26 Novembre 2020
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Potrebbe andare anche peggio

24-04-2018 08:56 - Ecumenismo
I vescovi cattolici tedeschi sono in lite a causa dell´ammissione alla comunione di cristiani di altra confessione sposati con cattolici. Dietro una scaramuccia teologica si nasconde un solco profondo

Perché i cristiani evangelici non dovrebbero essere invitati ad una celebrazione eucaristica cattolica? Perché non possono ricevere la comunione? E perché sette vescovi cattolici tedeschi nel loro severo rifiuto non vogliono fare neppure un´eccezione per le coppie miste? Contrari alla decisione presa dalla maggioranza dei loro colleghi, hanno inviato a Roma una lettera di protesta.

Questioni incomprensibili?
Le questioni teologiche alla base dello scontro, la maggior parte dei cristiani non le comprende: sono troppo contorte, teoriche, lontane dalla vita. Però, alcuni, anche se pochi, le capiscono. E arrivano a due risultati diversi: mentre gli uni arrivano alla conclusione che una eucaristia comune sia contraria alla dottrina della fede cattolica e minaccia l´unità della Chiesa, gli altri - tra cui professori di teologia che da decenni sono nelle commissioni ecumeniche dove li ha mandati la loro Chiesa - ritengono che il pasto comune alla tavola del Signore sia teologicamente possibile ed ecumenicamente indicato. Anche nelle chiese cattoliche.

La Chiesa e i teologi
Perché una conferenza episcopale nazionale come quella tedesca - in un paese in cui si fanno matrimoni misti in numero superiore a qualsiasi altro paese - non può decidere di seguire le indicazioni dei teologi? Comunque sia, due terzi dei vescovi lo hanno fatto in febbraio. Hanno seguito la ricerca teologica. E hanno seguito le parole del presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Reinhard Marx, che aveva constatato che una alta percentuale dei matrimoni misti poneva gli incaricati della pastorale di fronte ad un "compito pastorale urgente". Anche la maggior parte dei suoi colleghi vescovi la vedeva così. Ma sette di loro no. Invece di accettare di essere in minoranza nella decisione, hanno scritto una lettera in Vaticano. Mettendo in dubbio il fatto che la votazione sia avvenuta in maniera regolare. Secondo loro, la decisione della maggioranza viola la dottrina di fede cattolica e l´unità della Chiesa.

La lettera dei Sette
La lettera redatta dal cardinale di Colonia Rainer Maria Woelki è stata sottoscritta dall´arcivescovo di Bamberga Ludwig Schick e dai vescovi Konrad Zdarsa (Augusta), Gregor Maria Hanke (Eichstatt), Wolfgang Ipolt (Görlitz), Rudolf Voderholzer (Ratisbona) e Stefan Oster (Passau). Si crea così una alleanza tedesco-meridionale-renana, che non è di tipo conservatore solo per la questione dell´eucaristia. Evidentemente quei vescovi credono che lì dove i cattolici sono in maggioranza, il cattolicesimo nella sua forma tradizionale possa diventare anche determinante a livello sociale. Che possa celebrare con potenza il suo "essere specifico". È uno dei modi di comportarsi nei confronti della modernità secolare, con sfide crescenti.

Cattolicesimo al bivio
Il cattolicesimo in Germania si trova ad un bivio. Può aprirsi alle richieste che arrivano dall´esterno. Oppure può scegliere di "essere diverso dagli altri". Sulla questione dell´eucaristia, si vede che cosa possa significare "autoconservazione" in tempi difficili: chiusura e ritorno a mondi cattolici del passato. È una strada pericolosa perché cerca la sua salvezza nella delimitazione rispetto agli altri. Nella storia, le cattoliche e i cattolici sono però sempre stati forti quando affrontavano il conflitto, conducevano dibattiti, affermavano la democrazia, trasformavano il loro senso proprio in senso del mondo. E quando capivano che la Chiesa cattolica è una Chiesa universale con regole da chiesa universale, ma che i cattolicesimi nel mondo sono molto diversi. E devono esistere in contesti diversi.

Come si comporterà Roma?
Uno che queste cose le conosce bene è papa Francesco. Per questo motivo, nel suo pontificato punta su una decentralizzazione della Chiesa. È probabile che lui non darà ai sette vescovi tedeschi alcun appoggio [nel frattempo, i cardinali Marx e Woelki sono stati convocati per consultazioni in Vaticano, ndr.]. La direttiva pastorale approvata dai vescovi tedeschi con una maggioranza dei due terzi in febbraio si trova sul suo tavolo. E, sostiene il teologo cattolico Thomas Söding, è proprio "in linea con il pensiero di papa Francesco". Il professore di Nuovo Testamento di Bochum ritiene probabile che ci sarà una "soluzione cattolica". La direttiva entrerà in funzione, si diffonderà nelle diocesi - e una risposta ufficiale da Roma si farà attendere.

Francesco e le autonomie nazionali
I sette vescovi tedeschi che protestano vogliono anche impedire "vie nazionali particolari" sulla questione della comunione. Per questo, hanno dichiarato, hanno scritto la lettera. Ma il papa punta proprio su quelle "vie nazionali particolari". Più volte ha detto quanto sia necessario che le conferenze episcopali nel mondo prendano decisioni sulla maggior parte degli argomenti senza appellarsi a Roma. Dovrebbero essere libere - in molte questioni. Che dei cristiani evangelici partecipino ad una celebrazione eucaristica cattolica, per Francesco probabilmente non pone proprio alcun problema. A Malta e in Venezuela, nel frattempo, dei divorziati risposati si accostano alla comunione, in Canada e in Gran Bretagna da tempo dei noncattolici sono ben accolti all´eucaristia. Delle donne guidano con il placet papale in molti luoghi del mondo delle celebrazioni. E lo fanno anche uomini sposati. Francesco ha altri problemi da risolvere.

In attesa del verdetto
Evidentemente a qualche vescovo risulta terribilmente difficile staccarsi da certe immagini di Chiesa. Ma questo è necessario se la Chiesa vuole continuare ad esistere. Però la battaglia al bivio non è ancora vinta. Come dice un bel proverbio che mi saluta quotidianamente da un magnete sulla porta del mio frigorifero: "Sorridi! Domani andrà anche peggio!". (in "www.publik-forum.de"; trad. it. finesettimana.org)


Fonte: voceevangelica.ch
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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