25 Novembre 2020
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«Parrocchie aperte e Chiesa in uscita» «Ci vuole creatività»

04-06-2016 09:56 - News
Monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop (Centro di orientamento pastorale): «Ci sono parrocchie che sanno davvero essere presenti in maniera concreta nella vita delle persone, altre che ci stanno provando, altre che non riescono o fanno fatica». E poi il rammarico sui limiti negli orari di apertura delle chiese: «Molto dipende dal fatto che siamo ossessionati dai ladri, che si portano via di tutto, mi creda. Ma ci sono anche esperienze positive».


«A me fa male al cuore quando vedo un orario, nelle parrocchie: ´Dalla tal ora alla tal ora´. E poi? Non c´è porta aperta, non c´è prete, non c´è diacono, non c´è laico che riceva la gente...». Le parole di Papa Francesco, domenica, nella celebrazione per il giubileo dei diaconi, richiamano ancora una volta l´attenzione di tutta la Chiesa sul senso del servizio che essa è chiamata a svolgere nel nostro tempo. Perché di questo si tratta. «Chi serve non è schiavo dell´agenda che stabilisce... è disponibile al non programmato... sa aprire le porte del suo tempo e dei suoi spazi a chi gli sta vicino e anche a chi bussa fuori orario...», ha detto ancora il Papa. E in Italia com´è la situazione? Le nostre comunità sono pronte a raccogliere questa sfida nella concretezza del loro vissuto?

«La situazione è veramente molto varia», spiega monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop (Centro di orientamento pastorale). «Ci sono parrocchie che sanno davvero essere presenti in maniera concreta nella vita delle persone, altre che ci stanno provando, altre che non riescono o fanno fatica».

Il tema degli orari è un tema molto preciso, ha un valore simbolico ma anche una sua effettività che non si può aggirare.

«Pensi a quanto stiamo tribolando intorno all´utilità di celebrare la messa alle 21. Eppure, e mi riferisco anche alla situazione della mia diocesi, le persone o le incontri la mattina molto presto prima che vadano al lavoro o la sera tardi, oppure non le prendi più. In questa linea so che stanno avendo un buon successo le esperienze di celebrazioni per fidanzati nella tarda serata della domenica. Non possiamo dedicarci solo a quelle quattro o cinque persone che vengono in chiesa tutti i giorni. Meritano tutta la nostra cura, ma dobbiamo pensare anche agli altri».

E allora perché in tante parrocchie è così difficile tenere la porta aperta oltre gli orari tradizionali?

«Molto dipende dal fatto che siamo ossessionati dai ladri, che si portano via di tutto, mi creda. Ma ci sono anche esperienze positive. Mi riferisco per esempio alla diffusione che stanno avendo le iniziative di adorazione continua, spesso anche di notte. Soprattutto bisogna tenere presente che non ci sono soltanto la chiesa parrocchiale o la casa canonica. La necessità per le nostre comunità di essere aperte e accoglienti si può esprimere anche attraverso altre realtà come le Caritas o gli oratori. Questi ultimi, come altre esperienze diffuse nelle regioni dove gli oratori non ci sono o sono scarsamente presenti – dai caffè letterari alle filodrammatiche – modulano i loro orari su quelli dei giovani, per i quali la notte ha un significato diverso che per gli adulti. Non dimentichiamoci, poi, che lo stesso Papa Francesco ci chiede in modo pressante di «uscire» ed è sempre più vero che le parrocchie non possono accontentarsi di aspettare le persone, ma devono andarle a cercare lì dove vivono».

Ci sono iniziative da segnalare in questa prospettiva?

«Mi vengono in mente quelle che vengono messe in pratica per incontrare i giovani nei luoghi del divertimento. A me sembra molto bello che anche nelle scuole possa esserci un prete a disposizione per chi vuole. Non mi sfuggono le problematiche connesse a questo tipo di presenza, ma ci sono dei prèsidi che lo consentono. Penso anche al grande riscontro che ha avuto l´idea di andare a recitare il rosario nelle case durante il mese di maggio. Ci vuole creatività e capacità di immedesimarsi con il popolo di cui il prete deve sentirsi parte. Bisogna saper cogliere le occasioni che ciascuna situazione offre. Dalle mie parti si vive molto in funzione di Roma, dove la maggior parte delle persone va a lavorare, e allora i miei preti al mattino presto vanno nelle stazioni a salutare chi parte».

Insomma, c´è ancora molto da fare ma qualcosa si muove...

«La Chiesa italiana è una Chiesa di popolo e questo il Papa lo sa e lo apprezza. Ma non c´è dubbio che dopo i suoi interventi si sono liberate molte più energie. Ci stavamo un po´ addormentando. Purtroppo siamo pieni di pratiche burocratiche e il rischio anche per i preti di timbrare il cartellino è sempre in agguato».



Fonte: Toscanaoggi.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Martedì 24 Novembre

Tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio (Salmo 98,3)
Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? (Marco 4,21)

Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, là viene annunciata la tua misericordia, e la lode a te risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.
Raymund Weber



I Pietro, 13-21: II Pietro 2, 12-22


Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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