla abbattere, che vorrebbe anzi salvare dagli errori di coloro che ne sono diventati gli illegittimi tiranni. «Lutero non fu e non si sentì mai né eretico né ribelle... Fu un riformatore, non un eretico», scrive Prosperi, nel delineare un suggestivo profilo del giovane Lutero, come già aveva fatto nel 1928 il grande storico francese Lucien Febvre in un piccolo libro diventato un classico, e nel 1946 il valdese italiano Giovanni Miegge in un´opera poi rimasta incompiuta.

Lo stesso sottotitolo del libro chiarisce che ad essere indagati sono «gli anni della fede e della libertà», gli anni della scoperta della giustificazione per sola fede nel valore salvifico del sacrificio di Cristo, che libera il cristiano da ogni vana fiducia nei propri meriti, e con essa dalle inutili pratiche devozionali sulle quali la Chiesa basava il suo potere. Era l´esito del fallimento della sua illusione che a portarlo alla salvezza eterna potesse essere la via dell´ascesi monastica, pur percorsa con rigorosa tenacia e serietà. Ne scaturì una crisi umana e religiosa approdata infine alla scoperta del Vangelo, con il suo annuncio di un Dio misericordioso che non per giustizia ma per grazia giudica l´umanità corrotta dal peccato originale. Per liberarsi dal peso opprimente della minaccia che facevano gravare su di lui parole come peccato, colpa, dannazione Lutero dovette passare attraverso un´«inaudita, intollerabile sofferenza», scrive Prosperi, superata solo «interrogando con i mezzi di una straordinaria intelligenza e cultura la fonte dove proprio Dio aveva dato la sua legge», la Bibbia, per coglierne il significato autentico.

Ma il suo appassionato impegno pastorale, i suoi doveri di confessore e professore, la sua convinzione che la fine dei tempi fosse ormai imminente gli imposero di non rinchiudere nel suo cuore quella scoperta, ma di comunicarla al mondo, di farne partecipe «l´uomo comune» e di perseverare in questa battaglia fino in fondo, a qualunque costo: anche se la sua riflessione teologica e le polemiche controversistiche lo avrebbero portato in breve tempo a un conflitto sempre più aspro contro la prassi pastorale e il magistero della Chiesa, fino a negarne l´autorità e la struttura gerarchica, fino alla denuncia del papa Anticristo. In quei primi anni Lutero si dedicò anima e corpo a diffondere il suo messaggio di fede e di speranza, non a costruire una nuova Chiesa; ma quando i contadini si ribellarono, non esitò a esortare i principi a una durissima repressione, stringendo con loro un´allenza destinata ad avere un ruolo decisivo nell´imprimere sulla storia tedesca il marchio di un primato dell´obbedienza che avrebbe consegnato le Chiese luterane a una lunga subalternità al potere politico, come si sarebbe constatato anche durante il nazismo.

Sintesi di grande respiro anche dal punto di vista narrativo, il libro ricostruisce il quindicennio in cui Lutero venne scoprendo la libertà del cristiano, l´autentico significato della parola di Dio rivelata nella Bibbia (sola Scriptura), la grazia divina come unica fonte di redenzione e quindi la giustificazione per fede (sola fides). Tutt´altro che mera raccolta di «appunti e racconti tratti da una lettura cursoria dei suoi scritti» queste pagine ariose e al tempo stesso dense gettano uno sguardo penetrante sul primo Lutero, sulla «terribile serietà» con cui – dopo la conversione e il voto di farsi monaco – affrontò gli studi teologici e l´obbedienza alla regola agostiniana che la sua scelta implicava, nonché i compiti pastorali e di insegnamento affidatigli dai superiori. E lo fanno tenendo conto dei contesti in cui la sua esperienza si svolse, della realtà politica e sociale della Sassonia elettorale di Federico il Saggio, della crisi profonda dell´istituzione ecclesiastica in capite et in membris tra i pontificati rovereschi e quelli medicei, dello sfaldarsi della tarda scolastica sotto i colpi della cultura umanistica, del ritorno ad fontes che essa proponeva, della riscoperta della Bibbia che ne conseguiva. A ciò si aggiunga la nuova e rapidissima circolazione delle idee consentita dalla diffusione della stampa, che in breve tempo trasformò l´intensa esperienza di fede e riflessione teologica di Lutero in un messaggio destinato a estendersi a tutta l´Europa. Non a caso egli stesso vide nell´arte tipografica una manifestazione della provvidenza di Dio, affinché la riforma della fede cristiana potesse affermarsi e consolidarsi.

Da quella frattura, iniziata con le 95 tesi del 1517, sarebbero nate due Europe contrapposte, scrive Prosperi, destinate a combattersi per secoli, fondata l´una sul «governo esterno della condotta morale» e l´altra sulla «coscienza morale come guida». E sarebbero nate due immagini contrapposte di Lutero: quella del padre di tutti gli altri riformatori cinquecenteschi, «l´oceano» dal quale avevano tratto alimento «tutti li altri heretici non altrimente che li fiumi recevano l´acque dal mare,... zwingliani, calviniani, anabattisti et altri», secondo la definizione di un suo seguace italiano; e quella del progenitore di tutte le rivoluzioni dei secoli seguenti, dal quale – come scrisse un cardinale dell´Ottocento – erano nati «come parti titanici il Voltaire, il Rousseau, il d´Holbach, il d´Alembert, il Diderot, il Mirabeau, il Turgot, il Danton, il Robespierre», e infine «tutti i socialisti e comunisti» e «tutti i focosi liberali dei nostri tempi». Fantasie paranoiche dell´integralismo cattolico ottocentesco, senza dubbio, ma anche oggi, quando molta acqua è passata sotto i ponti, quando papa Francesco si incontra con la pastora di Lundt, in Svezia, e parla della comune fede cristiana, le differenze restano profonde. La rocciosa realtà della storia si sottrae alle ardite acrobazie esegetiche dei teologi, sempre solerti nell´adeguare alle esigenze del presente le immutabili verità di ieri. Né si può dimenticare – come ha sottolineato Hans Schilling in un´altra biografia – quali e quanti mutamenti furono indotti nella Chiesa cattolica dall´esigenza di reagire alla sfida luterana, senza la quale non ci sarebbe stata una Controriforma destinata a durare ben oltre le invettive del cardinale Alimonda. Per molti e non trascurabili aspetti della sua storia, insomma, conclude Prosperi, «Roma può ringraziare Lutero, anzi lo sta già facendo».



Fonte: www.ilsole24ore.com
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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