22 Giugno 2018
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Ospitalità eucaristica, dal Vaticano un brusco stop

08-06-2018 08:48 - Ecumenismo
Una lettera del pontefice ai vescovi tedeschi blocca un percorso di comunione per le coppie misto cattolico-protestanti che pareva oramai ben avviato

Il vero scoop legato alla visita che la delegazione del Comitato nazionale tedesco della Federazione luterana mondiale (Flm) ha effettuato nei giorni scorsi in Vaticano l´ha messo a segno Sandro Magister sul suo blog ospitato dal sito del settimanale L´Espresso. Nelle stesse ore in cui gli evangelici tedeschi varcavano le mura leonine, accompagnati anche dall´italiana Cordelia Vitiello, vicepresidente del Concistoro della Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi),ricevendo da papa Francesco un´esortazione a «non correre con foga in avanti per guadagnare traguardi ambiti, ma camminando insieme con pazienza, sotto lo sguardo di Dio», giungeva infatti ai vescovi cattolici tedeschi una lettera del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Luis Franscisco Ladaria Ferrer, il cui contenuto era stato stabilito con lo stesso papa nei giorni precedenti.

Ed si tratta di un contenuto di peso, una vera e propria chiusura sul tema dell´eucaristia per le coppie miste cattolico-luterane, tema che in questi mesi molto dibattito ha scatenato in Germania e non solo. La questione viene rinviata a una più matura riflessione che non può arrivare da una singola congregazione nazionale (quella tedesca in questo caso), ma deve essere attuata dalla Chiesa universale in quanto riguarda un argomento spinoso che può modificare le relazioni con le altre comunità ecclesiali.

In estrema sintesi ripercorriamo le tappe della vicenda: il 22 febbraio di quest´anno nel corso della sua ultima assemblea, la Conferenza episcopale tedesca ha annunciato la pubblicazione di una guida pastorale relativa alla condivisione dell´eucarestia da parte delle coppie interconfessionali.

Una guida pastorale che prevedeva delle aperture per le numerosissime coppie formate da un protestante e un cattolico, coppie unite nella vita di tutti i giorni ma separate alla mensa del Signore. L´apertura proposta non era ancora generalizzata: si sarebbe dovuto decidere decidere caso per caso, e la decisione finale dovrebbe spettare ai responsabili della cura d´anime, a cui è principalmente rivolto il documento.

Nelle settimane seguenti sette vescovi tedeschi si sono rivolti al prefetto Ladaria e al presidente del pontificio Consiglio per la promozione dell´unità dei cristiani, cardinale Kurt Koch per chiedere chiarimenti su un´iniziativa che i firmatari credono violi l´unità della chiesa perché scavalca decisioni che devono giungere dal Vaticano.

In fretta e furia nei primi giorni di maggio è stata quindi organizzata un´udienza oltre Tevere cui hanno partecipato vari vescovi tedeschi e fra questi il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ricevuti da Koch e dallo stesso Ladaria. In quella circostanza erano state riportate le parole del pontefice che in sostanza esortavano i vescovi tedeschi a proseguire nel dialogo e a giungere possibilmente ad una decisione unanime. Nessun riferimento dunque ad un diktat calato dall´alto, ma il forte auspicio di una soluzione condivisa e non divisiva.

Ora però la doccia fredda, con questa ultima lettera che pur lodando gli sforzi ecumenici della Conferenza episcopale tedesca e dell´Ekd, la Chiesa evangelica in Germania, rileva come il testo presentato in prima istanza sollevi problemi di notevole rilevanza. Per questo, si legge, « Il Santo Padre è perciò giunto alla conclusione che il documento non è maturo per essere pubblicato».

I motivi sono elencati per punti:

« a. La questione dell´ammissione alla comunione di cristiani evangelici in matrimoni interconfessionali è un tema che tocca la fede della Chiesa e ha una rilevanza per la Chiesa universale.

b. Tale questione ha degli effetti sui rapporti ecumenici con altre Chiese e altre comunità ecclesiali, che non sono da sottovalutare.

c. Il tema riguarda il diritto della Chiesa, soprattutto l´interpretazione del canone 844 CIC. Poiché in alcuni settori della Chiesa ci sono a questo riguardo delle questioni aperte, i competenti dicasteri della Santa Sede sono già stati incaricati di produrre una tempestiva chiarificazione di tali questioni a livello di Chiesa universale. In particolare appare opportuno lasciare al vescovo diocesano il giudizio sull´esistenza di una "grave necessità incombente".

3. Per il Santo Padre è una grande preoccupazione che nella conferenza episcopale tedesca resti vivo lo spirito della collegialità episcopale. Come il Concilio Vaticano II ha sottolineato, "le conferenze episcopali possono oggi portare un molteplice e fecondo contributo acciocché il senso di collegialità si realizzi concretamente" (Costituzione dogmatica "Lumen gentium" n. 23)».

Se non è una pietra tombale sugli sforzi ecumenici profusi in questi anni e suggellati dalle grande cerimonie del 2017 legate al cinquecentenario della riforma protestante, poco ci manca.

Tant´è che a stretto giro di posta è giunta la stupita replica del cardinale Marx, espressa in questi termini:

«Nel colloquio del 3 maggio 2018 a Roma fu detto ai vescovi partecipanti che essi dovevano trovare "un risultato possibilmente unanime, in spirito di comunione ecclesiale". Il presidente è perciò sorpreso che sia arrivata da Roma questa lettera ancor prima di aver trovato tale concorde soluzione. Il presidente vede espressa nella lettera la necessità di ulteriori colloqui all´interno della conferenza episcopale tedesca, prima di tutto nel consiglio permanente e nell´assemblea plenaria d´autunno, ma anche con i rispettivi dicasteri romani e con lo stesso Santo Padre».

Lund e le dichiarazioni fatte quel 31 ottobre 2016 in relazione alla «comune responsabilità pastorale» di rispondere alla «sete e fame spirituale» di molti fedeli che desiderano «ricevere l´eucaristia alla stessa mensa, come espressione concreta della piena unità», appare ora così lontana.


Fonte: Riforma.it

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UN GIORNO UNA PAROLA

GIOVEDÌ 21 GIUGNO

O Signore degli eserciti, beato l´uomo che confida in te! (Salmo 84,12)

Egli, sperando contro speranza, credette (Romani 4,18)

Come è facile vivere con te, Signore, com´è dolce credere in te! Quando il mio spirito debole si perde nell´incomprensibile, quando gli intelligenti non vedono al di là della notte che cala e ignorano il domani, tu mi infondi dall´alto la luminosa certezza che tu ci sei e che tutte le vie del bene non sono chiuse.

Aleksandr Isaevic Solzenicyn

Matteo 18,15-20; Osea 1,1-9

PREGHIERA

Nostro Dio, noi confessiamo davanti a te,
e davanti a tutte e a tutti, che siamo stati
indegni. Abbiamo trattato male la tua
creazione e ne abbiamo spesso abusato;
ci siamo feriti l’uno con l’altra a causa
delle nostre divisioni; e non abbiamo
sempre saputo agire con fermezza contro
la distruzione dell’ambiente o contro
la povertà, contro il razzismo, contro la
guerra, contro il femminicidio. Non siamo
solo vittime, ma anche autori di violenza.
In tutto questo, non siamo stati dei veri
e delle vere discepole di Gesù Cristo,
colui che attraverso la sua incarnazione
è venuto a salvarci e a insegnarci come
amare. Perdonaci, nostro Dio, e insegnaci
a perdonarci gli uni con le altre. Rimani
con noi con la potenza del tuo Spirito.
Rimanici accanto, in Gesù Cristo. Amen.

IL SERMONE DI STEFANO

Marco 1,14-20

domenica 21 gennaio 2018 - Omelia presso la Cattedrale di Lucca durante la SPUC

"Convertitevi e credete al Vangelo". Care sorelle e cari fratelli, convertirsi significa cambiare rotta decisamente, in modo drastico, come sanno bene i navigatori che oggi usiamo nelle nostre auto e che insistono quando sbagliamo strada: "fare inversione di marcia appena possibile".

E spesso consideriamo questa conversione in relazione ad una cattiva abitudine, che chiamiamo peccato.
Ma qui l´vangelo di Marco presenta un cambiamento di rotta per andare verso qualcosa di bello, anzi di bellissimo, che attrae e che che conquista:
La persona di Gesù.

Queste sono le prime parole della predicazione di Gesù in Marco.
Giovanni il battista è fermo, prigioniero: Gesù al contrario cammina, inizia il suo movimento e il suo ministero. Dicendo: il tempo è compiuto, il regno è vicino.
Convertitevi, e credete al vangelo, cioè alla buona notizia, una buona notizia che si capisce subito, ha molto a che fare con questo giovane uomo che predica, anzi, lui è la buona notizia. Se ne accorgono ben presto le persone che lo seguono.
Tra queste persone ci sono i primi quattro discepoli, che lui chiama mentre sono immersi nella loro normale vita quotidiana di pescatori della Galilea.
Interessante che un simile invito ci venga rivolto in questa domenica nella settimana di preghiera per l´unità dei cristiani: occasione per cui mi trovo qui, in questa chiesa che è il cuore della Diocesi di Lucca: grazie vescovo Italo, grazie don Mauro Lucchesi per l´invito e per l´accoglienza.
Che cosa può dirci questo vangelo di oggi a livello ecumenico? Vi propongo tre percorsi di riflessione.

Il primo: cosa vuol dire convertirsi in senso ecumenico? il nostro ecumenismo ha bisogno di conversione? Qualcuno ha detto - don Mauro me lo ha ricordato ieri sera - che noi cristiani delle diverse chiese siamo come i raggi di una ruota, e al centro c´è Cristo. Più ci convertiamo insieme, e più andiamo verso il centro della ruota.
La conversione non è un movimento disordinato o a zig-zag che ci porta in direzioni diverse, come le nostre divisioni hanno fatto nei secoli: la conversione è un´esperienza tanto spirituale quanto umana che ci porta per forza verso il centro della nostra comune fede, che è Cristo.
E quel vangelo, quella buona notizia a cui Cristo ci invita a credere, è la stessa buona notizia per noi tutti e tutte: la buona notizia di un Dio follemente innamorato dell´umanità che ci cerca, ci perdona, ci ama, ci salva.
In senso ecumenico convertirsi significa fare la stessa strada verso Dio, rinunciare insieme a ciò che ci rallenta in questo cammino, come i pregiudizi, la scarsa conoscenza tra di noi, la paura infondata di contaminarci. Convertitevi e credete all buona notizia.

La seconda riflessione: cosa vuol dire seguire Cristo in senso ecumenico?
in che modo lo seguiamo? facciamo a gara per vedere quale chiese sia la più brava? lo seguiamo perché nessuno in fondo è bravo a seguirlo come noi? o come due amici seduti in riva al lago, cerchiamo di pescare più uomini dell´altra chiesa, di convertire più fedeli degli altri?
O non è in fondo anche questo un segno di unità? seguire Cristo: quante storie di vita e di fede sono presenti qui oggi in ciascuno e ciascuna di noi. Storie vere, vissute, fatte di certezze e di dubbi, di gioie e di dolori, tutte accomunate dall´esperienza di aver voluto un giorno seguire questo Gesù.
In senso ecumenico seguire Cristo significa di nuovo caminare insieme, anche se per sentieri diversi, dietro alla stessa identica persona. Dietro, e non davanti, antica tentazione di tutti, specie dei ministri delle chiese. A ragione le nuove traduzioni della Bibbia preferiscono tradurre "venite dietro a me" invece del classico "seguimi". Non si sa mai.

Terza riflessione: è curioso che la chiamata sia rivolta ai primi quattro discepoli mentre si trovano su due barche diverse, anche se in fondo si fa la stessa cosa, lo stesso mestiere di famiglia.
La barca è un antico simbolo della chiesa. Forse mi azzardo forzando il testo, ma penso alle nostre barche, alle nostre chiese.
E poi, altra curiosità o coincidenza, su queste barche si trovano Simon-Pietro, Andrea, Giovanni, grandi protagonisti nella compagnia dei dodici, e per alcuni teologi simbolo Simon-Pietro dei cattolici, Andrea degli ortodossi, Giovanni dei protestanti (anche se altri giustamente propongono Paolo piuttosto che Giovanni). Può suonare strano, ma per seguire Cristo devono lasciare la loro barca. Non fraintendermi: non è un invito a lasciare le nostre chiese, ma piuttosto questo lasciare la barca sembra dirci di non fare della propria chiesa una realtà assoluta e dominante, l´unica vera barca che esista, quella più barca delle altre barche, più chiesa delle altre chiese.
E´ un´altra la barca alla quale Gesù li chiama, una barca che attraverserà i secoli, fatta da diversi ambienti, con diverse vele, pronta ad accogliere uomini e donne di ogni lingua, popolo e nazione, in ogni tempo, con il miracolo più grande di tutti: al governo della barca ha lasciato noi, che rispetto a Dio è come lasciare il timone in mano a certi capitani della Costa Concordia. Eppure siamo arrivati fino ad oggi, perché in fondo al timone c´è sempre stato lui, a soffiare sulle vele c´è sempre stato lo Spirito, nonostante i nostri calcoli e i nostri errori di navigazione.
Più abbandoniamo la presunzione di essere nella vera barca, e più diventiamo insieme equipaggio dell´avventura più straordinaria della storia: quella di un Dio che si fa uomo, e che facendosi uomo ci apre l´orizzonte della salvezza e della speranza. A questo servono le nostre barche, le nostre chiese: ad essere il luogo, le comunità dove gustiamo e condividiamo questa avventura.

Care sorelle, cari fratelli,

insieme riconosciamo che il tempo è compiuto, perché quel tempo ha cambiato le nostre vite e trasfigura ancora oggi il nostro tempo. Sul piano ecumenico resta ancora qualcosa di incompiuto: noi oggi abbiamo condiviso l´ascolto e l´annuncio della Parola, ma non possiamo celebrare insieme l´eucaristia. Questo segno incompiuto ci sprona a lavorare e pregare ancora perché un giorno sia possibile.
Insieme ci convertiamo ancora, giorno dopo giorno, e il nostro conoscerci e camminare insieme è un aiuto importante per la nostra conversione: proprio in questa settimana verrà definito l´atto fondativo di un centro Ecumenico qui a Lucca, che porterà il nome di due testimoni del vangelo: il vescovo Giuliano Agresti e il pastore Domenico Maselli.
Insieme riconosciamo che il regno è vicino, e insieme siamo mandati a dirlo al mondo, al quale in un certo senso dobbiamo restituire e raccontare il nostro cammino verso l´unità come garanzia e testimonianza della nostra fede: unità a partire dalle nostre differenze, o meglio nonostante le nostre differenze.
Insieme lasciamo le nostre barche e riconosciamo di far parte di una barca più grande, che annuncia la buona notizia di un Dio che abbatte i pregiudizi e le separazioni della storia per fare di noi, parti diverse di una sola realtà, il corpo di Cristo presente oggi nel mondo e nella storia.

Amen!

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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