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Perché non possiamo disinteressarci del giubileo

23-03-2015 17:55 - Ecumenismo
Nonostante le riserve teologiche, è importante l´accentuazione sulla misericordia di Dio

Appena ho sentito la notizia dell´indizione del Giubileo straordinario da parte di papa Francesco, il mio primo pensiero è stato: «Speriamo non lo faccia nel 2017, quell´anno è nostro!». Non proprio un pensiero nobile, lo ammetto, ma i primi pensieri sono frutto delle associazioni di idee più che della riflessione. A parte il sollievo per la mancata sovrapposizione con il cinquecentenario della Riforma, la mia seconda reazione è stata di attenzione. Francesco non è un papa come gli altri, non è prevedibile, se non nella sua imprevedibilità. Le parole usate dal papa per indire l´Anno santo sono state molto belle: «un Giubileo della misericordia».

Solitamente un giubileo non ha bisogno di complemento di specificazione: un giubileo è un giubileo e basta. Invece Francesco ha voluto specificare, come per dire che questa volta non sarà come le altre.

Il problema per noi protestanti - e riteniamo per tutta la chiesa di Cristo - è proprio la storia dei giubilei cattolici, dal primo di Bonifacio VIII nel 1300 al super-mega-maxi-evento del 2000 indetto da Giovanni Paolo II. I giubilei cattolici nascono per due motivi fondamentali, nessuno dei quali è teologico. Il primo è affermare la centralità politica di Roma, con tutti i popoli, tutti i principi invitati a convergere su Roma, Mecca del cristianesimo. Il secondo è fare cassa. La chiesa di Roma è custode del tesoro dei meriti dei santi, una sorta di banca della salvezza cui i fedeli possono accedere con le cosiddette indulgenze, veri e propri titoli nominativi che certificano il perdono dei peccati. Con il mercato delle indulgenze, che raggiunse picchi scandalosi nel XVI secolo, la chiesa cattolica riuscì a finanziare la costruzione dell´attuale Basilica di San Pietro e a provocare la spaccatura del cristianesimo d´Occidente, quando Martin Lutero - dopo diversi tentativi prima di lui, finiti tutti più meno male - accese la miccia (o la luce) della Riforma protestante.

Ecco perché un protestante alza il sopracciglio di fronte all´indizione di un Giubileo.

A parte la costitutiva imprevedibilità di Francesco, perché questo Giubileo dovrebbe essere diverso? Potrebbe intanto sembrare che uno dei due motivi, almeno in buona parte, debba cadere. L´annuncio sostanzialmente a ridosso dell´evento stesso deve aver fatto rimanere un po´ male un bel po´ di gente. Meno tempo per preparare gadget di ogni genere, meno tempo per organizzare mega raduni - ma non speriamo che ci verrà risparmiata la Giornata della gioventù! —, nessuna possibilità di proporre grandi opere, spesso inutili, ma sempre lucrative per i palazzinari di cui tradizionalmente Roma abbonda.

Non ci aspettiamo l´eliminazione delle indulgenze. Noi protestanti viviamo benissimo senza, ma la questione del tesoro dei meriti, della venerazione dei santi, delle messe in suffragio, sono troppo costitutive della chiesa cattolica. Non possiamo pretendere che la chiesa cattolica non sia più la chiesa cattolica. Però possiamo sperare che anch´essa possa riformarsi, senza necessariamente diventare una chiesa riformata.

E qui c´ è l´indizio principale che ci fa guardare con attenzione a questo evento: il giubileo del Concilio Vaticano II. Il principale evento riformatore della chiesa cattolica si chiuse il 7 dicembre 1965. L´8 dicembre 2015 si aprirà il Giubileo di Francesco. La portata simbolica è enorme: come se questi cinquant´anni di restaurazione non fossero mai esistiti.

È importante per noi protestanti non disinteressarci all´evento, per due ragioni. La prima, teologica, è che non possiamo snobbare un papa che mette al centro la misericordia di Dio: non possiamo ricadere in quello spirito settario che Gesù condanna. «Allora Giovanni disse: "Maestro, noi abbiamo visto un tale che scacciava i demòni nel tuo nome, e glielo abbiamo vietato perché non ti segue con noi". Ma Gesù gli disse: "Non glielo vietate, perché chi non è contro di voi è per voi"» (Luca 9, 49-50).

La seconda ragione è più pratica. Al termine del Giubileo di Francesco inizieranno le nostre celebrazioni per i 500 anni della Riforma. Stiamo attenti a quel che succede nel 2016, per non sembrare delle mummie nel 2017.

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

D I C E M B R E

Versetto del mese:

«Manda gridi di gioia, rallègrati, figlia di Sion!
Perché ecco, io sto per venire e abiterò in mezzo a te»,
dice il Signore

(Zaccaria 2, 10)


Salmo della settimana: 71
Venerdì 31 Dicembre
I miei giorni sono nelle tue mani (Salmo 31,15)

Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo (Numeri 21, 7)
Abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio (Giuda 22)


Ci è stato donato un medico che è egli stesso la vita; Cristo, morto per noi, ha per noi ottenuto la salvezza. Invochiamo la tua bontà: continua a custodire anche in futuro i grandi e i piccoli, perché tu hai per noi pensieri di pace e non di male.

Ludwig Helmbold


Romani 8, 31b-39; Ecclesiaste 3, 1-15 ; Salmo 46; Matteo 13, 24-30


Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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