18 Agosto 2019

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PAPA FRANCESCO LASCIA A FINE ANNO?

29-03-2016 15:06 - Documenti

Perché il 17 dicembre il pontefice sudamericano potrebbe far ritorno in Argentina

(Michael Meier) Alla fine di febbraio il presidente argentino Mauricio Macri ha incontrato Francesco. Tutti si aspettavano che dopo l´udienza avrebbe annunciato la visita del papa a Buenos Aires per il prossimo anno. Invece no, ha soltanto dichiarato in modo vago l´intenzione di Francesco di visitare la sua patria il più presto possibile. Non meno delusi sono i luterani tedeschi. Avevano invitato il papa alle grandi celebrazioni per la Riforma nel 2017 a Wittenberg. Lui però preferisce commemorare il 31 ottobre 2016 con i protestanti svedesi a Lund.
Stranamente, nessun viaggio papale per il 2017 è confermato. È vero che si parla già da tempo di visite pontificie a Fatima, in Brasile e in Colombia. Il Vaticano stesso, però, si mantiene riservato al riguardo.
L´interpretazione degli esperti di questioni ecclesiastiche è che alla fine di quest´anno Francesco potrebbe dare le dimissioni. Ciò sarebbe plausibile: il 17 dicembre 2016 compirà 80 anni. Raggiungerà l´età in cui i cardinali escono dalla cerchia degli elettori del papa e non vengono nemmeno più presi in considerazione per l´ufficio petrino. A questo papa piace mandare segnali. È vero che ha detto che non si dovrebbero ordinare papi di età superiore agli 80 anni, perché ciò li esporrebbe a pressioni. Tuttavia può immaginarsi delle dimissioni alla Benedetto non soltanto per sé stesso, ma come nuova “istituzione” del papato.
In un´intervista ha rincarato la dose: mette in conto un pontificato breve, da quattro a cinque anni, ma anche soltanto due o tre. Perché ha problemi di salute? Camminare lo affatica, la voce è debole. Da giovane dovettero rimuovergli un lobo del polmone destro. All´ultima messa di Natale sembrava che gli mancasse l´aria.
Se dovesse smettere a fine anno sarebbe stato papa nemmeno quattro anni. È ragionevole che potrebbe rendere note le sue dimissioni alla chiusura dell´anno santo, il 20 novembre, e dare il “buonasera” definitivo in occasione dell´ottantesimo compleanno. È per questo che procede a un ritmo così spedito? La sua agenda è piena di sinodi sulla famiglia, discorsi di fronte al Congresso degli Stati Uniti e all´Europarlamento, viaggi all´estero, prediche, visite a sinagoghe, moschee e carceri, canonizzazioni e riforme della curia. C´è dentro di gran lunga tutto ciò che costituisce un pontificato.

Mantenere il mito del riformatore
Con un ritiro anticipato Francesco manterrebbe una buona reputazione come paladino degli affaticati e degli oppressi. E favorirebbe la creazione del mito. In futuro incarnerebbe la leggenda dell´Argentina insieme con Eva Perón. Una donna bella e filantropica che muore prematuramente conserva per sempre la sua grazia. Un papa simpatico dallo slancio riformista che rassegna le dimissioni resta per sempre amato e alimenta la leggenda dell´innovatore tenuto a freno. Si perpetuerebbe il mito che era un papa delle riforme, purtroppo tenuto al guinzaglio dai gruppi reazionari nella curia, un agnello tra i lupi. E se fosse diventato papa già allora nel conclave del 2005, quando fu superato dal tedesco Joseph Ratzinger, avrebbe di sicuro realizzato ciò per cui nel suo pontificato troppo breve gli sono mancati il tempo e le forze.
Ma la Chiesa potrebbe permettersi due ex papi? Perché no? Il papa emerito Francesco si trasferirebbe da papa Benedetto emerito nei giardini vaticani e fonderebbe una comunità abitativa per anziani? No, Francesco tornerebbe nella sua Argentina, lui che non ha mai lasciato di buon grado la sua terra natia. Nel 1986, quando fu mandato in Germania per un dottorato, dopo pochi mesi fece ritorno in Argentina senza aver concluso nulla.
Perché nei suoi tre viaggi in America del Sud come papa non si è recato in Argentina? Perché faceva assegnamento sul suo ritorno definitivo nell´amata patria? Quando a marzo del 2013 i cardinali a Roma elessero il primo pontefice “dalla fine del mondo”, non pensarono che anche i papi possono soffrire di nostalgia. (Tages-Anzeiger, 06.03.2016)

Fonte: Voce Evangelica.ch

UN GIORNO UNA PAROLA

A G O S T O
Versetto del mese:
Andando, predicate e dite: «Il regno dei cieli è vicino» (Matteo 10,7)


Salmo della settimana: 4

Sabato 17 Agosto

Così dice il Signore: «Fino a quando rifiuterai di umiliarti davanti a me?» (Esodo 10, 3)
Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi (Giacomo 4,7)

Dio immenso ed irraggiungibile, a volte guidi la nostra vita a grandi altezze, doni successo, salute, benessere. Fa che non diventiamo presuntuosi. A volte precipitiamo, sprofondiamo, soffriamo sotto il peso della malattia, della sconfitta e della tristezza. Fa che non disperiamo. Manda il tuo Spirito per poter fare ciò che ascoltiamo, e che perda potere su di noi, tutto ciò che ti resiste.
Jochen Denker

Filippesi 2, 12-18; Matteo 10, 5-15


Preghiera

Signore nostro, la tua Parola
ci cerca, la tua voce desidera il
nostro cuore per prendere dimora
in noi e da lì poter risuonare
nel mondo. Accogli la nostra
disponibilità, anche se fragile,
anche se piena di contraddizioni,
e vieni ad abitare in noi. Dona
la forza del tuo Spirito, respiro
di vita, che ci sostenga quando
la tua Parola brucia, che ci dia
il coraggio di andare avanti
quando nulla è chiaro, quando senza
te il nostro passo sarebbe troppo
incerto.
Ascoltaci, Signore nostro, nel
nome del tuo figlio Gesù, e donaci
il respiro del tuo spirito Santo.
Amen
da Riforma
del 29 marzo 2019



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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