07 Maggio 2021
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Ospitalità eucaristica, dal Vaticano un brusco stop

08-06-2018 08:48 - Ecumenismo
Una lettera del pontefice ai vescovi tedeschi blocca un percorso di comunione per le coppie misto cattolico-protestanti che pareva oramai ben avviato

Il vero scoop legato alla visita che la delegazione del Comitato nazionale tedesco della Federazione luterana mondiale (Flm) ha effettuato nei giorni scorsi in Vaticano l´ha messo a segno Sandro Magister sul suo blog ospitato dal sito del settimanale L´Espresso. Nelle stesse ore in cui gli evangelici tedeschi varcavano le mura leonine, accompagnati anche dall´italiana Cordelia Vitiello, vicepresidente del Concistoro della Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi),ricevendo da papa Francesco un´esortazione a «non correre con foga in avanti per guadagnare traguardi ambiti, ma camminando insieme con pazienza, sotto lo sguardo di Dio», giungeva infatti ai vescovi cattolici tedeschi una lettera del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Luis Franscisco Ladaria Ferrer, il cui contenuto era stato stabilito con lo stesso papa nei giorni precedenti.

Ed si tratta di un contenuto di peso, una vera e propria chiusura sul tema dell´eucaristia per le coppie miste cattolico-luterane, tema che in questi mesi molto dibattito ha scatenato in Germania e non solo. La questione viene rinviata a una più matura riflessione che non può arrivare da una singola congregazione nazionale (quella tedesca in questo caso), ma deve essere attuata dalla Chiesa universale in quanto riguarda un argomento spinoso che può modificare le relazioni con le altre comunità ecclesiali.

In estrema sintesi ripercorriamo le tappe della vicenda: il 22 febbraio di quest´anno nel corso della sua ultima assemblea, la Conferenza episcopale tedesca ha annunciato la pubblicazione di una guida pastorale relativa alla condivisione dell´eucarestia da parte delle coppie interconfessionali.

Una guida pastorale che prevedeva delle aperture per le numerosissime coppie formate da un protestante e un cattolico, coppie unite nella vita di tutti i giorni ma separate alla mensa del Signore. L´apertura proposta non era ancora generalizzata: si sarebbe dovuto decidere decidere caso per caso, e la decisione finale dovrebbe spettare ai responsabili della cura d´anime, a cui è principalmente rivolto il documento.

Nelle settimane seguenti sette vescovi tedeschi si sono rivolti al prefetto Ladaria e al presidente del pontificio Consiglio per la promozione dell´unità dei cristiani, cardinale Kurt Koch per chiedere chiarimenti su un´iniziativa che i firmatari credono violi l´unità della chiesa perché scavalca decisioni che devono giungere dal Vaticano.

In fretta e furia nei primi giorni di maggio è stata quindi organizzata un´udienza oltre Tevere cui hanno partecipato vari vescovi tedeschi e fra questi il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ricevuti da Koch e dallo stesso Ladaria. In quella circostanza erano state riportate le parole del pontefice che in sostanza esortavano i vescovi tedeschi a proseguire nel dialogo e a giungere possibilmente ad una decisione unanime. Nessun riferimento dunque ad un diktat calato dall´alto, ma il forte auspicio di una soluzione condivisa e non divisiva.

Ora però la doccia fredda, con questa ultima lettera che pur lodando gli sforzi ecumenici della Conferenza episcopale tedesca e dell´Ekd, la Chiesa evangelica in Germania, rileva come il testo presentato in prima istanza sollevi problemi di notevole rilevanza. Per questo, si legge, « Il Santo Padre è perciò giunto alla conclusione che il documento non è maturo per essere pubblicato».

I motivi sono elencati per punti:

« a. La questione dell´ammissione alla comunione di cristiani evangelici in matrimoni interconfessionali è un tema che tocca la fede della Chiesa e ha una rilevanza per la Chiesa universale.

b. Tale questione ha degli effetti sui rapporti ecumenici con altre Chiese e altre comunità ecclesiali, che non sono da sottovalutare.

c. Il tema riguarda il diritto della Chiesa, soprattutto l´interpretazione del canone 844 CIC. Poiché in alcuni settori della Chiesa ci sono a questo riguardo delle questioni aperte, i competenti dicasteri della Santa Sede sono già stati incaricati di produrre una tempestiva chiarificazione di tali questioni a livello di Chiesa universale. In particolare appare opportuno lasciare al vescovo diocesano il giudizio sull´esistenza di una "grave necessità incombente".

3. Per il Santo Padre è una grande preoccupazione che nella conferenza episcopale tedesca resti vivo lo spirito della collegialità episcopale. Come il Concilio Vaticano II ha sottolineato, "le conferenze episcopali possono oggi portare un molteplice e fecondo contributo acciocché il senso di collegialità si realizzi concretamente" (Costituzione dogmatica "Lumen gentium" n. 23)».

Se non è una pietra tombale sugli sforzi ecumenici profusi in questi anni e suggellati dalle grande cerimonie del 2017 legate al cinquecentenario della riforma protestante, poco ci manca.

Tant´è che a stretto giro di posta è giunta la stupita replica del cardinale Marx, espressa in questi termini:

«Nel colloquio del 3 maggio 2018 a Roma fu detto ai vescovi partecipanti che essi dovevano trovare "un risultato possibilmente unanime, in spirito di comunione ecclesiale". Il presidente è perciò sorpreso che sia arrivata da Roma questa lettera ancor prima di aver trovato tale concorde soluzione. Il presidente vede espressa nella lettera la necessità di ulteriori colloqui all´interno della conferenza episcopale tedesca, prima di tutto nel consiglio permanente e nell´assemblea plenaria d´autunno, ma anche con i rispettivi dicasteri romani e con lo stesso Santo Padre».

Lund e le dichiarazioni fatte quel 31 ottobre 2016 in relazione alla «comune responsabilità pastorale» di rispondere alla «sete e fame spirituale» di molti fedeli che desiderano «ricevere l´eucaristia alla stessa mensa, come espressione concreta della piena unità», appare ora così lontana.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Venerdì 7 Maggio

Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (Salmo 25,5)
Sappiamo che egli ci esaudisce (I Giovanni 5, 15)


Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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