21 Gennaio 2020

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Perché l´abito suscita dibattito

30-11-2016 13:31 - Bibbia e attualità
Nei media la questione dell´abbigliamento viene presentata a volte come uno scontro di civiltà

Veste, kippah, turbante, velo: l´abbigliamento religioso attira l´attenzione. L´etnologa Jacqueline Grigo, studiosa delle religioni presso l´Università di Zurigo, ha seguito per un lungo periodo una donna musulmana, un sikh, un monaco buddista tibetano, una suora cattolica, un ebreo ortodosso e un membro della scena gothic metal. Nell´intervista spiega perché proprio l´abbigliamento islamico susciti reazioni particolarmente accese e perché gli insulti nello spazio pubblico contro una suora l´abbiano stupita.

Chi indossa abiti religiosi non passa inosservato. Tra ebrei ortodossi, evangelici mennoniti, monache o monaci buddisti, perché è l´abbigliamento islamico ad attirare tanta attenzione?
Come dimostrato da vari studi, in Svizzera l´informazione su temi religiosi è fortemente caratterizzata da giudizi di valore. Mentre il cristianesimo, l´ebraismo e le loro rappresentanti vengono giudicati a volte in modo positivo a volte in modo negativo, il buddismo è considerato quasi sempre pacifico, nonviolento, aperto, tollerante e non dogmatico. Nei confronti dell´islam prevalgono invece i giudizi negativi e nei media tale religione è presentata perlopiù in relazione con la politica, il conflitto o il terrorismo.

Come spiega questa informazione polarizzante?
In parte può essere ricondotta alla logica sensazionalistica dei media, che in questo modo alimentano le tendenze islamofobe e la xenofobia. Nei media viene evocato uno "scontro di civiltà", in cui il velo viene ridotto a simbolo di valori non condivisibili. L´abbigliamento femminile islamico viene spesso presentato in chiave ideologica ed è visto, da molti, come espressione della negazione di ciò che la nostra società vuole essere: libera, con pari diritti, sicura ed equa. L´abbigliamento islamico è cioè visto, molto spesso, in modo avventato e generico, come espressione di dipendenza, diseguaglianza, propensione all´uso della violenza e oppressione.

Il dibattito attuale non è in contraddizione con lo sviluppo della nostra società, che diventa sempre più plurale?
Crediamo di vivere in una cultura maggioritaria omogenea, in cui tutti abbiano gli stessi valori. Ma è da tempo che non è più così. La nostra società sta subendo una pluralizzazione e una individualizzazione a livello culturale e religioso. Ciò richiede da ogni singolo individuo la capacità di gestire la molteplicità, la non univocità e il mutamento. Ritengo che ciò costituisca uno dei presupposti alla base di una convivenza pacifica.

Nella sua tesi di dottorato si è occupata dell´abbigliamento religioso nel quotidiano. Ma la fede vissuta in modo visibile ha ancora posto nella nostra vita quotidiana?
La società secolarizzata prova irritazione nei confronti dell´abbigliamento religioso indossato nei luoghi pubblici. Lo collega generalmente a una mancanza di autodeterminazione, ad arretratezza, a chiusura sociale e a disinteresse estetico. La religiosità, secondo un´opinione diffusa, è una questione privata e non deve essere esibita in pubblico. A lungo si è pensato che con il tempo la religione sarebbe scomparsa dalla moderna e illuminata Europa. In tempi recenti si è però osservato un ritorno della religione che è percepibile anche visivamente, nello spazio pubblico.

Quale funzione assolve oggi l´abbigliamento religioso?
L´abbigliamento religioso possiede una varietà di possibili funzioni. Quale funzione assolva in una situazione concreta dipende dai singoli attori e comunità, ma anche dal contesto sociale e politico. Con l´abbigliamento religioso si manifestano appartenenza e identità, ma anche limitazione ed esclusione. Esso influenza la relazione di chi lo indossa con l´ambiente sociale e con la dimensione trascendente. L´abbigliamento religioso può servire al controllo e alla sottomissione degli individui, ma anche alla strumentalizzazione populista per obiettivi politici.

Lei ha seguito per un lungo periodo oltre venti persone credenti. Come interpretano quelle persone il loro abbigliamento?
Le interpretazioni e motivazioni personali per cui si indossa un abbigliamento religioso sono molto diverse. Per il monaco buddista intervistato l´abito rappresenta per esempio un sostegno nello sviluppo spirituale. Gli ricorda quotidianamente l´osservanza del voto, che costituisce un presupposto per lo sviluppo spirituale. Una musulmana spera, indossando il foulard, in una vita migliore nell´aldilà. Per il sikh i capelli non tagliati e il turbante sono un segno del suo rispetto verso Dio, mentre la suora cattolica esprime con il suo abito il proprio attaccamento alla comunità monastica. Ciò che colpisce è che da una prospettiva esterna l´abbigliamento religioso viene percepito soprattutto come segno di limitazione ed esclusione, mentre la persona che lo indossa non attribuisce quasi nessuna importanza a questo aspetto.

Come percepiscono le persone con un abbigliamento religioso le reazioni dell´ambiente circostante?
Molte riferiscono di esperienze di discriminazione che attribuiscono al loro modo di vestire: siano esse attacchi violenti, insulti, beffe o l´esclusione dal mercato immobiliare o del lavoro. Alcuni reagiscono ritirandosi dalla sfera pubblica. Altri fanno un passo avanti e cercano esplicitamente il dialogo con le persone non religiose o di altre religioni al fine di contrastare i pregiudizi ricorrenti. Le persone con un abbigliamento religioso parlano però anche di esperienze positive con l´ambiente sociale. Alcune persone sono interessate e pongono domande.

Queste reazioni influenzano la religiosità delle persone che indossano un abbigliamento religioso?
Sì. Le reazioni dell´ambiente possono portare a un più intenso confronto con la propria religiosità. Per alcuni ciò ha come conseguenza una rafforzata devozione. In altri casi questi confronti conducono a nuove interpretazioni delle proprie convinzioni religiose, in modo da poterle meglio conciliare con le opinioni correnti e le richieste della società.

Lei ha seguito anche una monaca in abito nero. Attacchi verbali, beffe, osservazioni sprezzanti, insulti aperti, minacce fanno parte delle esperienze negative nello spazio pubblico. Questo l´ha stupita?
Sì. Dal momento che le monache sono da tempo inserite nella tradizione religiosa svizzera e in parte sono anche impegnate nel sociale, davo per scontato che non incontrassero problemi in pubblico. E invece, come spiega una monaca, portando la veste del loro ordine si trovano a volte ad essere considerate "esotiche" o a suscitare sconcerto e disprezzo soprattutto da parte di persone giovani.

di Nicola Mohler
Jacqueline Grigo
Religiöse Kleidung. Vestimentäre Praxis zwischen Identität und Differenz



Fonte: Voce Evangelica

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133

Martedì 21 Gennaio

Io sono il Signore vostro Dio; vi ho fatto uscire dal paese di Egitto per liberarvi dalla schiavitù; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta (Levitico 26, 13)
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù (Galati 5, 1)

Così come Gesù Cristo è la promessa di Dio per il perdono di tutti i nostri peccati, allo stesso modo e con stessa serietà è anche la potente pretesa di Dio su tutta la nostra vita; attraverso di lui siamo resi partecipi di una gioiosa liberazioni dagli empi vincoli di questo mondo per un libero, riconoscente servizio alle sue creature.
Dichiarazione di Barmen

Romani 9, 31 – 10, 8; I Corinzi 1, 10-17



Affidarsi a Dio con piena fiducia

Commento a II Corinzi 5, 17-18

Le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo
II Corinzi 5, 17-18
In questo inizio di anno è facile che il pensiero corra a quello che si è già vissuto e a quello che ci attende: il passaggio da un anno all’altro ci induce a pensare, spesso a sperare, che qualcosa stia per cambiare. Che il passato possa diventare un ricordo e che davanti a noi si apra un futuro roseo e sereno. I rumorosi “botti”, così come l’allegria, a volte un po’ forzata, servono in fondo a questo: a scacciare via la paura e l’ansia per il futuro. Ad annegare nel chiasso e nella confusione le nostre paure per quello che ci aspetta al di là della mezzanotte.
I due passi di oggi, proposti dal Lezionario Un giorno una parola, però, ci inducono a pensare ad una umanità diversa: uomini e donne che non si affidano a riti scaramantici per essere rassicurati sul loro destino, esseri umani che non hanno bisogno di chiasso, di confusione per stordirsi e annegare la loro vita quotidiana.
Ma quanto è difficile fare propria questa forza, quanto è complesso abbandonarsi totalmente al Signore: quante cadute, quanta fatica! Quanto orrore e dolore ci circonda, come fare ad avere un animo pacificato?
Eppure non dobbiamo temere, anche noi possiamo essere dei credenti riconciliati con Dio, nel cui spirito regni la pace e non ci sia inganno, perché possiamo affidarci al Signore con piena fiducia. Non si tratta di diventare dei supereroi, ma di accogliere dentro di noi la consapevolezza che nonostante le cadute, e le ricadute, nonostante il continuo rinascere degli stessi pensieri che tanto spesso ci allontanano da Dio, ogni mattina possiamo dire con gioia e piena fiducia “Le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove”, perché anche noi come l’apostolo Paolo, possiamo vivere con la certezza che Dio ha tanto amato il mondo da donarci Gesù che è diventato uomo per riconciliarci a Lui.
E dunque anche stamattina, in questo esatto momento, possiamo affidarci a Dio, possiamo accogliere con gioia l’uomo nuovo, la donna nuova che è dentro di noi e che il Signore ha voluto che germogliasse e fiorisse in questo stesso momento, in questo istante. Amen!
di Erica Sfredda



Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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