30 Settembre 2020
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QUELLE LETTERE DELLA FEDE di Giuseppe Platone

15-05-2013 17:35 - News

«Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza» (Romani 8,26)
Protestanti non si nasce, si diventa. Ma come? Scrivendo una lettera al Consiglio di chiesa (Concistoro) in cui ci si mette in gioco. Raccontando la propria conversione a Cristo e chiedendo di entrare a far parte, responsabilmente, della comunità di fede. A questa richiesta scritta, se accolta dal Consiglio di chiesa, fa seguito la confessione pubblica della propria fede durante il culto. È un´antica prassi. Ci son passato anch´io nel lontano 1963. Quando sostenni, con altri ragazzi e ragazze, il colloquio/esame davanti al Concistoro a cui seguì la confessione di fede che, nel caso specifico, fu la confermazione del battesimo ricevuto in tenera età. In tanti anni di pastorato ho letto, mediamente, ogni anno, almeno una decina di queste lettere. Se potessimo pubblicare tutte le lettere che i Consigli delle nostre chiese hanno ricevuto da parte di persone che richiedono di entrare a far parte della comunità (dopo un congruo periodo di formazione), otterremmo un interessante spaccato di spiritualità protestante italiana.
Il giorno in cui formuli questa tua richiesta, motivandola, spiegandola, è un momento importante della vita. Nasce da un vis-à-vis con Dio. Ho letto lettere telegrafiche, altre lunghe, anche di 5/6 cartelle, dove ognuno parla a modo suo. Perché ogni persona si porta dentro la propria irripetibile storia. Non è facile raccontarsi per ciò che concerne la ricerca di fede, né è facile decidere di appartenere a una chiesa. Che non è una porta girevole. Per scrivere questa lettera ci vuole un po´ d´ispirazione. Lo Spirito che suscita, nel cuore della società, la chiesa può essere la fonte d´ispirazione. Lo Spirito infatti chiama alla fede in Cristo e attende la nostra risposta. Certo a 16 anni la letterina che scrissi al Concistoro era poco più di un balbettio. Oggi scriverei un altro tipo di lettera. Anche perché noi continuiamo a cambiare, siamo ogni anno diversi, ma lo Spirito non cambia. Ieri come oggi continua a sostenerci nella nostra debolezza. La scelta che abbiamo maturato il giorno in cui abbiamo scritto la nostra lettera alla chiesa locale rimane lì a documentare una tappa significativa di un percorso che continua. Guardando indietro possiamo capire se quella lettera al Concistoro fu veramente ispirata dall´alto o se era solo una pura formalità. Gli archivi ecclesiastici racchiudono tante buone intenzioni: se ispirate dall´alto diventano realtà, altrimenti restano prigioniere della propria debolezza.



Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Mercoledì 30 Settembre

Ho creduto, perciò ho parlato. Io ero molto afflitto (Salmo 116,10)
Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano (Giacomo 1,12)

Le prove sono abbracci di Dio.
Martin Lutero

Genesi 16,5-14; II Corinzi 11,16-33




Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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