26 Novembre 2020
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Pisa: uno sguardo ecumenico sui corridoi umanitari

16-05-2017 09:05 - Ecumenismo
I l 5 maggio, nei locali della chiesa valdese di Pisa, si è tenuta la presentazione del progetto dei Corridoi umanitari, frutto della collaborazione ecumenica fra Federazione delle chiese evangeliche in Italia, comunità di Sant´Egidio, Tavola valdese. Tale iniziativa è nata dall´interesse del Gruppo di impegno ecumenico che, da due anni, raccoglie fondi per i corridoi umanitari (con le collette delle due Settimane di preghiera per l´unità dei cristiani nel 2016 e 2017 sono stati raccolti 2300 euro). Erano presenti una quarantina di persone della chiesa valdese, del gruppo di impegno ecumenico e di varie associazioni di volontariato, cattoliche e laiche. La partecipazione attiva dei presenti ha reso l´incontro molto interessante e le numerose domande poste a Federica Brizi del Servizio rifugiati e migranti e coordinatrice del progetto di accoglienza hanno permesso di entrare ancor più nel vivo. Brizi ha spiegato che dopo più di un anno di trattativa finalmente, nel dicembre 2015, è stato firmato il protocollo d´intesa con il governo italiano, che si è impegnato a rilasciare mille visti umanitari in due anni. Allo stesso tempo gli enti promotori si sono fatti carico di tutte le spese e il progetto è risultato alla fine interamente finanziato con i fondi derivanti dall´8 per mille della Chiesa valdese. Il progetto si rivolge ai più vulnerabili: anziani, famiglie con bambini, soggetti malati, i cui nominativi sono controllati dal ministero dell´Interno per consentire loro di viaggiare nella piena legalità. A tal fine il consolato italiano rilascia loro dei visti per motivi umanitari validi solo per il nostro paese, con la possibilità di presentare domanda di asilo una volta arrivati sul nostro territorio. I beneficiari arrivati a tutt´oggi sono quasi tutti cittadini siriani provenienti dai campi profughi del Libano, in quanto con tale nazione è stato possibile trovare un accordo in tal senso. Sono in corso contatti anche con il Marocco per i rifugiati provenienti dall´Africa subsahariana e con l´Etiopia. Una volta arrivate, le persone sono accolte dalla Comunità di Sant´Egidio, dalla Fcei e dalla Diaconia valdese, che le ospitano in strutture o in appartamenti e le supportano nel loro percorso di integrazione, garantendo un accompagnamento legale, assistenza sanitaria, corsi di lingua italiana, avviamento a corsi professionali o a tirocini per inserimenti lavorativi affinché diventino autonome, mentre i minori in età scolare vengono inseriti nel sistema scolastico nazionale. Alcuni beneficiari arrivano con l´intento di coltivare la terra e vivere in piccoli paesi che invece gli italiani abbandonano, mentre altri successivamente raggiungono parenti all´estero. Al momento sono arrivati circa 800 profughi. Questi corridoi si propongono come modello per gli Stati dell´area Schengen e non solo delle associazioni e si spera che questo progetto si allarghi nei numeri e ad altre nazioni. Già la Francia sta aprendo alla possibilità di un simile progetto. La convenzione decade a novembre e già dopo l´estate le associazioni cominceranno a lavorare per il rinnovo con la speranza che anche lo Stato italiano in futuro possa contribuire finanziariamente al progetto, considerando anche che all´estero questo passa per un disegno perseguito dallo Stato italiano. Gli intervenuti hanno espresso la loro intenzione di ritrovarsi nuovamente per decidere come contribuire a far crescere questo disegno presentando proposte concrete alla prossima riunione. Un progetto che abbraccia un tema delicato come quello dell´accoglienza, che nel nostro paese viene vista da molti come una minaccia piuttosto che come una risorsa. È molto impegnativo e deve essere portato avanti con tenacia, e anche se «sarà solo una goccia nell´oceano, se non lo facessimo l´oceano avrebbe una goccia in meno» (madre Teresa di Calcutta).
di Giuseppina Giorgi


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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