21 Gennaio 2020

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Pentecoste, il momento da cui ripartiamo

01-06-2017 20:41 - Bibbia e attualità
Anticamente era una festa legata all´agricoltura, poi diventò l´occasione in cui si rinnova l´alleanza

Pentecoste, in origine, era una festa agricola che segnava l´inizio dell´estate. Chiamata nella Bibbia la festa delle settimane o delle messi, veniva celebrata alla fine della mietitura, sette settimane dopo la Pasqua, cioè il cinquantesimo giorno, da cui il nome greco (pentecostês). Era una festa particolarmente gioiosa in cui si ricordava la liberazione dalla schiavitù egiziana e si presentavano offerte volontarie, tra cui del pane ottenuto con il grano nuovo, «nella misura delle benedizioni ricevute dal Signore» (Deuteronomio 16, 10). Successivamente, dopo l´esilio, nel quadro della festa viene celebrato anche il dono delle tavole della Legge tramite Mosè, sul Sinai, diventando così una sorta di festa del rinnovamento dell´alleanza e dell´impegno.

A Pentecoste, dunque, si offre in abbondanza in misura di ciò che si è ricevuto, alla luce di una alleanza fatta con il Signore che sta alla base della nostra libertà e della nostra responsabilità. Pentecoste è la necessaria conseguenza della Pasqua, nella doppia prospettiva della liberazione dalla schiavitù egiziana e della risurrezione di Cristo dai morti. A Pasqua abbiamo ricevuto tanto, se non tutto; a Pentecoste possiamo donare tanto, se non tutto, con gioia e riconoscenza. Il dono dello Spirito Santo come ci è raccontato nel libro degli Atti degli Apostoli, e che è anche la promessa per tutti coloro che sono battezzati, ha portato con sé ogni sorta di benedizione, affinché noi possiamo offrire agli altri e le altre i nostri doni per la reciproca edificazione della chiesa.

Pentecoste non è dunque un tempo in cui fare risparmi o calcoli, in cui puntare al ribasso o ritirarsi in buon ordine; così come la chiesa non è il luogo dove seminare rassegnazione, prudenza, timidezza. Semmai è il tempo in cui investire i propri talenti e donarsi gratuitamente; il luogo dove ritrovarsi insieme e gioire e seminare speranza e coraggio.

Nel nostro calendario ecclesiastico la domenica di Pentecoste coincide pressappoco con la fine delle attività. Un anno di lavoro di conclude e ci si prepara al riposo estivo per riprendere poi in autunno. Eppure il racconto biblico sembra dirci il contrario: da quell´avvenimento tutto ha inizio, la chiesa nasce e non si può più stare fermi o silenti! A Pentecoste si rinnova l´alleanza col Signore e il nostro impegno a essere una comunità capace di donare e di donarsi agli altri e alle altre; di dire con parole sempre nuove la risurrezione di Gesù Cristo, quale novità di vita che illumina la nostra esistenza e la nostra storia e apre davanti a noi un orizzonte percorribile. Tutto intorno a noi sembra assetato di questa parola e noi non possiamo tacerla. Non più lingue mute, pensierose, rassegnate, ma lingue che scottano, che devono muoversi, che hanno qualcosa da dire. A Pentecoste le lingue si sciolgono e comincia la predicazione, l´annuncio dell´evangelo che raggiunge tutte le creature. La chiesa scopre di essere universale, di saper cioè parlare a tutti e a ciascuno nella propria lingua.

La Pentecoste dunque è qualcosa che ci riguarda personalmente e che ha a che fare con la nostra vocazione e il nostro impegno con la chiesa. Allo stesso tempo è qualcosa che ci riguarda collettivamente come chiesa che cammina insieme e che cerca umilmente e con fede di rispondere alle numerose sfide e opportunità che ci si presentano. Il Signore ci convoca dunque nel giorno di Pentecoste, affinché possiamo rinnovare la nostra comune vocazione, mettere a disposizione i nostri doni e camminare insieme nella gioia.

di Marcello Salvaggio


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133

Martedì 21 Gennaio

Io sono il Signore vostro Dio; vi ho fatto uscire dal paese di Egitto per liberarvi dalla schiavitù; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta (Levitico 26, 13)
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù (Galati 5, 1)

Così come Gesù Cristo è la promessa di Dio per il perdono di tutti i nostri peccati, allo stesso modo e con stessa serietà è anche la potente pretesa di Dio su tutta la nostra vita; attraverso di lui siamo resi partecipi di una gioiosa liberazioni dagli empi vincoli di questo mondo per un libero, riconoscente servizio alle sue creature.
Dichiarazione di Barmen

Romani 9, 31 – 10, 8; I Corinzi 1, 10-17



Affidarsi a Dio con piena fiducia

Commento a II Corinzi 5, 17-18

Le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo
II Corinzi 5, 17-18
In questo inizio di anno è facile che il pensiero corra a quello che si è già vissuto e a quello che ci attende: il passaggio da un anno all’altro ci induce a pensare, spesso a sperare, che qualcosa stia per cambiare. Che il passato possa diventare un ricordo e che davanti a noi si apra un futuro roseo e sereno. I rumorosi “botti”, così come l’allegria, a volte un po’ forzata, servono in fondo a questo: a scacciare via la paura e l’ansia per il futuro. Ad annegare nel chiasso e nella confusione le nostre paure per quello che ci aspetta al di là della mezzanotte.
I due passi di oggi, proposti dal Lezionario Un giorno una parola, però, ci inducono a pensare ad una umanità diversa: uomini e donne che non si affidano a riti scaramantici per essere rassicurati sul loro destino, esseri umani che non hanno bisogno di chiasso, di confusione per stordirsi e annegare la loro vita quotidiana.
Ma quanto è difficile fare propria questa forza, quanto è complesso abbandonarsi totalmente al Signore: quante cadute, quanta fatica! Quanto orrore e dolore ci circonda, come fare ad avere un animo pacificato?
Eppure non dobbiamo temere, anche noi possiamo essere dei credenti riconciliati con Dio, nel cui spirito regni la pace e non ci sia inganno, perché possiamo affidarci al Signore con piena fiducia. Non si tratta di diventare dei supereroi, ma di accogliere dentro di noi la consapevolezza che nonostante le cadute, e le ricadute, nonostante il continuo rinascere degli stessi pensieri che tanto spesso ci allontanano da Dio, ogni mattina possiamo dire con gioia e piena fiducia “Le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove”, perché anche noi come l’apostolo Paolo, possiamo vivere con la certezza che Dio ha tanto amato il mondo da donarci Gesù che è diventato uomo per riconciliarci a Lui.
E dunque anche stamattina, in questo esatto momento, possiamo affidarci a Dio, possiamo accogliere con gioia l’uomo nuovo, la donna nuova che è dentro di noi e che il Signore ha voluto che germogliasse e fiorisse in questo stesso momento, in questo istante. Amen!
di Erica Sfredda



Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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