21 Maggio 2018
News
percorso: Home > News > Ecumenismo

Potrebbe andare anche peggio

24-04-2018 08:56 - Ecumenismo
I vescovi cattolici tedeschi sono in lite a causa dell´ammissione alla comunione di cristiani di altra confessione sposati con cattolici. Dietro una scaramuccia teologica si nasconde un solco profondo

Perché i cristiani evangelici non dovrebbero essere invitati ad una celebrazione eucaristica cattolica? Perché non possono ricevere la comunione? E perché sette vescovi cattolici tedeschi nel loro severo rifiuto non vogliono fare neppure un´eccezione per le coppie miste? Contrari alla decisione presa dalla maggioranza dei loro colleghi, hanno inviato a Roma una lettera di protesta.

Questioni incomprensibili?
Le questioni teologiche alla base dello scontro, la maggior parte dei cristiani non le comprende: sono troppo contorte, teoriche, lontane dalla vita. Però, alcuni, anche se pochi, le capiscono. E arrivano a due risultati diversi: mentre gli uni arrivano alla conclusione che una eucaristia comune sia contraria alla dottrina della fede cattolica e minaccia l´unità della Chiesa, gli altri - tra cui professori di teologia che da decenni sono nelle commissioni ecumeniche dove li ha mandati la loro Chiesa - ritengono che il pasto comune alla tavola del Signore sia teologicamente possibile ed ecumenicamente indicato. Anche nelle chiese cattoliche.

La Chiesa e i teologi
Perché una conferenza episcopale nazionale come quella tedesca - in un paese in cui si fanno matrimoni misti in numero superiore a qualsiasi altro paese - non può decidere di seguire le indicazioni dei teologi? Comunque sia, due terzi dei vescovi lo hanno fatto in febbraio. Hanno seguito la ricerca teologica. E hanno seguito le parole del presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Reinhard Marx, che aveva constatato che una alta percentuale dei matrimoni misti poneva gli incaricati della pastorale di fronte ad un "compito pastorale urgente". Anche la maggior parte dei suoi colleghi vescovi la vedeva così. Ma sette di loro no. Invece di accettare di essere in minoranza nella decisione, hanno scritto una lettera in Vaticano. Mettendo in dubbio il fatto che la votazione sia avvenuta in maniera regolare. Secondo loro, la decisione della maggioranza viola la dottrina di fede cattolica e l´unità della Chiesa.

La lettera dei Sette
La lettera redatta dal cardinale di Colonia Rainer Maria Woelki è stata sottoscritta dall´arcivescovo di Bamberga Ludwig Schick e dai vescovi Konrad Zdarsa (Augusta), Gregor Maria Hanke (Eichstatt), Wolfgang Ipolt (Görlitz), Rudolf Voderholzer (Ratisbona) e Stefan Oster (Passau). Si crea così una alleanza tedesco-meridionale-renana, che non è di tipo conservatore solo per la questione dell´eucaristia. Evidentemente quei vescovi credono che lì dove i cattolici sono in maggioranza, il cattolicesimo nella sua forma tradizionale possa diventare anche determinante a livello sociale. Che possa celebrare con potenza il suo "essere specifico". È uno dei modi di comportarsi nei confronti della modernità secolare, con sfide crescenti.

Cattolicesimo al bivio
Il cattolicesimo in Germania si trova ad un bivio. Può aprirsi alle richieste che arrivano dall´esterno. Oppure può scegliere di "essere diverso dagli altri". Sulla questione dell´eucaristia, si vede che cosa possa significare "autoconservazione" in tempi difficili: chiusura e ritorno a mondi cattolici del passato. È una strada pericolosa perché cerca la sua salvezza nella delimitazione rispetto agli altri. Nella storia, le cattoliche e i cattolici sono però sempre stati forti quando affrontavano il conflitto, conducevano dibattiti, affermavano la democrazia, trasformavano il loro senso proprio in senso del mondo. E quando capivano che la Chiesa cattolica è una Chiesa universale con regole da chiesa universale, ma che i cattolicesimi nel mondo sono molto diversi. E devono esistere in contesti diversi.

Come si comporterà Roma?
Uno che queste cose le conosce bene è papa Francesco. Per questo motivo, nel suo pontificato punta su una decentralizzazione della Chiesa. È probabile che lui non darà ai sette vescovi tedeschi alcun appoggio [nel frattempo, i cardinali Marx e Woelki sono stati convocati per consultazioni in Vaticano, ndr.]. La direttiva pastorale approvata dai vescovi tedeschi con una maggioranza dei due terzi in febbraio si trova sul suo tavolo. E, sostiene il teologo cattolico Thomas Söding, è proprio "in linea con il pensiero di papa Francesco". Il professore di Nuovo Testamento di Bochum ritiene probabile che ci sarà una "soluzione cattolica". La direttiva entrerà in funzione, si diffonderà nelle diocesi - e una risposta ufficiale da Roma si farà attendere.

Francesco e le autonomie nazionali
I sette vescovi tedeschi che protestano vogliono anche impedire "vie nazionali particolari" sulla questione della comunione. Per questo, hanno dichiarato, hanno scritto la lettera. Ma il papa punta proprio su quelle "vie nazionali particolari". Più volte ha detto quanto sia necessario che le conferenze episcopali nel mondo prendano decisioni sulla maggior parte degli argomenti senza appellarsi a Roma. Dovrebbero essere libere - in molte questioni. Che dei cristiani evangelici partecipino ad una celebrazione eucaristica cattolica, per Francesco probabilmente non pone proprio alcun problema. A Malta e in Venezuela, nel frattempo, dei divorziati risposati si accostano alla comunione, in Canada e in Gran Bretagna da tempo dei noncattolici sono ben accolti all´eucaristia. Delle donne guidano con il placet papale in molti luoghi del mondo delle celebrazioni. E lo fanno anche uomini sposati. Francesco ha altri problemi da risolvere.

In attesa del verdetto
Evidentemente a qualche vescovo risulta terribilmente difficile staccarsi da certe immagini di Chiesa. Ma questo è necessario se la Chiesa vuole continuare ad esistere. Però la battaglia al bivio non è ancora vinta. Come dice un bel proverbio che mi saluta quotidianamente da un magnete sulla porta del mio frigorifero: "Sorridi! Domani andrà anche peggio!". (in "www.publik-forum.de"; trad. it. finesettimana.org)


Fonte: voceevangelica.ch

Eventi

[<<] [Maggio 2018] [>>]
LMMGVSD
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031   

UN GIORNO UNA PAROLA

SABATO 19 MAGGIO

Egli guarisce chi ha il cuore spezzato e fascia le loro piaghe (Salmo 147,3)

Gesù li accolse e parlava loro del regno di Dio, e guariva quelli che avevano bisogno di guarigione (Luca 9,11)

Tu sei il pastore che porta le pecore deboli, portami nelle nelle tue braccia. Tu sei il medico che si prende cura dei malati, vieni a me nella tua misericordia. Io sono in verità debole e malato; vieni a me, porgimi la tua bevanda di vita, donami ristoro con la tua benedizione.

Joachim Neander

Giovanni 16,5-15; Ebrei 9,16-28

PREGHIERA

Il Cristo vivente è con noi e con
tutta l’umanità,
tutti i giorni fino alla fine dell’età
presente.
Camminiamo in pace, nella
forza della fede, nella solidarietà
dell’amore e nella gioia della
speranza, e la pace di Dio ci
custodisca, ora e sempre. Amen.

IL SERMONE DI STEFANO

Marco 1,14-20

domenica 21 gennaio 2018 - Omelia presso la Cattedrale di Lucca durante la SPUC

"Convertitevi e credete al Vangelo". Care sorelle e cari fratelli, convertirsi significa cambiare rotta decisamente, in modo drastico, come sanno bene i navigatori che oggi usiamo nelle nostre auto e che insistono quando sbagliamo strada: "fare inversione di marcia appena possibile".

E spesso consideriamo questa conversione in relazione ad una cattiva abitudine, che chiamiamo peccato.
Ma qui l´vangelo di Marco presenta un cambiamento di rotta per andare verso qualcosa di bello, anzi di bellissimo, che attrae e che che conquista:
La persona di Gesù.

Queste sono le prime parole della predicazione di Gesù in Marco.
Giovanni il battista è fermo, prigioniero: Gesù al contrario cammina, inizia il suo movimento e il suo ministero. Dicendo: il tempo è compiuto, il regno è vicino.
Convertitevi, e credete al vangelo, cioè alla buona notizia, una buona notizia che si capisce subito, ha molto a che fare con questo giovane uomo che predica, anzi, lui è la buona notizia. Se ne accorgono ben presto le persone che lo seguono.
Tra queste persone ci sono i primi quattro discepoli, che lui chiama mentre sono immersi nella loro normale vita quotidiana di pescatori della Galilea.
Interessante che un simile invito ci venga rivolto in questa domenica nella settimana di preghiera per l´unità dei cristiani: occasione per cui mi trovo qui, in questa chiesa che è il cuore della Diocesi di Lucca: grazie vescovo Italo, grazie don Mauro Lucchesi per l´invito e per l´accoglienza.
Che cosa può dirci questo vangelo di oggi a livello ecumenico? Vi propongo tre percorsi di riflessione.

Il primo: cosa vuol dire convertirsi in senso ecumenico? il nostro ecumenismo ha bisogno di conversione? Qualcuno ha detto - don Mauro me lo ha ricordato ieri sera - che noi cristiani delle diverse chiese siamo come i raggi di una ruota, e al centro c´è Cristo. Più ci convertiamo insieme, e più andiamo verso il centro della ruota.
La conversione non è un movimento disordinato o a zig-zag che ci porta in direzioni diverse, come le nostre divisioni hanno fatto nei secoli: la conversione è un´esperienza tanto spirituale quanto umana che ci porta per forza verso il centro della nostra comune fede, che è Cristo.
E quel vangelo, quella buona notizia a cui Cristo ci invita a credere, è la stessa buona notizia per noi tutti e tutte: la buona notizia di un Dio follemente innamorato dell´umanità che ci cerca, ci perdona, ci ama, ci salva.
In senso ecumenico convertirsi significa fare la stessa strada verso Dio, rinunciare insieme a ciò che ci rallenta in questo cammino, come i pregiudizi, la scarsa conoscenza tra di noi, la paura infondata di contaminarci. Convertitevi e credete all buona notizia.

La seconda riflessione: cosa vuol dire seguire Cristo in senso ecumenico?
in che modo lo seguiamo? facciamo a gara per vedere quale chiese sia la più brava? lo seguiamo perché nessuno in fondo è bravo a seguirlo come noi? o come due amici seduti in riva al lago, cerchiamo di pescare più uomini dell´altra chiesa, di convertire più fedeli degli altri?
O non è in fondo anche questo un segno di unità? seguire Cristo: quante storie di vita e di fede sono presenti qui oggi in ciascuno e ciascuna di noi. Storie vere, vissute, fatte di certezze e di dubbi, di gioie e di dolori, tutte accomunate dall´esperienza di aver voluto un giorno seguire questo Gesù.
In senso ecumenico seguire Cristo significa di nuovo caminare insieme, anche se per sentieri diversi, dietro alla stessa identica persona. Dietro, e non davanti, antica tentazione di tutti, specie dei ministri delle chiese. A ragione le nuove traduzioni della Bibbia preferiscono tradurre "venite dietro a me" invece del classico "seguimi". Non si sa mai.

Terza riflessione: è curioso che la chiamata sia rivolta ai primi quattro discepoli mentre si trovano su due barche diverse, anche se in fondo si fa la stessa cosa, lo stesso mestiere di famiglia.
La barca è un antico simbolo della chiesa. Forse mi azzardo forzando il testo, ma penso alle nostre barche, alle nostre chiese.
E poi, altra curiosità o coincidenza, su queste barche si trovano Simon-Pietro, Andrea, Giovanni, grandi protagonisti nella compagnia dei dodici, e per alcuni teologi simbolo Simon-Pietro dei cattolici, Andrea degli ortodossi, Giovanni dei protestanti (anche se altri giustamente propongono Paolo piuttosto che Giovanni). Può suonare strano, ma per seguire Cristo devono lasciare la loro barca. Non fraintendermi: non è un invito a lasciare le nostre chiese, ma piuttosto questo lasciare la barca sembra dirci di non fare della propria chiesa una realtà assoluta e dominante, l´unica vera barca che esista, quella più barca delle altre barche, più chiesa delle altre chiese.
E´ un´altra la barca alla quale Gesù li chiama, una barca che attraverserà i secoli, fatta da diversi ambienti, con diverse vele, pronta ad accogliere uomini e donne di ogni lingua, popolo e nazione, in ogni tempo, con il miracolo più grande di tutti: al governo della barca ha lasciato noi, che rispetto a Dio è come lasciare il timone in mano a certi capitani della Costa Concordia. Eppure siamo arrivati fino ad oggi, perché in fondo al timone c´è sempre stato lui, a soffiare sulle vele c´è sempre stato lo Spirito, nonostante i nostri calcoli e i nostri errori di navigazione.
Più abbandoniamo la presunzione di essere nella vera barca, e più diventiamo insieme equipaggio dell´avventura più straordinaria della storia: quella di un Dio che si fa uomo, e che facendosi uomo ci apre l´orizzonte della salvezza e della speranza. A questo servono le nostre barche, le nostre chiese: ad essere il luogo, le comunità dove gustiamo e condividiamo questa avventura.

Care sorelle, cari fratelli,

insieme riconosciamo che il tempo è compiuto, perché quel tempo ha cambiato le nostre vite e trasfigura ancora oggi il nostro tempo. Sul piano ecumenico resta ancora qualcosa di incompiuto: noi oggi abbiamo condiviso l´ascolto e l´annuncio della Parola, ma non possiamo celebrare insieme l´eucaristia. Questo segno incompiuto ci sprona a lavorare e pregare ancora perché un giorno sia possibile.
Insieme ci convertiamo ancora, giorno dopo giorno, e il nostro conoscerci e camminare insieme è un aiuto importante per la nostra conversione: proprio in questa settimana verrà definito l´atto fondativo di un centro Ecumenico qui a Lucca, che porterà il nome di due testimoni del vangelo: il vescovo Giuliano Agresti e il pastore Domenico Maselli.
Insieme riconosciamo che il regno è vicino, e insieme siamo mandati a dirlo al mondo, al quale in un certo senso dobbiamo restituire e raccontare il nostro cammino verso l´unità come garanzia e testimonianza della nostra fede: unità a partire dalle nostre differenze, o meglio nonostante le nostre differenze.
Insieme lasciamo le nostre barche e riconosciamo di far parte di una barca più grande, che annuncia la buona notizia di un Dio che abbatte i pregiudizi e le separazioni della storia per fare di noi, parti diverse di una sola realtà, il corpo di Cristo presente oggi nel mondo e nella storia.

Amen!

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

Foto gallery

[]

[Realizzazione siti web www.sitoper.it]
close
Richiedi il prodotto
Inserisci il tuo indirizzo email per essere avvisato quando il prodotto tornerà disponibile.



Richiesta disponibilità inviata
Richiesta disponibilità non inviata