07 Maggio 2021
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Pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese: Una parola da dire a una società confusa

06-08-2018 19:25 - appunti del moderatore
In vista del prossimo Sinodo delle chiese metodiste e valdesi in agenda dal 26 al 31 agosto a Torre Pellice (TO), il direttore di "Riforma" Alberto Corsani ha intervistato il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini. In uscita oggi sul settimanale delle chiese battiste, metodiste e valdesi, la riproponiamo integralmente

Le chiese metodiste e valdesi si avviano al loro Sinodo in un´Italia che mostra risentimento, livore, incertezza: avviamo da qui un dialogo con il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini.

«Dopo anni di grave crisi economica è logico trovarci di fronte a ricadute in termini di rabbia, aggressività e mancanza di volontà di confrontarsi. Un vero "si salvi chi può": ci sono giovani che vanno all´estero, ci si arrabatta, si esprime la propria rabbia sui social network e in azioni verbali o addirittura fisiche nei confronti di chi viene preso come bersaglio. Il grave è che questo modo di vivere è arrivato anche ai "piani alti": nella politica, nella comunicazione e nella cultura. Siamo preoccupati perché alcuni disvalori si sono trasformati in valori, per esempio il nazionalismo, tipico dell´Europa, che ha portato a due guerre mondiali e alla guerra nella ex-Jugoslavia. Siamo preoccupati di un imbarbarimento generale e, nel nostro specifico, lo siamo per l´utilizzo della simbologia religiosa: da più parti, specie nell´Est europeo, si brandiscono i simboli (rosari, crocifissi) contrapponendoli ai contenuti: l´Evangelo o anche il Catechismo».

In questo quadro le chiese fanno fatica a fasi sentire: è solo una questione di linguaggi ormai inadeguati?

«Con le parole e i linguaggi si può educare e costruire, ma anche diseducare e distruggere. Nel cristianesimo storico c´è una difficoltà che non vediamo nelle nuove forme di cristianesimo; ma non è solo questione di linguaggio: conta ciò che sappiamo offrire, e quindi la teologia. Le chiese della grande tradizione occidentale sembrano non intercettare il bisogno religioso di massa, e stanno diventando chiese di minoranza... Allora ci chiediamo: ma questo non corrisponde in realtà al mandato apostolico di essere sale della terra e luce del mondo, la minoranza come condizione del cristianesimo fedele al mandato? Io lo dico con prudenza, perché questa può anche essere una giustificazione per le proprie infedeltà e pochezza di fede: c´è poco da essere orgogliosi se non si riesce a testimoniare al prossimo la bellezza, la gioia del discepolato cristiano e della grazia che si incontra in Gesù Cristo; ma al tempo stesso non possiamo pensare di copiare il linguaggio di altri per salvare l´eredità delle chiese storiche: c´è qualcosa di più profondo che riguarda il loro ruolo nella società e la loro testimonianza. Il modo per cercare di rispondere a questa sfida è di coltivare la nostra spiritualità radicata nella Scrittura e nel servizio, cercando di essere più accoglienti e disponibili all´ascolto. Al mero problema numerico non vedo soluzioni vicine: con umiltà dobbiamo resistere all´idea che "siamo in declino perché non abbiamo più niente da dire", o perché ciò che diciamo tocca solo pochi: dobbiamo essere consapevoli che abbiamo da dire per tutti, anche se pochi rispondono. Porteremo al Sinodo due strumenti nuovi: i risultati dell´indagine sul cambiamento delle nostre chiese negli ultimi dieci anni, condotta con gli strumenti della sociologia delle religioni; e poi il Bilancio sociale: un´analisi e una valutazione dei nostri numeri e della nostra missione. Con questi strumenti dovremmo capire se stiamo investendo le nostre forze nella direzione giusta, partendo dai dati».

Una delle questioni che molte chiese locali sollevano è relativa al ruolo pastorale: come sta cambiando?

«Dall´indagine sociologica emerge il ruolo chiave della figura pastorale sia per i vecchi membri di chiesa sia, soprattutto, per i nuovi. Un ruolo riconosciuto come centrale e tuttavia messo in discussione da tutti. Oggi svolgere il ministero pastorale è sicuramente più complesso di un tempo, perché ciò che ci si aspetta dal servizio pastorale è più diversificato, tante e diverse sono le attese. E allo stesso tempo, l´autorevolezza che ci si aspetta viene giudicata in base alla qualità della persona. Ora in questo ruolo ci sono sempre un uomo o una donna con i propri doni e le proprie difficoltà, e ogni giornata nasce nell´attesa delle sorprese e delle interlocuzioni impreviste; un tempo non era così, ma in una società sempre più complessa, perché non dovrebbe essere così per questo tipo di attività di servizio? Abbiamo nelle nostre chiese modelli di servizio pastorale (orientali, latinoamericani, africani) diversi da quelli occidentali a cui eravamo abituati, e questo ci mette in discussione. Ma se c´è una cosa di cui abbiamo bisogno, è proprio il servizio di mediazione che queste persone possono svolgere: di atteggiamenti estremistici ne abbiamo a sufficienza. Non siamo nuovi a questo processo: abbiamo il Patto d´integrazione valdese-metodista, Essere chiesa insieme. E questo va fatto tra le persone e con le persone, direttamente, non bastano i social; solo nel confronto diretto si può trovare una "mente comune": non facciamo referendum, vogliamo confrontarci direttamente».

Nel Sinodo si parlerà del rapporto fra diaconia e predicazione: che cosa si aspetta dalla discussione?

«Il rapporto fra predicazione e diaconia è centrale nella comprensione che la chiesa ha di sé in tutto l´Occidente: cattolici e protestanti sanno che sono due facce dello stesso servizio. La diaconia non può essere confessionalismo, ma non può neanche rendersi completamente autonoma dalla predicazione, diventando un servizio che è compito dello Stato e di altri soggetti pubblici. Noi rifuggiamo dal confessionalismo della diaconia perché l´abbiamo subìto, dalle scuole agli istituti di beneficenza; ma non possiamo dimenticare d´altra parte che il servizio d´aiuto per il prossimo viene svolto da una comunità di fede, e quindi ha delle prospettive e dei contenuti che non sono solo quelli del servizio sociale; deve avere le medesime competenze e la stessa efficacia, ma deve portare con sé in modo chiaro il fatto di essere diaconia della chiesa, frutto della predicazione. È un equilibrio che stiamo cercando anche faticosamente e che dobbiamo trovare: c´è chi contesta una certa autonomia del servizio, che si stacca dalla predicazione, che io ritengo sia un timore comprensibile e anche valido, ma proprio per questo abbiamo la sede giusta nel Sinodo, che si occupa non solo delle chiese e della loro testimonianza spirituale, ma ha anche il controllo e la guida delle strutture di servizio diaconale».

Le ONG nell´occhio del ciclone: che cosa possiamo dire?

«Open Arms significa "braccia aperte": è anche lo slogan della nostra campagna Otto per mille. C´è una comunanza con queste organizzazioni, oggetto di una campagna di strumentalizzazione politica. Un tempo c´era un sistema di salvataggio europeo molto più efficace, che è stato smontato mentre la Libia si andava distruggendo come Stato, dando luogo all´aumento dei flussi: in questo vuoto qualcuno ha pensato di dare una mano. Non è alle ONG che si può imputare l´origine del problema, questa è una bugia. Spero davvero che si torni alla ragionevolezza e che si affermi una politica europea capace di integrare tutte le risorse, pubbliche e private: le migrazioni sono un fenomeno epocale che sconvolge tutti i continenti, perché nel mondo sussiste un problema serissimo che è alimentare, ecologico e militare mai visto prima, i muri non servono a risolverlo».

Qual è lo stato dei rapporti con le chiese battiste?

«La collaborazione BMV (battisti, metodisti, valdesi, ndr.) procede bene, e ci chiediamo se non sia il momento di fare il punto della situazione con la convocazione congiunta delle rispettive assemblee decisionali, magari nel 2019. Intanto la collaborazione tra le chiese e gli esecutivi ecclesiastici va senza difficoltà, se non la maggiore fragilità che è tipica di ognuno dei soggetti: abbiamo bisogno gli uni degli altri, probabilmente più di ieri. Ma i progetti che erano stati messi in opera a cavallo degli anni 2000, di cui anche "Riforma" è espressione, vanno avanti: caso mai ci si chiede come migliorare la fraternità e il sostegno reciproco».

Un obiettivo concreto che vorrebbe veder realizzarsi nel corso del prossimo anno ecclesiastico?

«Se trovassimo una risposta soddisfacente – perché equilibrata – tra servizio di predicazione e servizio di diaconia, ciò rinforzerebbe entrambe: in un contesto occidentale, una chiesa che soltanto predichi, ma non fa, ha una carenza di credibilità; ma una chiesa che fa, con una predicazione incerta, ha una crisi di identità. Se ritroviamo un equilibrio soddisfacente, possiamo migliorare in generale la predicazione e il servizio delle nostre chiese».

(L´intervista pubblicata sul settimanale "Riforma" del 3 Agosto 2018 è a cura del direttore Alberto Corsani).


Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Venerdì 7 Maggio

Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (Salmo 25,5)
Sappiamo che egli ci esaudisce (I Giovanni 5, 15)


Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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