26 Luglio 2021
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Perché i protestanti non celebrano la festa dell´Immacolata

05-12-2015 11:06 - Fede e spiritualità
Il National Geographic parla in un suo recente servizio di Maria, "venerata anche fuori dalla chiesa cristiana"; di nuovo assistiamo a una preoccupante confusione tra cristianesimo e cattolicesimo, anche da parte di chi dovrebbe "fare cultura generale".

Gli evangelisti Matteo e Luca riferiscono della concezione virginale di Gesù per indicare che egli proviene da Dio per parte di Padre e dall´umanità per parte di madre. Ma non c´è alcun supporto di tipo biblico per i due grandi dogmi mariani cattolici: l´Immacolata concezione di Maria, promulgata nel 1854, che afferma che Maria stessa è stata concepita immacolata, cioè che è nata senza peccato; e l´Assunzione di Maria, promulgata nel 1950, che afferma la sua glorificazione in cielo.

Questi dogmi ci danno infatti l´impressione che, poiché Gesù è davvero del mondo di Dio da parte di Dio suo Padre e davvero del mondo degli uomini da parte di sua madre Maria, ogni tentativo di elevare Maria al di sopra del mondo umano ci faccia perdere un po´ dell´umanità di Gesù, facendoci in seguito cercare degli intermediari come Maria o i santi per accedere a un Cristo divenuto fuori della nostra portata.

Bisogna altresì dire che i protestanti hanno sempre avuto l´abitudine di ricondurre tutto al pensiero biblico, anche alla luce del contesto storico in cui è stato scritto, quindi abbiamo un modo differente di considerare la posizione della donna e della sessualità. Non troviamo nulla nella Bibbia che valorizzi la verginità e per noi la purezza non risiede lì, ma in qualcosa di ben più profondo.

I protestanti però amano e rispettano Maria come tutti i personaggi biblici che sono testimoni, modelli e esempi di vita con Dio, collaboratori nel grande disegno della creazione divina di un mondo più giusto, intessuto di speranza e di amore. Ma non pregano né chiamano "santa" Maria, poiché hanno una concezione della santità che non li fa chiamare nessuno "santo". Non pensiamo infatti che alcun personaggio biblico, né della chiesa o di questo mondo sia più amato, perdonato, glorificato rispetto a un altro, e possa diventare oggetto di venerazione o soggetto di intermediazione tra Dio e l´umanità. Questo tramite già esiste, come abbiamo detto, ed è Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. La tradizione protestante insegna, sin dalla più tenera età, a pregare Dio direttamente, senza orgoglio, senza paura, e senza intermediazioni. Bisogna resistere alla grande tentazione di un atteggiamento di continue richieste e di ricerca di intercessione e d´intervento. I protestanti danno del tu a Dio.

Tutti gli amici di Dio - Maria in primis - possono invece essere considerati santi, in quanto salvati "per grazia, per mezzo della fede e non per le opere, affinché nessuno se ne glori" come scrive Paolo (Efesini 2,8-9). Questa frase di Paolo descrive la situazione di tutti gli uomini e di tutte le donne, allo stesso modo peccatori e perdonati: è la nostra grande convinzione protestante.

(Liberamente tratto da Voce Evangelica)

4 dicembre 2015




Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 11


Domenica 25 Luglio
Ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità (Efesini 5, 8-9)


Difendete la causa del debole e dell’orfano, fate giustizia all afflitto e al povero! (Salmo 82, 3)
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità (I Giovanni 3, 18)

In primissimo ordine dovremmo volgere il nostro zelo all amore in sé, che è il fine di ogni comandamento divino e l adempimento di tutta la legge. La chiesa, gli ordinamenti, le opere esteriori di ogni genere, perfino tutte le sante disposizioni dell animo sono inferiori a esso, e crescono di valore solo a mano a mano che si avvicinano; questo è dunque il nobile oggetto dello zelo cristiano. Che ogni sincero credente lo dedichi al Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo con tutto il fervore dello spirito, affinché il suo cuore possa espandersi nell amore di Dio e per tutto il genere umano, e tutto il suo agire sia solo questo correre verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.
John Wesley


Matteo 5, 13-16; Efesini 5, 8b-14; Isaia 2, 1-5














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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