19 Maggio 2021
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PAPA FRANCESCO LASCIA A FINE ANNO?

29-03-2016 15:06 - Documenti

Perché il 17 dicembre il pontefice sudamericano potrebbe far ritorno in Argentina

(Michael Meier) Alla fine di febbraio il presidente argentino Mauricio Macri ha incontrato Francesco. Tutti si aspettavano che dopo l´udienza avrebbe annunciato la visita del papa a Buenos Aires per il prossimo anno. Invece no, ha soltanto dichiarato in modo vago l´intenzione di Francesco di visitare la sua patria il più presto possibile. Non meno delusi sono i luterani tedeschi. Avevano invitato il papa alle grandi celebrazioni per la Riforma nel 2017 a Wittenberg. Lui però preferisce commemorare il 31 ottobre 2016 con i protestanti svedesi a Lund.
Stranamente, nessun viaggio papale per il 2017 è confermato. È vero che si parla già da tempo di visite pontificie a Fatima, in Brasile e in Colombia. Il Vaticano stesso, però, si mantiene riservato al riguardo.
L´interpretazione degli esperti di questioni ecclesiastiche è che alla fine di quest´anno Francesco potrebbe dare le dimissioni. Ciò sarebbe plausibile: il 17 dicembre 2016 compirà 80 anni. Raggiungerà l´età in cui i cardinali escono dalla cerchia degli elettori del papa e non vengono nemmeno più presi in considerazione per l´ufficio petrino. A questo papa piace mandare segnali. È vero che ha detto che non si dovrebbero ordinare papi di età superiore agli 80 anni, perché ciò li esporrebbe a pressioni. Tuttavia può immaginarsi delle dimissioni alla Benedetto non soltanto per sé stesso, ma come nuova “istituzione” del papato.
In un´intervista ha rincarato la dose: mette in conto un pontificato breve, da quattro a cinque anni, ma anche soltanto due o tre. Perché ha problemi di salute? Camminare lo affatica, la voce è debole. Da giovane dovettero rimuovergli un lobo del polmone destro. All´ultima messa di Natale sembrava che gli mancasse l´aria.
Se dovesse smettere a fine anno sarebbe stato papa nemmeno quattro anni. È ragionevole che potrebbe rendere note le sue dimissioni alla chiusura dell´anno santo, il 20 novembre, e dare il “buonasera” definitivo in occasione dell´ottantesimo compleanno. È per questo che procede a un ritmo così spedito? La sua agenda è piena di sinodi sulla famiglia, discorsi di fronte al Congresso degli Stati Uniti e all´Europarlamento, viaggi all´estero, prediche, visite a sinagoghe, moschee e carceri, canonizzazioni e riforme della curia. C´è dentro di gran lunga tutto ciò che costituisce un pontificato.

Mantenere il mito del riformatore
Con un ritiro anticipato Francesco manterrebbe una buona reputazione come paladino degli affaticati e degli oppressi. E favorirebbe la creazione del mito. In futuro incarnerebbe la leggenda dell´Argentina insieme con Eva Perón. Una donna bella e filantropica che muore prematuramente conserva per sempre la sua grazia. Un papa simpatico dallo slancio riformista che rassegna le dimissioni resta per sempre amato e alimenta la leggenda dell´innovatore tenuto a freno. Si perpetuerebbe il mito che era un papa delle riforme, purtroppo tenuto al guinzaglio dai gruppi reazionari nella curia, un agnello tra i lupi. E se fosse diventato papa già allora nel conclave del 2005, quando fu superato dal tedesco Joseph Ratzinger, avrebbe di sicuro realizzato ciò per cui nel suo pontificato troppo breve gli sono mancati il tempo e le forze.
Ma la Chiesa potrebbe permettersi due ex papi? Perché no? Il papa emerito Francesco si trasferirebbe da papa Benedetto emerito nei giardini vaticani e fonderebbe una comunità abitativa per anziani? No, Francesco tornerebbe nella sua Argentina, lui che non ha mai lasciato di buon grado la sua terra natia. Nel 1986, quando fu mandato in Germania per un dottorato, dopo pochi mesi fece ritorno in Argentina senza aver concluso nulla.
Perché nei suoi tre viaggi in America del Sud come papa non si è recato in Argentina? Perché faceva assegnamento sul suo ritorno definitivo nell´amata patria? Quando a marzo del 2013 i cardinali a Roma elessero il primo pontefice “dalla fine del mondo”, non pensarono che anche i papi possono soffrire di nostalgia. (Tages-Anzeiger, 06.03.2016)

Fonte: Voce Evangelica.ch
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

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Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 27



Martedì 18 Maggio


Ha lasciato il ricordo dei suoi prodigi; il Signore è pietoso e misericordioso (Salmo 111, 4)
Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero (Luca 24, 30-31)


Signore Gesù Cristo, è una gioia mangiare e bere in silenzio alla tua mensa, dopo aver udito, capito e amato il senso di questa comunione. E’ una gioia non dover più parlare, spiegare, commentare, ma solo prendere e ricevere.
Andrè Dumas


I Giovanni 4, 1-6; Atti degli apostoli 1, 15-26


Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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