12 Dicembre 2019

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Perché non possiamo disinteressarci del giubileo

23-03-2015 17:55 - Ecumenismo
Nonostante le riserve teologiche, è importante l´accentuazione sulla misericordia di Dio

Appena ho sentito la notizia dell´indizione del Giubileo straordinario da parte di papa Francesco, il mio primo pensiero è stato: «Speriamo non lo faccia nel 2017, quell´anno è nostro!». Non proprio un pensiero nobile, lo ammetto, ma i primi pensieri sono frutto delle associazioni di idee più che della riflessione. A parte il sollievo per la mancata sovrapposizione con il cinquecentenario della Riforma, la mia seconda reazione è stata di attenzione. Francesco non è un papa come gli altri, non è prevedibile, se non nella sua imprevedibilità. Le parole usate dal papa per indire l´Anno santo sono state molto belle: «un Giubileo della misericordia».

Solitamente un giubileo non ha bisogno di complemento di specificazione: un giubileo è un giubileo e basta. Invece Francesco ha voluto specificare, come per dire che questa volta non sarà come le altre.

Il problema per noi protestanti - e riteniamo per tutta la chiesa di Cristo - è proprio la storia dei giubilei cattolici, dal primo di Bonifacio VIII nel 1300 al super-mega-maxi-evento del 2000 indetto da Giovanni Paolo II. I giubilei cattolici nascono per due motivi fondamentali, nessuno dei quali è teologico. Il primo è affermare la centralità politica di Roma, con tutti i popoli, tutti i principi invitati a convergere su Roma, Mecca del cristianesimo. Il secondo è fare cassa. La chiesa di Roma è custode del tesoro dei meriti dei santi, una sorta di banca della salvezza cui i fedeli possono accedere con le cosiddette indulgenze, veri e propri titoli nominativi che certificano il perdono dei peccati. Con il mercato delle indulgenze, che raggiunse picchi scandalosi nel XVI secolo, la chiesa cattolica riuscì a finanziare la costruzione dell´attuale Basilica di San Pietro e a provocare la spaccatura del cristianesimo d´Occidente, quando Martin Lutero - dopo diversi tentativi prima di lui, finiti tutti più meno male - accese la miccia (o la luce) della Riforma protestante.

Ecco perché un protestante alza il sopracciglio di fronte all´indizione di un Giubileo.

A parte la costitutiva imprevedibilità di Francesco, perché questo Giubileo dovrebbe essere diverso? Potrebbe intanto sembrare che uno dei due motivi, almeno in buona parte, debba cadere. L´annuncio sostanzialmente a ridosso dell´evento stesso deve aver fatto rimanere un po´ male un bel po´ di gente. Meno tempo per preparare gadget di ogni genere, meno tempo per organizzare mega raduni - ma non speriamo che ci verrà risparmiata la Giornata della gioventù! —, nessuna possibilità di proporre grandi opere, spesso inutili, ma sempre lucrative per i palazzinari di cui tradizionalmente Roma abbonda.

Non ci aspettiamo l´eliminazione delle indulgenze. Noi protestanti viviamo benissimo senza, ma la questione del tesoro dei meriti, della venerazione dei santi, delle messe in suffragio, sono troppo costitutive della chiesa cattolica. Non possiamo pretendere che la chiesa cattolica non sia più la chiesa cattolica. Però possiamo sperare che anch´essa possa riformarsi, senza necessariamente diventare una chiesa riformata.

E qui c´ è l´indizio principale che ci fa guardare con attenzione a questo evento: il giubileo del Concilio Vaticano II. Il principale evento riformatore della chiesa cattolica si chiuse il 7 dicembre 1965. L´8 dicembre 2015 si aprirà il Giubileo di Francesco. La portata simbolica è enorme: come se questi cinquant´anni di restaurazione non fossero mai esistiti.

È importante per noi protestanti non disinteressarci all´evento, per due ragioni. La prima, teologica, è che non possiamo snobbare un papa che mette al centro la misericordia di Dio: non possiamo ricadere in quello spirito settario che Gesù condanna. «Allora Giovanni disse: "Maestro, noi abbiamo visto un tale che scacciava i demòni nel tuo nome, e glielo abbiamo vietato perché non ti segue con noi". Ma Gesù gli disse: "Non glielo vietate, perché chi non è contro di voi è per voi"» (Luca 9, 49-50).

La seconda ragione è più pratica. Al termine del Giubileo di Francesco inizieranno le nostre celebrazioni per i 500 anni della Riforma. Stiamo attenti a quel che succede nel 2016, per non sembrare delle mummie nel 2017.

Fonte: Riforma

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Mercoledì 11 Dicembre

Noè trovò grazia agli occhi del Signore (Genesi 6, 8)
Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede (Colossesi 2, 6-7)

Dio donaci un cuore che arda di amore per te fino alla fine della vita e che nulla mai ci separi da Te.
Charles Wesley

Apocalisse 2, 1-7; Isaia 45, 9-17


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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