26 Gennaio 2020

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Paolo Naso (FCEI): "Contro le false promesse, chiamati a libertà"

10-07-2018 08:19 - Il Vangelo ci parla
Pubblichiamo l´intervento di Paolo Naso andato in onda l´8 luglio su Radio1 Rai per la rubrica "Essere chiesa insieme" della trasmissione Culto Evangelico. L´autore è coordinatore del Programma rifugiati e migranti - Mediterranean Hope della Federazione delle chiese evangeliche in Italia

Da mesi l´opinione pubblica europea ed italiana è inchiodata al tema delle migrazioni. A giudicare dalla rilevanza che l´immigrazione occupa nel dibattito pubblico sembrerebbe una questione che da sola supera tutti gli altri problemi della società italiana ed europea. E in un´escalation retorica che sembra non avere limiti, si è dichiarato che per immigrati e richiedenti asilo "è finita la pacchia"; che l´Italia deve "difendere" le sue frontiere e bloccare nuovi arrivi di migranti adottando un "blocco navale" come in tempo di guerra; che d´ora in poi le ONG che operano nel Mediterraneo "vedranno l´Italia solo in cartolina".

Una vasta porzione dell´opinione pubblica sembra apprezzare questa escalation e dà forza a idee e progetti che impongono una svolta alle politiche migratorie. La promessa è una società più ordinata e sicura, che risparmia risorse che potranno essere finalmente utilizzate a beneficio degli italiani.

E´ una promessa allettante, soprattutto per i giovani delusi da troppe promesse non mantenute, per le fasce di popolazione meno garantite; o per chi in questi anni ha visto degradarsi il suo quartiere o la città in cui abita. O per chi non ha mai tollerato la moschea o la chiesa pentecostale che si è aperta nel suo quartiere.

La forza di questa promessa è che non costa nulla. Aumentare le pensioni, garantire il reddito di cittadinanza, superare la legge Fornero – gli slogan della campagna elettorale – richiedono risorse ingenti e non sono pochi gli economisti che iniziano a dire che si tratta di promesse che non potranno essere mantenute. Invece, criminalizzare gli immigrati e screditare chi lavora con loro e per loro, non richiede grandi investimenti pubblici. Basta una comunicazione schietta e diretta alla pancia, un coro di testate che si accodano al carro del vincitore politico, qualche slogan ad effetto ed il gioco è fatto.

Ma la promessa di un paese più bello è felice senza gli immigrati contiene anche elementi di grave debolezza. Ad esempio non potrà essere rinnovata in eterno senza plausibili risultati su altri fronti come l´occupazione, i diritti dei giovani lavoratori, le garanzie per i soggetti più anziani e vulnerabili. Soprattutto, però, è una promessa debole che poggia su un dato falso, su una grande bugia che a furia di essere ripetuta è divenuta una verità. Ma che resta una grande falsità.

Tutti i dati, anche quelli del Viminale dello sorso 29 maggio, attestano che nell´ultimo anno gli immigrati in Italia sono diminuiti e che i richiedenti asilo giunti sui famosi barconi sono crollati del 78% rispetto all´anno precedente. Dov´è l´esodo biblico che viene raffigurato aumentando paure e pregiudizi contro gli immigrati? Che cosa lascia immaginare lo scenario apocalittico di milioni di immigrati pronti a sbarcare sulle coste italiane? Perché concentrare l´agenda politica su questo tema, con una enfasi e un´asprezza che non hanno riscontro nei fatti? E perché non si considerano i dati demografici che prevedono un calo di oltre due milioni di persone – fonte Istat – nei prossimi vent´anni e che, già oggi, suggeriscono che l´Italia ha bisogno di più migranti che lavorano per mantenere in equilibrio il sistema previdenziale?

I dati, i numeri, ci dicono che siamo di fronte a un drammatico abbaglio, a una gigantesca distorsione prospettica per cui vediamo un´ombra gigantesca generata, in realtà, da una figura modesta che un paese come l´Italia e un´Unione come quella europea sarebbero perfettamente in grado di affrontare e di gestire.

E´ questo che le chiese cristiane, spesso insieme, cercano di dire in questi giorni in cui si costruiscono montagne di parole allarmistiche e violente. Lo fanno promuovendo accoglienza e dialogo, sperimentando vie sicure di accesso per i richiedenti asilo più vulnerabili come da oltre due anni accade con i corridoi umanitari; sostenendo e condividendo il lavoro delle ONG che operano nel Mediterraneo nella legalità e nel rispetto dei codici del mare. Lo fanno cercando di essere testimoni della verità: la verità in Cristo che ci chiama a riconoscere, amare e soccorrere il prossimo. Ma anche la verità che rende liberi, dai fasi idoli e dai falsi profeti, così come dalle false promesse che ogni giorno ci vengono generosamente rivolte.


Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133


Sabato 25 Gennaio

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile (Isaia 40, 28)
Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo (Romani 15, 30)

Non potremo mai comprendere a fondo il giorno, la vita, la morte, la notte, possiamo solo annunciare colui che su tutto vigila, possiamo solamente onorarlo raccontando le meraviglie compiute dal Signore del mondo e affidarci a colui che sorregge terra e cielo
Arno Pötzsch

Deuteronomio 33, 1-16; I Corinzi 2, 10-16


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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