09 Maggio 2021
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Qualcosa non va!

07-03-2018 09:28 - News
«Un pensionato italiano in preda al desiderio di suicidio, invece di colpirsi e di farla finita, decide di sparare al primo passante che incontra per strada». Quel passante è Idi Diene

Ieri la baraonda causata dai risultati elettorali ha sommerso tutto. Dati, opinioni, ipotesi e trame, imperavano sulle prime pagine dei giornali, nelle trasmissioni televisive e nel web. Dunque, l´informazione dedicata ad altro è passata in sordina e una notizia assurda, quasi irreale, annunciava la morte a Firenze di un cittadino di origini senegalesi di 54 anni, Idy Diene.

«Un uomo, un pensionato italiano – annunciava la notizia – in preda al desiderio di suicidio, invece di colpirsi e di farla finita, ha deciso di sparare al primo passante che avrebbe incontrato per strada».

Quel passante, era proprio Idy Diene. «Solo poco tempo fa abbiamo dovuto soccorrere altri fratelli africani colpiti da un´arma da fuoco – grida la voce di una persona accorsa alla manifestazione per ricordare Idy –, oggi un altro fratello è morto senza motivo. Qualcosa non va!», afferma disperato: «qui in Italia qualcosa non va!»; l´uomo che urla diperato è il rappresentante della comunità senegalese di Firenze, Pape Diaw.

Siamo abituati, ormai, a vedere in tv e leggere sui giornali le tragedie che affliggono il nostro pieneta: in Siria ogni giorno muoiono bambini, donne, anziani; in Africa si perde la vita per la mancanza di acqua, di cibo, o per malattie che in Italia sarebbero facilmente curabili. I braccianti (i nuovi schiavi) che lavorano nei nostri campi, vessati da caporali (più corretto chiamarli aguzzini) che possiedono le loro vite. Eppure, l´assuefazione ai disastri quotidiani, scandisce la nostra giornata tra impegni da onorare e interstizi da soddisfare.

«Ricordo – racconta la scrittrice Edith Bruck sul mensile Confronti, oggi una delle ultime testimoni viventi della Shoah, perché deportata quand´era bambina ad Auschwitz – che quando facevano vedere le immagini televisive della tragedia nel Biafra non riuscivo a mangiare, sentivo dentro di me un "senso di colpa" e una forte empatia verso quei bambini, quelle donne e quegli uomini martoriati dalla fame e dalla siccità. Oggi sono cambiata: quando le immagini televisive raccontano di altre tragedie, malgrado il dolore e la sofferenza provocata da quei servizi giornalistici, riesco a mangiare. Questa vita mi ha cambiata. È come se fossi stata "vaccinata" alle tragedie. Un´assuefazione all´informazione di cronaca e al dolore che ritengo preoccupante per tutta la società. Auschwitz – prosegue Bruck – in tutta la sua tragedia e brutalità, ha saputo insegnarmi alcuni valori che porto con me: ho imparato il rispetto e la non violenza... paradossalmente quel luogo di brutalità e di sofferenze è stato una palestra dover poter interiorizzare valori etici e morali. Quando i nostri aguzzini, anche ragazzini quindicenni, ci sorvegliavano e sputavano addosso pensavo, nel profondo, che invece si sarebbero dovuti vergognare per ciò che stavano facendo; e che non dovevo essere io a vergognarmi per quelle offese. Quelle persone, con le loro azioni, stavano perdendo la loro umanità».

La notizia di ieri è risuonata diversa, ed è stata recepita, dai più attenti, come devastante, come una inesorabile débâcle dei nostri tempi, come una pericolosa spirale di violenza; come se la «banalità del male» messa in atto nel passato e nella totale indifferenza di molti, stesse riaffiorando.

Proprio a pochi giorni dai tragici fatti di Macerata, ieri un´altra notizia scuote, stupisce, mortifica: un uomo, «in preda a depressione e desideroso di suicidarsi, cambia idea», così, forse per paura di mettere in atto quel gesto, forse per un naturale attaccamento alla (propria) vita, o forse per incapacità, o forse, forse, forse... «Decide – così racconta la giornalista del Gr – di uccidere il primo passante incontrato per strada, per ottenere – prosegue la surreale notizia – il carcere a vita», perché quell´uomo era depresso per via di «un debito di 30 mila euro». Dunque, qualcuno avrebbe dovuto pagarne il fio, ma al posto suo... «Non era nelle intenzioni (del pensionato, ndr) un omicidio di stampo razzista», sono le parole dichiarate alla polizia durante l´interrogatorio. Dopo il Gr, un´altra trasmissione raccoglie commenti degli ascoltatori, commenti a caldo. «Cavalcare la preoccupante deriva razzista è stata una trovata elettorale, così come lo è stato l´allarme lanciato per la nuova deriva fascista, dal momento che i movimenti di estrema destra come Casa Pound e Forza Nuova hanno ottenuto pessimi risultati elettorali».

Qualcuno, poi, fortunatamente, ricorda e con preoccupazione la dannosa campagna elettorale portata avanti da Matteo Salvini in questi anni, dove «prima vengono gli italiani», e poi i «clandestini».

Tutti zitti, allora.

L´omicida non è razzista, perché prima di incontrare Idy dichiara di «non aver voluto sparare a una madre di origini africane insieme alla sua piccola figlia». «Non è razzismo» assicura anche la procura, mentre la comunità senegalese protesta e causa disordini in piazza urlando e chiedendosi: «perché quell´uomo ha deciso di colpire proprio il giorno dopo la vittoria dei "fascisti"?».

Idy Diene era un uomo, un cittadino residente in Italia e originario del Senegal. Era un venditore ambulante regolare ed è stato ucciso a colpi di pistola sul ponte Vespucci di Firenze per puro caso, perché si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato da Roberto Pirrone, un pensionato italiano di 65 anni. Questo è stato. La comunità senegalese non ci sta e ricorda che l´omicida prima di Idy ha incontrato molte altre persone sul suo cammino.

Al corteo promosso per celebrarne la memoria, e che ha attraversato tutto il centro storico, hanno preso parte l´assessora al welfare Sara Funaro e l´imam di Firenze Izzeddin Elzir. Oggi Elzir nel suo profilo facebook, pubblicando la foto di Idy, ha postato il suo saluto all´uomo «Pace alla tua anima fratello», e poco dopo è arrivato l´omaggio del professor Valdo Spini, già ministro della Repubblica italiana: «Caro fratello, che la tua anima riposi in pace».

L´omicidio di ieri ha riaperto una ferita nella comunità senegalese fiorentina, già vittima di una strage sette anni fa. Il 13 dicembre 2011, due senegalesi furono uccisi da un estremista di destra, che si suicidò perché inseguito dalle forze dell´ordine. Due casi, distanti nel tempo, ma accomunati dallo stesso male.

Stiamo attraversando un periodo delicato, ci possono essere ancora d´aiuto le parole di Edith Bruck.

«L´uomo non impara, diceva mia madre, perché non fa altro che "segare l´albero dove vive". Questo è ciò che stiamo facendo ora, e sin dalle nostre origini, da Adamo ed Eva in poi. La storia è disseminata di morti, camminiamo sui morti che poi ci lasciamo alle spalle, e la maggior parte sono vittime innocenti. L´uomo è cieco, senza coscienza. Oggi, a cosa diamo valore, mi chiedo? Non diamo più il giusto valore alla vita, al pezzo di pane che possiamo mangiare, al fatto di avere un letto dove poter dormire e che molti non possono avere. Assistiamo all´epoca del disprezzo, un disprezzo etico e morale. Non ci interroghiamo più su cosa sia la vita. Una vita che, in effetti, può essere faticosa, difficile, ingiusta. La vita è una lotta. Se ci pensate bene, però, non abbiamo niente di meglio. Forse è il dono più grande che si può ricevere. C´è qualcosa "di guasto" in questo mondo e francamente non vedo rimedi se non saremo noi i primi a porvi rimedio».


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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