26 Gennaio 2020

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«Parrocchie aperte e Chiesa in uscita» «Ci vuole creatività»

04-06-2016 09:56 - News
Monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop (Centro di orientamento pastorale): «Ci sono parrocchie che sanno davvero essere presenti in maniera concreta nella vita delle persone, altre che ci stanno provando, altre che non riescono o fanno fatica». E poi il rammarico sui limiti negli orari di apertura delle chiese: «Molto dipende dal fatto che siamo ossessionati dai ladri, che si portano via di tutto, mi creda. Ma ci sono anche esperienze positive».


«A me fa male al cuore quando vedo un orario, nelle parrocchie: ´Dalla tal ora alla tal ora´. E poi? Non c´è porta aperta, non c´è prete, non c´è diacono, non c´è laico che riceva la gente...». Le parole di Papa Francesco, domenica, nella celebrazione per il giubileo dei diaconi, richiamano ancora una volta l´attenzione di tutta la Chiesa sul senso del servizio che essa è chiamata a svolgere nel nostro tempo. Perché di questo si tratta. «Chi serve non è schiavo dell´agenda che stabilisce... è disponibile al non programmato... sa aprire le porte del suo tempo e dei suoi spazi a chi gli sta vicino e anche a chi bussa fuori orario...», ha detto ancora il Papa. E in Italia com´è la situazione? Le nostre comunità sono pronte a raccogliere questa sfida nella concretezza del loro vissuto?

«La situazione è veramente molto varia», spiega monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop (Centro di orientamento pastorale). «Ci sono parrocchie che sanno davvero essere presenti in maniera concreta nella vita delle persone, altre che ci stanno provando, altre che non riescono o fanno fatica».

Il tema degli orari è un tema molto preciso, ha un valore simbolico ma anche una sua effettività che non si può aggirare.

«Pensi a quanto stiamo tribolando intorno all´utilità di celebrare la messa alle 21. Eppure, e mi riferisco anche alla situazione della mia diocesi, le persone o le incontri la mattina molto presto prima che vadano al lavoro o la sera tardi, oppure non le prendi più. In questa linea so che stanno avendo un buon successo le esperienze di celebrazioni per fidanzati nella tarda serata della domenica. Non possiamo dedicarci solo a quelle quattro o cinque persone che vengono in chiesa tutti i giorni. Meritano tutta la nostra cura, ma dobbiamo pensare anche agli altri».

E allora perché in tante parrocchie è così difficile tenere la porta aperta oltre gli orari tradizionali?

«Molto dipende dal fatto che siamo ossessionati dai ladri, che si portano via di tutto, mi creda. Ma ci sono anche esperienze positive. Mi riferisco per esempio alla diffusione che stanno avendo le iniziative di adorazione continua, spesso anche di notte. Soprattutto bisogna tenere presente che non ci sono soltanto la chiesa parrocchiale o la casa canonica. La necessità per le nostre comunità di essere aperte e accoglienti si può esprimere anche attraverso altre realtà come le Caritas o gli oratori. Questi ultimi, come altre esperienze diffuse nelle regioni dove gli oratori non ci sono o sono scarsamente presenti – dai caffè letterari alle filodrammatiche – modulano i loro orari su quelli dei giovani, per i quali la notte ha un significato diverso che per gli adulti. Non dimentichiamoci, poi, che lo stesso Papa Francesco ci chiede in modo pressante di «uscire» ed è sempre più vero che le parrocchie non possono accontentarsi di aspettare le persone, ma devono andarle a cercare lì dove vivono».

Ci sono iniziative da segnalare in questa prospettiva?

«Mi vengono in mente quelle che vengono messe in pratica per incontrare i giovani nei luoghi del divertimento. A me sembra molto bello che anche nelle scuole possa esserci un prete a disposizione per chi vuole. Non mi sfuggono le problematiche connesse a questo tipo di presenza, ma ci sono dei prèsidi che lo consentono. Penso anche al grande riscontro che ha avuto l´idea di andare a recitare il rosario nelle case durante il mese di maggio. Ci vuole creatività e capacità di immedesimarsi con il popolo di cui il prete deve sentirsi parte. Bisogna saper cogliere le occasioni che ciascuna situazione offre. Dalle mie parti si vive molto in funzione di Roma, dove la maggior parte delle persone va a lavorare, e allora i miei preti al mattino presto vanno nelle stazioni a salutare chi parte».

Insomma, c´è ancora molto da fare ma qualcosa si muove...

«La Chiesa italiana è una Chiesa di popolo e questo il Papa lo sa e lo apprezza. Ma non c´è dubbio che dopo i suoi interventi si sono liberate molte più energie. Ci stavamo un po´ addormentando. Purtroppo siamo pieni di pratiche burocratiche e il rischio anche per i preti di timbrare il cartellino è sempre in agguato».



Fonte: Toscanaoggi.it

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133


Sabato 25 Gennaio

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile (Isaia 40, 28)
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (Romani 15, 30)

Non potremo mai comprendere a fondo il giorno, la vita, la morte, la notte, possiamo solo annunciare colui che su tutto vigila, possiamo solamente onorarlo raccontando le meraviglie compiute dal Signore del mondo e affidarci a colui che sorregge terra e cielo
Arno Pötzsch

Deuteronomio 33, 1-16; I Corinzi 2, 10-16


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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