03 Luglio 2020
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Poesia per Dio di Giuseppe Platone

21-06-2013 10:34 - Bibbia e attualità

«Difatti, in Dio viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: "Poiché siamo anche sua discendenza"» (Atti 17,28)

Quella passeggiata di Paolo ad Atene, nel capitolo 17 del libro degli Atti, è un confronto con la modernità del suo tempo. Non per demonizzarla ma per discuterla, capirla, entrarle dentro e quindi interpretarla. A un certo punto del suo argomentare, davanti a quel pubblico colto, Paolo cita una poesia "pagana" che esprime, in fondo, la stessa idea cristiana che lui aveva in mente. E di cui ogni tanto scrive alle sue comunità: «... per noi c´è un solo Dio, il Padre dal quale sono tutte le cose e noi viviamo per lui» (I Corinzi 8,6). Oppure, detto con altre parole: «Da lui (Dio), per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose» (Romani 11,36).
Paolo attinge ad un´idea teologica che viene da lontano. Essa rimbalza nel linguaggio poetico dei salmi: «Dove potrei andarmene lontano dal tuo Spirito, dove fuggirò dalla tua presenza?» (Salmo 139,7). Certo, quel poeta greco, che Paolo cita davanti agli ateniesi (si trattava di Arato di Cilicia, vissuto nel III sec. a.C.) pensava sicuramente allo Zeus dell´Olimpo e non certo al Dio del Sinai, come fa invece Paolo. Ma la ricerca di trascedenza, di senso dell´esistere, l´idea che Dio - qualunque sia il suo nome - è ovunque, è un´idea che non ha confini. Non c´è ambito umano o cosmico che possa essere precluso alla divinità.

Ma al dato comune si accompagnano anche molte differenze. Sulla scia di Zeus si credeva alla natura divina dell´uomo. Paolo invece pensa a Dio che ha creato la persona umana a sua immagine e somiglianza e gli ha dato lo spirito vitale. Tra l´Olimpo e il Sinai, tra Atene e Gerusalemme, c´era una grande distanza teologica. Tuttavia, Paolo riconosce che credenti e non credenti cercano, pensano e dicono spesso cose simili: quelle stesse che anche noi oggi cerchiamo, pensiamo e diciamo. Poi naturalmente le vie da percorrere sono diverse, ma almeno per un po´ si è potuto camminare insieme. Specialmente i poeti (certo non tutti) esprimono, forse più degli altri, questa ricerca di Dio. Ma in ogni caso, per credenti e non credenti, è comunque difficile trovare le parole adeguate per illustrare i sentimenti, le emozioni profonde che si provano in questa dimensione spirituale.

La poesia ci aiuta nell´avviarci a realizzare l´impossibile. A dire (almeno in parte) la vertigine che proviamo nel dialogo con Dio. Anche gli inni che cantiamo in chiesa la domenica nel corso del culto sono spesso delle poesie. «È per Gesù che volgo a Te lo sguardo, per Lui che ci ha salvati nel suo amore...» (Innario cristiano n. 274, II strofe). Poeticamente, per fare un solo esempio, questa strofe ottocentesca esprime, con una sola pennellata, l´esatto profilo della nostro cammino di fede: conoscere Dio attraverso Cristo. La Bibbia racchiude infiniti poemi che possiamo scoprire nel silenzio dell´ascolto. Sono parole che, facendoci vedere i nuovi cieli e la nuova terra, ci trasformano.




Fonte: chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Venerdì 3 Luglio

Le tue mani mi hanno fatto e formato; dammi intelligenza e imparerò i tuoi comandamenti (Salmo 119, 73)
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri (I Giovanni 3,23)

Si può comandare di credere? Si può comandare di amare? A viste umane, la risposta è no a entrambe le domande. Nel primo caso, la fede deve essere una libera adesione a una parola che ci interpella e vogliamo con forza rivendicare la nostra possibilità di scelta, soprattutto quella di sottrarci e di dire no, la risposta che ci fa sentire autonomi e maggiorenni. Nel secondo caso, riteniamo forse ancora più assurdo ordinare di provare un sentimento, l’amore, il più alto dei sentimenti, che secondo noi sfugge addirittura al controllo della nostra razionalità, come il bambino capriccioso, Cupido, con cui lo rappresentavano gli antichi. Eppure la parola di Dio ci smentisce clamorosamente, riproponendoci sia il comandamento della fede in Cristo Gesù, sia il comandamento dell’amore per il prossimo. Quando Cristo Gesù ci afferra totalmente, saremo obbligati a divenire suoi schiavi, come successe fra tanti a Paolo di Tarso, servi suoi, privati del loro libero arbitrio, persone che non potranno non pregare quotidianamente «sia fatta la Tua volontà». E anche se il prossimo, magari ostile, o ributtante, antipatico, spregevole, odioso ci apparirà tutto meno che amabile, al nostro agire si imporrà perentorio l’ordine di amarlo, e non tanto a parole, ma a fatti, sull’esempio di Colui che fu capace di amare chi lo inchiodò sulla croce del Golgota.

Galati 3, 6-14; I Re 13, 1-10




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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