09 Aprile 2020
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#PapalVisit. Tveit (CEC): "La nostra unità è una buona notizia per il mondo"

26-06-2018 10:15 - Ecumenismo
"Non cerchiamo un´unità fine a se stessa. Noi vogliamo essere uniti perché siamo convinti che le chiese possono dare un contributo credibile di unità in un tempo di paure, populismo, xenofobia, conflitto e divisioni, individualismo. Vogliamo far vedere che questa appartenenza, le une alle altre, è una buona notizia per il mondo di oggi". A pochi giorni dalla storica visita di papa Francesco al Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) di Ginevra, Maria Chiara Biagioni ha intervistato per l´Agenzia SIR il segretario generale del CEC, pastore Olav Fykse Tveit.

"È stata una giornata bellissima. Lo è stato per me e per tutte le chiese. È stata la manifestazione che esiste un unico movimento ecumenico e che la Chiesa cattolica e la leadership di Papa Francesco sono impegnati seriamente in questa ricerca dell´unità insieme". Risponde così il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC). A pochi giorni dalla partenza di Francesco da Ginevra, i locali del Centro ecumenico si stanno ancora svuotando... La presenza del Papa ha lasciato un segno. "È stata – aggiunge – un´esperienza molto forte per il CEC, per i membri del nostro Centro ecumenico, per tutto lo staff, celebrare questi 70 anni della nostra vita insieme a Papa Francesco. È stata un´affermazione significativa del lavoro compiuto in questi anni".

Pastore Tveit, che cosa l´ha colpito di più di Francesco?
Fa vedere in maniera molto chiara il suo impegno personale e anche il suo amore per le relazioni ecumeniche. Colpisce anche il suo forte appello a essere più onesti, e più profondamente impegnati nella nostra ricerca dell´unità. Lui dà anche un forte incoraggiamento a vedere questa chiamata all´unità come una chiamata a una comune missione: dare insieme testimonianza del Vangelo al mondo. è un concetto che ci sta molto a cuore e che è stato al centro di una recente conferenza che si è svolta in Tanzania dove era presente anche una delegazione della Chiesa cattolica. Abbiamo molto parlato di come donare il Vangelo in un mondo secolarizzato. Abbiamo un compito che ci accomuna e anche Papa Francesco ne è consapevole e va in questa direzione. Ma dice anche che noi troveremo la nostra unità solo nella misura in cui cammineremo insieme. E questo corrisponde a ciò che anche le nostre chiese credono.

C´è stato qualcosa – una parola, un gesto particolare – che l´ha colpita particolarmente?
Credo che tutti noi abbiamo potuto vedere quanto Papa Francesco desiderasse questa visita. E lo ha affermato in molti modi. Era qualcosa che gli stava veramente molto a cuore: mostrare il suo impegno per l´unità delle Chiese. Lo abbiamo visto nel modo in cui rispondeva a ciò che gli dicevamo, nei suoi discorsi pubblici, ma anche nelle conversazioni personali. Mi ha anche colpito il suo grande interesse nel supportare e incoraggiare ogni iniziativa volta a portare la pace nel mondo, promuovere i diritti, difendere la dignità di ogni essere umano. È stato un incredibile evento qui, a Ginevra, che ha attirato la stampa locale e internazionale. Una copertura mediatica che certamente è segno dell´interesse per ciò che Papa Francesco fa e dice ma che ha fatto vedere al mondo che cosa è il movimento ecumenico e cosa il CEC fa nel mondo. Un´occasione anche per incoraggiare le nostre chiese locali a fare di più per l´unità, per la giustizia e la pace nei loro contesti e un impulso a lavorare insieme.

Lei ha detto che questa visita è stata una pietra miliare per la storia del movimento ecumenico ma ha anche detto: non ci fermeremo qui, andremo avanti. In che modo volete ora continuare questa collaborazione?
Sì, è stata davvero una pietra miliare che abbiamo posto sul nostro cammino. Questa pietra indica il percorso fatto. E quindi abbiamo ringraziato Dio e anche chi ci ha preceduto e ha reso tutto questo possibile oggi. Ma indica anche il cammino futuro che dobbiamo ancora percorrere perché abbiamo visto quanto sia importante che le chiese siano insieme nel portare il Vangelo al mondo perché solo nell´unità il loro messaggio può essere credibile. È importante capire che ci sono molte cose che possiamo imparare gli uni dagli altri, e che dobbiamo uscire per andare incontro a chi ha più bisogno dell´aiuto delle nostre chiese. Ciò che cerchiamo non è un´unità fine a se stessa.

Noi vogliamo essere uniti perché siamo convinti che le chiese possono dare un contributo credibile di unità in un tempo di paure, populismo, xenofobia, conflitto e divisioni, individualismo. Vogliamo far vedere che questa appartenenza, le une alle altre, è una buona notizia per il mondo oggi.

Dunque, dopo Ginevra, quali saranno le prossime tappe?
Ci sono diversi piani su cui continuare il nostro lavoro. Il Comitato congiunto continuerà certamente il suo lavoro con una serie di incontri già pianificati. Abbiamo anche organizzato questa Conferenza molto importante a Roma in settembre su xenofobia, razzismo e populismo. Ci sono anche diverse iniziative di confronto che continueranno su missione e teologia. C´è un importante documento sulla comprensione della Chiesa che è stato frutto di uno studio lungo e approfondito, che abbiamo discusso, e ora stiamo raccogliendo le risposte delle nostre Chiese e della Chiesa cattolica. E poi continueremo a lavorare insieme per i migranti e i rifugiati, per la giustizia, per la pace, nei diversi contesti in cui siamo impegnati in Medio Oriente, in Sud Sudan, in Congo, in Colombia e Corea. Ci sono molte cose da fare insieme.

Qual è stata l´ultima cosa che ha detto a Papa Francesco prima di partire?
Gli ho detto che avrei chiesto a Dio benedizioni per il suo lavoro e gli ho assicurato che avremmo pregato per lui.


Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Mercoledì 8 Aprile


Rendimi la gioia della mia salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga (Salmo 51,12)
La vostra tristezza sarà cambiata in gioia (Giovanni 16,20)

Voglio cantare notte e giorno la tua amabilità e, per quanto potrò, donarti me stesso come offerta gioiosa. La mia vita possa trascorrere nel Tuo nome in perenne gratitudine. E il bene che Tu mi hai fatto voglio imprimerlo, più profondamente possibile, nella mia mente.
Paul Gerhardt

Luca 22, 1-6; Marco 15, 1-15



Esseri riconosciuti come figli e figlie di Dio
commento a Giovanni 16, 20
“La vostra tristezza sarà cambiata in gioia”

Il versetto successivo a quello citato dice: “La donna, quando partorisce, prova dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana”. E Paolo, nella lettera ai Romani, aggiunge: «la creazione geme ed è in travaglio (8, 22) e aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio (8, 19)».
Il creato di Dio è ancora in gestazione, e così l’umanità. Quando avverrà il parto, e quando si vedrà la nuova creazione non ci è dato di sapere. Ci è detto che devono essere manifestati i figli di Dio. Dunque occorre che i figli di Dio vengano innanzitutto alla luce. Cioè siano riconosciuti come tali da coloro e da ciò che li circonda.
Ma dove sono i figli di Dio? «Carissimi – scrive Giovanni nella sua prima epistola (3, 2) –, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato quel che saremo. Sappiamo che quando Egli sarà manifestato saremo simili a Lui». Ma che significa questo, nel pensiero delle prime generazioni cristiane? Forse c’è un processo a catena? Prima il Figlio di Dio viene svelato? E come avverrà ciò? E poi toccherà a coloro che il Padre, nel suo amore, (I Giovanni 3, 1) ha riconosciuto come suoi figli?
Ma il mondo – dice sempre Giovanni – non riconosce né costoro né il Figlio unigenito.
Siamo ad una impasse. Qual è la sequenza di eventi che deve svilupparsi perché avvengano parto e nascita della nuova creazione?
Tutto è nella mente e nelle mani del Creatore.
Ma noi abbiamo le nostre responsabilità.
La storia della Chiesa è inequivocabile. Invece di vivere la nostra figliolanza, l’abbiamo svenduta come Esau fece con la sua primogenitura.
Nel racconto delle tentazioni a Gesù nel deserto Satana gli dice: Se sei Figlio di Dio segui le vie consuete della demagogia, dell’inganno, della violenza.
Noi abbiamo ceduto. Solo se torneremo sui nostri passi potremo “affrettare la venuta del giorno di Dio” (II Pietro 3, 17), il giorno della gioia.
Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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