11 Novembre 2019

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Poesia per Dio di Giuseppe Platone

21-06-2013 10:34 - Bibbia e attualità

«Difatti, in Dio viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: "Poiché siamo anche sua discendenza"» (Atti 17,28)

Quella passeggiata di Paolo ad Atene, nel capitolo 17 del libro degli Atti, è un confronto con la modernità del suo tempo. Non per demonizzarla ma per discuterla, capirla, entrarle dentro e quindi interpretarla. A un certo punto del suo argomentare, davanti a quel pubblico colto, Paolo cita una poesia "pagana" che esprime, in fondo, la stessa idea cristiana che lui aveva in mente. E di cui ogni tanto scrive alle sue comunità: «... per noi c´è un solo Dio, il Padre dal quale sono tutte le cose e noi viviamo per lui» (I Corinzi 8,6). Oppure, detto con altre parole: «Da lui (Dio), per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose» (Romani 11,36).
Paolo attinge ad un´idea teologica che viene da lontano. Essa rimbalza nel linguaggio poetico dei salmi: «Dove potrei andarmene lontano dal tuo Spirito, dove fuggirò dalla tua presenza?» (Salmo 139,7). Certo, quel poeta greco, che Paolo cita davanti agli ateniesi (si trattava di Arato di Cilicia, vissuto nel III sec. a.C.) pensava sicuramente allo Zeus dell´Olimpo e non certo al Dio del Sinai, come fa invece Paolo. Ma la ricerca di trascedenza, di senso dell´esistere, l´idea che Dio - qualunque sia il suo nome - è ovunque, è un´idea che non ha confini. Non c´è ambito umano o cosmico che possa essere precluso alla divinità.

Ma al dato comune si accompagnano anche molte differenze. Sulla scia di Zeus si credeva alla natura divina dell´uomo. Paolo invece pensa a Dio che ha creato la persona umana a sua immagine e somiglianza e gli ha dato lo spirito vitale. Tra l´Olimpo e il Sinai, tra Atene e Gerusalemme, c´era una grande distanza teologica. Tuttavia, Paolo riconosce che credenti e non credenti cercano, pensano e dicono spesso cose simili: quelle stesse che anche noi oggi cerchiamo, pensiamo e diciamo. Poi naturalmente le vie da percorrere sono diverse, ma almeno per un po´ si è potuto camminare insieme. Specialmente i poeti (certo non tutti) esprimono, forse più degli altri, questa ricerca di Dio. Ma in ogni caso, per credenti e non credenti, è comunque difficile trovare le parole adeguate per illustrare i sentimenti, le emozioni profonde che si provano in questa dimensione spirituale.

La poesia ci aiuta nell´avviarci a realizzare l´impossibile. A dire (almeno in parte) la vertigine che proviamo nel dialogo con Dio. Anche gli inni che cantiamo in chiesa la domenica nel corso del culto sono spesso delle poesie. «È per Gesù che volgo a Te lo sguardo, per Lui che ci ha salvati nel suo amore...» (Innario cristiano n. 274, II strofe). Poeticamente, per fare un solo esempio, questa strofe ottocentesca esprime, con una sola pennellata, l´esatto profilo della nostro cammino di fede: conoscere Dio attraverso Cristo. La Bibbia racchiude infiniti poemi che possiamo scoprire nel silenzio dell´ascolto. Sono parole che, facendoci vedere i nuovi cieli e la nuova terra, ci trasformano.




Fonte: chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Ma io so che il mio Redentore vive”
(Giobbe 19,25)

Salmo della settimana: 22, 23-32

Lunedì 11 Novembre

Se non ubbidite alla voce del Signore, se vi ribellate al comandamento del Signore, la mano del Signore sarà contro di voi, come fu contro i vostri padri ( I Samuele 12, 15)
Paolo scrive: «Desidero che siate saggi nel bene e incontaminati dal male” (Romani 16, 19)

Tu solo, Signore, puoi dare la grazia di amarti. Solo alla tua luce il cuore e il volto si riempiono di gioia luminosa percorrendo il sentiero della tua verità.
Nilolaus Ludwig von Zinzendorf

I Pietro 4, 7-11; Naum 1, 1-14



Preghiera


Anche quando scende il buio sui nostri occhi e non scorgiamo più il tuo volto, donaci, o Signore, di continuare a credere in te; donaci una fede incrollabile per superare anche la notte. E quando saremo al termine del nostro lungo viaggio, riposeremo senza fine in te, che sei la radice della nostra speranza e della nostra vita.
Da Ravasi…. dopo il salmo 17



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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