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PAPA FRANCESCO E LA RIFORMA PROTESTANTE - Intervista a Paolo Ricca

27-10-2016 14:04 - Ecumenismo
La Riforma: un evento rilevante per la storia cristiana, anche quella cattolica

Il prossimo 31 ottobre, il giorno che ricorda l´affissione delle 95 tesi di Martin Lutero contro le indulgenze, si terrà a Lund, Svezia, una commemorazione congiunta alla quale parteciperanno papa Francesco, il vescovo Munib Younan e il pastore Martin Junge, rispettivamente presidente e segretario generale della Federazione luterana mondiale (FLM), e la vescova Antje Jackelén, primate della Chiesa di Svezia. L´incontro, di fatto, aprirà gli eventi ufficiali del Cinquecentenario della Riforma protestante (1517-2017). A questo proposito abbiamo rivolto alcune domande al teologo valdese Paolo Ricca.

Dal suo punto di vista di teologo evangelico, come valuta l´evento di Lund?
Lo valuto molto positivamente. Prima di tutto perché, a mia conoscenza, è la prima volta che un papa si associa pubblicamente a una celebrazione della Riforma, promossa dai luterani in casa luterana. In particolare, il fatto che papa Francesco si rechi a Lund accentua una volontà di decentramento del pontefice, che si sposta da Roma: lo aveva già mostrato inaugurando l´anno giubilare in Africa. Ora si reca in Svezia, in una città storica del protestantesimo, per associarsi a una celebrazione della Riforma. Certo, il termine corretto non sarebbe "celebrazione" ma "commemorazione", un termine neutro che indica il fare memoria di qualcosa prescindendo da qualsiasi giudizio di valore sull´evento che si ricorda. È la parola proposta dal documento cattolico-luterano "Dal conflitto alla comunione". Tuttavia, io mi immagino che i luterani svedesi "celebreranno" la Riforma. E a parte le questioni linguistiche, il fatto che il papa sia a Lund significa che egli considera la Riforma un evento rilevante per la storia cristiana in generale, anche per la storia del cattolicesimo. Rispetto a Lund non vedo altro che aspetti positivi. Poi, certamente, molto dipenderà da quello che i protagonisti diranno in quella sede. Si tratta di un fatto nuovo, inedito che richiede molto coraggio da chi lo ha reso possibile. Solo le persone libere – e, a mio parere, la principale caratteristica di papa Francesco è quella di essere un uomo libero – fanno accadere cose nuove, inedite.

Naturalmente non mancano critiche a questo evento sia da parte cattolica sia da parte evangelica. C´è chi dice, tra gli evangelici, che queste aperture ecumeniche decreterebbero la fine della Riforma, il fatto che la Riforma non abbia più nulla da dire. Cosa ne pensa?
È esattamente il contrario! È Roma che ha sempre sostenuto, fino al Concilio Vaticano II, che la Riforma non avesse niente da dire, non fosse altro che un´eresia un allontanamento dalla verità, un veleno spirituale. Questa è stata la posizione cattolica fino al Vaticano II, cioè praticamente fino a ieri! Ora non è più così. Il Concilio Vaticano II ha abolito la categoria dell´eresia, nei confronti delle chiese evangeliche. Certo non le definisce chiese, le chiama comunità ecclesiali, ma si discosta completamente dalla posizione ufficiale sostenuta per quattro secoli e mezzo. La presenza di papa Francesco a Lund è il riconoscimento che la Riforma è stata un evento positivo per il cristianesimo nel suo insieme. Non è il segno che la Riforma non ha niente da dire. Al contrario, essa comincia a dire qualche cosa anche là dove finora non aveva detto nulla, cioè in campo cattolico.

Considerando in modo più generale il Cinquecentenario, qual è il messaggio della Riforma che ancora oggi rimane attuale, di cui anche il mondo di oggi ha bisogno?
Il nostro mondo ha bisogno di Dio. La Riforma è stata una grande riscoperta di un aspetto fondamentale del messaggio evangelico – e quindi di un aspetto di Dio, perché noi conosciamo Dio soltanto attraverso il messaggio della Bibbia. Questo aspetto è la giustizia di Dio, la giustificazione del peccatore, la grazia incondizionata, immeritata. Questo evangelo – che non è tutto l´evangelo cristiano, ma ne è un punto fondamentale - ha messo in luce la Riforma che ha riscoperto la realtà di Dio riscoprendo la sua giustizia, che non è una giustizia che Dio pretende ma che Dio dona. Può darsi che questo tema non sia centrale nella sensibilità religiosa o laica del nostro tempo, ma quello che la Riforma ha fatto è stato questo: parlare di Dio secondo la Sacra Scrittura. Questo, almeno nel nostro mondo secolare in Occidente, mi pare sia una messaggio di un´attualità assoluta, quello che potremmo definire l´unum necessarium: riprendere coscienza della realtà di Dio.

Nel dialogo tra la chiesa cattolica romana e le chiese luterane la Dichiarazione congiunta sulla giustificazione per fede, sottoscritto ad Augusta (Germania) nel 1999, è una pietra miliare. In che modo ha inciso questo documento nelle relazioni tra le due famiglie confessionali?
La Dichiarazione congiunta è un documento di enorme importanza e valore, anche per l´introduzione del concetto di "consenso differenziato" per cui si è d´accordo sulle affermazioni centrali e ci si differenzia su questioni non centrali che non impediscono la comunione. Tuttavia, la mia opinione è che il documento non abbia inciso nella vita delle chiese. Questo principalmente per il fatto che la giustificazione per fede riveste un´importanza diversa per cattolici e luterani. Per i luterani è centrale nella vita di fede, per i cattolici no. Esagerando un po´, direi che a livello di sensibilità spirituale profonda la giustificazione per fede non appartiene al vissuto della fede del mondo cattolico. Questa asimmetria pesa sull´esito concreto del documento. In più, la comunione che lascia presagire la Dichiarazione congiunta è del tutto teorica perché non c´è accordo sulla questione del ministero. L´accordo sulla giustificazione da sola non basta. In fondo, un accordo si era già trovato nel 16. secolo con la dottrina della doppia giustificazione proposta ai dialoghi di Ratisbona del 1541. Anche in quel caso, l´accordo non bastò a cambiare le cose. Se non si trova un accordo globale, soprattutto sulla questione controversa del ministero, quello sulla giustificazione da solo non basta. (intervista di Luca Baratto, agenzia NEV)


Fonte: Voce Evangelica

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 133

Martedì 21 Gennaio

Io sono il Signore vostro Dio; vi ho fatto uscire dal paese di Egitto per liberarvi dalla schiavitù; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta (Levitico 26, 13)
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù (Galati 5, 1)

Così come Gesù Cristo è la promessa di Dio per il perdono di tutti i nostri peccati, allo stesso modo e con stessa serietà è anche la potente pretesa di Dio su tutta la nostra vita; attraverso di lui siamo resi partecipi di una gioiosa liberazioni dagli empi vincoli di questo mondo per un libero, riconoscente servizio alle sue creature.
Dichiarazione di Barmen

Romani 9, 31 – 10, 8; I Corinzi 1, 10-17



Affidarsi a Dio con piena fiducia

Commento a II Corinzi 5, 17-18

Le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo
II Corinzi 5, 17-18
In questo inizio di anno è facile che il pensiero corra a quello che si è già vissuto e a quello che ci attende: il passaggio da un anno all’altro ci induce a pensare, spesso a sperare, che qualcosa stia per cambiare. Che il passato possa diventare un ricordo e che davanti a noi si apra un futuro roseo e sereno. I rumorosi “botti”, così come l’allegria, a volte un po’ forzata, servono in fondo a questo: a scacciare via la paura e l’ansia per il futuro. Ad annegare nel chiasso e nella confusione le nostre paure per quello che ci aspetta al di là della mezzanotte.
I due passi di oggi, proposti dal Lezionario Un giorno una parola, però, ci inducono a pensare ad una umanità diversa: uomini e donne che non si affidano a riti scaramantici per essere rassicurati sul loro destino, esseri umani che non hanno bisogno di chiasso, di confusione per stordirsi e annegare la loro vita quotidiana.
Ma quanto è difficile fare propria questa forza, quanto è complesso abbandonarsi totalmente al Signore: quante cadute, quanta fatica! Quanto orrore e dolore ci circonda, come fare ad avere un animo pacificato?
Eppure non dobbiamo temere, anche noi possiamo essere dei credenti riconciliati con Dio, nel cui spirito regni la pace e non ci sia inganno, perché possiamo affidarci al Signore con piena fiducia. Non si tratta di diventare dei supereroi, ma di accogliere dentro di noi la consapevolezza che nonostante le cadute, e le ricadute, nonostante il continuo rinascere degli stessi pensieri che tanto spesso ci allontanano da Dio, ogni mattina possiamo dire con gioia e piena fiducia “Le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove”, perché anche noi come l’apostolo Paolo, possiamo vivere con la certezza che Dio ha tanto amato il mondo da donarci Gesù che è diventato uomo per riconciliarci a Lui.
E dunque anche stamattina, in questo esatto momento, possiamo affidarci a Dio, possiamo accogliere con gioia l’uomo nuovo, la donna nuova che è dentro di noi e che il Signore ha voluto che germogliasse e fiorisse in questo stesso momento, in questo istante. Amen!
di Erica Sfredda



Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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