30 Settembre 2020
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Pentecoste, il momento da cui ripartiamo

01-06-2017 20:41 - Bibbia e attualità
Anticamente era una festa legata all´agricoltura, poi diventò l´occasione in cui si rinnova l´alleanza

Pentecoste, in origine, era una festa agricola che segnava l´inizio dell´estate. Chiamata nella Bibbia la festa delle settimane o delle messi, veniva celebrata alla fine della mietitura, sette settimane dopo la Pasqua, cioè il cinquantesimo giorno, da cui il nome greco (pentecostês). Era una festa particolarmente gioiosa in cui si ricordava la liberazione dalla schiavitù egiziana e si presentavano offerte volontarie, tra cui del pane ottenuto con il grano nuovo, «nella misura delle benedizioni ricevute dal Signore» (Deuteronomio 16, 10). Successivamente, dopo l´esilio, nel quadro della festa viene celebrato anche il dono delle tavole della Legge tramite Mosè, sul Sinai, diventando così una sorta di festa del rinnovamento dell´alleanza e dell´impegno.

A Pentecoste, dunque, si offre in abbondanza in misura di ciò che si è ricevuto, alla luce di una alleanza fatta con il Signore che sta alla base della nostra libertà e della nostra responsabilità. Pentecoste è la necessaria conseguenza della Pasqua, nella doppia prospettiva della liberazione dalla schiavitù egiziana e della risurrezione di Cristo dai morti. A Pasqua abbiamo ricevuto tanto, se non tutto; a Pentecoste possiamo donare tanto, se non tutto, con gioia e riconoscenza. Il dono dello Spirito Santo come ci è raccontato nel libro degli Atti degli Apostoli, e che è anche la promessa per tutti coloro che sono battezzati, ha portato con sé ogni sorta di benedizione, affinché noi possiamo offrire agli altri e le altre i nostri doni per la reciproca edificazione della chiesa.

Pentecoste non è dunque un tempo in cui fare risparmi o calcoli, in cui puntare al ribasso o ritirarsi in buon ordine; così come la chiesa non è il luogo dove seminare rassegnazione, prudenza, timidezza. Semmai è il tempo in cui investire i propri talenti e donarsi gratuitamente; il luogo dove ritrovarsi insieme e gioire e seminare speranza e coraggio.

Nel nostro calendario ecclesiastico la domenica di Pentecoste coincide pressappoco con la fine delle attività. Un anno di lavoro di conclude e ci si prepara al riposo estivo per riprendere poi in autunno. Eppure il racconto biblico sembra dirci il contrario: da quell´avvenimento tutto ha inizio, la chiesa nasce e non si può più stare fermi o silenti! A Pentecoste si rinnova l´alleanza col Signore e il nostro impegno a essere una comunità capace di donare e di donarsi agli altri e alle altre; di dire con parole sempre nuove la risurrezione di Gesù Cristo, quale novità di vita che illumina la nostra esistenza e la nostra storia e apre davanti a noi un orizzonte percorribile. Tutto intorno a noi sembra assetato di questa parola e noi non possiamo tacerla. Non più lingue mute, pensierose, rassegnate, ma lingue che scottano, che devono muoversi, che hanno qualcosa da dire. A Pentecoste le lingue si sciolgono e comincia la predicazione, l´annuncio dell´evangelo che raggiunge tutte le creature. La chiesa scopre di essere universale, di saper cioè parlare a tutti e a ciascuno nella propria lingua.

La Pentecoste dunque è qualcosa che ci riguarda personalmente e che ha a che fare con la nostra vocazione e il nostro impegno con la chiesa. Allo stesso tempo è qualcosa che ci riguarda collettivamente come chiesa che cammina insieme e che cerca umilmente e con fede di rispondere alle numerose sfide e opportunità che ci si presentano. Il Signore ci convoca dunque nel giorno di Pentecoste, affinché possiamo rinnovare la nostra comune vocazione, mettere a disposizione i nostri doni e camminare insieme nella gioia.

di Marcello Salvaggio


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 125


Mercoledì 30 Settembre

Ho creduto, perciò ho parlato. Io ero molto afflitto (Salmo 116,10)
Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano (Giacomo 1,12)

Le prove sono abbracci di Dio.
Martin Lutero

Genesi 16,5-14; II Corinzi 11,16-33




Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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