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Profughi. Nuovo arrivo con i corridoi umanitari

27-04-2017 09:38 - News
Nuovo arrivo in Italia di 125 profughi siriani grazie al progetto promosso dalla Comunità di Sant´Egidio e dalle Chiese protestanti italiane. Raggiunta la quota di quasi 800 con un sistema che coniuga sicurezza e integrazione – Dopo la Francia anche altri Paesi europei interessati – No alla strumentalizzazione del fenomeno immigrazione a fini politici

Giovedì 27 aprile giungeranno all´aeroporto di Fiumicino altri 68 profughi siriani dal Libano grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant´Egidio, Federazione delle chiese evangeliche in Italia e Tavola valdese. Il giorno dopo ne sono previsti altri 57. Con questo nuovo arrivo di 125 persone, per lo più nuclei familiari, tra cui 48 minori, sarà raggiunta la cifra di quasi 800, arrivati in sicurezza e legalmente in Italia, dal febbraio 2016, in accordo con i ministeri degli Esteri e dell´Interno.
In un momento che vede in Europa, anche per motivi elettorali, una strumentalizzazione a fini politici del fenomeno dell´immigrazione, l´impegno crescente della società civile dimostra che è possibile un modello alternativo per accogliere e integrare uomini e donne, altrimenti vittime dei trafficanti di esseri umani (famiglie con bambini, donne sole, anziani, malati, persone con disabilità). Tutto ciò grazie anche alla generosità di tanti italiani, con un progetto totalmente autofinanziato.
Un modello replicabile, che si sta facendo largo in Europa. In Francia è stato firmato, il 14 marzo scorso, un accordo che adotta procedure simili a quelle in vigore per l´Italia, ma anche altri Paesi hanno già mostrato il loro interesse. Alcuni rifugiati, giunti nei mesi scorsi, saranno presenti a Fiumicino per accogliere i nuovi arrivati, insieme ad associazioni, laiche e religiose, istituzioni e singoli cittadini che si sono offerti di accogliere nelle diverse regioni italiane.


Fonte: NEV - Notizie Evangeliche.it

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Mercoledì 8 Aprile


Rendimi la gioia della mia salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga (Salmo 51,12)
La vostra tristezza sarà cambiata in gioia (Giovanni 16,20)

Voglio cantare notte e giorno la tua amabilità e, per quanto potrò, donarti me stesso come offerta gioiosa. La mia vita possa trascorrere nel Tuo nome in perenne gratitudine. E il bene che Tu mi hai fatto voglio imprimerlo, più profondamente possibile, nella mia mente.
Paul Gerhardt

Luca 22, 1-6; Marco 15, 1-15



Perché siete così paurosi?
commento a: Marco 4, 40
“Egli disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”


Gesù chiede ai discepoli di attraversare il lago e si addormenta. Mentre i discepoli remano, sopraggiunge la burrasca ed essi colti dalla paura lo svegliano gridando. Di qui il rimprovero di Gesù, che avviene dopo aver calmato la tempesta.
Questa narrazione è una metafora. L’esperienza umana è un viaggio sul mare della vita, in cui, a periodi di tranquillità e di facile navigazione, si alternano correnti contrarie, venti violenti, burrasche.
La sensazione – per molti oggi – è che, nonostante le nostre grida il Signore non si svegli.
Ci si sente stretti tra due immagini di Dio. Quella deista, rafforzata dalle grandi scoperte delle scienze astronomiche, di un Dio grande orologiaio che ha costruito un meccanismo meraviglioso, ma non ha interesse per gli umani, e il Dio di Gesù che conosce perfino il numero dei capelli del nostro capo (Matteo 10, 30).
E ci vengono in mente le parole di Elia ai profeti di Baal: “Gridate forte, poiche Egli è dio, ma sta meditando, oppure è indaffarato o è in viaggio, può anche darsi che si è addormentato e si risveglierà” (I Re 18, 27).
Ma dimentichiamo le nostre responsabilità. Ci siamo sottratti al nostro compito di custodi della natura e questa si è ribellata. Dov'è Dio al tempo del virus, ci chiediamo. Ma Dio ci ha preceduto nelle domande: “Dove sei?”, chiede ad Adamo, “Dov'è tuo fratello” chiede a Caino. A queste domande dobbiamo ancora oggi rispondere, prima di accusare Dio di non ascoltarci.
Uniamo i due aspetti di Dio che abbiamo indicato e assumiamoci le nostre responsabilità. Molte calamità naturali ci colpiscono per la nostra insipienza nell'abitare, nel costruire, nel coltivare, nel vivere. Abbiamo le capacità per approfondire le nostre conoscenze nel campo della salute e dobbiamo capire finalmente dove impegnarci, dove investire invece di buttare energie, idee, denaro nelle guerre, nelle sopraffazioni, negli attentati al nostro pianeta.
Gridiamo, sì, ma remiamo più forte e nella direzione giusta.

Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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