14 Agosto 2018
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#PapalVisit. Tveit (CEC): "La nostra unità è una buona notizia per il mondo"

26-06-2018 10:15 - Ecumenismo
"Non cerchiamo un´unità fine a se stessa. Noi vogliamo essere uniti perché siamo convinti che le chiese possono dare un contributo credibile di unità in un tempo di paure, populismo, xenofobia, conflitto e divisioni, individualismo. Vogliamo far vedere che questa appartenenza, le une alle altre, è una buona notizia per il mondo di oggi". A pochi giorni dalla storica visita di papa Francesco al Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) di Ginevra, Maria Chiara Biagioni ha intervistato per l´Agenzia SIR il segretario generale del CEC, pastore Olav Fykse Tveit.

"È stata una giornata bellissima. Lo è stato per me e per tutte le chiese. È stata la manifestazione che esiste un unico movimento ecumenico e che la Chiesa cattolica e la leadership di Papa Francesco sono impegnati seriamente in questa ricerca dell´unità insieme". Risponde così il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC). A pochi giorni dalla partenza di Francesco da Ginevra, i locali del Centro ecumenico si stanno ancora svuotando... La presenza del Papa ha lasciato un segno. "È stata aggiunge un´esperienza molto forte per il CEC, per i membri del nostro Centro ecumenico, per tutto lo staff, celebrare questi 70 anni della nostra vita insieme a Papa Francesco. È stata un´affermazione significativa del lavoro compiuto in questi anni".

Pastore Tveit, che cosa l´ha colpito di più di Francesco?
Fa vedere in maniera molto chiara il suo impegno personale e anche il suo amore per le relazioni ecumeniche. Colpisce anche il suo forte appello a essere più onesti, e più profondamente impegnati nella nostra ricerca dell´unità. Lui dà anche un forte incoraggiamento a vedere questa chiamata all´unità come una chiamata a una comune missione: dare insieme testimonianza del Vangelo al mondo. è un concetto che ci sta molto a cuore e che è stato al centro di una recente conferenza che si è svolta in Tanzania dove era presente anche una delegazione della Chiesa cattolica. Abbiamo molto parlato di come donare il Vangelo in un mondo secolarizzato. Abbiamo un compito che ci accomuna e anche Papa Francesco ne è consapevole e va in questa direzione. Ma dice anche che noi troveremo la nostra unità solo nella misura in cui cammineremo insieme. E questo corrisponde a ciò che anche le nostre chiese credono.

C´è stato qualcosa una parola, un gesto particolare che l´ha colpita particolarmente?
Credo che tutti noi abbiamo potuto vedere quanto Papa Francesco desiderasse questa visita. E lo ha affermato in molti modi. Era qualcosa che gli stava veramente molto a cuore: mostrare il suo impegno per l´unità delle Chiese. Lo abbiamo visto nel modo in cui rispondeva a ciò che gli dicevamo, nei suoi discorsi pubblici, ma anche nelle conversazioni personali. Mi ha anche colpito il suo grande interesse nel supportare e incoraggiare ogni iniziativa volta a portare la pace nel mondo, promuovere i diritti, difendere la dignità di ogni essere umano. È stato un incredibile evento qui, a Ginevra, che ha attirato la stampa locale e internazionale. Una copertura mediatica che certamente è segno dell´interesse per ciò che Papa Francesco fa e dice ma che ha fatto vedere al mondo che cosa è il movimento ecumenico e cosa il CEC fa nel mondo. Un´occasione anche per incoraggiare le nostre chiese locali a fare di più per l´unità, per la giustizia e la pace nei loro contesti e un impulso a lavorare insieme.

Lei ha detto che questa visita è stata una pietra miliare per la storia del movimento ecumenico ma ha anche detto: non ci fermeremo qui, andremo avanti. In che modo volete ora continuare questa collaborazione?
Sì, è stata davvero una pietra miliare che abbiamo posto sul nostro cammino. Questa pietra indica il percorso fatto. E quindi abbiamo ringraziato Dio e anche chi ci ha preceduto e ha reso tutto questo possibile oggi. Ma indica anche il cammino futuro che dobbiamo ancora percorrere perché abbiamo visto quanto sia importante che le chiese siano insieme nel portare il Vangelo al mondo perché solo nell´unità il loro messaggio può essere credibile. È importante capire che ci sono molte cose che possiamo imparare gli uni dagli altri, e che dobbiamo uscire per andare incontro a chi ha più bisogno dell´aiuto delle nostre chiese. Ciò che cerchiamo non è un´unità fine a se stessa.

Noi vogliamo essere uniti perché siamo convinti che le chiese possono dare un contributo credibile di unità in un tempo di paure, populismo, xenofobia, conflitto e divisioni, individualismo. Vogliamo far vedere che questa appartenenza, le une alle altre, è una buona notizia per il mondo oggi.

Dunque, dopo Ginevra, quali saranno le prossime tappe?
Ci sono diversi piani su cui continuare il nostro lavoro. Il Comitato congiunto continuerà certamente il suo lavoro con una serie di incontri già pianificati. Abbiamo anche organizzato questa Conferenza molto importante a Roma in settembre su xenofobia, razzismo e populismo. Ci sono anche diverse iniziative di confronto che continueranno su missione e teologia. C´è un importante documento sulla comprensione della Chiesa che è stato frutto di uno studio lungo e approfondito, che abbiamo discusso, e ora stiamo raccogliendo le risposte delle nostre Chiese e della Chiesa cattolica. E poi continueremo a lavorare insieme per i migranti e i rifugiati, per la giustizia, per la pace, nei diversi contesti in cui siamo impegnati in Medio Oriente, in Sud Sudan, in Congo, in Colombia e Corea. Ci sono molte cose da fare insieme.

Qual è stata l´ultima cosa che ha detto a Papa Francesco prima di partire?
Gli ho detto che avrei chiesto a Dio benedizioni per il suo lavoro e gli ho assicurato che avremmo pregato per lui.


Fonte: NEV - notizie evangeliche

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 14 AGOSTO:

Solo in Dio trova riposo l´anima mia; da lui proviene la mia salvezza (Salmo 62,1)

Dice Gesù: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell´età presente» (Matteo 28,20)

Talvolta mi fermo un attimo, in mezzo alla confusione del giorno, chiudo i miei occhi e le mie orecchie e sono felice per un momento. Non sono sola, tu ci sei, mio Dio! In mezzo a tutto.

Christa Weiss

I Samuele 17,38-51; Giovanni 10,22-30

PREGHIERA

Signore nostro Dio,
dacci di guardare al mondo in
cui ci hai messi con gratitudine,
come allo spazio che ci hai dato
perché ne gioissimo insieme a
tutti gli umani. Dacci di guardare
al mondo in cui ci hai messi
con responsabilità, e non come
padroni che non conoscono
limiti. Dacci di guardare agli
altri umani come esseri solidali
accomunati a noi dai nostri errori
e dalla tua promessa di vita.
Amen

IL SERMONE DI STEFANO

Marco 1,14-20

domenica 21 gennaio 2018 - Omelia presso la Cattedrale di Lucca durante la SPUC

"Convertitevi e credete al Vangelo". Care sorelle e cari fratelli, convertirsi significa cambiare rotta decisamente, in modo drastico, come sanno bene i navigatori che oggi usiamo nelle nostre auto e che insistono quando sbagliamo strada: "fare inversione di marcia appena possibile".

E spesso consideriamo questa conversione in relazione ad una cattiva abitudine, che chiamiamo peccato.
Ma qui l´vangelo di Marco presenta un cambiamento di rotta per andare verso qualcosa di bello, anzi di bellissimo, che attrae e che che conquista:
La persona di Gesù.

Queste sono le prime parole della predicazione di Gesù in Marco.
Giovanni il battista è fermo, prigioniero: Gesù al contrario cammina, inizia il suo movimento e il suo ministero. Dicendo: il tempo è compiuto, il regno è vicino.
Convertitevi, e credete al vangelo, cioè alla buona notizia, una buona notizia che si capisce subito, ha molto a che fare con questo giovane uomo che predica, anzi, lui è la buona notizia. Se ne accorgono ben presto le persone che lo seguono.
Tra queste persone ci sono i primi quattro discepoli, che lui chiama mentre sono immersi nella loro normale vita quotidiana di pescatori della Galilea.
Interessante che un simile invito ci venga rivolto in questa domenica nella settimana di preghiera per l´unità dei cristiani: occasione per cui mi trovo qui, in questa chiesa che è il cuore della Diocesi di Lucca: grazie vescovo Italo, grazie don Mauro Lucchesi per l´invito e per l´accoglienza.
Che cosa può dirci questo vangelo di oggi a livello ecumenico? Vi propongo tre percorsi di riflessione.

Il primo: cosa vuol dire convertirsi in senso ecumenico? il nostro ecumenismo ha bisogno di conversione? Qualcuno ha detto - don Mauro me lo ha ricordato ieri sera - che noi cristiani delle diverse chiese siamo come i raggi di una ruota, e al centro c´è Cristo. Più ci convertiamo insieme, e più andiamo verso il centro della ruota.
La conversione non è un movimento disordinato o a zig-zag che ci porta in direzioni diverse, come le nostre divisioni hanno fatto nei secoli: la conversione è un´esperienza tanto spirituale quanto umana che ci porta per forza verso il centro della nostra comune fede, che è Cristo.
E quel vangelo, quella buona notizia a cui Cristo ci invita a credere, è la stessa buona notizia per noi tutti e tutte: la buona notizia di un Dio follemente innamorato dell´umanità che ci cerca, ci perdona, ci ama, ci salva.
In senso ecumenico convertirsi significa fare la stessa strada verso Dio, rinunciare insieme a ciò che ci rallenta in questo cammino, come i pregiudizi, la scarsa conoscenza tra di noi, la paura infondata di contaminarci. Convertitevi e credete all buona notizia.

La seconda riflessione: cosa vuol dire seguire Cristo in senso ecumenico?
in che modo lo seguiamo? facciamo a gara per vedere quale chiese sia la più brava? lo seguiamo perché nessuno in fondo è bravo a seguirlo come noi? o come due amici seduti in riva al lago, cerchiamo di pescare più uomini dell´altra chiesa, di convertire più fedeli degli altri?
O non è in fondo anche questo un segno di unità? seguire Cristo: quante storie di vita e di fede sono presenti qui oggi in ciascuno e ciascuna di noi. Storie vere, vissute, fatte di certezze e di dubbi, di gioie e di dolori, tutte accomunate dall´esperienza di aver voluto un giorno seguire questo Gesù.
In senso ecumenico seguire Cristo significa di nuovo caminare insieme, anche se per sentieri diversi, dietro alla stessa identica persona. Dietro, e non davanti, antica tentazione di tutti, specie dei ministri delle chiese. A ragione le nuove traduzioni della Bibbia preferiscono tradurre "venite dietro a me" invece del classico "seguimi". Non si sa mai.

Terza riflessione: è curioso che la chiamata sia rivolta ai primi quattro discepoli mentre si trovano su due barche diverse, anche se in fondo si fa la stessa cosa, lo stesso mestiere di famiglia.
La barca è un antico simbolo della chiesa. Forse mi azzardo forzando il testo, ma penso alle nostre barche, alle nostre chiese.
E poi, altra curiosità o coincidenza, su queste barche si trovano Simon-Pietro, Andrea, Giovanni, grandi protagonisti nella compagnia dei dodici, e per alcuni teologi simbolo Simon-Pietro dei cattolici, Andrea degli ortodossi, Giovanni dei protestanti (anche se altri giustamente propongono Paolo piuttosto che Giovanni). Può suonare strano, ma per seguire Cristo devono lasciare la loro barca. Non fraintendermi: non è un invito a lasciare le nostre chiese, ma piuttosto questo lasciare la barca sembra dirci di non fare della propria chiesa una realtà assoluta e dominante, l´unica vera barca che esista, quella più barca delle altre barche, più chiesa delle altre chiese.
E´ un´altra la barca alla quale Gesù li chiama, una barca che attraverserà i secoli, fatta da diversi ambienti, con diverse vele, pronta ad accogliere uomini e donne di ogni lingua, popolo e nazione, in ogni tempo, con il miracolo più grande di tutti: al governo della barca ha lasciato noi, che rispetto a Dio è come lasciare il timone in mano a certi capitani della Costa Concordia. Eppure siamo arrivati fino ad oggi, perché in fondo al timone c´è sempre stato lui, a soffiare sulle vele c´è sempre stato lo Spirito, nonostante i nostri calcoli e i nostri errori di navigazione.
Più abbandoniamo la presunzione di essere nella vera barca, e più diventiamo insieme equipaggio dell´avventura più straordinaria della storia: quella di un Dio che si fa uomo, e che facendosi uomo ci apre l´orizzonte della salvezza e della speranza. A questo servono le nostre barche, le nostre chiese: ad essere il luogo, le comunità dove gustiamo e condividiamo questa avventura.

Care sorelle, cari fratelli,

insieme riconosciamo che il tempo è compiuto, perché quel tempo ha cambiato le nostre vite e trasfigura ancora oggi il nostro tempo. Sul piano ecumenico resta ancora qualcosa di incompiuto: noi oggi abbiamo condiviso l´ascolto e l´annuncio della Parola, ma non possiamo celebrare insieme l´eucaristia. Questo segno incompiuto ci sprona a lavorare e pregare ancora perché un giorno sia possibile.
Insieme ci convertiamo ancora, giorno dopo giorno, e il nostro conoscerci e camminare insieme è un aiuto importante per la nostra conversione: proprio in questa settimana verrà definito l´atto fondativo di un centro Ecumenico qui a Lucca, che porterà il nome di due testimoni del vangelo: il vescovo Giuliano Agresti e il pastore Domenico Maselli.
Insieme riconosciamo che il regno è vicino, e insieme siamo mandati a dirlo al mondo, al quale in un certo senso dobbiamo restituire e raccontare il nostro cammino verso l´unità come garanzia e testimonianza della nostra fede: unità a partire dalle nostre differenze, o meglio nonostante le nostre differenze.
Insieme lasciamo le nostre barche e riconosciamo di far parte di una barca più grande, che annuncia la buona notizia di un Dio che abbatte i pregiudizi e le separazioni della storia per fare di noi, parti diverse di una sola realtà, il corpo di Cristo presente oggi nel mondo e nella storia.

Amen!

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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